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Pagella Non Solo Rock



Last Updated: 7/15/2009

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Wednesday, February 25, 2009 

20 Febbraio 2009
EL BARRIO
Strada Courgnè 81- Torino

ANTONY LASZLO
+
THE FEEDBACK, 67ESPRESSO, PROBLEM’S

E’ stata una settimana dura, lo so. Per tutti quanti noi. Riuscire a sopravvivere all’egemonia sanremese diventa compito arduo, impervio e necessitante di una buona dose di selfcontrol.
La massimalizzazione del prodotto nazional popolare, che dalle primitive tre giornate degli esordi si è trasformata sotto il baudismo dell’ultimo decennio, in unasettimanauna di esibizioni pietose, ospiti da prima pagina, polemiche sterili e opportunistiche, ex gay folgorati sulla via di Damasco della redenzione eterosessuale, testi di livello pueril-demenziale dove il confine della rima cuore-amore sembra non essere mai stato varcato, riduce tutti noi ad uno status di errabonda ricerca del silenzio dallo Tsunami Bonolis e di un sipario che cali sulla città dei fiori.
Ci svegliamo nottetempo in un bagno di sudore, atterriti dal nasuto conduttore e dal suo fido attendente intenti ad inseguirci con una rovente caffettiera Lavazza in mano per costringerci ad ascoltare un compilation di Sanremo Giovani e di esprimere un voto via sms. Naturalmente tutto questo amplificato dalla sua flebile vocina priva di alcuna inflessione dialettale. E allora diventa taumaturgica
l’esigenza di spegnere la tv, cancellare stridule cantantucole figlie d’arte
che credono di dovere sfidare l’iperuranio dell’estensione vocale per
dimostrare di essere brave, non sapendo di andare incontro soltanto a pessime
figure…tanto è vero, e vivaddio, che poi vince tutto, facendo saltare il banco,
una nasona con gli occhiali in versione Woody Allen in gonnella, con una
canzoncina apparentemente banale e impacciata ma che in realtà…quindi spegnere la tv, uscire di casa e rinfrescarsi le membrane auricolari altrove.
Ed ecco che a cavalcioni della mia Ducati 996 customizzata con un teschio fosforescente, attraverso le gelide nebbie di questa città e mi dirigo verso l’estremità nordoccidentale della medesima. Una volta dovevo farlo a bordo di una saggina spelacchiata, per lo meno ora stile e tecnologia rendono meno ardimentosi i movimenti di noi povere discendenti di Salem… raggiungo così un luogo dal nome esotico ed affascinante, che rievoca nella mia mente arzigogolati quartieri catalani, caotiche bidonville argentine, forsennati e sensuali concorsi di
tango, di luoghi nati dalla penna di Borges o di  Marquez o di Zafon e che s’infiammano di moti popolari per il pane e la libertà da dittatori sanguinari o che si acchittano a festa per riempire d’entusiasmo stadi stracolmi di corpi vocianti…EL BARRIO, la cui struttura si erge cinta da un muro bianco come quelli degli ospedali o delle caserme, pare una vecchia scuola elementare rimessa a nuovo, qualche albero nell’aia adibita per i concerti estivi e tutt’intorno le simmetriche
costruzioni di edilizia popolare che diedero vita alla Falchera, uno dei tanti
quartieri dormitorio che questa città sacrificò sull’altare del Boom economico
degli anni 60, dell’emigrazione coatta dal sud e della strabordante arroganza
imprenditoriale e dittatoriale di Mamma Fiat. Una strada provinciale che
immette al paradiso alpino attraversando centinaia di paesi e frazioni scorre
fra El Barrio ed il resto del mondo…e qui dentro ci trovi gente, che come in
altri luoghi che sto imparando ad amare grazie  questa missione affidatami per 
Pagella rock, si sbatte per rendere tutto al meglio, per fare in modo che questi luoghi vivano di musica, di creatività, di cultura, di impegno sociale e coinvolgimento dei giovani, di  tutto quello che serve affinché un barrio sia un luogo di cultura popolare e di convivenza civile e non un luogo di emarginazione e
sopraffazione…anche qui entro e trovo nelle hall la troupe intenta a realizzare
le interviste…più vedo questo progetto in atto più mi rendo conto che le cose
iniziano ad oliarsi con elvetica precisione nella gestione della faccenda
Pagella…non è solo la musica il motore trainante, ma poco per volta anche altri
contenuti e altre professionalità si stanno approfondendo, si stanno sviluppando
e affinando…bene bene…e a quanto pare i ragazzi delle band si prestano
ovviamente con grande disponibilità al sacro rito dell’intervista
pre-esibizione…la sala concerti del Barrio è ampia, accogliente e idonea alla
musica dal vivo, l’acustica non presenta alcun ostacolo fisico e l’impianto
pare essere di buon livello anche perché gestito da fonici
professionisti…chiuderanno le esibizioni eliminatorie Antony Laszlo che come
recita il comunicato stampa ufficiale “Anthony laszlo sono Anthony s. chitarra e voce. Andrea laszlo batteria e voce. Due. forse bevono troppa tequila. forse non bevono solo la notte. comunque. si
rincontrano dopo altre experience tipo milena lovesick. nadar solo. estelle. e
chi più ne ha più ne metta!!!!....


