se avrò una figlia la vestirò da maschio
ai vermi della morte
non lascerò nemmeno l'unghia
coi miei denti le farò un collare
che sia di buon auspicio e protezione
quando a bocca aperta
si slancerà sulla preda
e come un maschio voglio
che si orienti nella bruma
della testa, a notte, come una felina
reclamando il sonno: una preghiera!
e l'ira del collo le ingrosserà
la vena, appena avrà chiaro
che la nebbia altro non è
che il velo steso dalla Luna
per non farsi scoprire
ingroppata, e tutta nuda
sarei tentato di chiamarla Caterina
ma per lei ho già scelto il nome dell'Andrea
al suo cospetto i martiri piegheranno
l'umettata chierca e -con deferenza- la pallida raggiera
"non posso aspettare i buoni" -dirà-
e dal trampolino dell'impazienza
impazzita e fiera si lancerà tutta sola
nella guazza del buio -tutta sola!-
schiaccerà il serpente -impazzita e fiera!-
con la sola armatura del tallone
io la bacerò come un padre
lei mi strazierà ammazzandomi
come ogni maschio di figlia
la luce non sarà degna luce
se non per riflettere l'oro
dei suoi occhi, l'acciaio
delle unghie, l'argento
delle caviglie, l'avorio
dei suoi denti nella sua bocca
delle mie gemme nel suo collare
"questa è l'ultima volta! -tuonerò-
non dovrai più dire no no no!!!
mentre a mani nude dal torace
caverai un cuore per farne un astro
da aggiungere alla collezione
lì nell'alto del tuo patrimonio stellare"
come tutte le guerriere
cattive
serberà in gran segreto
un buon odore
nella notte quando, a riposo,
si schiuderà, in un letto
d'avventura, il suo bel fiore
e la sua stessa mano, seppure rude,
al contatto con ogni superficie,
le ricorderà -per sempre- l'amore del padre