I pugni stretti a soffi d’ombra
contro l’aria che barcolla rovescia
gelidi e tenui bianchi d’albore.
Dove il corpo che m’innamora e indora,
il volto nudo d‘una scogliera che torpe,
il rauco rumore di garruli uccelli
che scompiglia dell’onda la grazia che sale,
i riccioli di prode e linee albini,
il riso tuo, dolce, di fanciulla d’amare?
.. ..
I pugni rigidi al ruvido bagliore,
sulla spiaggia disseminata di orme
che inseguono lenti le zoppe memorie,
dietro ad un aquilone rabido al sole.
.. ..
Dove le carezze infinite
che sfiorano gli occhi al buio spenti, obliati,
per i flutti del mare e di raggi splendore?
Dove i ricordi che s’arrossano piano
sulle gote secche di mezza stagione?
.. ..
Uno scorrere d’acqua o di vento
sopra un letto di sassi e granito:
vedemmo una volta, così,
il Tuo volere alla Grande Natura.