MySpace


QUINCE

QUINCE MARLENE


Last Updated: 7/22/2009

Send Message
Instant Message
Email to a Friend
Subscribe

Gender: Male
Status: Swinger
Age: 101
Sign: Aries

State: Roma
Country: IT
Signup Date: 1/19/2008
Sunday, September 28, 2008 








critiques à MARLENE D. en français:
.........................................................  

RueDuTheatre
......................................................
LesCulturelles
...............................................................
Cerino MySpace
................................................................................
Regard en Coulisse
.........................................................................................
VIDEOTrailer de MARLENE D.

......................................................................................................

INTERVIEW à QUINCE

........................................................................................
Les Trois Coups
.....................................................................
Froggy's Delight
.....................................................................................
ArtistikRezo
.....................................................................................

PARISCOPE

........................................................................

ParuVendu  6/11/2008

.................................................................................

PARISCOPE

par Dimitri Denorme

22-10-2008


MARLENE D.


La bellezza conturbante di Marlene Dietrich, alla stregua di Ava Gardner o Marilyn Monroe, ha lasciato un segno indelebile. I ruoli che lei ha interpretato hanno poi contribuito a costruire la leggenda. Il resto del mito è dovuto alla sua storia e alla sua personalità.

Presenza magnetica, seduzione devastante, voce unica l'hanno imposta come simbolo assoluto della donna fatale, sofisticata e irresistibile.

Fare rivivere il suo mito sulla scena potrebbe essere estremamente pericoloso.

Niente paura, qui la dimostrazione è al massimo della nostra attesa.

Riccardo Castagnari ha creato uno spettacolo di una bellezza totale che si offre come un'incredibile dichiarazione d'amore. La cura particolarmente attenta data alle luci contribuisce a darci l'impressione di un appuntamento fuori del tempo.

Penetriamo dentro l'intimità della grande Marlene. La troviamo a casa sua intenta a preparare meticolosamente il suo prossimo spostamento.

Fragile, radiosa, appassionata, esaltata, arrogante, lei evoca con gioia o tristezza gli episodi della sua vita tragica e magnifica.

La sua ascensione verso la gloria, i suoi sogni, le sue delusioni, i suoi dolori, i suoi amori, i suoi film. Rivediamo le ombre di Jean Gabin, Yul Brinner e Burt Bacharach. La riscopriamo mentre interpreta i suoi classici, accompagnata al pianoforte da Andrea Calvani.

La magia si compie...

Per ritrarre l'Angelo Azzurro, Quince ha l'intelligenza di evitare la via dell'imitazione.

Né travestito, né drag-queen, lui ci incanta giocando con la bellezza e la postura.

E' grande in questo ruolo che copre l'intera gamma di un'anima, certamente eccessiva, ma profondamente umana.

E' un vero lavoro d'orefice quello che ci offre questo artista per rendere uno degli omaggi più belli che sono mai stati fatti a una delle icone cinematografiche più rappresentative del XX secolo.

Decisamente il mito non è ancora pronto a morire.
...............................................................................................................
........

PARUVENDU

6-12 novembre 2008



Il nostro teatro «Coup de Coeur»

MARLENED.
Un mito senza tempo

Esercizio delicato quello di fare rivivere attraverso uno spettacolo una star scomparsa...

Cosa dice una star? Parliamo piuttosto di mito, ancorato definitivamente nella nostra memoria, mito che il tempo non cancellerà più...

Scommessa più che riuscita questo spettacolo consacrato a Marlene Dietrich, scomparsa nel suo appartamento parigino di avenue Montaigne nel 1992, isolata da tutti.

E' sconvolgente, emozionante, forte e divertente nello stesso tempo.

Gli spettatori si ritrovano testimoni privilegiati della preparazione meticolosa di uno dei suoi innumerevoli concerti che Marlene ha dato nella sua immensa carriera internazionale.

Alla stregua di una bellezza indefinibile quale quella di Ava Gardner o Marilyn Monroe, Marlene Dietrich ha lasciato un segno indelebile. Lei è   stata una donna desiderata, onorata e amata. Uomini che sono caduti sotto il suo charme sono nomi del calibro di Jean Gabin, Yul Brinner, Frank Sinatra.

