Le due gemelle non si assomigliavano proprio e non erano né bionde ne belle come certa iconografia vorrebbe tutte le bimbe! Lara era la più calma ma anche la più pigra. Parlava poco, sgranava i suoi grandi occhi cerulei come se tutto la meravigliasse. I suoi capelli erano corti e ricci, di un colore indefinito. Assomigliava alla nonna. Mara la più vivace: parlava continuamente con una modulazione tra lo stridulo e il roco. I suoi piccoli occhi scuri scrutavano tutto attraverso una frangetta fitta di capelli rossi lisci come spaghetti.
–Un maschiaccio- diceva la nonna e - non si capisce a chi assomiglia!
Lara amava disegnare: aveva una buona mano e molta fantasia, mentre la gemella prendeva lezioni di pianoforte dalla signora Lucia, le ritraeva tutte e due, ma ogni tanto sbuffava..- Basta con quell'Elisa!!-
I disegni venivano poi nascosti; la signora Lucia non doveva vederli: aveva spesse lenti, peluria molto evidente sul labbro superiore, i capelli canuti ed aveva il culto delle mani.
-Una pianista non può mangiarsi le unghie.. Si suona col cervello ma le mani sono il suo mezzo!- E quando si metteva lei al pianoforte, faceva sempre una gran scena con le mani ma quando iniziava a suonare il secondo movimento del concerto n. 1 di Beethoven, che era il suo cavallo di battaglia, allora chi era in casa in quel momento accorreva ad ascoltarla e poi erano applausi.
Mara, invece quando suonava sembrava volesse affondare le dita su quei tasti, quasi ad infliggere una punizione al pianoforte e pare che dopo tante lezioni la signora Lucia avesse parlato con sua madre:
-Lasciamo perdere, fatica inutile! La ragazza non ha orecchio musicale..-
E da quel momento in Mara cominciò a farsi strada una certa gelosia e rivalità nei confronti della sorella con dimostrazioni di ostilità, con dispetti o peggio ignorandola completamente e avvicinandosi affettivamente al fratello ancora piccolo.
Non c'era gelosia verso Matteo. Entrambe avevano un ruolo protettivo verso di lui.
Ma un fatto sconvolse la vita ai tre fratelli e questo li riavvicinò uno all'altro. Una lunga malattia portò alla morte prima il padre e poi la madre. La nonna, già vedova si trasferì per un periodo nella loro casa, anche perché Matteo non aveva che pochi anni.
Le gambe lunghe lunghe in un fisico asciutto, gli occhi chiari del nonno e di sua madre, Matteo non aveva che vaghi ricordi dei genitori, ombre fuggevoli verso cui non provava affetto né rancore per averlo lasciato ancora così tenero. Adorava le gemelle a cui era molto legato.
Vivevano in questa grande casa che era stata dei nonni paterni. Un'alta siepe di tasso la proteggeva dagli sguardi esterni. Il giardino era piccolo ma ben tenuto, ad ogni stagione c'erano piante in fiore e due alti cedri sembravano dominare e vegliare sulla casa. Gli anni erano passati facendo dimenticare tante cose e molte stagioni si erano susseguite.
C'era stato un preciso momento nella loro vita che li aveva divisi e portati lontani anche da quella casa. Sembrava quasi ci fosse stato un segreto accordo: uno dopo l'altro se ne erano andati alla ricerca di una nuova vita, quasi rifuggendo da quel luogo, da quel paese, dai loro amici. Improvvisamente tutto quanto avevano vissuto sembrava fosse da dimenticare o comunque da rivivere in forma diversa lontano da lì.
Si disgregò quello che era la loro unità, la loro solidarietà e complicità. Ognuno dei tre prese vie lontane agli altri. Matteo, il più giovane partì militare dopo la laurea e ne fu felice. Si avvicinava così al suo amore e al suo futuro a Torino. Lara, una delle due gemelle, aveva deciso di sposarsi col suo fidanzato di sempre e si trasferì a Bologna per formare una famiglia. Mara decise di trasferirsi per finire l'università ed intraprendere poi la carriera universitaria a Roma. Ognuno dei tre fratelli sembrava non aver rimpianti per la vita di provincia e si era tuffato con entusiasmo nella nuova.
