Recensione sul portale SentireAscoltare:
http://www.sentireascoltare.com/preview.php?s=review&review_id=2772
Quando Vieni
33 Ore
Garrincha Dischi
Il contenuto e la forma piacevolmente avvinghiati. Canzone d'autore, certo, ma alla maniera di Marcello Petruzzi,
di professione musicista. Uno che nei Caboto frequentava tecnica e
preziosismi e nei Franklin Delano affinava stile e melodia, in
previsione di un progetto solista quasi inevitabile.
33 Ore: saliscendi melodici appiccicati a un jazz in pillole, ad
arrangiamenti minimali ma raffinati (ottoni, archi, wurlitzer,
batteria, chitarre, tastiere, la strumentazione), ma soprattutto a un
presente autobiografico ancorato profondamente al passato. Quello dello
stesso Petruzzi. Sembra evidente in brani come Diventi nuvola, con le atmosfere rarefatte e la disillusione à la Piero Ciampi
che traspare da ogni dove. Tanto che viene da pensare che il Nostro
abbia perfettamente appreso le dinamiche alla base del lavoro dei
cosiddetti “cantautori”, sintetizzate a dovere in quell'irrefrenabile
desiderio di liberare sullo spartito i vuoti dell'esistenza e le sue
contraddizioni. Il tutto senza filtri che garantiscano l'anonimato e
con il rispetto per la materia che ogni buon neofita dovrebbe sempre
dimostrare. Un'innocenza nascosta dietro alle andature a singhiozzo e
nei ricordi malinconici della title track, confusa nel battere morbido
di Un nome, mascherata dalle inquietudini di Per quando mi mancherai, cullata dagli archi di Gennaio, sottolineata dal blues di Gioca.
Dovessimo contestualizzare la musica di 33 ore, ci affacceremmo probabilmente sugli anni sessanta, epoca di crooner
in bianco e nero dalla spiccata eleganza e i significati profondi, da
cui il Nostro riprende il mood e il coraggio per una scrittura ricca di
particolari. Soppesati, magari, da un Nick Drake periodo Bryter Layter capace di collezionare rime di spessore su tablatures
originali e di farsi rapire dalle strutture ariose della musica.
Insomma, segni distintivi di una proposta già matura in cui le
potenzialità di una parte musicale plastica e multiforme si sommano al
carattere introverso della poetica. Per dar vita all'ennesimo disco di
valore in un inizio 2009 a dir poco sorprendente.
(7.5/10)
Fabrizio Zampighi