Gender: Male
Status: In a Relationship
Age: 35
Sign: Taurus
City: Pisa è perduta, Roma è ritrovata
State: Roma
Country: IT
Signup Date: 11/27/2007
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Tuesday, May 06, 2008
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caccia 'L drago fabula in musica di Daniele Timpano e Natale Romolo
ispirata liberamente all'opera di J.R.R. Tolkien
Spettacolo vincitore terzo festival "Le voci dell'anima"
Le fiabe vanno strappate ai bambini. Ispirato liberamente all'opera di J.R.R.Tokien, lo spettacolo di amnesiA vivacE cerca di andare in questa direzione. In una scena scabra, essenziale, ben poco fiabesca o bambinesca, un attore racconta per l'ennesima volta la storia di un tranquillo contadino dell'Inghilterra medioevale coinvolto suo malgrado in una caccia al drago et cetera et cetera. Tra continue divagazioni, ritardi, incidenti che ne minacciano il lineare svolgimento, lo spettacolo è lo svogliato tentativo di raccontare questa storia. Una partitura musicale per nulla medioevaleggiante, anzi piuttosto novecentesca, accompagna la narrazione ed anima musicalmente gli impulsi ritmici della parola e del gesto.
Un racconto scenico per voce, corpo e pianoforte; insospettabilmente beckettiano, inevitabilmente divertente.
di e con Daniele Timpano musica originale di Natale Romolo aiuto regia scena costumi di Valentina Cannizzaro disegno luci di Marco Fumarola
una produzione di amnesiA vivacE in collaborazione con UbuSettete periodico di critica e cultura teatrale
Musiche originali di Natale Romolo, una breve nota:
Le musiche di scena di Natale Romolo, originariamente concepite per trio di fiati (flauto, clarinetto, trombone), vengono presentate nella loro trascrittura per pianoforte. In un continuo disequilibrio tra linguaggio tonale e atonalità, si alternano in scena tre forme di intervento musicale, dalla più elementare alla più relativamente complessa: abbiamo dei semplici "stacchi", con esposizione e ripetizione di temi ed accordi; dei "bordoni" evocativi sui quali, per addizione o per contrasto, si innestano il gesto e parola; delle sezioni in parte improvvisate, dove all'esecutore viene lasciata la libertà di adattare l'andamento ritmico in riferimento alle azioni dell'attore.
Il preludio strumentale, di per sé un brano auto-conclusivo, enuncia una cellula da cui verrà sviluppato, durante il racconto, il successivo sviluppo musicale.
Spettacolo vincitore terzo festival "Le voci dell'anima" con la seguente motivazione:
Il talento di Timpano è innanzitutto nella sua capacità di ascolto. Più che un uomo è una membrana che assorbe e plasma le vibrazione del pubblico, continuo rimando di impulsi, provocazioni e attese. L'attore complementare a se stesso in un gioco di contrasti condotti con rigore estremo in cui il nucleo corpo-voce-narrato procede dalla sollecitazione di un medesimo impulso. Lo sguardo di Timpano ci cerca e ci tiene, è un torero e sa che non vi sono certezze, è astuto e non si crogiola in vuote furberie attoriali. Una ricerca lucida sull'estetica del linguaggio e sull'evento scenico che propone con una negazione al 'gia visto' cui siamo disabituati; il tentativo, riuscitissimo, di reinventare la realtà e di esplorarla, sorpreso, insieme al suo pubblico.
Estratti dalla rassegna stampa:
"Divertente e acutissimo, Daniele Timpano è scosso dai fremiti di una sana follia scenica e potrebbe apparire come la risposta anarco-dadaista all'imperversare del teatro di narrazione. Qui non c'è sfondo sociale, non si ricuce una memoria collettiva, non si concentra significato e storia nella potenza espressiva dell'attore. Semmai accade ttutto il contrario, come ricascando all'indietro in una incapacità novecentesca di costruzione sia drammaturgica che di senso, facendo precipitare l'affollato e fantasioso mondo della fiaba in una vuota stanza beckettiana."
Antonio Audino - Il Sole 24 ore
"Per Caccia 'L drago, suo debutto sulla scena prima del successo di Dux in scatola, Daniele Timpano sosteneva che «Le fiabe vanno strappate ai bambini». Era una dichiarazione di poetica. Timpano contrappone due opposti esiti romanzeschi. Il tema del suo racconto è appunto fiabesco, ispirato al mondo di J.R.R.Tolkien. [...] Ma ciò che a Timpano importa non è il tema. Egli dice di voler punire Tolkien, «L'evasore fiscale dalla modernità». Come punirlo se non a dosi di Joyce e Beckett? [...] Così, da smidollata marionetta liberty Timpano intraprende la sua ventura a braccia levate in alto e a capo coperto di nero, come statua del lutto. Lancia occhiate assassine. Viene in proscenio e tace. Tace a lungo. Ben più a lungo di quanto in scena, a volte, non si faccia.[...] Poi, come niente fosse, il disco ricomincia a girare. Insomma, con l'ausilio di Natale Romolo al pianoforte, Timpano distrugge il suo racconto mentre lo fa, annega nel modernismo l'antimodernismo dell'odiato Tolkien."
