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Mimmo Mancini



Last Updated: 9/20/2009

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City: Lazio
State: Roma
Country: IT
Signup Date: 11/27/2007
Thursday 30/04/2009 

Quando un ragazzo è cresciuto per strada, in Puglia si dice: “che è cresciuto in mezzo alla via”. Mimmo viene “dalla via”, dalla strada perché fondamentalmente è un autodidatta in tutto.
Bambino e adolescente è cresciuto per strada, d’estate con i soli sandali o “zoccolette” a piedi nudi per strada. Negli anni sessanta era normale giocare per strada dove non si giocava a calcio, ma a pallone, e il campo non era in erba sintetica, ma  in catrame perché si poteva ancora giocare per strada o se si era fortunati in un campo abbandonato con terraccia, fossi, dossi e pietre. La qualità della vita lo permetteva.
La sua è stata una famiglia medio borghese, il padre Francesco Mancini detto Ciccio, funzionario del Ministero di Grazia e Giustizia, la madre Antonietta Tursi detta Tonetta, dipendente del Ministero della Pubblica Istruzione, rispettivamente, cancelliere e maestra elementare. Erano gli anni sessanta, gli anni del boom, due stipendi ma con cinque figli da crescere ed educare: Paolo, Mimmo, Pia, Margherita e Anna.
Paolo da adulto è diventato capitano pilota elicotterista della Guardia di Finanza, deceduto in volo nel 1987.
Pia, la prima delle donne, si è trasferita negli Usa dove ha studiato e si è laureata, oggi ha un figlio e un marito cubano.
Margherita anche lei vive negli USA dove ha studiato e messo su famiglia, due figli e un marito Afroamericano.
Anna anche lei ha studiato e messo su famiglia negli USA , marito italiano, pugliese, di Bitonto (nessuno è perfetto).
Mimmo, da sempre ribelle verso le istituzioni e le regole, non ha mai ascoltato chi gli imponeva di fare quello che si “doveva fare”, non  è una nota di merito, ora che è padre di tre figli, in parte ne è dispiaciuto. Ha iniziato a fare l’attore da subito, in casa. Da ragazzino inventava storie, fantasticava storie impossibili che raccontava al suo primo pubblico: i suoi fratelli. Di solito il teatro era il bagno, tutti seduti sui vasini a semicerchio. Lui sul water, era più adatto per il racconto.
A 14 anni passa al teatro parrocchiale, parrocchia che veniva frequentata solo durante il periodo di carnevale, appunto per mettere in scena  i suoi primi testi tra musica e chiacchiere. Poi arrivò la filodrammatica con un gruppo di studenti amici, il regista era un insegnante elementare del paese, Lillino Rizzi. Ancora un passo avanti, la scuola di teatro non al Piccolo di Milano ma al Piccolo teatro di Bari, “ognuno ha quello che si trova”. Era veramente piccolo quel teatro, ma negli anni settanta e ottanta a Bari era un vero punto di riferimento per il teatro pugliese. Qui l’incontro con Paolo Sassanelli oggi amico e bravo attore, Marinella Anaclerio diventata regista teatrale, Maria Carmela Cicinnati oggi autrice e sceneggiatrice televisiva e tanti altri.
Il salto diventa sempre più difficile, a soli 17 anni, toccava marciare su Roma.
La prima grande delusione; non fu ammesso in Accademia D’Arte Drammatica. Troppo giovane, troppo istintivo, troppo impreparato. Forse sarà stato uno dei pochi in quel periodo a tentare di entrare in accademia senza aver finito la scuola. Aveva abbandonato al quarto anno (essendo stato bocciato al “commerciale") il suo "Istituto Tecnico Agrario" di Andria. Ma che centra un agronomo con la recitazione? Appunto, un animaletto talentuoso ma allo stato brado. Avendo molto carattere, indietro non si torna e quindi per disperazione per un breve periodo vive facendo la comparsa in tv, trascinato da una sua carissima amica con la quale aveva avuto una relazione sentimentale. Ma nell’81 la morte del padre lo riporta a casa con la convinzione da parte di tutti, amici e parenti, che a quel punto avrebbe mollato i suoi sogni da artista per un bel impiego sicuro. Niente da fare preso il diploma si riparte. Inutile iscrizione al Dams di Bologna.
