Che tipo di viaggio vi piace fare?

- Il viaggio
non-viaggio.
- L’anti-viaggio.
- Il viaggio-percorso.
Il viaggio non-viaggio.
Quanta gente si mette in viaggio per
fare altrove le stesse cose che faceva a casa sua? Naturalmente camuffate da
novità, perché invece di mangiare il pollo alla griglia della rosticceria sotto
casa si va a gustare quello al curry preparato in un paese esotico, dormendo in
un hotel che la mattina offre il magnifico e rassicurante “continental breakfast”.
La stessa cosa accade quando si va al mare per trovare ritmi di vita e
quotidianità in cui si sostituisce il bagno e il sole alla scrivania ed al
neon. Il poeta latino Orazio usava definire queste persone così: “coelum
mutant, non animum qui trans mare currunt”, ponendo in evidenza come sia
soltanto il cielo sopra di loro a cambiare in questi casi e non l’animo e
quindi con esclusione di qualsiasi miglioramento del benessere interiore.
Nessuno stimolo, nessuna scoperta ma una rigida ripetizione dei riti domestici
e lavorativi in una realtà psicologicamente ancorata al vecchio e al già
conosciuto.
L’anti-viaggio.
Altri viaggiano per dimostrare a se
stessi e chi gli sta intorno che le proprie convinzioni sono quelle giuste. Il
viaggio deve confermare in tutti i modi che la visione del mondo, che si ha, è
quella migliore. Dunque si critica tutto ciò che si incontra senza aprirsi al
nuovo e all’ignoto. Ogni evento o situazione è occasione di paragone con i
nostri usi e consuetudini sempre vincenti se raffrontati. E’ il viaggio di chi al ritorno si dice e ti
dice: “ma come si sta da noi… ma come è meglio casa nostra… ma come le facciamo
noi le cose…ma le nostre bellezze sono incomparabili” oppure “ andiamoci a
mangiare la pizza nel tal locale per vedere se la fanno come nella nostra
città”. Il viaggio, in questi casi che sono la maggioranza, è l’opposto di un
viaggio: è un non-viaggio che non ci fa uscire dall’abituale per passarlo al
vaglio critico del pensiero, del sentimento, della volontà nell’ottica di un
possibile accoglimento di un cambiamento. La cosa stupefacente – badate bene -
è che, anche nel caso speculare di chi durante il viaggio trova tutto magnifico
in confronto a ciò che appartiene alla sua orribile quotidianità, i progetti
non cambiano al rientro e tutto resta uguale a prima con un senso di
rassegnazione: senza crescita interiore.
Il viaggio-percorso.
Le persone con cui si producono incontri
di cambiamento non sono normalmente quelle con le quali viviamo, ma sono quelle
che si incontrano per caso e che ci “fanno viaggiare”, un poco come accade per
i libri. Ci cono libri che ci portiamo in viaggio e libri che ci fanno
viaggiare nella nostra stanzetta. Ci sono pure persone che ci accompagnano ed
altre che ci fanno viaggiare. Questi esseri che ci incitano a viaggiare nel più
profondo di noi stessi aprono delle porte e, come accade spesso, le porte più
grandi vengono aperte da persone che poi non le attraverseranno con noi. Tali
persone entrano ed escono dalla nostra vita misteriosamente e ci lasciano in
modo inatteso, come negli incontri amorosi. Così accade anche per i viaggi nei
quali non è il fatto di spostarsi esteriormente l’interessante ma quello di
fare cambiamenti interiori. Si può persino viaggiare senza spostarsi.
L’importante, come al solito, non è la meta ma il percorso con ciò che ci
succede e che ci apre agli altri, all’incontro, al trovarsi, alla comprensione.
Nel percorso è importante accettare, prima di intraprendere il viaggio, la
possibilità che la prospettiva dalla quale vediamo le cose possa cambiare dopo
essere stata messa in discussione dalle scoperte. Viaggiare così non è soltanto
muoversi ma cambiare interiormente.
Con il cibo accade la stessa cosa
1.
Il
cambiamento non-cambiamento. Bisogno di rimanere ancorati alle proprie abitudini,
spesso sbagliate, senza rimetterle in discussione. Questo piatto mi piace e
quello no. Così mangiava mia madre. Paura del nuovo e pigrizia nell’esplorare
percorsi diversi. Si può assaggiare di tutto, e gustarlo pure, ma sempre
nell’ottica che la base incrollabile è quella delle sicurezze acquisite.
2.
Il
cambiamento-pericolo. Da cui difendersi. Contro cui accumulare prove
d’inconsistenza o di errore. La concezione alimentare di cui si è in possesso è
la migliore in assoluto. Non può essere messa in discussione. Come in Italia
non si mangia da nessuna parte… Non si può rinunciare alle proprie
convinzioni che, anzi, attraverso il continuo raffronto con l’altro da sé,
devono sempre rafforzarsi e riuscire vittoriose. Concetti chiave: continuità e
fissità.
3.
Il
cambiamento-percorso. Concetti chiave: crisi come opportunità; accoglimento del
nuovo; sperimentazione; ricerca; apertura; rottura con il vecchio; crescita;
nuovo che avanza.
Buon viaggio!
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