Finalmente il precipizio...
e non ero al pianoforte,
ero umanamente in giro, come stronzo/scimmia qualsiasi nei recinti romboidali, verdi invisibili a occhio nudo di uno zoo,
che poi è questo mondo.
E lo giuro, da stronzi si sopravvive, ossia si galleggia come morti nelle maree del tempo in vita.
Questo è.
Altro è vivere.
E vivere, non è da stronzi credetemi, rinnegatemi pure per quel che scrivo oggi.
Altro è superare scimmie, uomimi d'onore, di morale, di intrattenimento, di chiacchera, di stato, di passato, insomma superare per vergognarsene un pò, arrossendo non più il culo, scimmescamente parlando, ma le tempie, umanamente parlando, con un leggero mal di testa in corso appena appena tollerabile.
E allora,
vado in fondo,
perchè in fondo perdo me, altro che stronzate,
questa è purezza...
e divento più leggero,
mi sfondo addirittura quel poco rimasto di plastico,
di elastico, di dilatabile nella mia persona.
Non bevo alcolici di solito, benchè mai in questi casi,
fumo, si, non moltissimo di recente.
Mangio bene, cucina italiana da qualche sera, un ritorno improvviso ai fornelli, alle melanzane, ai peperoni,
alle zucchine, all'olio d'oliva, al sale.
Prendo meno caffè, questo è vero e me lo dicono, spero così di tentare sprofondamenti più fluidi negli arretrati di sonno in fila dal mese di agosto.
Faccio il fango dai residui di saliva che la bocca mia produce resettando, si spera, metafore.
(una volta, la bocca era tutta nelle parole salivate alle tue orecchie, tra baci violentissimi, i sudori acidi, leccabili, i lobi come caramelle...)
ora secco il fango
e provando a respirare lentamente,
mi dispongo a non morire così, soffocato nella gola,
faccio nodi con le parole,
quelle che da strozzate tra i conati intermittenti,
tentano fuoriuscite a catena
inanellando inesauribili fuorigioco del detto e del ridetto.
Parole nuove ora sono nella palude.
Sono fuori di me, lo vedo, lo sento, lo annuncio, è festa divina.
Mi de-ludo perchè è da soli che si esce veramente da questa spece di cose, di gioco al massacro reciproco.
Le partite? Sono solitarie...e cosa sono le partite?
Furono partenze, viaggi, finestrini, biglietti, occhi, mani e quant'altro...
I controllori mi chiedono il biglietto ora,
fanno gli arbitri tra me e il mezzo di trasporto,
dirigono la "partita" negli acquazzoni in campo delle prime pioggie d'ottobre,
mi ricordano, che questo fuorigioco, che questa de-lusione,
va prezzata, punita, celebrata in un processo, condannata,
e ancora una volta lapidata con i sassi a forma del silenzio di E. rimasto impunito, illeso.
Pagho personalmente per tutti quegli stronzi centrocampisti galleggianti negli acquazzoni, dove le palle, i palloni, non rivoluzionano, non evoluiscono, non s'impennano, non s'irtano, non fanno il mondo.
Stronzi centrocampisti falleggianti, entrati in scena da soubrette impettite e corse ora negli spogliatoi a farsi doccia e capelli. Ecco la plebe come campionamento del mondo.
Applausi! Arena, lo stadio è stracolmo! Bandiere e fede.
Insomma, peccati e peccatori, turbati e turbamenti negli spogliatoi, negli accappatoi intrisi d'essenze comprate dall'ultimo viaggio nel deserto egiziano.
Ve l'ho detto, sono fuori, sono fuori di me. E' festa.
E dai, e dai che ci siamo, che finalmente la sassaiola sta per avere fine,
il mostro in fondo è stato beccato, sarà pure condannato, arrancherà, si sfalderà, si distruggerà, morirà d'amore con l'ufficialità della vita dei morti nei codici viventi, come si conviene a tutti. Amen.
Che il sangue sia con voi...e che si proceda d'ufficio:
Repubblica Italiana,
Ministero dell'Interno,
Questura di Roma
Commissariato di Polizia
Sezione staccata
l'ispettore parla di irrinunciabile "bocconcino prelibato",
"mezz'ora? il tempo di una botta e via?", mi fa un gesto inequivocabile di chi al posto del braccio
ci sente il cazzo duro. Guardo fuori dalla finestra, c'è il sole...elenco da commissariato:
Chi mi scopo, chi mi fotto, chi mi sta fottendo, chi mi ha fottuto, chi mi fotterà.
Uhmm, fottanza da macelleria, servizio allo stato completo.
Mi fotto da solo a questo punto, perchè la verità la posseggo negli occhi insieme all'anima tutta calpestata.
Vado avanti da uomo, mettendo la scimmia da parte. Non è poco credetemi.
L'appena appena tollerato rispetto per l'artista in questi casi e poi, la finzione, la menzogna di chi ti tradirà appena t'alzerai dalla sedia...
