GIOVEDI' 12 MARZO
CPG (CENTRO DEL PROTAGONISMO GIOVANILE)
Strada delle Cacce 36, Torino
IL DISORDINE DELLE COSE
+ ARLEQUIN’S CARILLAUM +
GODS' N' FOXYLADY
+ ROTTEN
Il 12 marzo, in anni ovviamente diversi sono nati,
nell'ordine James Taylor (1949) fondatore sulle ceneri dei Prisoners del James
Taylor Quartet, Steve Harris (1956) fondatore degli Iron Maiden, Graham Coxon
(1969) fondatore insieme a Damon Albarn dei Blur e Pete Doherty (1979)
fondatore di The Libertines, Babyshambles oltre che gossippato ex turbolento
dell'anoressica cocainomane top model Kate Moss. Voi direte che c'azzecca,
ebbene il caso vuole che bene o male le band che suonano stasera al CPG per
Pagella abbiano qualcosa nel proprio DNA che è debitore ad un giorno così
importante nella storia della musica.
Nel senso che le band pescano chi nel poprock britannico
cercando di inserire brandelli di italianità come i Gods'n'Foxylady, chi
affonda le proprie radici nel trashtecnometal come i Rotten che però senza i
Maiden band seminale il metal non sarebbe mai diventato quello che è stato ed
infine i lisergici Arlequin's Carillaum debitori alla scena prog, agli ELP e
all'uso monumentale di synth e chitarre la propria retorica stilistica.
Nel numero il destino. 12 marzo. Salgono sul palco i Gods'n'Foxylady,
che esibiscono niente popò di meno che una graziosissima pulzella ai
tamburi...o gaudio per le mie gonadi di donna del rock, laddove gioisco nel
vedere la signorina Volpe- da cui il Foxylady del nome, geniale...-ardimentarsi
con rullate, charleston e timpani...ordunque i G'n'F tentano una terza via
all'approccio seminale che li vide secondo me band derivativa del nuovo rock
nostalgico delle'era dei “The” qualcosa: The Strokes, The Libertines, The
Editors, The Killers...influenzandolo con suggestioni di matrice più
intimistica e post-rock. Ora le intenzioni sono lodevolissime e devo ammettere
che alcuni passaggi della loro esibizione non sono stati deprimenti,
tutt'altro...la signorina tiene bene le redini della parte ritmica e nel sound
complessivo emergono qua e là influenze comuni agli stessi tre componenti,
ovvero scorgo una deriva wave e oscura sia nei testi che nell'attitudine...loro
la chiamano indie post-rock, per me rimane spleenrock, l'epoca aurea della
Tarda new wave incatenata nelle liriche, ahimè profetiche, di buonanima Ian
Curtis...anyway i problemi non sono nella cifra stilistica, bensì nei rudimenti
tecnici che vanno affinati e oliati...pretendiamo quindi maggior cura negli
arrangiamenti, nella impostazione vocale e nell'insieme compositivo...ripassate
presto e curate bene la parte compositiva...i riff funzionano bene e l'ambiente
generale in cui vi immergete a me potrebbe garbare moltissimo...olio di gomito
ordunque!
