Visto che Melon Juices è uscito, è ora di ricevere da Voi le prime impressioni e le prime recensioni...
...e visto che non siamo normali, non scriveremo solo delle recensioni delle riviste e della critica, ma daremo spazio alle
Quindi vai belli, mandateci tutte le vostre recensioni tramite PM o tramite mail all'indirizzo alevand1@hotmail.it !!!
-Kym
Mi piace, è nuovo e poi il coro un po' fuori dal vostro stile abituale ci sta dentro. I testi sono spettacolo.
E' originale, trasmette emozioni, E' vostro e SPINGE ;D
-Daviduzzo
ke eravate bravi lo sapevo gia...a me piace!
-Wollie
Il disco è strabello!!
-Numa
Spettacolo!
-°Futu°
Forte!
-Donnie Marko
Grandi! Vi ho seguito fin dalle prime esibizioni alla "Ciurma" e da quel periodo siete cresciuti tantissimo.
Il disco è bello perchè non annoia si passa da pezzi riflessivi con i bei testi del Gian ad altri scatenati dove dimostrate di aver raggiunto un buon livello tecnico... ...e poi cosa sarebbe il mondo senza "Parigi"!?
-Dede
a me piace taaaaantooooo :-)
-Prof. Franco Bianco
Ho ascoltato il cd con attenzione in queste sere e mi è piaciuto molto
come lo avete suonato, anche se confesso che non è il mio genere
preferito (ma non credo te la prenderai per questo motivo).
Me lo sono anche masterizzato!
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Circolo Arci Brixton (Alassio)Ogni volta che uno dei gruppi "Made in Brixton" riesce nell'intento di pubblicare un disco, non possiamo che esserne felici, pertanto con grandissimo piacere segnaliamo l'uscita di Melon Juice, il primo LP degli Slivers.
Il disco è caratterizzato da un ottimo sound, che vede la band Andorese osare con testi degni di un grande artista (Sembra strano che sia gian a scriverli vero?). Il groove di Angelone e Jimmy non ti fa certo annoiare e le melodie delle chitarre sono davvero valide. E' un gran bel disco, è loro, spinge e deve farci godere.
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RadioLand.it by
FABRIZIO PILONEAlcune tracce mantengono meno di quanto il loro avvincente avvio promette.
Debutto con luci e ombre per l’autoprodotto “
Melon Juices”, dal sapore grunge, blues e rock anni 70, il tutto sintetizzato in un disco in cui presumo sono confluite tutti le idee e le esperienze sonore fin qui prodotte dagli Slivers.Devo dire che, nonostante alcuni ottimi spunti e la buonissima performance di tutti i giovani musicisti, il progetto mi sembra suscettibile di miglioramenti sia sul piano compositivo che degli arrangiamenti. Questa è ovviamente la mia
personale e opinabilissima sensazione, che mi sento di esprimere perché, grazie a internet, oggi è facilmente possibile proporre senza filtri di sorta la propria musica.
E’ quindi fondamentale per un gruppo emergente la segnalazione, dando così la facoltà a chi ne abbia voglia, di giudicare direttamente con le proprie orecchie e sensibilità, e sono perfettamente consapevole che è sempre la soluzione migliore. Invitandovi a visitare
www.myspace.com/slivers1 non evito però di fare il mio sporco lavoro. Alcune tracce mantengono meno di quanto il loro avvincente avvio promette, è il caso di “Straberry & Potatoes” e “Rock ‘ n’ Roll Heroes”, mentre “Song About All Of Nothing” e “Kill Jimm(y)” meno lunghe e ripetitive avrebbero valorizzato di più le ottime intuizioni del basso e l’eccellente lavoro della chitarra. Il riuscito omaggio ai CCCP “Affinità e Divergenze ecc..”, lascia immaginare le buone potenzialità di “Sporca” e “Work in progress” se affrontate con un testo in italiano la cui metrica e musicalità non desse la sensazione di una forzata traduzione dall’inglese. Buona l’apertura grunge del disco con “Turn Around Fire” dotata di un finale psichedelico, la tirata “No Modern Kerouac” e l’interessante strumentale “Alla Ricerca del Groove”,
titolo profetico in quanto i ragazzi ci sanno fare e aggiustato il tiro con la loro naturale maturazione, sono convinto risentiremo parlare in termini ben più lusinghieri degli Slivers.
