http://www.italianmetal.it/recensioni/archivio-recenti/444-rustless-start-from-the-past
Finalmente sono tornati! Non si può accettare che dei cavalli di razza come Stefano Tessarin e Ruggero Zanolini,
dopo aver fatto la storia del metal italiano, si fossero ridotti a
suonare delle cover sotto l’inopportuno monicker Diumvana. La loro
pensione produttiva è finita e si ripresentano sulle scene richiamando
in squadra il vecchio amico Lio Mascheroni (che nel frattempo aveva partecipato al primo album dei Fire Trails di Scotto) e l’ex-Diumvana Marcello Suzzani. A non far rimpiangere la carica passionale di Pino Scotto vengono chiamati ben due cantanti, l’eclettico Roberto Zari e la gotica/nordica/lirica Elisa Stefanoni che nel disco suona anche il flauto traverso. 'Start from the Past'
si compone di 14 canzoni ripartite in egual misura fra inediti e cover
dei Vanadium. Vediamo se la vecchia guardia può ancora dire qualcosa.
Si inizia con “It’s The Three of us Left”,
canzone strumentale dove all’intro di tastiere carico d’atmosfera e dai
connotati sognanti, s’innesta l’assolo di gran classe e di immenso
trasporto del grandissimo Tessarin. Per i suoi tratti
sognanti/spettrali questa bellissima canzone strumentale sembra
echeggiare i Savatage dell’immenso 'Gutter Ballet'. “Vanadium”
parte dirompente con i musicisti che portano fuori giri il motore dei
loro strumenti, all’incedere sempre martellante della batteria fa da
contraltare l’entrata in scena del cantato quasi epicheggiante; da
questo punto in poi si perde buona parte della velocità acquisita in
precedenza. Belli gli assoli di tastiere e di chitarra, dove il primo
evoca atmosfere spaziali mentre l’altro arreca un po’ più di dinamismo
ad una canzone dal non grandissimo trasporto. “Sand of Times”
si contraddistingue sin dal principio per un sound fascinoso e
vagamente orientaleggiante; il cantato di Elisa è di matrice lirica
mentre quello di Roberto va più sul malinconico e talvolta falseggiato:
quando le due voci s’intrecciano ne vien fuori un tutt’uno
d’impareggiabile bellezza. Voci e chorus sono talmente ben fatti da
risultare impossibile non imitare i vocals di entrambi i cantanti,
entrano in testa prepotentemente e lì ci rimangono. Una meravigliosa
cattedrale gotica! “A Second Chance” è nei riff un po’
più elettrica della precedente, ma perde quel pathos vocale che si era
splendidamente creato. Le voci qui fungono più da soliste e non da
magnifico amplesso e complesso vocalistico di straordinaria levatura
che si era avuto con "Sand of Times". “Renegade” è
quella che più si avvicina al sound dei defunti Vanadium (credo e
purtroppo per sempre), Mascheroni pesta sulla batteria mentre Tessarin
e Zanolini dimostrano la loro ancora intatta sinergia. Ancora una volta
è Tessarin a prendere in mano la situazione sfoggiando l’inattaccabile
qualità solistica, quel sound trascinante e sognante che è il suo
splendido trademark e noi non vogliamo privarcene mai più per così
tanti anni. “Red Lust” è sinceramente noiosetta e priva di alcun appeal degno di essere enunciato.
Ed ora sfido chiunque a non cantare l’inno nonché biglietto di presentazione “Rustless”:
il ritornello è devastante e d’impatto, quando con forza esce fuori
dagli altoparlanti quel “We are Rustless” percepisci pienamente
l’intatta voglia di creare emozioni nonché la convinzione nel progetto
da poco intrapreso. Onnipresente il basso di Suzzani che ben si
amalgama con il bel pestato di Mascheroni qui in una veste più
rockeggiante, bell’assolo ad opera della coppia Zanolini - Tessarin che
dimostrano un ottima capacità compositiva e un gioco di squadra degno
dei più celebri maestri Lord - Blackmore.