Anthony Laszlo. ma chi sono? forse qualcosa di relativamente
essenziale. come essenziale è il suono. chitarra. batteria. due voci. può
succedere di tutto!  
…ebbene d qui non ci si capisce una sega, però posso confermarvi che sono due grandissimi musicisti e che le loro pregresse esperienze musicali non hanno fatto altro che esaltarmi…sono una donna non sono una santa…

Salgono sul palco quindi i nerds of noantri detti THE FEEDBACK…ebbene che dirvi…sintetizzano il meglio di ciò che possiamo chiamare britpop dal punto di vista meno mainstream e più indie…venature di Artic Monkeys soprattutto nell’apparentemente impacciata modalità di approccio al palco, che invece diviene punto di forza di un modo di stare in scena molto coolness e surreale…animano la numerosa platea con un indiepop appunto che rievoca oltre che i sedicenni eroi di myspace, ache i Franz Ferdinand, i primi Kaiser Chief, con echi inconsci di Beatles e Pixies…ovvio il tutto con le dovute proporzioni e le consuete nefandezze dei giovanissimi neofiti, ma con una ricerca melodica talentuosa e con buoni spunti
di originalità in un mare di band che agognano la notorietà mediatica fatta di
frangette e jeans aderenti sotto il culo…bravi The Feedback…vi consiglio di
registrare un demo, mandarlo a sPazio211 con affrancatura del Galles e chiedere
a Gozzi 5000 euro per suonare la prossima estate…sicuramente Gozzi cadrà nel
tranello e io e voi ci divideremo il cachet…prima di andare a Scalo76 come next
big thing d’oltremanica…

E’ la volta poi dei 67ESPRESSO che sono dei bravissimi ragazzi, hanno una cantante carina carina, è il secondo anno che si esibiscono su questi schermi, infatti sono tecnicamente bravini, scaldano un pubblico di adepti e seguaci armati addirittura di striscione…ma ahimè mi risultano alquanto insignificanti…nel senso che sono innocui…né bene e né male, quell’aurea mediocritas che magari potrà condurli a fare serate nelle birrerie o ai contest per partecipare a qualche manifestazione nazionalmusicale, ma che non incidono sulle mie corde…non mi provocano neppure rigetto, e purtroppo l’indifferenza per me è un valore negativo nella musica…mi spiace, ribadisco che siete bravini ma a me non piacete…come le ostriche…nonostante quel che si decanti io le ho sempre trovate né più e né
meno che un bicchiere di acqua salata mandato giù a forza…e pure sono donna dai gusti e dalle frequentazioni raffinate…noblesse oblie…

Infine è la volta di loro: i
PROBLEM’S, che vengono presentati con clamore dal solito banditore comunale
messo a fare il Bonolis di Falchera, che però mi sta sempre più simpatico…forse
perché rivedo in lui qualcosa di me…boh non so, una specie di sensazione
inspiegabile…ebbene questi Problem’s hanno qualcosa…si presentano con un look inequivocabilmente preso in prestito dall’estate londinese del 1977…il cantante è un versione obliqua di Sid Vicius e Piero Pelù presputtanamento senile…il resto della band un variegato squarcio sul look metalglamgothic…cappelli texani e borchie, anfibi e cravatte legate in fronte…esordiscono con un pezzo marziale e ritmato che esalta la teatralità del frontman, vero e proprio fauno da palcoscenico…eppure non sono punk, non nell’aspetto squisitamente musicale intendo…logico che io
consideri il punk un’attitudine culturale più che stilistica, quindi loro sono
Punk, ma dal punto di vista musicale esplorano forse inconsapevolmente ben
altri lidi…quell’art rock dissonante e appunto teatrale dei Velvet Underground,
dei Doors, poi dei Damned, dei Suicide, dei White House dei Clock DVA –se solo avessero dell’elettronica nel loro bagaglio- mi sembra che puntino molto, a
ragione, sulla versatilità istrionica del baldo giovane in cattedra di cantante
e performer…dovranno ovviamente modularla, non fare in modo che si trasformi in una grottesca pantomima del dannato del rock, ma canalizzata in maniera
costruttiva potrebbe fare la differenza su decine di impersonali cantanti…ci
sono problemi…questo è evidente…

Ora vi lascio cari miei fedelissimi lettori…con Sincerità…risalgo sul mio Ducati e volo verso il paradiso dei cani sciolti…

Inderogabilmente chic Miss Mud