SABATO 21 MARZO
ARTINTOWN
Via Berthollet 25, ore 21:00
I TRENI ALL’ALBA + LE APPARENZE + PAIN +
ZARATAN + ATOMIC LIZARD....
La primavera fa il suo impetuoso ingresso nelle nostre vite, mutando in
brillante soleado il profilo dei nostri giorni. Le strade illuminate da
raggianti fasci di sole appaiono colorate anche se immerse nel cemento e
sopraffatte dallo smog. La luna splende nelle sere di marzo come negli omonimi
giardini cantati a suo tempo da Battisti e noi ci rechiamo nell’accoglienza
dell’Artintown per una superserata di selezione di prima qualità. Valore aggiunto
alla serata saranno gli headliners, i favolosi folk destroyer I Treni all’alba (www.itreniallalba.com) guidati dal prodigioso Sabino Pace al
pianoforte coadiuvato dal dinoccolato Felice Sciscioli alla batteria
e dai due virtuosi chitarristi Paolo
Carlotto (chitarra acustica ed elettrica) e Daniele Pierini (chitarra acustica e classica): progetto che fonde
l’esperienza decennale maturata da ciascun componente nell’area punk e rock
alternative torinese (dai seminali Bellicosi alle esperienze postpunk e indie
di Encore Fou, Rudimenti, Le
Consuetudini, Sparkle) all’esigenza di emanciparsi dagli argini canonici della
forma canzone per elaborare un discorso incline prima alla sonorizzazione di
ambienti, lunghi e cortometraggi e scatole teatrali, per poi adagiarsi sulla
produzione autoctona di dischi e concerti live. Un florilegio di pianoforte
classico, fughe post folk e incursioni punk sono il marchio di fabbrica di un
ensemble unico nel suo genere che riempie il sotterraneo sansalvariano così
come ogni luogo in cui si esibiscono sciorinando cabaret d’avanguardia e musica
d’essai. Lunga vita a Sabino e ai suoi seguaci…per la produzione di Tino
Paratore..mica cazzi… ....
Il buon Felice sostituisce
l’incartapecorito messo (lì) comunale nelle interviste pre-show alle band e il
clima al solito inizia a caricarsi di aspettative ed emozioni non da poco…....
Apro una breve parentesi animata da vis polemica e dissidente:....
nei giorni scorsi Torino e Roma, in particolare, sono state attraversate da tensioni a margine delle sacrosante
manifestazioni di studenti e docenti contro la improponibile riforma sulla
scuola provocatoriamente dettata dalla ministra Maria Stella (sic!) Gelmini.
Tali tensioni si sono maggiormente evidenziate nella contrapposizione atavica
fra opposti schieramenti di giovani estremismi…faccende vecchie come il cucco,
che nell’Italia degli anni 70 e 80 erano all’ordine del giorno, purtroppo molto
spesso con degenerazioni sfociate in sanguinosi eventi di matrice terroristica
ed eversiva…però il grottesco ministro Brunetta, quello che nelle foto
d’insieme del consiglio dei ministri compete in altezza con il premier e il più
delle volte viene lascito fuori dall’inquadratura, ha sommato alle sue già note
sparate su fannulloni, finti malati e imboscati, generalizzando in maniera
manichea un malcostume tipico dell’amministrazione pubblica italica da sempre;
però quando il buon Brunetta ha definito GUERRIGLIERI i giovani contestatori
auspicando per loro il trattamento adeguato da parte delle forze di polizia, ci
è tornato in mente il lugubre presagio di un suo esimio predecessore, quel
Francesco Kossiga burattinaio non troppo occulto, in combutta con Logge P2 e
Gladi e servizi segreti vari, di una stagione politica oscura e ancora da lì ad
essere del tutto rivelata. Eviti quindi il tersicoreo ministro dalla chioma
fluente e dalla statura mediocre e dalle uscite pubbliche imbarazzanti, di
sbizzarrirsi in scomuniche e richiami alle leggi marziali…e magari venga un poco
più sovente ad ascoltare e vedere i nostri ragazzi da vicino…altro che
guerriglieri
Sono proprio i PAIN trio Hip Hop ad aprire le
danze. E ne sono felice, poiché non sono usuali posse in competizione e la loro
presenza garantisce un valido e apprezzato diversivo all’evolversi delle
serate. I Pain si presentano con un buon impatto ambientale, coinvolgono il
pubblico attraverso i codici di quel linguaggio tipico del rap, idioma di
strada, fatto di rime taglienti, versi che spaccano e puntano, bumchabumcha,
dritto al cuore e alle gambe…i Pain su questo ci sanno fare…alternano i tre vocalist
con incursioni credibili e abbastanza oliate, si rifanno alla scena classica,
old school del rap tricolore, pochi fronzoli e molta sostanza (To.posse, 99 e
Assalti), si lasciano ovviamente suggestionare dagli heroes da classifica
(Fabrifibra et similia)…peccano secondo me solo sulle basi un poco troppo
demodè e già sentite (tutto quell’r’n’b americano da charts, con vocoder sulla
voce che mi ricorda Gemelli Diversi e/o Snoop Dogg, bleah!!!)…radicalizzerei
l’aspetto lirico, che in alcuni frangenti, tipo nell’opening Un vita spesa in sala pesi funziona
eccome…bene per il sostegno alla musica emergente più volte declamata, meno
bene lo sforamento dei tempi concessi…respect vuol dire anche quello,
rispettare i gruppi che vengono dopo e gli organizzatori…YO! Brotha, do the
right thing!!!