Il tempo passava e nessuno di loro si rendeva conto che erano stati assorbiti completamente dai loro impegni sino ad annullare quello che era stata la loro vita di fratelli, o come diceva Matteo 'la loro vita precedente'. Si erano incontrati, sì, sporadicamente. Le gemelle qualche volta: era successo in occasioni di brevi trasferimenti o di una o dell'altra. Tutti e tre si erano ritrovati oramai molto tempo prima in occasione del matrimonio di Matteo. Per Mara, insofferente come sempre delle convenzioni e del vivere sociale, fu davvero una tortura. Se ne andò nel primo pomeriggio, inventando degli impegni che non aveva. Il suo volto si era fatto più arcigno. Era dimagrita e quei grandi occhi sembravano ricercare, smarriti, una ragione per vivere. Aveva pubblicato dei libri di testo, era titolare di cattedra universitaria, stimata nel lavoro, ma la sua vita privata era vuota e questo la rendeva profondamente insoddisfatta.
Raramente prendeva il telefono e chiamava la sorella per sfogarsi un po'..
-Quando rientro a casa con un pacco di compiti da correggere, o quando accendo il mio pc e preparo qualche lezione o rispondo a qualche mail di lavoro, mi sento sola. Mi rendo conto di aver fallito nella mia vita affettiva.- diceva a sua sorella
-La tua solitudine è lo stato di chi non sta vivendo oggetti d'amore..- le rispondeva…..
-Per te è facile. Hai avuto un marito, hai un amante. Ti senti desiderata, attesa..
-Ma tu hai rifiutato l'amore, hai decretato tu la fine di quel rapporto. Hai lasciato che i pensieri tuoi negativi offuscassero ciò che amavi. Ti definisci una trasgressiva ma poi hai sentito la diversità di quel rapporto e l'hai rifiutato.
E vivi la tua vita!.-
E le loro telefonate venivano poi da Lara concluse regolarmente per aver sempre qualcosa da fare urgentemente.
La vita di Lara, dopo il matrimonio era stata una ricerca continua di un figlio che non arrivava. Si era sottoposta ad esami clinici ed anche ad un intervento chirurgico. Decise di separarsi dal marito dopo un corso di pittura all'accademia.
-Mi sono innamorata dell'insegnante!- dichiarò candidamente al marito che non si capì mai se accettò la cosa come una liberazione o come un ultima dimostrazione di affetto.
Matteo aveva trovato nel suo amore giovanile la compagna della sua vita. Sognava da sempre una famiglia quella che forse non aveva mai conosciuto.
Aveva già due figli e un altro in arrivo quando informò le sorelle di essere stato contattato da un'agenzia per quanto riguardava la loro vecchia casa comune. Convincere le sorelle al 'grande ritorno' non fu facile, ma ci riuscì.
-Sia chiaro io non vendo- aveva già annunciato Mara
-Ma vogliono comperare?? Magari!!- fu la reazione di Lara
Le due sorelle si incontrarono a Bologna, avrebbero fatto la strada insieme. Il viaggio seppur breve, fu una tortura per entrambe. Mara voleva fumare e Lara non sopportava il fumo. Inoltre la sua guida era abbastanza nervosa provocando le rimostranze della gemella che aveva paura e odiava l'auto.
Mara aveva posto una clausola al 'rientro'. Voleva essere sola a varcare quel cancello della loro casa abbandonata e sola, almeno per un breve lasso di tempo. Per questo era arrivata presto ed aveva convinto Lara ad andare a salutare dei vecchi amici. Si era preparata a quel rientro, ne aveva immaginato la scenografia e sapeva che il tempo e l'abbandono avevano già deteriorato il tutto.. Erano passati anni ed erano trascorsi veloci, un lampo. Non voleva pensare a tutto quello che aveva fatto in questo lasso di tempo, all'evolversi di quella che era stata la sua vita. Si meravigliava di essere così calma. Il cancello faceva fatica ad aprirsi. L'edera e altri rampicanti avevano colonizzato il possibile. La siepe di tasso era un alto muro verde scomposto. Non era stata più potata. Il giardino era irriconoscibile. Un sottile tappeto verde di piante parassite aveva invaso tutto. Rigogliose ortiche avevano avuto il sopravvento sulle aiole. Solo i due alti cedri maestosi dominavano la scena. La casa sembrava essere invecchiata. Le crepe si erano accentuate e macchie di umidità comparivano qui e là. Mara cercò di essere indifferente mentre apriva la porta d'ingresso, come se non conoscesse quella dimora, come se fosse la prima volta che vi entrava. Cercò di aprire a fatica delle imposte per farsi un po' di luce. Varcò quella porta che dava sul sottoscala e che portava alla cantina. All'odore del vino che ricordava, ora si era sostituito quello della muffa e dell'umido. Quel posto che incuteva sempre paura a lei ragazzina perché buio e segreto e che era lo spazio della segregazione e della punizione. Quante volte era stata chiusa lì piangente per qualcosa che aveva fatto. E proprio in quel luogo ricordava il suo peccato, quello che non era mai riuscita a confessare e che la torturò per anni. Quella mano che si insinuò nella sua intimità. Quella stessa che prese la sua e le fece scoprire la diversità dei sessi. Non aveva voluto più rivedere quel suo compagno di giochi..