Il pubblico non l'abbandonerà mai e le resterà fedele fino alla fine...

Donna fragile, radiosa, appassionata, esigente, arrogante, noi la ritroviamo a casa sua a preparare il suo prossimo spostamento...Tutto passa, le sue gioie, i suoi dolori, le sue disillusioni, i suoi amori e i suoi guai.

Uno spettacolo di assai grande qualità, creato con grande intelligenza da Riccardo Castagnari.

Nel ruolo di Marlene, QUINCE, un artista raro ed eccezionale! Cresciuto nell'universo del circo si orienterà poi verso il teatro.Comincia cosi' ad esibirsi a Broadway dove interpreta per la prima volta sulla scena un ruolo femminile. Questo sarà il punto di svolta decisivo...

Al piano Andrea Calvani l'accompagna elegantemente in un giro di canzoni uniche, una su tutte la celebre Lili Marleen. Questo omaggio a Marlene Dietrich è assai umano.

Quince ha saputo ridare vita a un mito senza tempo, una vera icona del cinema  del XX secolo. Un capolavoro!


Bernard Moncel
..................................................................................................................


La prima critica a QUINCE in MARLENE D.
su myspace qui in originale

in traduzione la seconda parte dell'articolo:

'...un piano a coda e il suo pianista, molte  piume, la sua pelliccia bianca interminabile, una piccola deliziosa scenografia, una messa in scena raffinata e ispirata, qualche grande canzone indimenticabile e un testo, una recitazione, una strada sempre diverse.
Marlene Dietrich è l'inventrice di tutte le grandi icone che l'hanno seguita.
Lei è LA diva. Marilyn sua figlia, Madonna sua nipote.
La performance di Quince è multipla: oltre a interpretare questa donna dalle mille sfaccettature con il virtuosismo di un etoile, oltre afarci dimenticare che è un uomo ad interpretare la quint'essenza della femminilità, è pure riuscito, anche se puo' sembrare impossibile, a servirci con brio un testo adattato e tradotto in una lingua che lui non parla.
MARLENE D. è uno spettacolo di una classe folle, impertinente, divertente, ferocemente sensibile e, per finire, terribilmente emozionante.
Scandalosa, altera, potente, autoritaria, sublime, erotica, animale, dea fragile e delicata... Marlene Dietrich è li' ad un metro da noi per più di un'ora e noi possiamo dire che abbiamo ragione d'amarla ora ancora più di prima.
E' stato un regalo.'

CERINO

.....................................................................................................
la seconda critica è uscita su RueDuTheatre

in traduzione:
........

MARLENE D.

Da una carezza ad un colpo di frusta (di Franck BORTELLE per RueDuTheatre)

Capricci da leggenda, collere omeriche, carisma allo stato puro, avanguardismo ostentato: tutto quello che si dice essere caratteristica di una star.

È un uomo che l'incarna. La trasformazione è sconcertante e la sua interpretazione affascinante.

Film, canzoni e teatro si uniscono nel migliore dei modi.

Con il suo sguardo da gatta pronta a farsi avvolgere dalle braccia di colui (o di colei) che lei ha fortemente voluto(a), fasciata in un vestito del candore dell'ermellino, fa il suo ingresso cantando uno dei suoi numerosi standard. Marlene Soave.

Dal telefono di casa sua prepara il suo arrivo in un hotel. La centralinista ha la sfortuna di chiamarsi come il personaggio del Mago di Oz, film che lei detesta e il direttore viene subissato di ordini per la preparazione delle sue due suite (una per lei, l'altra per il suo bagaglio) con raccomandazioni che sfiorano i capricci di una folle. Marlene Demoniaca.

Sotto un mare di ovazioni interpreta la sua leggendaria Lili Marleen carica di simboli e piena di un passato ancora presente nella memoria. Marlene Diva.

Valzer in tre tempi cadenzato da tre tra i più celebri abiti di scena di Marlene, questo spettacolo, al di là di un omaggio-tributo, è la storiadi un uomo. Un uomo che una sera scopre la Dietrich.

