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Osteria Calcutta



Last Updated: 2/23/2008

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Sunday, February 17, 2008 
Il mondo globalizzato e' uno scenario in continua trasformazione. Paesi "ex comunisti" brandiscono ormai contro il loro stesso popolo la bandiera del neocapitalismo ed entrano nel WTO . Paesi ad economie per l'80% agricole, si industrializzano col sostegno della Banca Mondiale, con debiti che vengono ridimensionati o estinti solo in apparenza, in realta' crescono e il prezzo e' come sempre pagato dalle classi piu' povere e aumenta a dismisura fino a divenire un prezzo di sangue.
Le SEZ (Special Economic Z0nes) hanno fatto la loro comparsa in Ca e oggi vengono riproposte in India.

E' quanto e'accaduto in Cina e oggi in India.
In Cina, gia' inizio degli anni '80, hanno fatto la loro comparsa le SEZ (denominate inizialmente FTZ: free trade zone), zone di "sviluppo speciale" con le quali l'economia si spalancava all'Occidente. La rapida espansione in tutto delle SEZ in tutto il Paese e' andata di pari passo all'attuazione di politiche preferenziali accordate agli investimenti esteri e al potenziamento delle infrastrutture e dei servizi offerti in queste zone. E' la politica del "Go West" volta ad incentivare gli investimenti esteri . Attualmente, sono oltre 4000 le aree industriali di questo tipo.
In Cina, come oggi in India, nelle SEZ, le aziende estere e nazionali godono infatti di vantaggi legati ai trasporti, alla logistica, alla posizione geografica favorevole, alla fornitura di energia, all'affitto di locali e capannoni. I maggiori vantaggi sono tuttavia le agevolazioni di natura fiscale. Esenzioni fiscali e della libertà di inquinare.
In Cina, la competitivita' globale e' fondata sulla schiavitu': la produzione avviene in fabbriche che offrono il vantaggio competitivo di una manodopera a basso costo o a costo zero (un operaio delle SEZ guadagna meno di 1 dollaro l'ora. E sono 6.800.000 i detenuti dei 1.100 campi di concentramento ufficialmente censiti, che lavorano senza paga). Gli orari sono estenuanti: dalle 7.00 alle 23.00, con un giorno di riposo ogni 2 settimane. Si utilizza lavoro minorile. Gli operai dormono ammassati in capannoni malsani. Violenze ed abusi sessuali sono la regola.
La Cina registra il piu' alto tasso di crescita del PIL al mondo (tra i 7% e l 10% annuo) ma c'è enorme squilibrio nella distribuzione della ricchezza. Miliardari e benestanti, sono lo 0,4% della popolazione. Circa 900 milioni di cinesi sopravvivono con un reddito medio di 250 dollari annui.
Le esportazioni crescono a un ritmo superiore al 30% annuo e le aziende cinesi, gravate da sovracapacita' produttiva, possono allegerire le scorte e far quadrare i bilanci solo vendendo piu' merci all'estero. Gli aggiustamenti strutturali suggeriti dalle IFI hanno prodotto il licenziamento di oltre 60 milioni di lavoratori, fra cui 37 milioni espulsi dalle aziende di Stato in perdita.
Il miracolo cinese nasce dal dumping sociale ed ambientale, da una svalutazione monetaria del 45%, da sussidi statali all'export fino al 25% del valore delle merci. L'enorme surplus commerciale cinese viene investito in valuta americana. Attualmente la Cina ha riserve in dollari per 274.000 milioni di dollari, più del doppio di Italia, Francia, Germania, Inghilterra e Russia messe insieme. La moneta cinese, legata al dollaro fino a luglio 2005, viene fatta fluttuare del 3% rispetto a tutte le valute, ma solo dello 0,3 rispetto al dollaro, orientando quindi la speculazione verso euro e yen.
………………..