-Sei impossibile, hai un caratteraccio..- le diceva la nonna che non capiva il suo disagio.. E avrebbe voluto avere una mamma da poter abbracciare e sul cui grembo piangere.
Il grande soggiorno sembrava sospeso nel tempo. La polvere aveva coperto impietosamente anche il pianoforte stendendo il suo bianco velo quasi a voler ovattare anche i ricordi. Le ragnatele con i loro arabeschi avevano trasformato i lampadari in oggetti barocchi mostruosi. I teli bianchi macchiati di ruggine coprivano i divani e il tappeto. La tappezzeria alle pareti stinta dove c'erano i quadri che Lara s'era presa in alcuni punti si era staccata. Risentì la dolce voce di sua madre sovrapporsi a quella rude di Lucia. Per un momento era ritornata bambina e stava scoprendo quel sentimento che aveva sempre ricacciato dopo anni di lontananza e che era nostalgia.
-Ma mamma, dove sei?? – urlò sentendo la sua voce come un'eco..
Quella grande stanza che si era riempita di voci allegre le ricordava il tempo passato. Quel tempo con cui non voleva misurarsi. Sì, era meglio fuggire, vivere lontani. Meglio non avere ricordi? Ora capiva perché per tutti quegli anni non era mai tornata. Quando più tardi arrivò Lara le corse intorno, l'abbracciò e si lasciò andare ad un pianto liberatorio.
Era come se con Lara ci fosse stato un scambio di carattere. Chi era da giovane più riflessiva e matura ora sembrava essere la più leggera e sprovveduta. E così Mara che sembrava essere la più irruente era ora la più riflessiva e pacata.
Fu solo quando si ritrovarono al ristorante che presero una decisione che poteva accontentare tutti. Matteo aveva trattato: avrebbero ceduto la casa all'impresa di costruzione in cambio di una cifra considerevole e avrebbero avuto la prelazione e un prezzo agevolato sull'acquisto di un appartamento nella nuova palazzina che sarebbe sorta.
La villa venne svuotata completamente e solo Mara ritornò perché volle essere presente alla demolizione, quasi come fosse stato quello l'ultimo atto della sua vita difficile in quel luogo.
Vennero sradicati gli alberi e con una ruspa fu cancellato quello che era il giardino. Era prevista una distruzione controllata della palazzina, con sistemi a mine ad implosione. Mara era a distanza di sicurezza. Dal terrazzo della casa di una sua amica avrebbe avuto una visione completa. Teneva stretta a sé una vecchia borsa che era appartenuta a sua mamma e che aveva trovato in soffitta abbandonata in un armadio vuoto. Era di rettile scura. All'interno un portafogli vuoto, delle foto, uno specchietto. Un portachiavi con tre chiavi arrugginite e una lettera chiusa, affrancata con un vecchio francobollo e mai spedita. Era indirizzata ad una signora di Padova, forse un'amica di sua mamma.
Aprì la busta, il foglio era ingiallito e riportava in alto il monogramma di sua mamma in sanguigna. La data era di pochi mesi prima della nascita di suo fratello. La grafia era regolare tanto da sembrare stampata in corsivo inglese.
Raccontava all'amica del suo stato e…-…della generosità di mio marito che, pur sapendo non essere figlio suo, per i motivi che tu sai, lo accetterà e gli darà il suo nome..-
Un annuncio al megafono fece allontanare tutti dalla casa.
Iniziò un conto alla rovescia.. –Attenzione, meno tre, due..uno..vai!!!
La palazzina sembrò sussultare prima di cadere su sé stessa. Il tetto compatto sembrava lievitare verso il cielo prima di precipitare e sbriciolarsi venendo a mancare il suo sostegno inferiore. Una grossa nuvola di polvere avvolse tutto con l'accompagnamento di un boato. In pochi secondi tutto era già finito. Mara sfilò da un pacchetto una sigaretta, l'accese tenendo la fiamma vicina alla lettera fino ad incendiarla. Leggeri brandelli di carta carbonizzati sembravano prendere il volo come piccole falene prima di cadere ai suoi piedi.
Fece una lunga boccata e guardò quello spazio ora vuoto davanti a sé stringendo la vecchia borsa al petto. Non era rimasto che un cumulo di detriti.