Rivelazione, fascino, adorazione. Ma al posto dell'esercizio scontato dell'imitazione, l'attore opta per la storia di un uomo che fa rivivere la sua musa senza senza cadere nella prodezza pericolosa dell'incarnazione.

Le sfaccettature di Marlene, che i lettori della sua autobiografia avranno considerato per molteplicità e complessità, costituiscono chiaramente il cuore dello spettacolo.

Madre assente o poco presente, esemplare d'egoismo, cosi' dolce e d'una violenza assoluta e di una ironia mordace, Marlene Dietrich è la complessità allo stato puro. Intransigente fino all'eccesso.

Eccesso di passione o passione per l'eccesso?

L'eccesso. Probabilmente la sua caratteristica più bella.

Capace di richiedere tre bagni ed un numero preciso di lampadine sopra lo specchio, di organizzare i suoi funerali ('un sarcofago coperto da una bandiera tricolore disegnata da Dior: un vero film a grosso budget'), di organizzare la sua agenda amorosa per non rimanere da sola dalle 4 del pomeriggio fino alla mattina del giorno seguente.

Manipolatrice,  provocatrice, megalomane.

Ed ancora, oltre l'aspetto delle manie ('Io odio i fiori recisi: puzzano di morte ', 'L'oscar, una della più grandi truffe del secolo ', 'Il sesso, passatempo del popolo') si disegnano i sentimenti: la non rassegnazione per la morte del suo caro Hemingway, l'amore per Gabin ('Un essere tenero e gentile'), una vera passione che non risparmia encomi per Burt Bacharach.

Allora, eccesso o passione?

Assolutamente le due cose insieme.

Ed il successo di questo spettacolo è il risultato di questa stessa passione eccessiva che vive in Quince per il suo modello. Il suo omaggio non ha niente di agiografico e la sua interpretazione rifiuta di essere una reincarnazione. È soprattutto il lavoro di un appassionato.

Ad alcuni forse dispiacerà non trovare il ritratto indissolubile del mito, il glamour finoall'eccesso.

Ma ritornando alla realtà biografica dell'attore, questo spettacolo si colora semplicemente dell'umanità del personaggio, con le sue contraddizioni che incarnano cosi' bene la celebre frase che Cocteau riferì alla Dietrich: «Il suo nome comincia con una carezza e finisce con un colpo di frusta».

..............................................................................................................

altra critica su LesCulturelles.net di Marie-Pierre Créon

qui in traduzione:

1st war Lili Marlene!

........

Un abito scintillante che avvolge un corpo di una perfezione scultorea. La nudità sapientemente esaltata dal vestito concede la sensualità di una carne offerta con fascino, celata essa stessa dentro lo scrigno di un immenso mantello d'ermellino.

Da questo insieme immacolato emerge una voce dalla dolcezza metallica che mormora «Wie einst LiliMarlene» e che paralizza i presenti. È Marlene Dietrich. Il mito Dietrich. Dalla curvatura infinita delle sue sopracciglia disegnate, alle guance scavate dalla complicità di un'illuminazione sapiente, alle sue palpebre abbassate, l'illusione è perfetta.

Quince, né travestito, né drag queen, ama piuttosto definirsi actor queen, entra perfettamente nella pelle dell'Angelo Azzurro. Nell'intimità di un camerino, la magia si compie. Marlene ci riceve in vestaglia da star e si racconta. Un momento di grazia e di comicità dove si scopre la faccia ignota di una leggenda...

Dea sullo schermo nelle sue tenute vaporose del Giardino di Allah o nel gigantismo stilizzato dei cappelli de L'imperatrice Caterina, la Marlene Dietrich del quotidiano è una bisbetica non addomesticata. Dietro allo splendore di ghiaccio dei suoi occhi blu, lei ha dominato come un tiranno sulla sua schiera di innamorati come su quella dei suoi familiari. Grazie ad una documentazione rigorosa sulla vita dell'attrice, e alle rivelazioni della sua unica figlia, Maria Riva, e all'autobiografia romanzata della stessa Lili Marleen, Quince disegna un ritratto famoso, unendo rispetto profondo e ironia per la sua icona.