chi invece mi appare assolutamente consapevole della
propria direzione non solo musicale bensì
concettuale e intelletttuale sono questo ensamble di lungocriniti
profeti del Prog momumentale e sinfonico di matrice seventies...citano i GONG
come alma mater spirituale e si appellano Arlequin's Carillaum e
devo assolutamente definirli eccellenti, sia sotto l'aspetto tecnico sia sotto
quello della personalità. Tutti poco più che diciassettenni, sebbene rinchiusi
in una armatura fisica di tutto rispetto...sono dei ragazzoni alti così...con
due spallone larghe larghe...mi hanno impressionato per la consapevolezza con
la quale riscrivono la liturgia del progressive che tanto sonorizzò i lisergici
anni 60 e 70, provocando poi un eccesso di rigetto barocco che sfociò nel
minimalismo del punk...ebbene gli A.C. sono esecutori di due lunghe suite di
circa dieci minuti ciascuna nelle quali citano a piene mani riferimenti
culturali e filosofici aulici, tributando ai massimi capostipiti della scena di
riferimento il loro omaggio sotto forma di arzigogolate decalamazioni, sempre
però bilanciate nell'esecuzione di buon gusto e ricerca...una sintesi di
Mathrock ante litteram... impongono l'uso di almeno tre idiomi differenti al
loro songwriting e distribuiscono tappeti tastieristici idonei a farsi ornare
da incursioni di sax e intrecci chitarristici prossimi alla beatificazione
della distorsione classica. Incuranti del tempo e delle mode realizzano
qualcosa che è insolito registrare a queste latitudini...la sperimentazione
avanguardistica che paradossalmente pesca nel passato per giustificare la
propria linfa innovativa....sebbene penalizzati dal mancato funzionamento di
una delle tastiere rendono appieno l'idea di ciò che vogliono narrare: figli
della scena di Canterbury, quella che regalò al progressive oltre ai già citati
Gong, anche Soft Machine, Khan, Arzachel e Delivery, si impicciano di
ricordarmi anche King Crimson del benemerito Fripp, i Camel e Procol Harum, sebbene sottotraccia il vero
album seminale del prog, oltre agli eseprimenti zappiani fu l'inderogabile Sgt
Pepper's dei Beatles...onore a voi A.C. Sono semplicemente ammirata.
infine ritorniamo nsulla terra con i marcissimi Rotten
il cui nome è sintomatico di uno stato fisico e mentale sull'orlo del
collasso...metallari fin dentro il midollo osseo, guardano alla scena trash metal
degli anni 80 e 90, quella che dalla Bay Area, San Francisco, conquistò il
mondo grazie a band quali gli ovvi Metallica, ma anche Flotsam&Jetsam (da
cui proveniva Jason Newsted, il rimpiazzo al basso di Cliff Burton dei
Metallica, che era prematuramente scomparso nel tour di Master of Puppets nel
1986), i Megadeth, gli Exodus...i Rotten partono sicuramente da lì ma poi mi
pare che si spostino verso la degenerazione più bieca del trash che fu esaltato
da band quali i D.R.I. (Dirty Rotten Imbecilles appunto), S.O.D., Sepultura,
Sarcofago, Exciter e via via i grandiosi Slayer, Death, Secred Reich, Dark
Angel, Obytuary e le figliazioni
europee e scandinave quali Kreator, Sodom, Mekong Delta, Celtic Frost, Corner,
Necrodeath etc etc fautori di quel crossover che meticciava l'Hardcore, il
trash e lo speed metal con testi truculenti e splatteranti, saghe medioevali e
riferimenti al politico e al sociale,
tant'evvero che coverizzano i Carcass e ci regalano dei siparietti di
geniale ignoranza attitudinale...sebbene suonino con perizia e precisione la
loro materia...bravi nel genere affrontato che io ascolto sempre con sottile
commozione e nostalgica rimembranza di quando fui...
chiudono gli ottimi headliner Il Disordine delle
Cose , testimonianza sublime dell'indie italiano, condivisori di
fortune e palchi con il meglio della scena italiana (vedasi il loro myspace) e
prodotti da quel grande musicista che è il mio amico Luigi Giancursi dei
Perturbazione...
complessivamente una buona serata di rock stasera...tant'è
che posso ritirarmi soddisfatta sul mio destriero metallico in attesa di una
nuova notte di fatiche.
VENERDI' 13 MARZO
HIROSHIMA MON AMOUR
Via Bossoli 83, Torino
MR. T BONE AND THE YOUNG LIONS
sala Modotti
CLOSED EYES + LOST WINGS + ZHEROES....
HMA risponde sempre bene al richiamo di pagella...gremito
e in linea con una serata che vedrà esibirsi sul mainstage i pirotecnici Mr
T-Bone & The Young Lions
rompono il ghiaccio gli Zheroes capaci già
dal nome di risultare accattivanti ed iconoclasti...eroi da zero...un calembur
interessante...elargiscono venti minuti di punkskarock, tradizionalista,
debitore ai Nofx, Rancid e ai gruppi italici degli anni 90, quali i primigeni
Punkreas, gli Strike e i Persiana Jones...hanno una crew di hooligans al seguito
che fanno un colorato e movimentato ingresso incursivo sotto il palco, animando
un discreto pogo e l'insorgenza delle chiare manifestazioni di dissenso dei
“pacifisti”...gli Zheros pertanto non aggiungono nulla alla tradizione, hanno
un valido trombettista che andrebbe sfruttato maggiormente nelle composizioni,
hanno il tiro giusto, devono affinare l'aspetto vocale e corale mentre gli
arrangiamenti elementari funzionano...energia e movimento...benino...alla
prossima.