Oggi l'ambiente costituisce il collegamento più diretto fra globalizzazione e genocidio. Le politiche e le pratiche degli attori della globalizzazione (come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale), e le attività volte a trasformare i paesi poveri tramite la "partecipazione" all'economia capitalista e ultraliberista della globalizzazione, portano alla distruzione dell'ambiente e dei nativi. Che si tratti del riscaldamento globale causato dalla "modernizzazione" che sconvolge l'artico e gli Inuit che vi vivono, o della tragedia dei Tuareg e dei Fulani del Niger, o della devastazione che colpisce sempre più zone in Africa, le pratiche e le conseguenze della globalizzazione moderna causano danni gravissimi. Ci si appropria per ragioni economiche degli aiuti internazionali all'Africa (ad es.) invece di organizzarli in modo da preservare le risorse naturali del continente. Le risorse naturali e la gestione della conservazione dovrebbero essere parte del pensiero dei governi africani e della popolazione mondiale, al fine di aiutare quei paesi a diventare indipendenti, ma nn e' cosi. Il conservazionista Michael Fay ha dichiarato di aver visto fosse comuni nel Sudafrica piagato dall'AIDS , così come ippopotami disidratati e morti nel Parco Nazionale di Katawi in Tanzania, il che è una diretta conseguenza degli sforzi della Banca Mondiale di sviluppare le colture di riso, attività redditizia ma che toglie l'acqua agli animali selvatici…In Darfur (regione del Sudan) sono morte piu' di 100.000 persone e ci sono milioni di rifugiati durante i due anni di combattimenti fra le tribù dell'Africa nera e le milizie arabe. C'è allarme eclogico: scarso spazio abitabile, scarsa produzione di beni e pesante impatto umano. La carestia in Niger è causata dal rifiuto del governo locale e dell'ONU di fornire alla gente cibo gratis, per paura di creare problemi al nuovo capitalismo di mercato che si cerca di sviluppare. La tragedia dei Tuareg e dei Fulani è legata a questo, e alla siccità (influenzata dal riscaldamento globale?) che ha costretto queste tribù a viaggiare per centinaia di miglia alla ricerca di cibo per il loro bestiame. Questo ha causato la morte del 70% del bestiame stesso. Come si legge nel Medical News Today:"Per questa gente, perdere i propri animali è come perdere la propria assicurazione sulla vita. Senza i loro animali, non hanno più mezzi di sopravvivenza. Dodici secoli di cultura nomade sono minacciati di estinzione, se questa gente non riceve aiuti a lungo termine per ricostruire i propri mezzi di sussistenza," ha detto Natasha Kofoworola Quist, Direttore Regionale di Oxfam per l'Africa Occidentale. Se ci si rifiuta di dare da mangiare alla gente, quando c'è cibo disponibile, per timore di "disturbare" l'economia capitalista, allora con quali probabilità potrà essere fornito cibo per la sussistenza di queste tribù? Nessuna. La catastrofe ambientale causata dall'uomo è peggiorata dagli effetti nefasti della globalizzazione, che possono determinare il genocidio di un popolo. L'eliminazione delle basi per la sopravvivenza della gente fa parte degli "incentivi" ad "unirsi" alla "comunità globale." La realtà della modernizzazione è incredibilmente distruttiva a livello ambientale. La globalizzazione impone alle nazioni di trasformare la propria economia in funzione dell'export (stornando e distruggendo terra e risorse in nome dello "sviluppo"), mina direttamente la capacità di sopravvivere al di fuori del "sistema", e rende dura anche la sopravvivenza al suo interno. Riscaldamento globale che distrugge l'ambiente per gli Inuit, da cui loro e la loro cultura dipendono. Morte attraverso un disstro provocato per i Tuareg e i Fulani. La distruzione e' un prezzo del processo di globalizzazione. La distruzione delle basi per la sopravvivenza delle persone fa storicamente parte del processo di conquista. Un esempio è il deliberato sterminio dei bisonti da parte del governo americano, in modo da eliminare le tribù delle Grandi Pianure. In seguito, fu l'industria a entrare in gioco. Il pellame dei bisonti venne usato per i giunti che permettevano il funzionamento dei macchinari durante Rivoluzione Industriale. Queste pratiche spazzarono via la capacità di sopravvivenza dei nativi e la loro cultura. Quando non ci sono più i mezzi stessi di sopravvivenza, e quando gran parte della popolazione si estingue, allora la gente è costretta a conformarsi al paradigma dominante per sopravvivere. Le tribù americane vennero costrette nelle riserve, e a dipendere dagli "aiuti" governativi (che vennero spesso negati, come lo sono ancora oggi). Ed è probabile che sarà così per i Tuareg e i Fulani, poiché è la loro stessa sopravvivenza ad essere minacciata. I sopravvissuti di quelle che un tempo erano delle orde si uniranno alle masse di poverissimi rifugiati nel Niger.
