Scelta. Valore. Innovazione.
Questi i principali punti chiave dell’intesa (tralascio quelli puramente
economici… per la cronaca, nelle ore successive alla firma
la
Borsa ha punito pesantemente Yahoo!, mentre Microsoft ha registrato un leggero
rialzo):
• La durata dell’accordo è di 10
anni
• Microsoft acquisirà una licenza decennale esclusiva per le tecnologie
di ricerca di Yahoo!, che potrà integrare nelle sue piattaforme di ricerca web
esistenti
• Bing diventerà l’algoritmo esclusivo per la ricerca sui siti di
Yahoo!, che invece continuerà ad utilizzare la sua tecnologia e suoi dati in
altre aree della sua attività, come per migliorare la tecnologia di display
advertising
• La forza vendita di Yahoo! opererà in esclusiva per la vendita
delle pubblicità di entrambe le aziende. Microsoft AdCenter sarà la piattorma di
self-serve advertising di entrambe le aziende, e i prezzi degli annuci saranno
regolati dal processo automatico di asta di AdCenter
• Ogni azienda manterrà
separate le attività dedicate al display advertising e le relative forze
vendita
• Yahoo! continuerà ad innovare le sue property, anche se alimentata
da tecnologia Microsoft
• L’accordo NON copre i siti di proprietà, i
prodotti, l’email, l’instant messaging e il display advertising
In estrema sintesi, il
lungo
comunicato stampa è sintetizzabile in questa frase:
“Microsoft will now
power Yahoo! search while Yahoo! will become the exclusive worldwide
relationship sales force for both companies’ premium search
advertisers”.
Yahoo! (come motore di ricerca) scomparirà, trasformandosi in Bing. E Yahoo!
sarà la forza vendita di entrambe le aziende per tutto ciò che riguarda il
search.
Tutti contro Google
Google è il leader assoluto dei
motori di ricerca e della pubblicità sul web. Talmente leader che sommando
Yahoo! a Bing non credo che oggi si arrivi neppure ad 1/4 dello share di Google
a livello globale (e forse ad 1/10 a livello italiano).
Per l’adv, ancora peggio: l’accoppiata Adwords/AdSense è ad oggi (quasi)
l’unico strumento utilizzato sia da chi vuole (da un lato) veicolare traffico e
(dall’altro) monetizzare il proprio sito web.
Non si può quindi che essere d’accordo con Carol Bartz quando afferma che
“Everyone
Wants A Real Alternative“. Nessuno vuole continuare a vivere nel
terrore di essere bannato dalle SERP di Google (e/o dal programma AdSense), cosa
che può significare nella migliore delle ipotesi la scomparsa del sito web dagli
indici del motore di ricerca (e relativo azzeramento delle visite), nella
peggiore la perdita di uno o più posti di lavoro (troppi webmaster si affidano
in toto ad AdSense per la raccolta pubblicitaria). Tutti vogliono la nascita di
una vera alternativa, o almeno di un pò di movimento, nello statico e
monopolistico mercato del search e dell’advertising online.
Io ci spero davvero.