è la volta poi dei coloratissimi e a la page Lost Wings, con una graziosa
signorina alla voce, alternata ad un gigantesco chitarrista
cantante...pirotecnici basso e seconda chitarra...hanno piglio e
personalità...soprattutto la signorina armata di radiomicrofono leopardato e
dotata di un carisma da scafata frequentatrice dei palchi del rock...si sanno
muovere bene, sanno coinvolgere una claque di adepti e seguaci, e tutto sommato
propongono una classica versione di powerpop buono per tutte le
occasioni...ricordano nei fraseggi vocali lui-lei gli Evidence, basso e
chitarra si confondono nel pubblico grazie alle diavolerie della tecnica in
wireless, ma tutte queste coreografie se servono a riscaldare l'ambiente e a
dimostrarci che i Lost Wings sono potenzialmente una buona band non mascherano alcune lacunette che ovviamente ci sono...la signorina per esempio è dotata e carismatica, ma deve evitare di eccedere in tonalià elevate perchè corre il
rischio di steccare e vanificare quanto di buono sa fare e dimostrare....lo so
che è la tendenza prodotta dal quel troiaio di vanitosi che è Amici, ma da lì è
meglio prendere il meno possibile come esempio...per il resto mi sembra invece
ben impostato il chitarrista cantante, che per chi di Torino bazzica la night
life è uguale identico a Titta, dj di General Electric and more, la sezione
ritmica e l'insieme è buono ..lavoriamo con maggiore umiltà e questa sintesi di
pop e rock che mette insieme Anvril Lavigne, Anouk, gli Evidence e le
Girlschool possa avere un seguito.
infine i Closed Eyes penalizzati da essere gli ultimi ad esibirsi,
dopo il tornado Lost Wings denunciano però imbarazzanti carenze tecniche e di
personalità....sommano punk rock, hard rock e qualcosa di ciò che rimane del
grunge...effettivamente la loro esibizione non è di quelle memorabili...li vedo
molto legati e non eccessivamente dotati tecnicamente...spero che ciò dipenda
dall'emozione o da qualche altro fattore endogeno...ma non riesco proprio ad
appuntare nulla di positivo sul vostro conto se non che siete dei bravi e
volenterosi ragazzi...magari mi sbaglio ma credo che ancora i tempi per voi non
siano maturi...voce incerta, gravi imprecisioni nel coordinarsi fra
strumentisti, canzoni che appaiono abbozzate e che finiscono come per
caso...riprovare, riprovare.
e ora via verso il sabato ciriecense.
SABATO 14 MARZO
TAURUS
Via D'Oria 20 angolo via Mazzini, Ciriè (TO)
CANI SCIORRI’
LAST RAIN FOR
+ OFF THE WAGON + TASSO BARBASSO + KLAVERISH....
e ritorno da te...siamo di nuovo al Taurus...che è luogo di
caratura elevata...romanticamente adagiato sul ciglio di una provinciale che
conduce ai monti, a ridosso di una vecchia fabbrica trasformata in centro
polifunzionale, prospicente il muro di cinta di Villa Remmert che ha quel
qualcosa di retrò che nella vetusta Ciriè mi rimembra ardori e passioni
giovanili mai sopite
luogo di democrazia attivata orizzontalmente...tutti
mangiano insieme: le band di pagella e gli headliners, a tutti viene riservato
lo stesso rispetto e la medesima disponibilità da parte della struttura, dei
fonici, dei tecnici e dei responsabili del Taurus, ed è così che deve
essere...lode e onore al Taurus...A BUON INTENDITOR POCHE PAROLE...
veniamo a noi...è sabato sera e il locale è imballato...le
interviste di rito si sussegguono nel backstage...il clima è elettrizzante e
familiare al contempo...tutto funziona come deve e infatti nonostante quattro
band in scaletta si inizia in perfetto orario...