In un'oscurità studiata, Marlene ci fa partecipi delle sue confidenze con l'aplomb che le conferisce la sua arroganza di diva. Ricordi di vari amanti, rivelazioni tanto sorprendenti quanto mordaci, battute di spirito con cui la Dietrich dall' intelligenza temibile gradiva condire le sue frasi (a propositodi Fleming, che gli dedico' la penicillina, dice: ' La muffa fapiangere, i diamanti, no! '), Marlene si rivela, con questa caratteristica propria dei miti.

In un'ora e 15 minuti entriamo nella vita di una star con le sue esigenze sproporzionate in occasione dei suoi spostamenti: il suo igienismo, demenziale a volte, che, da buona prussiana, gli fa portare con sé litri di alcool per pulire le sue camere d' hotel, la sua avversione per i fiori ( «I fiori recisi? Puzzano di morte!»), le sue telefonate capaci di mettere a punto una notte d' amore completa dove si succederanno senza incontrarsi molti dei suoi amanti, telefonate punteggiate da un invariabile e magniloquente: «Chèriiiii, non veeeeedo l'ora di essere tra le tue braccia» seguito dal colpo della cornetta che implacabilmente interrompe la conversazione, per passare senza scrupuli alla vittima successiva.

Impossibile resistere a questa donna dura, addirittura comica per il suo egoismo e le sue battute, in fondo così spiritosa. L' evocazione della sua sepoltura, pianificata anche su carta, è un godimento dietrichiano. Dismisura, pragmatismo soffocante ( «Rudi, mio marito,distribuirà garofani: rossi a chi è venuto a letto con me, bianchi a chi ha preteso di averlo fatto»), Marlene immagina molto bene il suo ' sarcofago' portato da una folla in-con-so-la-bi-le, i grandi di questo mondo ai suoi piedi immortali e perché non un giorno di lutto nazionale? Non capita tutti i giorni che muoia una dea!

Quando Quince non evoca più la Marlene divoratrice di uomini, ma la folle innamorata di Gabin o l'amante échevelée di Yul Brynner, la Dietrich, la professionista della scena risale in vetta.

Poiché non dimentichiamoci che Lili Marlene s' è forgiata nei cabaret fumosi di Berlino, prima che il terzo Reich venisse ad oscurare questi locali. Come un buon piccolo soldato, nonostante un alcolismo galoppante che appanna gli ultimi 30 anni della sua vita, Quince/Dietrich si mette a cantare i suoi classici: Falling in love again, Lili Marleen, risuonanti di una dizione perfetta.

Impossibile non essere confusi dalla gestualità perfetta di Quince, dal suo mimétismo. Quince E' Marlene, nei suoi abiti copie fedeli degli originali, e nella perfezione di una capigliatura bionda, fino alla postura impeccabile d' un ultimo saluto alla folla. L' emozione è quella di un appuntamento. Nella luce bluastra degli spot, nelle note del pianista che l' accompagna, il miracolo si compie. Sia che conoscevate in senso stretto o largo Marlene Dietrich, uscendo da questo spettacolo non sarà più quest'incognita luminosa di cui Cocteau amava dire 'Il suo nome comincia come una carezzae finisce come un colpo di frusta '.

............................................................................................................


e su Regard en Coulisse


Figura prominente del 20 secolo, Marlene Diétrich è rimasta nella memoria collettiva, incarnando il mistero, il fascino sofisticato e la sensualità.

In Marlene D., Quince, attore italiano en travesti scivola nella pelle (e nei vestiti!) di una delle più grandi dive. Grazie ad una trasformazione fisica più che calzante, Quince crea l'illusione ed incarna questo personaggio con una disinvoltura sconcertante e ci fa dimenticare rapidamente che lui è un uomo.

Alternando scene recitate che ci fanno entrare nell'intimità della diva (i suoi film, i suoi amori, i suoi capricci...) alle sue canzoni più famose del suo ultimo concerto ('Lili Marleen', 'You Do Somehting To Me', 'Falling in Love again' 'Boys in the Backroom'..),Quince ci regala una sua visione personale, divertente e commovente della star.