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Extra Music Magazine by
ILARIA REBECCHIUn rock classico con buoni spunti moderni, intriso di ruvidità grezza e pura. Questo è l'album di esordio dei Slivers, "Melon Juices". Tra liriche ragionate ed introspezione, graggi vocali e chitarre notevoli ecco questa perla che sfocia dall'hard-rock per toccare vertici grunge e sperimentali.
Da Turn Around Fire a No Modern Kerouac, che ricorda i Pearl Jam e i Deep Purple; poi Song About Nothing, rallentata e delicata seppur sempre incandescente e rock, Sporca, graffiante chitarrosa, in un italiano acido, Strawberry & Potatoes, battente e Alla Ricerca Del Groove, mitigata da cori di beatlesiana memoria a mitigare quel cantato-recitato. La track n.7 ha un titolo immenso e una consistenza sperimentale, mentre Kill Jimm(y) Vol.1 è pungente e ruvida, Work In Progress palesa un rock nuovo ed intrigante, e la conclusiva Rock'n'Roll Heroes crea nuovamente l'atmosfera agitata e brillante di inizio album.
Un lavoro compatto e magnetico, che tra chitarre pungenti e ritmiche serrate dipinge un ottimo talento per questa novella band rock.
Rock'n'roll is not dead!
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Music on TNT by
LORIS GUALDI Partiamo dal fatto che questo debutto degli Andoresi Slivers mi piace..e non poco. Il giovane quartet offre ai posteri un disco curioso e ben strutturato, di certo più maturo di quello che ci si poteva aspettare.
“Melon Juices” si racconta attraverso i suoi testi, talvolta sarcastico-ermetici, talvolta semplicemente rock’n’roll, contenuti in un booklet colorato dalle tipiche crosette dei paesi del ponente ligure. Un disco che, come raccontano Gian, Pagnozza, Jimmy e Angelone, è nato in una giornata di ordinaria follia e racchiude tre pregressi anni di vita, morte e miracoli della band. Il disco custodisce un indiscutibile voglia di emergere, raccontandosi attraverso sonorità prettamente indie punk rock, ma che si sviluppano per mezzo di svariate influenze musicali, che i componenti dimostrano di possedere.
Oltre alle buone attitudini del gruppo, esiste una forma di sarcastica ironia di fondo, dimostrata dalle Sdediche, indirizzate a coloro che risultano al di fuori delle dedicatorie, oppure dall’ingegnoso titolo “Affinità e divergenze tra il compagno gian e noi sul conseguimento della patente a punti (U.r.s.s alzati e cammina)”, sentito omaggio a Lindo Ferretti e alla sua gioventù.
L’album si apre con le tonalità stoner di “Turn around fire”, che attinge tanto dal Psichedelic rock anni 70, quanto dal punk rock oltreoceano. Se poi con “No modern Kerouac” emerge l’anima motorcycle, con “Song about all of nothing” la band si offre ad un’inusuale ballad, in cui sono incastonate porzioni di punkeggiante r’n’r, dettati dai tempi dell’abile “Frusciante” chitarra di Pagnozza.
Sin dal primo ascolto ci si rendo conto di come i quattro giovini riescano, con il loro sentito affiatamento, a produrre una musicalità semplice ma ordinata e ben composita, forte di un bassista di interessante prospettiva che regala passaggi interessanti, senza andare oltre confini, ma neppure rimanendo nell’ombra che l’introspezione sonora delle 4 corde tende a conferire.
“Melon Juices” è un disco il cui groove emerge vigoroso ed appassionante, attraverso brani interessanti come “Rock’n’roll heroes” e “Work in progress” da cui sembrano emergere sensazioni perse di Litfiba 3. Il disco si chiude con due bonus track, che appaiono come semplice divertissement tra il ritmo in levare di “Parigi” e il clashante sound di “Metropolitan violence”.
