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AlbertopoZ ‘Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto.’ Italo Calvino

alberto



Last Updated: 10/17/2008

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Friday, March 07, 2008 

Affioravano i ricordi mentre Antonio camminava per quelle antiche strade: guardava quelle alte mura duecentesche, maestose, imponenti, diventate ora riparo di uccelli con gli occhi del bambino che era stato. Ricordava gli stormi delle rondini in estate volare a gruppi nel cielo azzurro, ne risentiva il loro garrire. Era il senso della libertà quel volo e il sapere che presto sarebbero migrate verso paesi più caldi gli ricordava la fine delle vacanze. Uscendo da un portico ecco la vecchia scuola ora riadattata a centro commerciale: le grandi aule sempre fredde, i timori delle interrogazioni e un'immagine:…Renata. ……………………………………………………

Si conoscevano da sempre, i suoi grandi occhi verdi, le lunghe ciglia, le gambe sottili come le mani che sapevano disegnare così bene.

Un'intesa, una gita a Torino ed erano nella bocca di tutti i compagni..

'I morosi'. Mano nella mano assaporavano il piacere di stare insieme, vicini..

Nevico' molto quel inverno, si stava avvicinando il Natale: un gruppo di ragazzi della prima media si ritrovava tutte le sere verso le venti per girare per le case cantando 'la pastorella' per raccogliere offerte per i poveri. Una sera Renata e Antonio si ritrovarono in piazza decisi di non uscire col gruppo. Aveva smesso di nevicare ma quella leggera brezza serale sollevava delle falde leggere di neve. Renata, il naso arrossato dal freddo, aveva un basco in testa, i lunghi capelli ordinati. Una grande sciarpa annodata al collo     

-Speriamo non ci vedano, altrimenti siamo costretti ad andare con loro- Girarono sotto i portici e si avviarono verso il Campo della Marta, come complici pronti a chissà quale crimine. Il grande spiazzo era deserto e buio, solo il riflesso del candore della neve li aiutava a muoversi tra gli alberi allineati ordinatamente vicino al muro laterale.

 C'era il silenzio tra loro ma sapevano che qualcosa sarebbe potuto accadere.  

-Che freddo, stasera..- disse Renata mentre Antonio la stava abbracciando, spingendola ad appoggiarsi ad un albero. Tremavano entrambi, forse dal freddo, forse più dall'emozione. Antonio si sentiva impacciato e non sapeva come cominciare. Appoggiò le labbra sulle guance fredde di Renata. Si fece coraggio e spostò poi le labbra sulle sue, sapevano di anice.   

Non voleva chiudere gli occhi, gli piaceva guardarla mentre la baciava.  Renata era immobile e il tempo e il freddo non esistevano più nel silenzio e nel buio di quel luogo. Antonio riuscì goffamente ad aprirle il cappotto, infilare le sue mani sotto la sua maglia, Renata tremava.

-Dobbiamo andare- disse, altrimenti i miei si preoccupano, sono già le 9,30.. –

Raccolse il basco che le era caduto a terra e si ricomposero avviandosi verso la piazza in silenzioso imbarazzo. 

-Io vado a casa- disse Renata. Quella notte sognò Antonio e i suoi baci anche se era amareggiata per aver dovuto raccontare una bugia a sua madre.

Renata si ammalò e fu solo quando fu ricoverata in ospedale che Antonio riuscì a vederla: con altri compagni di scuola le fece visita portando con sé le lettere di tutta la scolaresca. Era pallida, il viso affilato ed i suoi occhi avevano un'espressione assente. Il suo sorriso era forzato e la sua solita allegria era spenta. Rimasero pochi minuti. Antonio le teneva la mano, erano livide, le macchie blu degli ematomi sul dorso dovute alle flebo. Si salutarono con la promessa di rivedersi presto.

Renata si assopì una sera di alcuni giorni dopo per non svegliarsi più.

…………………………………………

Antonio si avviò verso la piazza e vide la sua immagine riflessa su una vetrina: certo non era più un ragazzo, il suo corpo si era appesantito, i capelli cominciavano ad ingrigire e nel ricordo del dolore di questo suo primo amore, una lacrima gli scendeva sul volto…

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