Fan della Dietrich o no, non ci si puo' non appassionare per questa donna completa e scandalosa. Senza mai cadere nel grottesco, Quince seduce, affascina e diverte e si desidera prolungare la serata ascoltando la voce lasciva della star su un vecchio 78 giri.

Fany Dias

................................................................................................................

su Les Trois Coups


MARLENE D. The Legend al Lucernaire

L'ANGELO BIANCO


QUINCE, una creatura che non ha né gli eccessi delle drag-queen né l'ambiguità del travestito, riporta in vita al teatro Lucernaire la grande Marlene Dietrich. Questo spettacolo coivolgente delizierà i fan dell'indimenticabile cantante e attrice e la farà scoprire agli altri.

Sono uscito da questo spettacolo come un ragazzino di 12 anni, turbato da una strana emozione dopo avere incontrato una bella e grande signora. Alternando aneddoti della vita di Marlene Dietrich, a canzoni e giochi col pubblico sui suoi film più famosi, dall'Angelo Azzurro a Marocco, Quince fa rivivere sotto i nostri occhi colei il cui nome fu associato da Cocteau alla dolcezza di una carezza seguito da un colpo di frusta.

Quince fa risuonare la grave tessitura della voce di lei. Ripropone la sua eleganza coi costumi di Stefano Cioncolini e Sara Valenti e la sensualità delle pellicce di Jole Borghetti. Fa insomma rivivere la grande classe di Marlene. Persino nel maquillage che plasma le sue memorabili guance incavate.

Scopriamo cosi', dietro a tanta bellezza, anche il lato rude della sua personalità che bistratta il personale di un albergo di lusso dove lei alloggerà, il pungente ed irresistibile umorismo (a volte crudele), i capricci più esigenti che le fanno pretendere una suite soltanto per il suo bagaglio, tre stanze da bagno dalle funzioni ben precise... ed anche una grande seduttrice «fatta per l'amore dalla testa aipiedi» come recita una sua famosa canzone che colleziona amanti tra i più grandi nomi del momento, da Hemingway alla Piaf, passando per Jean Gabin.

Accompagnata in scena da BurtBacharach, al secolo il pianista Andrea Calvani, Marlene evoca la sua carriera, la sua memorabile tournée internazionale che dal debutto degli anni 60 la porterà in Europa, Israele, StatiUniti, URSS, fino alla sua fine solitaria in avenue Montaigne distrutta dai dolori di un'arteriosclerosi.

È in questo passaggio dalla gloria all'ombra che interviene l'invenzione più astuta di Riccardo Castagnari, l'autore di questo piccolo gioiello. Il protagonista opera una sorta di scommessa: rivela di essere un fan che 'l'ha amatacosi' tanto da essere diventato lei', di essere entrato nel suo ruolo, nei suoi vestiti, nella sua voce. Toccante rivelazione di Castagnari che segna cosi' l'opera di una vita: l'amore del protagonista per la Dietrich che gli fa collezionare tutto di lei, permettendogli cosi' di rendercela viva ai nostri occhi, più di quindici anni dopo la sua morte.

Dopo il successo che questo spettacolo ha ottenuto in Italia fin dal 2001, auguriamogli di trovarlo adesso ampiamente meritato anche nella città che Marlene ha amato cosi' tanto e dove lei ha finito i suoi giorni.

OlivierPradel

LesTrois Coups

.................................................................................................

FROGGY'S Delight

........

Marlene D. au lucernaire
Con «MARLENE D.», Riccardo Castagnari evoca la figura leggendaria di Marlene Dietrich all'epoca in cui, star vicina alla vecchiaia, ma sempre in auge programma unsuo ritorno con un recital diventato anch'esso leggendario, in un momento della sua vita in cui affiorano e refluiscono i ricordi. Frammenti che sono come tanti pezzi di uno specchio rotto.