Naturalmente, pur essendo un buon disco, ci sono ancora alcuni meccanismi da oliare per avvicinarsi ad un inevitabile miglioramento, come ad esempio il tentativo necessario di definire meglio il cantato anglofono da parte del front man, che talvolta ancora perde il passo, attraverso una pronuncia non del tutto armonica…ma i ragazzi si faranno e su questo non ho dubbi, perché se è vero che chi ben comincia è a metà dell’opera…
Genovatune.net by
ALESSIO DEIDDADal suono originale e familiare, corposo e ribelle,
Melon Juices racchiude dodici tracce nate dai quattro
Slivers: Il Gian, Il Pagnozza, Jimmy e Angelone, che si raccontano con uno stile rock dal cuore profondo e ribelle. Rispettando le loro idee, ed evitando di usare etichette, ogni traccia del loro album è un po' una storia a sè, una fotografia che racconta un momento, un desiderio, un delirio, un sogno... l'attimo in cui viene pensata, creando una varietà di composizioni cucite insieme dall'omogenia dei suoni. Chitarre ben aperte e brillanti ci accompagnano su riff cattivi fin dall'inizio, sostenute da un basso molto pieno, ricco di sfumature e in alcuni brani molto carico di espressività, quasi una base che sostiene gli altri strumenti. Strumenti che ad ogni pezzo si piegano alle esigenze dell'attimo:
Turn Around Fire è leggermente cupa, nel ritornello puo' sembrare quasi grunge anni '90, sopratutto per la voce, molto graffiante e il ritmo elevato. Anche
No Modern Kerouac segue questa linea, che inizia a mutare nei riff di chitarra, in stile un po' più classico, e la seguente
Song About All of Nothing: con le sei corde pulite e il ritmo prevalentemente rallentato si va ancora a ritroso nello stile che in
Sporca sembra dare un'occhio - forse anche perchè ora il testo è in itaiano - a gruppi come i Litfiba, quelli di Instanbul intendo.
Segue
Strawberry and Potatoes, in cui Jimmy, al basso, spazia, riempe e dà un tocco in più ad una traccia che forse rimarrebbe un po' vuota. Alla ricerca del groove, come con
Song About All of Nothing, che ha un sapore da rock italiano, con un cantato più recitato che cantato che lascia spazio all'interpretazione, regalando ancora più fascino al brano. Risulta molto interessante all'ascolto
Affinità e divergenze tra il compagno Gian e noi sul conseguimento della patente a punti (U.R.S.S. alzati e cammina) che non presenta cantato, se non una voce femminile, che si muove nell'accompagnamento di una chitarra pulita e si nasconde tra i graffi di una distorta. Le due bonus track finali,
Parigi e
Metropolitan Violence si scostano leggeremente dal tipo di suono sentito fin'ora. La prima per il battere e levare del tirmo e per la presenza di un'armonica che rende giocoso il pezzo, come anche il testo, un po' così... leggero. La seconda per la presenza di suoni '70, sopratutto nel finale, dove si presentano un synth, un hammond e una chitarrina funky, e tutto affatto male, anzi molto apprezzabile. A parte qualche piccola sbavatura, questo primo lavoro completo degli
Slivers si ascolta piacevolmente dall'inizio alla fine.
Eutk.net by
MARCO AIMASSOGli Slivers sono liguri, suonano assieme dal 2006 e nella loro bio dichiarano di possedere una grande intesa musicale, di dare vita ad un indie-rock non scontato, molto variegato, con liriche fuori dai soliti schemi. Quasi tutto vero, perché, in effetti, “Melon juices”, il loro debutto autoprodotto, appare fin dal primo ascolto come un prodotto abbastanza singolare, ricco d’influenze che vanno dal blues al funk, passando per l’hard rock, il punk, il grunge e per talune vaghe pulsazioni di new-wave, quello su cui mi permetto di esprimere dei dubbi è l’aggettivo “grande” attribuito alla coesione armonica, a mio modo di vedere, da valutare invece ancora un po’ “zoppicante”.