chi chiude stasera è qualcuno che ha aperto il mio cuore in
passato...loro vengono da Bra, provincia Granda, si chiamano Cani Sciorrì
e rappresentano la grande scuola cuneese del posthardcore italiano:
Dead Elephant, Fuh, Slaiver, Io Monade Stanca alcuni dei loro sodali...sangue,
sudore, disciplina, talento, coraggio, attitudine...nipoti dei Refused e del
meglio della scuola eversiva bostoniana e shellacchiana, Jesus Lizard e
Converge nello stesso contenitore senza dimenticare tracce alla caffeina di
hard blues maleodorante di Blues Explosions e ODM...respect Cani...e forza
Toro!
quattro sono tanti, passiamoli in rassegna subito...
Off The Wagon : coverizzano l'hard rock in maniera positiva, iniziano con gli
Aereosmith di Eat The Rich, citano i Led Zeppelin di Good Times Bad
Times che non è uno dei pezzi più consueti di Page&Plant e finiscono
sui Metallica di Enter Sandman...che dire suonano bene...con tiro e
convinzione...fuori concorso...ottimi per feste della birra e convention di
motociclisti del canavesano...qualora iniziasssero ad affrontare composizioni
di propria fattura potremmo riparlarne...la tecnica c'è...
Last Rain For: fashion victims a tutti gli effetti..sono fighettini e curatini
come tutti quelli che sono in rotazione su MTV: dARI, Sonhora, Finley etc etc
si ispirano anche, secondo me, alla scena emo USA di My Chemical Romance e
sdolcinature simili vestite da punkers...le frangette sono ok, il parterre di
groupies carine idem...loro suonano con convinzione e stile...hanno anche
un'ospitata in screamo di un loro consimile...ci sanno fare...io ne ho le palle
piene di questi cloni dei cloni...ma loro sono bravini e credibili ed io che
stasera sono buonina non ho voglia di affossarli...conferitevi maggiore
personalità originale e forse il mercato mainstream potrebbe accogliervi....
Tasso Barbasso: scomodano fin dal nome le frequentazioni liceali (classiche)
di ciascuno di loro....il Tasso barbasso, albero selvatico che cresceva nel
giardino della Monaca monzese narrata
dal Manzoni proprio in quel romanzo lì ma raccontato anche da Virgilio
nelle Bucoliche...inoltre hanno un
approccio colto anche con la musica che propongono...un freejazz venato di
bossanova e swing, con dei talentuosi al pianoforte, al basso, alla batteria e
alla chitarra...introdurrebbero volentieri un crooner, un confidenziale alla
Bublè...peccato che tutto venga infranto dal vocalist che è simpaticisssimo,
con una faccia paracula come pochi, ma
ahimè totalmente inabile all'esercizio delle corde vocali...fortunatamente gli
viene incontro la seconda voce, femminile, che limita i danni seppur non eccellendo...peccato...i
Tasso Barbasso sono una splendida realtà musicale, dal punto di vista
strumentale, inficiata ahimè da due voci non all'altezza...che dire ragazzi o
andate a lezione di canto oppure cambiate vocalist ma non retrocedete di un
passo dal percorso artistico intrapreso...bravissimi comunque....bravissimi..
Klaverish: e qui siamo di fronte ad una classica rock band influenzata dal
punk, dal grunge e dall'hard rock tradizionale...suonano bene e con
convinzione...non evidenziano pariticolari picchi di originalità, ma nemmeno
lacune e amnesie gravi...amministrano un pubblico numeroso e accaldato da un
sabato sera primaverile e riempiono bene gli spazi loro concessi...in attesa
che Cani Sciorrì devastino tutto....credo che i Klaverish se saranno in grado
di apporre modifiche personali agli stilemi di riferimento possano diventare
una rock band di tutto rispetto...
esausta esco al chiarore di luna lassù e ripenso alla mia
solitudine...di queste tre sere...un banale incidente d'auto ha messo fuori
causa per qualche giorno la mia amica dall'occhio che indaga, fotografa... e
riprende...ci manchi Chicca, torna presto...sta casa aspietta te...
tua Mud