 |

Sono tante le definizioni date a Paolo Fresu nel corso della sua carriera e non ultima la lusinghiera "Poeta della tromba". Dopo averlo ascoltato e aver parlato con lui, l'unica immagine che ci viene in mente è quella dell'artigiano. Un artigiano della musica, attento ai particolari, profondo conoscitore del suo strumento che sul palco regge come qualcosa di fragile, da maneggiare con cura, così come un innamorato accarezza il suo amore. Paolo Fresu appartiene a quella categoria di artisti per i quali il palco non è un trono ma solo una necessità scenica. Sul trono, al massimo, mette la sua musica. HL:Cominciamo dal progetto "à Lèo ", l'omaggio ad un artista sopra le righe, definito un anarchico, uno contro.Un artista che ha avuto il coraggio di esporsi politicamente. La nostra domanda si riferisce proprio a questo: credi che la musica debba avere un colore politico e che possa cambiare qualcosa? PF: "Credo che la musica abbia una grande forza a prescindere. Se questa sia politica o meno dipende da vari fattori, non ultimo il coinvolgimento mediatico e l'impegno dell'artista. Detto ciò va specificato che la musica buona ha anche un buon contenuto e quindi ha sempre un messaggio dietro. La musica serve per smuovere il pensiero ed ogni musica di livello,strumentale o cantata, incide sulle coscienze in qualche modo. Ferrè ha avuto il coraggio di rendere pubbliche le proprie idee, ma la qualità della sua produzione artistica è condizionata dalla sua esposizione". HL: Durante un incontro con Paolo Angeli, il musicista tuo conterraneo ci ha parlato delle difficoltà nell'esibirsi in taluni contesti, in particolar modo al Sud , parlando della Francia come una sorta di Eldorado per ogni jazzista. A questo punto chiediamo a te: cosa c'è in Francia? PF: "Guarda, adesso non sono più tanto d'accordo con quanto detto da Paolo,peraltro artista che stimo e a cui sono legato da amicizia. Io ho vissuto la Francia prima di lui, una quindicina di anni fa, quando era davvero una sorta di paradiso per i musicisti, e posso dire che allo stato attuale non è più così attenta come un tempo. Credo che in Italia ci sia più fermento e creatività rispetto ad altre nazioni d'Europa e questa percezione deriva anche e soprattutto dalle opinioni dei tanti colleghi provenienti da tutto il mondo con cui collaboro,che trovano nell'Italia il centro del jazz europeo. Insieme alla Scandinavia. Se fino a qualche anno fa il fulcro erano Francia e Germania, ora posso affermare che il baricentro si è spostato". HL: Quando hai capito di essere un musicista? PF: "Non credo di aver scelto di essere un musicista. Era un gioco, e lo è tutt'ora, e si è trasformato nella mia vita. Diciamo che ho capito cosa significava verso la metà degli anni 80 quando, professionista da qualche anno, mi sono ritrovato a girare il mondo con una valigia. In questo periodo ho compreso la difficoltà dell'essere musicista ed ho capito che bisognava mettersi in gioco totalmente, studiando moltissimo. Nel momento in cui ho preso coscienza di poter e dover essere produttivo nei confronti del mondo della musica, ho capito di essere un musicista. Lì ho chiarito il mio ruolo". HL: Trovi sempre le motivazioni per salire sul palco ? PF: "Devo dire innanzitutto che non ho mai considerato la musica come qualcosa di necessario per sbarcare il lunario e questa convinzione mi è servita per non perdere di vista l'aspetto ludico. In 25-30 anni di carriera posso dire che molto di rado mi è capitato di dover scendere a compromessi e le scelte che faccio sono sempre frutto di un desiderio che va oltre il mero lato del ritorno economico o di immagine. Il progetto di stasera ne è un esempio. E' chiaro che se sali sul palco convinto di quello che fai il pubblico si diverte, ma principalmente ti diverti tu. Al contrario se mancano le motivazioni il concerto passa via come un treno senza lasciare traccia". HL: C'è ancora musica da scrivere? PF: "Di musica da scrivere c'è n'è un sacco. In realtà è ancora tutto da scrivere. Certamente dipende dal contesto per cui lo si fa. Talvolta è per un disco, per un balletto,per un'opera teatrale, a volte ti viene commissionata per un film, ad esempio. Finchè c'è il desiderio di esplorare nuovi campi e dimensioni ci sarà sempre nuova musica da inventare. È un terreno infinito". HL:Cosa sogni ora che si è avverato il tuo sogno?C'è ancora qualcosa che vorresti realizzare? PF: "Dal punto di vista musicale no, nel senso che evidentemente c'è ancora tutto da fare. Il mio obiettivo è quello di crescere sempre, migliorare, entrare ancor di più nella musica. La cosa importante è la crescita. Se tra trent'anni mi dovessi ritrovare musicalmente come ora, e non avessi avuto un percorso esponenziale,probabilmente vorrebbe dire che ho sprecato questo tempo. Non sogno di incontrare un artista pazzesco o cose così. Non sono gli altri che fanno la qualità di te stesso, sei tu a fare la misura". HL: Il Maestro Enrico Rava, durante la nostra intervista ci ha segnalato, tra gli artisti emergenti, un trombettista di nome Dino Rubino. Sei d'accordo con la sua scelta? PF: "Dino è stato un nostro allievo durante il seminario di Siena Jazz e quindi lo conosco molto bene. Sono d'accordo sul fatto che sia un buon musicista ma, come credo abbia sottolineato anche Enrico, ha una serie di problemi tecnici da superare che non gli permettono di prendere il volo. Credo comunque che l'Italia stia sfornando grandi talenti da un po' di anni e tra questi uno che mi preme segnalare è sicuramente Luca Aquino, che riesce a coniugare una buona tecnica strumentale, con una grande capacità progettuale". HL: L'ultima domanda è per lo più una curiosità. Nel brano "Sardità", Stefano Bollani fa cantare ad un coro evidentemente sardo, una strofa che si conclude con il tuo nome. Cosa dice il coro in quella lingua misteriosa? PF: "Non dice niente. In realtà non è altro che un gioco linguistico di Stefano. La strofa è formata da tutte parole declinate con la U finale e tra queste c'è anche Paolo Fresu".Salvatore Garzillo
15:28
Powered by  | | English | | Albanian | | Arabic | | Bulgarian | | Catalan | | Chinese | | Croatian | | Czech | | Danish | | Dutch | | Estonian | | Filipino | | Finnish | | French | | Galician | | German | | Greek | | Hebrew | | Hindi | | Hungarian | | Indonesian | | Italian | | Japanese | | Korean | | Latvian | | Lithuanian | | Maltese | | Norwegian | | Polish | | Portuguese | | Romanian | | Russian | | Serbian | | Slovak | | Slovenian | | Spanish | | Swedish | | Thai | | Turkish | | Ukrainian | | Vietnamese |
|