Individualmente discreti sotto il profilo tecnico, i nostri talvolta perdono leggermente il filo dei loro discorsi musicali che appaiono così un pochino slegati e disordinati, mentre è sicuramente da plaudere il tentativo di sfuggire, anche senza rivoluzioni epocali, alle consuetudini del settore artistico cui si rivolgono.
Anche l’altro elemento proclamato distintivo, i testi, mi procura, a dire la verità, qualche perplessità: tra inglese e italiano, ironia e una strana poetica naif, vagamente demenziale, essi non mi convincono pienamente, anche a causa di alcune imperfezioni metriche evidenti soprattutto durante l’utilizzo della madrelingua.
Insomma, gli Slivers hanno un bel numero di buone idee, mi piace che non cerchino la comoda “protezione” di modelli consolidati, apprezzo l’energia, la volubilità e la forza potenziale delle loro composizioni, tuttavia bisognerà continuare ad impegnarsi per rendere davvero consistente quello che oggi appare ancora in una fase assolutamente embrionale.
Forse sono troppo severo, dal momento che si tratta di un esordio “artigianale”, ma sono convinto che i ragazzi in questione possano fare molto di più, perché hanno le qualità naturali per farsi notare in una maniera di sicuro maggiormente sostanziale, un obiettivo che credo sia alla loro portata e alla cui conquista contribuirà, innanzi tutto, una necessaria crescita nella compattezza esecutiva e nelle costruzioni sintattiche.
Disco al momento insufficiente (terribile “Work in progress”, incomprensibile la stralunata “Parigi”, approssimativo lo strumentale “Alla ricerca del groove”, …), quindi, eppure rivelatore delle possibili prospettive di una band per certi versi interessante.
Metal N Roll by
ANGELO GRECOChiude il cerchio "Melon Juice" dei connazionali
Slivers. Gli Slivers vorrebbero crescere in fretta, anche a scapito della omogeneità e coerenza delle loro stesse idee. La giovanissima band di Savona suona un rock'n'roll scomposto, slabbrato nei suoni e nelle liriche.
Migliore la tenuta delle prime tre tracce, tutte in inglese, con influenze bluesly-stoner, penalizzate solo da una produzione essenziale. Ma l'album si perde ben presto in un monotono gioco di autocompiacimento, che sembra non accorgersi dei propri deficit: le sciatte metriche in madre lingua, la monotona ripetizione degli stessi accordi e, soprattutto, l'insufficiente substrato melodico mostrano l'ingenua povertà di una proposta ancora eccessivamente immatura.
Perkele.it by
ROBERTO MATTEIGli Slivers si sono formati nel 2006, tre scalmanati compagni di scuola accomunati dalla passione per la musica elettrica dai ritmi indiavolati, e dopo la solita trafila di show ed esperienze concertistiche decidono di incidere l'esordio "Mellon Juices" per la propria fantomatica D.I.Y. Baracca del Suono, un album che pesca molto dalle suggestioni degli anni 90, riproposte con una vena surreale che fa perdere un po' la bussola all'ascoltatore.
Sufficientemente dotati dal punto di vista tecnico, i pezzi dei nostri oscillano tra discreti brani rock'n'roll e altri episodi più sfilacciati e non proprio maturi, ma quello che conta in questo disco è senza dubbio la voglia di divertirsi e suonare il proprio materiale. Così ecco "Turn Around Fire" e "No Modern Kerouac", due scariche fuzzose che fanno un po' il verso ai Flamin Lips e al grunge, con allucinati rallentamenti e refrain direttamente estrapolati dal rock alternativo della scorsa decade.
"Song About Nothing" oscilla tra un'uggiosa ballata americana e velocizzazioni punk (che sono predominanti nella seguente "Sporca").
Per il resto si prosegue coi duri indie punkoidi di "Strawberry & Potatoes", "Work in Progress" e "Kill Jimm(y) Vol.1", gli innesti folk e soul di "Alla Ricerca del Groove", la trasognata "Affinità e Divergenze tra il compagno gian..." con piacevoli melodie e chitarre alla Dinosaur Jr., fino all'ultima "Rock'n' Roll Heroes" che continua a far smuovere dalla sedia coi suoi ritmi.