Franco Cordelli – Corriere della sera
"Caccia 'l drago avvolge lo spettatore in un gioco di complicità e divertimento: la cifra "politica" - o "civile" - appare quasi per svelamento successivo, mostrando il disagio, la solitudine, lo spezzettamento, l'afasia, di un uomo ridotto a balbettii beckettiani, a scatti improvvisi, a un girare a vuoto, ripetendo parole inutili che nascondono mondi di insondabile dolore."
Andrea Porcheddu - DelTeatro
"Daniele Timpano in caccia 'L drago ha dimostrato di sapere umanizzare il teatro e di possedere una forte capacità di fascinazione scenica. Ha regalato al pubblico piacere e divertimento, dimostrando di essere più bravo del giovane Fo. Una forza della natura."
Alfio Petrini - Hystrio
"Un ambiente angusto contro regni sterminati, un unico affabulatore contro eserciti e popolazioni rurali. Sballottolati tra la sua formidabile vis comica, una scena sospesa e una fiaba irrequieta, non possiamo fare altro che credergli."
Graziano Graziani - Carta
"Tolkien raccontato tra un bicchiere d'acqua e l'altro, un ombrello-ammazzadraghi che rifiuta di chiudersi, un fucile trombone che punge, un mondo diviso tra la britannia e Albione [...] un allestimento che va a toccare il modo stesso del raccontare, del narrare, del rapportarsi ad una storia [...] lo scrittore britannico trasla il lettore e la storia stessa da una concreta e visibile Britannia ad una mitica, ma possibile, Albione [...] Daniele Timpano, a sua volta, effettua la sua traslazione partendo da oggetti reali, fisici, effettivamente presenti qui e adesso, per portarci in una mitica Albione in cui un semplice velo è un fucile scaccia-giganti, in cui una giacca bianca e una cravatta gialla divengono parti di un'armatura capace di resistere agli attacchi del drago [...] le armi teatrali che utilizza sono molteplici: fortissima compenetrazione tra testo, corpo e musica; composizione sonora che diviene improvvissazione e che nasce dall'empatica presenza in scena di Timpano e Natale Romolo, quest'ultimo accompagnatore musicale che interagisce scenicamente con Timpano stesso; traslazioni di tempo, spazio e senso operate da Timpano in base a precise reiterazioni verbali/rumoristiche/musicali o gestuali. La raffinata messa in scena del duo di amnesiA vivacE tocca corde che si situano su vari livelli. [...] in un continuo entrare ed uscire dalla rappresentazione [...] portato al suo estremo nella parte finale dello spettacolo [...] come stufo del già detto, come desideroso di offrirci un'altra visuale della vicenda, timpano ridiviene solamente sé stesso e ci racconta, in un atteggiamento che di teatrale ha poco, il resto della storia è...] ribaltando ogni prospettiva di senso."
Luigi Coluccio - Close up
"La magia del teatro delle piccole cose, quelle che costringono l'immaginazione a esercitarsi"
Giorgio Merlonghi - dramma.it
"Forse, anzi di certo, tutto quello che doveva entrarci alla fine non c'entra per niente: né la fiaba, né Tolkien, né Joyce o Beckett. Ah, la letteratura, come inganna la buona fede degli ingenui. Perché i discorsi e gli annunci spesso sono solo l'altra faccia della prostituzione che ci coinvolge tutti sulla scena grottesca del mondo, e allora accade che vai a teatro, convinto di vedere 'qualcosa', e invece non solo vedi ben altro, ma assisti alla tua stessa stupefazione mentre un folletto sbilenco che si agita sul palco ti deruba allegramente delle tue candide aspettative, del tuo patetico status di 'persona che va a teatro'. Perché può essere una fiaba a raccontarsi in scena ma può essere anche qualunque altra cosa, e l'evento teatrale, pretestuoso come ogni slancio umano, alla fine esplode in un vuoto cosmico, vinto dalla vanità delle parole, «mélange adultère de tout». Il folletto di cui sopra è Daniele Timpano, classe 1974, attore, autore e ('forse', specifica sul suo sito) anche regista del gruppo teatrale Amnesia Vivace, uno ei più spiazzanti dell'underground romano. E lo spettacolo si chiama 'Caccia'l drago', capriccioso esercizio dadaista sul canovaccio di una fiaba di Tolkien ambientata nel solito Medioevo fantastico. [...] Daniele Timpano è una marionetta impazzita, un pupo sciancato mosso da fili obliqui, da una non-volontà anarchica che recupera le piccole superstizioni segrete di quando si era bambini e ogni centimetro di mondo pulsava di magia. Il racconto è 'esorbitante' fin da