Marlene Dietrich, star incontrastata, simbolo della femme fatale che segno' l'età dell'oro delcinema di Hollywood, icona fabbricata come un prodotto di marketing dove tutte le componenti sono sapientemente studiate per la guerratra le case cinematografiche, principalmente con la Metro Goldwin Mayer che aveva la Garbo come cavallo di razza e altre attrici che, da Mae West a Marilyn Monroe, trent'anni più tardi, fecero la storia del cinema.

In maniera abile e non caricaturale, Riccardo Castagnari evoca l'anacronismo di questa icona mitizzata quando era ancora vivente, mito che ella stessa ha contribuito a forgiare e che mantenne attentamente con quell'impegno che Billy Wilder, regista con cui lavoro' più volte, defini' quello di « Una signora tedesca che ama fare le pulizie e le uova fritte»

Un comportamento giunonico per una donna che in fondo, al di là degli aneddoti gustosi, rimane indefinitiva da sola anche se il suo carné è strapieno e il mondo pullula di ammiratori.

Avvolta nei suoi costumi sontuosi, sotto luci particolarmente studiata sul palco del Lucernaire certamente modesto se paragonato alle stanze d'albergo che abitava la diva del cinema per i suoi recital, capelli platinati, viso mummificato sotto il make-up, tutto non è che apparenza erappresentazione e l'interpretazione di QUINCE, attore e cantante, accompagnato al pianoforte da Andrea Calvani, è toccante a piùdi un titolo.

Né imitazione, né caricatura, ci rivela la fragilità del personaggio che puo' pero' anche essere quella dell'attore che la impersonifica. Quince le presta il suo accento anglosassone particolarmente affascinante, cosi' come il suo timbro di voce e la presenza quasi evanescente del fantasma della star scomparsa che non ha cessato di affascinare. Dall'evocazione alla convocazione delle anime estinte.

MM


...................................................................................................................
ArtistiK Rezo

MARLENE D.

Marlène D. The Legend, come diciamo. Allora c'è il glamour e la sensualità di un'icona della femminilità di un altro secolo, del sogno,: ecco questo ci si aspetta nell'oscurità della sala. Ma la luce si accende su una stupefacente versione di MarlèneDietrich, una scoperta assolutamente sorprendente. L'attrice e cantante tedesca sono incarnate da un travestito grimé e acconciato nella più grande caricatura. Siamo da Michou? Chi è questa pallida copia del mito hollywoodiano che abbiamo visto apparire? Assisteremo ad una parodia?

Maldicenza.

Velocemente il gioco, la voce, la presenza di Quince, l'attore, invade la piccola scena nera del Lucernaire. Egli eccelle nel fascino autoritario, e seduce grazie ad un irresistibile accento tedesco.

'L'Actor Queen' recita mirabilmente questa mano di ferro in un guanto di velluto eccentrico.Il suo modello e lui non sono che una sola cosa. Si diverte ad essere solamente lei e noi entriamo nell'intimità del personaggio. Una punta di ironia si fa sentire nell'interpretazione, l'attore ingrandisce i tratti e si ride del brio megalomane e caratteriale di una donna fatale e tuttavia così umana.

Accompagnato al piano, l'alter ego della bella e leggendaria Marlène D., afferma poco a poco una totale padronanza del suo originale, mischiando il canto e delle riprese di brani di film con brio e sincerità. Il pubblico è preso a parte in una socievolezza audace. Siamo di fronte all'Angelo Azzurro, ai suoi capricci, ai suoi monologhi, alle sue prove, alle sue peripezie amorose, poi arriva la consacrazione. Quince non si limita più ad imitare il suo idolo, è lei che gli affida il suo ruolo, è lei a legittimarlo. Le dà prova del suo amore ed ottiene il successo nello spazio di un istante che si iscrive nell'eternità.

Unica lunghezza, un recital finale certo grazioso ma che avrebbe guadagnato ad essere più breve. Si tratta di un ritratto giustamente dosato, pieno di fascino e di ammirazione. Niente di ridicolo, l'insieme è riuscito. È l'omaggio di un uomo ed è reso perfettamente.

HélèneMartinez

.........................................................................................................................