Le due bonus track sono la cabarettistica "Parigi" e la rumorosa "Metropolitan Violence", che non aggiungono molto a tutto il resto. Ancora c'è da migliorare, (soprattutto il mixaggio delle parti vocali, che risultano troppo alte), e il disco si perde un po' troppo in episodi superflui e poco incisivi, ed è un peccato perchè gli Slivers mostrano un'attitudine rock'n'roll tutt'altro che disprezzabile in più di un'occasione ("Turn Around Fire" è il pezzo più convincente in assoluto), strada che tirando le somme rimarrebbe la migliore da seguire.
Leggo dalla bio:” Angelone, Jimmi e Pagnozza sono 3 compagni di scuola
che nel 2006 decidono di unire la loro passione musicale in quello che
diventerà il progetto Slivers…”. E’ sempre piacevole suonare con gli
amici e tirare fuori qualche canzone dalla creatività comune senza
comunque perdere lo spirito primigenio di ogni band alle prime
esperienze, ossia suonare per stare insieme divertirsi.
Sono altresì
sicuro che i 4 Slivers (nel 2007 arriva il Gian, cantante e creatore
dei testi) si siano molto divertiti durante la produzione di “Melon
Juices”, il loro primo album. Quello che mi chiedo e penso debbano
chiedersi gli stessi Slivers è: CHE FRETTA C’E’!
Capisco che la
voglia di successo possa portare a decisioni affrettate ma non posso
credere che questo gruppo se ne sia potuto uscire con un prodotto così
scadente. La registrazione è semplicemente cattiva, i volumi degli
strumenti cambiano all’interno delle singole tracce per non parlare
della voce che sembra registrata da un microfono ambientale. Lasciamo
perdere il missaggio penoso e passiamo a valutare le capacità
compositive della band. Nella bio continuo a leggere “…Indie-rock non
scontato”: va bene per il genere ma se pensano di avere un chè di
originale mi dispiace perché troppi ne ho sentiti che fanno sempre la
stessa musica. Si tratta del solito rocchettino innocuo rinvigorito da
qualche schitarrata più distorta o da qualche sfuriata alla batteria.
Mi vorrei soffermare sulla registrazione della batteria per chiedere al
gruppo intero se non si sono accorti che troppo spesso la stessa è in
ritardo sugli attacchi e sui fill. Le melodie alla chitarra sono banali
e ripetitive e il basso assolutamente innocuo nella maggioranza dei
pezzi, ed è meglio così perché quando spicca è peggio. Il cantante fa
il verso al classico mood dell’artista bohemien che palesa il suo
bisogno di comunicare con testi assolutamente incomprensibili cantati
in italiano e in inglese accademico senza alcuna grinta.
Mi
dispiace dover scrivere tutto ciò ma spero che possa servire di lezione
agli stessi componenti del gruppo e spinga loro a fare meglio la
prossima volta e soprattutto prendersi il tempo necessario alla
creazione di un album. Penso che il gruppo debba ancora maturare prima
di poter dare alla luce buoni frutti, sono convinto che il potenziale
artistico ci sia però bisogna saper aspettare. La creazione di un riff
o di una bella linea vocale possono sì nascere di getto ma ci vuole
pazienza e mestiere per renderle “canzone” e ce ne vuole ancora di più
per fare un album. E’ incoraggiante notare che gli Slivers si siano
messi subito in gioco con l’uscita di un album, questo fa capire quanto
ci tengano al loro progetto, d’altra parte se vogliono anche “vincere”
al suddetto gioco dovrebbero affinare tecnica e arte, chè fare i
kamikaze non è saggio considerata la loro età. D’altro canto mi è
piaciuta molto la grafica del disco, davvero estemporanea, e la
presenza dei testi nel libretto (tralasciando che testi e indice delle
tracce non seguono la successione nel cd!)