L'ideologia prevalente è che la direzione da seguire sia quella dello "sviluppo" e della "modernizzazione." Per gli USA, e credo anche per la maggior parte delle nazioni più importanti, questa gente vive una vita primitiva ed arcaica, e ha bisogno di entrare nel 21esimo secolo "per il suo bene." Alla fine (se sono fra i pochi scelti), ciò che rimarrà di loro sarà il ricordo di un popolo decimato, idealizzato della cultura dominante con l'attribuzione del loro nome a una macchina o a un'arma. La decimazione delle popolazioni indigene, come il resto della "natura" (con la quale sono categorizzati dalla cultura occidentale), è solo il prezzo della modernizzazione. Il cui fine è trasformarli in ciò che è "utile" e "profittevole." È meglio per "loro" ed è meglio per "noi." C'è ancora meno preoccupazione per un genocidio che per un ecocidio – anche se i due sono legati in maniera inestricabile. Coloro i quali vivono più vicini alla terra sono i primi a percepire gli effetti della sua distruzione, ma le basi per la vita di chiunque stanno venendo distrutte – ci vorrà solo un po' più di tempo per colpire chi controlla le risorse. C'è una triste ironia nel fatto che il percorso che ha portato il mondo a questa situazione non è riconosciuto come un paradigma fallimentare. Mentre il mondo si lamenta e persone e culture muoiono, la decisione è di continuare a dissodare il mondo a tutta velocità. Uno può sperare che la gente si ribelli in tempo per cambiare la rotta che stiamo seguendo, ma sarà comunque troppo tardi per migliaia di culture. Possiamo solo sperare.
CINA: MINIERE DI MORTE, L'inesorabile carneficina dei minatori cinesi
Le miniere di carbone esplodono e provocano centinaia di morti. La crescita della domanda di carbone in Cina è inesorabile come pure la perdita di vita umane ad essa legata. Secondo stime dell'Amministrazione di Stato per la sicurezza sul lavoro, la Cina conta l'80% delle morti in miniera nel mondo, sebbene copra solo il 35% della produzione di carbone mondiale. La domanda di carbone in Cina è sempre più in crescita. Il carbone fornisce il 61% del fabbisogno energetico della Cina, non sufficiente però a soddisfare la sete energetica del paese. A fronte di un tasso di crescita del PIL di poco più del 9% il consumo di energia negli ultimi due anni è aumentato di circa il 16% e nei primi sei mesi del 2004 le importazioni petrolifere sono aumentate quasi del 40%. Per riuscire a diversificare significativamente le fonti di energia, servirebbero forti investimenti, che il sistema finanziario cinese non può permettersi. La Cina produce circa 1,7 miliardi di tonnellate di carbone all'anno. Gli economisti prevedono che la produzione crescerà del 15% per venire incontro alla domanda. La mancanza di fonti di energia in tutto il paese induce i proprietari delle miniere ad incrementare la produzione, aumentando così il rischio di incidenti.
Lo sviluppo economico cinese continua a uccidere i minatori per: 1) mancanza di norme di sicurezza e loro inosservanza. La mancanza di sistemi di ventilazione sono le cause più comuni di incendi ed esplosioni. Garantire la sicurezza è responsabilità del governo centrale e degli amministratori locali. La Cina non ha firmato la Convenzione internazionale sulla sicurezza nelle miniere stilata dall'International Labour Organization nel 1995. Pechino, inoltre, non fa nulla per applicare le insufficienti regolamentazioni già in vigore e controllarne la capillare attuazione. Al contrario, la domanda energetica crescente ha spinto le autorità a chiedere rifornimenti d'emergenza; molte delle piccole miniere più inefficienti e pericolose, chiuse dal governo già nel 2000, sono state riaperte senza essere in regola.
A livello locale, la maggior parte degli amministratori delle miniere spesso copre gli incidenti per evitare le indagini e l'eventuale chiusura dell'attività. Preferiscono investire nel corrompere le autorità piuttosto che nell'ammodernamento delle strutture e nell'equipaggiamento per la sicurezza. Nello Shanxi, dove a novembre sono morti 166 minatori, i dirigenti della miniera avevano ordinato ai lavoratori di tornare sottoterra nonostante i continui incendi minacciando licenziamenti. Il rispetto delle norme di sicurezza non può neppure essere assicurato dai sindacati, vietati in Cina. L'informazione interna sulle condizioni dei minatori è manipolata dal governo. Ai giornalisti spesso viene impedito di recarsi sui luoghi degli incidenti o intervistare i familiari delle vittime.
2) Macchinari inadeguati. Le miniere in Cina si basano in gran parte sul lavoro manuale. Le ultime statistiche industriali mostrano che ogni milione di tonnellate di carbone estratto muoiono 4 minatori. Secondo l'agenzia cinese Xinhua, la percentuale è 100 volte superiore a quella registrata negli Usa. Un lavorate cinese però produce in media solo una tonnellata di carbone al giorno, mentre uno americano 40 tonnellate, grazie all'utilizzo di macchinari. In incidenti avvenuti in miniera dal 1992 al 2002 negli Usa sono morti 434 lavoratori, in Cina 59.543.