"ecco il mondo che ti fotte"
in nome del popolo italiano,
in nome del bene,
del perbene,
in nome del giusto,
in nome del gusto,
in nome di dio e della morale
del popolo e di dio sempre eternamente innamorati l'uno dell'altro
in nome della storia dove non sono,
dove non esisto se non negli archivi di un anagrafe...
in nome delle verità consacrate a norma vigente....e allora...
i miei silenziosi "porca troia" per le scale...
i "porca puttana" per le strade
"figli di una puttana merda" nei vicoli...
i miei "vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo...." tutti al muro, alle pietre che ti somigliano
le sacre bestemmie
discesa nei rituali degli strafottenti col sangue e la famiglia riunita.
Solo.
Serve nominare il difensore, o lo vuole d'ufficio?
Come lo vuole?
In culo lo voglio....lo penso e lo dico per le scale del commissariato...e poi arpeggi, ottave, trilli, metronomo, studi, tesi, letture, diteggiature, scrittura, struttra, vita trascorsa, avvenire già in corso..ombre, ghiaccio, neve, sale, mare...va fanculo c'ho pure fame adesso...
"Sedersi al pianoforte è precipizio"
No, no, no, mi dico che non è così, non potevo essermi sbagliato fino a questo punto...e invece si, mi dico che, non sedersi al piano ora sarebbe come morire davvero da stronzi...e allora mi siedo...e sfondo un'altro silenzio...piango.
Tu che fai tristemente visita al condannato nella grotta dove da mesi mi sono nascosto da tutti,
per celare al mondo il dolore, la nostalgia, la malinconia e l'amore invisibile.
Mi sono nascosto perfino da me stesso.
Come un fedele credulone ho pensato che fossi tu prigioniera di qualcosa, di qualcuno...macchè...ma che stronzo sono?
Tu che fai l'eroina, tu che trapassi la mia pelle bucando con l'ago puntuto dai giorni del silenzio,
io al collasso per astinenza da sostanza.
Ecco come mi definisco, un tossico.
Masochista infernale, tu...devastatrice di ogni mia cosa fragile, di ogni mio fiato, di ogni mio pensiero, d'ogni pezzo della mia carne tutta fatta a pezzi.
Muta per ben due volte, perchè hai avuto il coraggio di tornare indietro, e di nuovo muta, come lo sei sempre stata mi dico, più di due volte, più di venti, mille volte. imparai ad amare quel silenzio...
non mi sorprendo più.
Non mi emoziono più..
Tu sei muta come tutte le cose inutili e belle,
bella di una bellezza che già marcisce tra i pochi minuti che non so misurare, perchè non mi rendo più conto di quel che mi accade,
ti bacio la bocca perchè non sono Giuda...e trenta danari non valgono un tradimento, non valgono un dio, non valgono una verità, una vita...non valgono il mio amore...
Che se fossimo in un altro tempo, e forse lo siamo, le due ore che trascorreranno da questo istante, ossia l'istante di qualche giorno fa, sarebbero la piazza, la ghigliottina, la decapitazione pubblica...niente di così alto se non la corda e la cesoia.
Testa in basso, tac, nel cesto, tutti a casa. Lo spettacolo è finito.
Ritento ancora l'impossibile tuo silenzio, ti parlo, ti scrivo, ti cerco, umiliato come sono e per l'ultima volta di fronte alla resa forzata, alla disfatta a buon mercato annunciata da un anno e mezzo..ora si che rido..
Sappiamo bene io e te che il colpevole impunito sei tu nei tuoi silenzi da persona perbene...
e le parole ritardatarie, quelle che mai giunsero in tempo, ora puoi ficcartele dove vuoi, se mai, queste avessero posseduto la forza di uno sfondamento, di un abbattimento, di un amore con l'orizzonte arancio a sfondo nell'ora dei tramonti...tutto è compiuto, tutto è andato, perso per sempre nel tempo, nel vuoto.
Ora, sii felice.
Sorridi così come meschinamente tu mi hai chiesto di fare più volte, nei tratti dettati della tua anima venduta su fogli scritti veloci e poi strappati, negli avanzi d'ore d'aria da detenuta improbabile.
E intanto squilla il telefono...
"Madì, sei in nomination per un premio prestigioso.Teatro dell'Opera di Roma, in gara per la miglior musica originale, è un piccolo Oscar in italia per l'anno 2009. miglior musica alla danza contemporanea, sei contento?"
"Oh, ma grazie, grazie, ne sono davvero lusingato, sono contentissimo, non me l'aspettavo"
"allora, maestro, come va la vita, non ci siamo più sentiti, poi c'è stata l'estate...allora, dai raccontami tutto?"
"Bene, bene....e già l'estate...eh niente, che dire...grazie per la nomination...scusami, chiama il mio agente per qualsiasi cosa, dettaglio, sono in un momento difficile, sublime direi...grazie, grazie davvero".
Madì
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