Fine degli inediti,
spiccano su tutte “It’s The Three of us Left”, “Sand of Times” e
“Rustless” mentre le restanti canzoni sono poco più che discrete (ad
eccezione della inutile “Red Lust”).
Ed ora analizziamo le sette cover dei Vanadium proposte dai Rustless.
“No way out”
è bella di suo e a meno che non l’avessero snaturata il risultato non
poteva che essere ottimo. Certo ascoltare una voce femminile lirica e
una maschile dalla timbrica pulita fa un po’ strano paragonandola a
quella ruvida di Scotto. “I Was Born to Rock” (da 'Born to Fight')
è altrettanto bella ma perde un po’ del fascino dell’originale in
quanto quel "io sono nato per il rock" si addice molto di più a Pino
Scotto piuttosto che ad Elisa e Roberto; tutto il rispetto per la
coppia di cantanti dei Rustless ma, quando si parla di essere nati (e
aver vissuto) per il rock, pochi possono essere superiori in Italia a
Scotto, uomo che ha versato migliaia di litri di sudore di passione per
la musica che amava e ama dopo 30 anni di carriera. “Still got Time” (da 'Born to Fight')
ha delle vocals molto interessanti che ben s’integrano con il battuto
di riff di Tessarin, il quale riesce sempre ad esaltare con gli assoli
sognanti e di trasporto. “Easy Way to Love” (da 'Born to Fight')
è una ballata capolavoro fra le più belle nel panorama mondiale, i
Rustless la interpretano molto bene senza intaccare l’incredibile
pathos della versione originale. Steve Tessarin rimane dopo tanti anni
uno dei migliori chitarristi italiani, riesce (quando vuole) a farti
rimanere a bocca aperta, completamente inebetito dalla maestria delle
note che sgorgano dalla sua chitarra. “I Gotta Clash with You” (da 'A Race with the Devil')
è sempre un macigno di heavy-rock dove la fa sempre da padrone la
maestria alla sei corde di Tessarin. Buona la parte vocale con la
giusta predominanza della voce di Roberto, non è canzone per donne e
quindi è giusto che sia il singer ad impossessarsi del microfono. “War Trains” (da 'Game Over')
è magica, punto e basta, non occorre sprecare parole. Quei vecchi leoni
di Tessarin, Mascheroni e Zanolini hanno scelto le migliori canzoni dei
Vanadium, ovvero quelle che meglio si potevano adattare al duo di voci
dei Rustless. Per “Warriors” (da 'Seventh Heaven')
vale il medesimo discorso di “I Gotta Clash with You”, è un pezzo
troppo tirato perché possa cantare Elisa, quest’ultima viene relegata,
a mio avviso, giustamente a seconda voce.
Questi Rustless hanno un futuro discografico?
Escludendo
le sette cover che è materiale per infiammare le platee in sede live,
nelle nuove canzoni si denotano troppi alti e bassi a livello
compositivo. L’intesa strumentale c’è tutta e tolta quel poco di
ruggine che si ritrovano potrebbero anche tornare a ridire la loro,
dimostrando che i Vanadium non erano solo Pino Scotto. Forse l’utilizzo
delle due voci dalla timbrica lontana dal loro stile potrebbe essere da
ostacolo al raggiungimento di un progetto duraturo; a mio dire
rappresentano un eccesso di modernismo che alla lunga potrebbe
condannarli (ma spero sinceramente di no). Il nome 'Start from the
Past' farebbe presumere un ritorno alle origini, purtroppo aldilà delle
cover, gli inediti hanno uno stile molto lontano dalle pagine di storia
scritte dal trio Tessarin-Mascheroni-Zanolini. A parte ciò, i Rustless
avranno sicuramente la possibilità di rifarsi appena riusciranno ad
amalgamare bene il composto. D’altronde la formazione dei Rustless è
stata abbastanza rapida e quindi ci vorrà un po’ di tempo per trovare
il gioco di squadra perfetto. Li aspettiamo alla prossima prova.
Voto: 7,0/10