I lavoratori non possono rifiutarsi di scendere nelle miniere anche quando sanno che qualcosa puo' non funzionare perche', per molti, il lavoro in miniera è l'unica possibilità di vita. Verrebbe loro diminuita a paga mensile. La maggior parte dei minatori sono immigrati, semi analfabeti provenienti dai villaggi più poveri. Sono coscienti dei rischi che comporta, ma il lavoro in miniera offre un salario più alto di quello dei campi. Nelle miniere di Fuxin (Liaoning), dove il 14 febbraio sono morte 213 persone, un operaio guadagna in un mese circa 1.500 yuan (150 Euro). In altre minere, appena 72/90 euro. Orari di lavoro massacranti e nella maggior parte dei casi non vengono concesse ferie Per ottenere la stessa cifra un contadino impiega sei mesi.
Ogni anno migliaia di minatori cinesi muoiono sul lavoro.
Nel 2006 furono 4746 i minatori cinesi a perdere la vita a causa di incidenti avvenuti in diverse miniere del Paese. Il 22 Marzo 2007, 21 rimasero bloccati in una miniera per un guasto al sistema di ventilazione.
Guasti al sistema di ventilazione, una frana o un'esplosione e i tunnel a centinaia di metri sotto terra si trasformano in trappole mortali: le 28.000 miniere della Repubblica Popolare, il più grande produttore e consumatore di carbone, sono le più pericolose al mondo. Il China Labour Bulletin (CLB), organizzazione per i diritti dei lavoratori con sede a Hong Kong, ha pubblicato nel 2004 il rapporto "Miniere di carbone cinesi: luoghi di lavoro o tombe?".
Causa degli incidenti: sempre i bassissimi standard di sicurezza. Le regole di manutenzione stabilite dallo State Administration of Work Safety vengono ignorate dalle compagnie minerarie e dalle autorità statali che spesso le controllano. il 28 novembre, giorno del disastro minerario più grave degli ultimi cinque anni: addirittura 166 lavoratori sono soffocati a otto chilometri di profondità nella grande miniera di Chenjiashan, sempre nello Shanxi. Qui tre anni prima un'altra esplosione aveva fatto 38 vittime.
Spesso le autorità falsificano il numero delle vittime. Un abitante di Chenjiashan ha detto: "Forse i minatori intrappolati erano molti di più, come nel precedente incidente del 2001. Anche gli operai che riescono a salvarsi non raccontano la verità ai giornalisti perché temono ripercussioni da parte dei capi". Nel giugno 2004 una fonte del governo ha confessato al China Labour Bulletin che molte morti non vengono registrate e che il numero reale di vittime in miniera potrebbe essere di ventimila l'anno. Il CLB ha così condotto un'inchiesta provando che quello stesso mese tre incidenti non erano stati comunicati dalle autorità e che dodici corpi erano stati fatti sparire. Il governo ha pagato il silenzio delle famiglie con somme tra i 75mila ai 144mila yuan (7mila -13mila euro). Gran parte dei minatori, tra l'altro, provengono dalle aree rurali. Non dispongono di documenti e vengono impiegati in modo temporaneo.
Il 20 ottobre un'altra forte deflagrazione a Doping, nella provincia centrale dell'Henan, ha provocato 148 morti. Una donna ha raccontato: "Mio marito ha iniziato a fare il minatore quando ci hanno portato via la terra per scavare la miniera e costruire un agglomerato di edifici. Oltre 60 famiglie sono state sfollate. Adesso lui non c'è più e non ho neanche un posto in cui vivere".
La maggior parte delle tragedie avvengono in piccole miniere abusive, che stanno comparendo in varie zone del Paese: sono anche queste una risposta alla domanda di elettricità di un gigante in crescita.
Moltissimi minatori soffrono di gravi danni alla salute: oltre la metà degli affetti nel mondo da pneumoconiosi (una malattia dei polmoni causata dall'inalazione di polveri) vive in Cina: oltre 15mila casi ogni anno e almeno 200mila malati non sono in grado di curarsi per l'estrema povertà.
Anche in altri settori gli standard di sicurezza sono pessimi e altrettanto frequenti gli incidenti. Come nelle fabbriche di fuochi d'artificio che impiegano soprattutto donne delle campagne: sempre secondo le statistiche ufficiali, nei primi sei mesi del 2004 sono state registrate 70 esplosioni in cui hanno perso la vita 153 persone.