La befana vien di notte con le scarpe tutte rotte.
Quando ero piccolo la befana era la festa che più mi spaventava.
A Natale c'era la sorpresa dei regali, ma alla befana io e i miei cugini, Emanuele e Nicola, avevamo già fatto la gara di chi aveva ricevuto i regali più belli, ma loro avevano una carta segreta, LA BEFANA.
Mia mamma nella calza metteva solo le caramelle, invece la Gabriella, la mamma di Emanuele e Nicola, ci aggiungeva sempre un regalo.
Un anno implorai a mia mamma un regalo anche per la befana, con il rischio di un regalo in meno sotto l'albero.
Arrivò il sei gennaio, e i miei cugini sfoggiarono la tigre di He Man, quella verde che con la maschera si trasformava anche lei. BELLISSIMA!
Quando andai a prendere la calzetta della befana, che in realtà era mio zio vestito con il fazzoletto della nonna, il maglione del nonno per andare a caccia messo sulla faccia e la vestaglia della zia… insomma quando lo zio befana mi diede la calza, io la aprii e dentro ci stavano le scarpette da calcio.
I miei cugini scoppiarono in lacrime… avevo vinto io, per la prima volta avevo vinto io la gara dei regali, ma subito scoppiai a piangere in preda a una crisi isterica.
Perché piangi? Mi domandava la mamma.
Perché piangete? Domandava la Gabriella ai suoi figli.
Perché abbiamo perso… urlavano loro.
Perché il calcio mi fa schifo, urlavo io, e adesso sono costretto a giocarci, e Emanuele mi costringerà a stare in porta.
E che cosa c'è di brutto a stare in porta?
C'è di brutto che lui e gli altri non giocano a fare goal, ma a tirarmi il pallone addosso.
Le scarpe non le ho mai usate, ma a volte, quando nessuno mi vedeva le indossavo per stare in casa, in fin dei conti mi piacevano anche, con tutti quei tacchetti sotto la suola, camminando facevo un rumore bellissimo, e scivolavano una favola sulle mattonelle del corridoio, vedessi che balletti di tip tap ho fatto con quegli scarpini.
Grazie Zio Befana.