Riprende i vecchi contatti con il Piccolo di Bari e partecipa alla ripresa teatrale della “Pulzella d’Orleans” di Jean Anuille per la regia di Eugenio D’Attoma  e “In alto mare”. Subito dopo un breve passaggio con il teatro Abeliano sempre a Bari, con il quale partecipò alla ripresa di “Pierino e il lupo” teatro per ragazzi. Ma ecco che arriva il salto importante con una compagnia teatrale di giro nazionale. La prima tournée teatrale per l’Italia con la mitica Bianca Toccafondi e il povero Carlo Hintermann. Decide di lasciar perdere il teatro classico, la tentazione dell’autore si fa avanti forte e decisa e un po’ per passione un po’ per disperazione, inizia a scriversi testi di cabaret da portare in giro nei locali, radio, televisione. Erano le strade apparentemente più accessibili. O funzionavi o erano fischi, grande palestra, grande esperienza che gli ha insegnato l’arte dell’improvvisazione e del non farsi prendere mai impreparati in scena o sul set.. Così con il tempo cerca di migliorare  le proprie capacità d’attore e d’autore realizzando lavori principalmente autoprodotti. Passano gli anni, vengono le prime esperienze cinematografiche. C’è bisogno di disciplina, di un metodo, ed ecco un altro salto importante, un grande salto. Partecipa a Roma ad un corso per attori diretto da Dominic De Fazio, uno dei tanti membri dell’Actor Studio di New York e allievi di Lee Strasbergh  fondatore di quella scuola innovatrice che si è ispirata al metodo di Stanislavskji . Mimmo diventa un altro Mimmo, dentro e fuori l’ambito lavorativo. Con questa particolare maturità, i primi film veri. Ci tiene a precisare che il suo primo film in assoluto è arrivato molti anni prima grazie a Gianni Ciardo, attore pugliese al quale è molto legato umanamente perché uomo e attore generoso, cosa rara in un certo settore.
Pian piano è riuscito così ad aggiungere al suo istinto anche qualche buona regola : “l’importante è andare oltre il metodo” e Mimmo ancora oggi cerca di andare oltre. Oltre  l’apparenza delle cose, della gente, oltre le ideologie, oltre le proprie convinzioni, oltre la propria ignoranza.
Andare oltre guardandosi dentro, scavare lì dove non tutti sono disposti a cercare, nei propri limiti, nei dolori antichi e in quelli più recenti. La sua strada iniziata a piedi nudi è stata ed è lunga, difficile, tortuosa, tutta in salita e senza santi in paradiso. Non ci sono scorciatoie. Dire “non sono un raccomandato” non serve, bisogna andare oltre anche queste cose dolorose ma inutili. Mimmo ama sorridere, ridere e osservare il cielo, guardare negli occhi la gente, abbracciare piuttosto che salutare con un semplice “ciao”. Grande gioia e spirito d’avventura, anche nei momenti più cupi e più tristi. Ha una grande energia. Sa unire i cuori e non ama dividere. Oggi sente di ringraziare tutti coloro che apparentemente e involontariamente gli hanno procurato amarezze, delusioni e dolori. Le negazioni, le porte sbattute in faccia, le attese umilianti, i provini infiniti e finiti male, sono serviti da palestra per meglio capire il senso  del suo percorso. Un pugile incassatore che resiste bene agli assalti della vita ma che al momento opportuno quando tira, tira forte. Ricordarsi sempre da dove si viene, riconoscere i limiti e i pregi del proprio bagaglio culturale, apprezzare quello che si ha piuttosto che lamentarsi per quello che non è arrivato. Mai perdere di vista l’obiettivo dando senso e attenzione al percorso da compiere.
Un pensiero a chi giocava con lui da bambino a piedi nudi per strada, a quei bambini di allora che non ce l’hanno fatta da adulti, a chi ha mollato prima di cominciare, a chi doveva partire e non l’ha fatto, a chi oggi è depresso pur avendo tutto, a chi non ha più voglia di vivere perché non ha nulla, a chi si sente un fallito, a chi è stato tradito, a chi si è realizzato e poi è caduto, a chi ha paura, a chi è andato via avendo ancora voglia di vivere, a chi hanno rubato la dignità, a chi crede di aver sbagliato tutto, a chi crede di aver fatto tutto bene, a chi ha bisogno di una semplice mano tesa, di un semplice incoraggiamento per stare un po’ meglio, a chi ha buttato la sua vita alle ortiche solo per non essere stato amato, capito, accettato. Un pensiero agli umili e agli ultimi e a lui stesso che non sempre viene trattato bene dal Mimmo che lo ospita.
Essere nato in una terra generosa e fertile, in un paese di provincia, dove non c’era nulla o ben poco, ma dove il senso del condividere, del doversi arrangiare insieme, del doversi inventare il gioco insieme per divertirsi insieme,  perché insieme è stato meglio tutto. Da quella terra dove la necessità ha fatto virtù, quel bimbo che giocava a piedi nudi è partito ed è diventato un uomo, marito e padre che continua a percorrere la sua strada consapevole del fatto che vale la pena andare sempre e comunque fino in fondo, fino al punto in cui si spegne, e magari a piedi nudi così come è partito.