È poi il momento degli (lle) Atomic
Lizard tre graziosissime signorine che all’apparenza sembrano sosia di
star già affermate:la chitarrista è la fotocopia della rockstar islandese
Bijork all’epoca del suo esordio internazionale del 1993 Debut, ricordate la
foto di copertina ? e soprattutto delle mutazioni genetiche di Homegenic del
97, la bassista ricorda la splendida rossa Melissa Auf Der Maur, già
quattrocorde delle Hole di Curtney Love e degli Smashing Pumpkins prima di un
ottima carriera solista e collaborazioni d’alto bordo con QOTSA, Laneghan,
Twiggy Ramirez, onfine la cantante molto eterea e apparentemente distaccata
dalle cose terrene si nasconde dietro un paio di occhiali da maestrina e su due
trampoli che ne valorizzano la silouetthe snella e atletica tesse filiformi
melodie vocali ad intrecciarsi con le ardite evoluzioni musicali della band. I
maschietti dell’ensemble ne costituiscono l’impalcatura strutturale con un
lungocrinito chitarrista che compone, canta e suona in maniera decisamente
matura, un sassofonista incursivo e creativo e un batterista preciso e potente.
La loro è una proposta altamente revanscista e coraggiosa, giocano sul confine
fra il prog anni 70 e le avanguardie postjazz, si incuneano nelle matasse della
psichedelica e tentano di ordinare tutto nella matematica del rock erudito e
aritmetico. Che dire: bravi e coraggiosi, ovvio una scelta artistica di
siffatta guisa necessita di una perizia, di una precisione e di una amalgama
che non lascia nulla al caso. Citano e dedicano un’ode al mai troppo compianto
Syd Barrett ricordandoci che senza di lui, loro suonerebbero menate tipo i Sonhora
e i Finley ed io non posso che commuovermi: spaziano dai Traffic ai King
Crimson ai Jetro Tull (soprattutto nella venatura e nel colore della voce del
chitarrista), alternano impennate elettriche a pause semiacustiche e affeschi
jazz…più decisa la signorina deve essere nei suoi interventi, maggior coesione
d’insieme ma mi sembrano effettivamente bravi e motivati…evviva ....la Lucertola.. Elettrica..…
Zaratan : ottimi
esecutori di, e qui mi spendo la definizione usata dal papavero presentatore,
FOLK METAL! Pogate e zappate. In realtà i giovanotti mi appaiono un ottimo
gruppo di solido hard rock/metal evoluto, integrati da una tastiera che
sostituisce la funzione che nella musica occitana è assolta dalla ghironda e si
propongono in effetti come una versione metal dei Lou Dalfin…voce impostata e
profonda, ottime impennate power metal a metà fra i grupponi di bovari
metallici dell’Arizona e del Colorado ( penso ai Down creatura di Phil Anselmo
nel post Pantera, capace di intersecare il metal con il post country) e quelli
scandinavi, at The Gates, Paradise Lost et similia…i testi mi pare che parlino
di battaglie, di onore e coraggio...ma altrettanto mi sembrano autoironici e dissacranti…validi
tecnicamente e per portamento, eccentrici e originali nella loro rilettura di
un paradigma, come quello del metal, troppo spesso soggetto alla reiterazione
infinita di se stesso…folk metal up your ass!
Le Apparenze : del
lotto si stasera mi appaiono i più incerti…sebbene si propongano da subito come
una band incline al rock melodico inficiato di pop e velleità cantautoriali…in
effetti per l’intersezione fra testi e impostazione vocale mi ricordano i
Nomadi…e che per me non è una bella cosa…li trovo poco originali e abbastanza
sopra le righe nell’equilibrio fra musica e cantato… ma forse sarà solo a causa
della mia proverbiale avversione per il famigerato rock italiano che in un
recente passato ha condotto sulla via della discografia veri e propri casi da
reclusione e isolamento…che vi devo dire badiamo di più ala sostanza e di meno
alle …apparenze
Alla prossima miei glamourevoli adepti…mi tuffo in questa notte di
primavera respirandone assenzio e polline disciolti nel vento…
Ps
È tornata la mia amica gotica, ed io mi sento meno sola…bentornata….
Your Lovable Miss Mud