subito, si attorciglia in ripetizioni, si contorce come il corpo dell'attore sulle musiche sghembe di Natale Romano, si compiace di divagazioni, sabota la continuità logica e usa oggetti quotidiani trasfigurandoli secondo le regole di una surreale magia. Non ha visto male Antonio Audino quando ha definito Timpano «la risposta anarcodadaista » all'imperversare odierno del teatro di narrazione e dei suoi alfieri civilmente impegnati a ricucire una memoria collettiva, ad affabulare il pubblico con il racconto. L'onesta intenzione è irrimediabilmente distrutta dall'agitarsi di Timpano in scena; la storia del pacioso contadino coinvolto suo malgrado in una caccia al drago che minaccia il paese naufraga in un divertimento ghignante, assolutamente non innocente, perché sul più bello, a metà racconto, il narratore si fermerà e confesserà che lui e il suo amico musicista si sono rotti gli attributi di portare qua e là lo stesso spettacolo, di raccontare fino allo stremo quella storia che forse dà al pubblico l'impressione di stare assistendo a qualcosa, ma... «in fin dei conti chi se ne frega». E così parte un improvvisato riassunto a perdifiato di ciò che lo spettacolo avrebbe dovuto essere e non è più, o non è mai stato, perché già dall'inizio era fatto a pezzi dai capricciosi istinti dell'istrione, che getta bicchieri d'acqua in faccia al pubblico, si 'incanta' per cinque minuti con gli occhi spiritati costringendolo a pensare al senso stesso del proprio essere pubblico, o provoca infantilmente, al di là della benedetta 'quarta parete', strizzando l'occhio alle graziose fanciulle in prima fila. Ma il teatro non era né il racconto, né il riassunto, né il jongleur né il testo, né Tolkien né Beckett; niente eppure qualcos'altro ancora, qualcosa che non ci aspettavamo e che Daniele Timpano ci costringe a pensare per la prima volta, al di là della finzione: smontando - come fosse lui il primo a farlo - il vieto meccanismo che regge il rito teatrale."
Fabio Pedone - La Provincia
"Timpano è un albero da sfrondare, un ciocco da lavorare, un tronco che cesellato emette suoni, vocali vibranti che allungano congiunzioni e legano le parole entrando a farne parte. Con i suoi tempi, dettati da una sala che sente, da un'attenzione mutabile, da una risata che trascina o un'altra che si avvia orgogliosamente in solitaria, prende forma un contadino che procede proiettando l'ombra di un gigante mentre un devoto pianista dà ritmo al loro impervio cammino. La storia è un pretesto [...] Non c'è gusto nel seguire le avventure dei protagonisti della favola che si intreccia come le mani del narratore; il godimento risiede esclusivamente nella misurazione della fatica che fa l'attore a mantenere desta l'attenzione per una storia dalla quale egli stesso non nasconde di essere annoiato. [...] Beve l'attore e scorre i capitoli traboccanti di spade ombrellate, cani bau bau, draghi ricchi e poveri re, costretti a rubare per mantenere vasto e rigoglioso l'impero. Improvvisamente, al terzo bicchiere d'acqua [...] tutto si interrompe [...] L'attore costruisce quello che l'autore non vuole edificare. La caccia ad un innocuo drago diventa una rincorsa nei confronti del pubblico che, per Timpano, deve essere cullato e sbeffeggiato, trascinato sull'onda della sua ironia per poi essere improvvisamente buttato giù dall'albero, scosso nel rotolare a terra, anticipato nelle risa e deriso ogni qual volta arriva in ritardo su un concetto chiaro solo per chi ad arte lo arriccia. [...] L'autore non rinuncia a fare capolino e combatte con un attore che vorrebbe essere libero di esprimersi con le sue stesse parole, accettando il rischio di perdersi ed annoiare in questo gioco dove il bello è capire fino a che punto l'uno ha previsto le mosse dell'altro. La sala, desta e tignosa, costringe l'attore a dichiarare la fine prima di riservargli un applauso, per non rischiare di essere nuovamente beffato da un interprete che, balbettando, imbocca nuove strade comunicative senza paura di essere inghiottito."
Andrea Monti - teatroteatro.it
"L'idea che si ha è quella semplice e accattivante di un bambino che gioca nella sua stanza. Il racconto rapisce e l'ironia dell'interpretazione è sottile e implacabile, seminando risate e senso di paradosso tra il pubblico."
Gabriele LInari - amnesiavivace.it
3:07 PM
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