Abbiamo già visto, in precedenti post, gli
effetti del cibo in rinomati cuochi “nazionali”: Vissani e Agata.
Adesso
andiamo a curiosare tra le guide e i critici del settore. Lo conoscete questo
signore? E’ un critico gastronomico, pensate: il più temuto tra i critici
italiani! E’ lui a spiegare, a noi poveri gonzi, quali sono i piatti più
riusciti e più gustosi in giro per i ristoranti del nostro “Bel” Paese. E’
molto richiesto anche in televisione dove conduce trasmissioni seguitissime
dalle casalinghe che la mattina guardano la TV e sono attratte dalle varie
prove del cuoco. Le guide gastronomiche curate da lui dovrebbero portare la sua
effigie fotografica in copertina per le stesse ragioni per le quali sui pacchetti
di sigarette c’è scritto “Il fumo uccide”. Gli effetti del cibo che questo
signore “pienotto” recensisce sono ampiamente leggibili nel suo corpo, anche da
vestito. E per compiere bene questa lettura non è necessario un gran sapere
fisiognomico. Sono persuaso che
l’anamnesi dei suoi disturbi sarebbe davvero interessante – se resa pubblica
nelle prime pagine delle guide gastronomiche – per scoprire, quando di mangia,
“cosa fa male a cosa”, sia nel breve che nel lungo periodo, più che “cosa è
buono per cosa”.
Leggo
in questi giorni nel web le seguenti notizie che riguardano il critico in
oggetto:
Sarà il
protagonista di Raspelli: il gastro reality, un programma in cui gli spettatori
potranno vedere il giornalista gastronomo e conduttore di Mela Verde lungo
tutto il processo di dimagrimento, dall’operazione chirurgica alla dieta che
seguirà su consiglio di un dietologo e sostenuto da uno psicologo. Raspelli,
che ha deciso di sottoporsi all’intervento, dopo essere arrivato a pesare oltre
125 chili e dopo essere stato colto da un infarto, a Libero, spiega le modalità
dell’operazione e in che cosa consiste il docu-reality: Venerdì prossimo subirò
un intervento chirurgico al Policlinico di Milano, dove il dottor Ezio Lattuada
inserirà nel mio stomaco un palloncino ripieno di acqua blu riducendone la
dimensione. Mangerò meno e dimagrirò. Lo rimuoveranno dopo 6 mesi. Mi
osserveranno per vedere come trascorrerò i primi tre giorni in ospedale e dopo
il mio ritorno a casa. Anche durante la ripresa delle attività lavorative,
compreso il mio programma Mela verde.....
Credete che sia un caso particolare, una
mosca bianca? No, assolutamente no! Sentite questa.
Critici
gastronomici sulla bilancia di Eleonora Cozzella.
Non tutti
i giornalisti gastronomici possono dirsi fortunati come Frank Bruni.
Prima di
iniziare il lavoro di critico pesava ..275 pounds.. (più di 125 chili) per una
circonferenza vita di ..42
inch.. (oltre un metro e ..5 cm..), mentre oggi entra
agilmente nei suoi jeans taglia ..34.
C..'è chi pratica sport e chi alterna i giorni in cui
mangia per lavoro a periodi di diete. Ma lui, l'uomo dalle cui recensioni
poteva dipendere il successo o il flop di ogni locale della Grande Mela, è un
ex bulimico salvato dai suoi disordini alimentari paradossalmente proprio dalle
numerose cene al ristorante. Bruni, dal 2004 per cinque anni critico
gastronomico del New York Times, esce in libreria con un volume in cui confessa
il suo dramma, il suo rapporto conflittuale col mangiare. Era bulimico prima di
iniziare il lavoro di giornalista gastronomico, come scrive in Born Round: The
Secret History of a Full Time Eater (Nato tondo: la storia segreta di un
mangiatore a tempo pieno).
Arrivò
obeso in Italia come corrispondente di politica per il suo giornale. E si
appassionò alla gastronomia nel Belpaese - dice in un'intervista alla Abc News.
Quando gli offrirono la titolarità della rubrica di ristoranti, la considerò
anche una sfida. Il segno che ormai dovesse fare i conti col proprio malessere
e imparare a gestire il rapporto malato con la tavola, segnato da abbuffate e
vomito, lassativi, pillole dimagranti e quant'altro. Nella sua famiglia italo
americana il pasto era vissuto alla stregua di una competizione sportiva, una
gara a chi mangiava di più. Ma già in Italia aveva notato quanto per la stragrande
maggioranza degli appassionati di cibo, contasse di più il gusto dei piatti che
la loro abbondanza. Così, spiega, mangiando per professione, ho imparato a
mangiare meglio.
Perché è
proprio puntando sulla qualità a discapito della quantità che si può far
convivere linea e/o salute con il dovere/piacere di chi mangia per professione.
Bene,
siete sempre dell’idea che mangiare bene, come spiegano questi signori delle
guide, significhi “mangiare bene”? Il problema è che la gente
crede – come ha appurato un indagine di mercato letta tempo fa - che si può, e
si deve cercare di, mangiare anche a casa quotidianamente il buon piatto assaggiato
al ristorante: c’è una caccia continua alle ricette di grandi cuochi e chef:
tutta roba squilibrata ma centrata sul piano del gusto e della gola!.
Pensate
che gli effetti del cibo debbano essere tenuti in considerazione per stabilire
un modello alimentare valido, anche quando si pranza fuori, senza
dover stare sempre a prendere pillole, integratori e fare diete, stare attenti
a…, questo sì e questo no???
Rinnovo
il mio invito sperando che non si perda nel tempo:
STATE ATTENTI ANCHE AGLI
EFFETTI DEL CIBO SUL VOSTRO CORPO E SULLA VOSTRA PSICHE, ANDATE IN PROFONDITA’!