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JanuszPrusinowskiTrio



Last Updated: 1/4/2010

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May 18, 2009 - Monday 

I SEGRETI DELLE MAZURCHE



Andrzej Bieńkowski

 

Conosco, come è naturale, le mazurche di Chopin fin da quando ero un bambino, ma nei loro confronti avevo un problema. Mi davano l'impressione di un genere da salotto, troppo leziose e troppo simili al valzer.

Nelle mazurche di campagna, di cui mi innamorai molto più tardi, c’era più suggestione, erano eseguite con un’enorme potenza aggressivo-sentimentale.

Una volta, pregai un suonatore di violino della zona di Rawa Mazowiecka di cantarmi un oberek. Quello mi guardò sorpreso: "Gli oberki non si cantano, come se fossero mazurche".  "Perché mai?" chiesi. "Gli oberki hanno una melodia più stretta, non sono adatti al canto e non è possibile allungare i lori tempi (eseguire il rubato)".

Ero sbalordito. La letteratura sorta sulla conoscenza del mondo contadino straripava di descrizioni del tipo "...cantò un oberek e in preda a una sorta di furia si lanciò con le giovani nella danza ". Quella era la formazione che avevo ricevuto. Una lontanissima parentela con I contadini di Reymont.

Ancora più sorpreso rimasi dalla scoperta che il ritmo della mazurca era il ritmo del lavoro. In campagna si trebbiava o si tagliava il cavolo a tempo di mazurca (si spiega così la generale abilità a tenere il ritmo del tamburo e del basso nelle campagne di un tempo), spesso i musici suonavano persino durante la mietitura, per agevolare la falciatura del grano.

Benché provenga dal canto, la mazurca è sottomessa al severo rigore della danza, fa uso del rubato e dell'ornato, ma guai a perdere il ritmo! Si è scacciati dalla festa di nozze se non, addirittura, presi a botte. Con le mazurche non si scherzava. Anche il violinista poteva vendicarsi, perché i danzatori della mazurca battono "a cinque", ossia eseguono il tacco-punta, ma se lo fanno in un ritmo non consono alla mazurca, il musico può voltare le spalle ai danzanti. È un affronto tremendo, che per anni sarà commentato in campagna.

Nessun'altra danza ha mai suscitato una pari euforia in chi la esegue e un tale stato di trance in chi suona. Invogliava a ricercare l’espressione del canto. Quasi ogni villaggio aveva le proprie mazurche (e più spesso la propria maniera di esecuzione), che diventavano dei veri e propri segni di distinzione delle diverse comunità rurali .

Luglio 2008, sono nella regione del Roztocze, a cavallo tra Polonia e Ucraina, e il suonatore di violino Stanisław Głaz mi racconta: "Lei sa, che la stessa mazurca in ogni villaggio era suonata in modo diverso". "Perché?" domando. "Perché ogni violinista, da noi, suonava secondo gli accenti della parlata. A Dzwola e nei suoi paraggi strascicano la parlata, ma nel villaggio vicino la accorciano e, allora, là i violinisti non stiracchiano la melodia come da noi. E come si abbellivano le mazurche? Ognuno aveva la propria maniera di ornare, io ascoltavo spesso gli uccelli – gli usignoli e le allodole, poi suonavo i loro trilli nelle mazurche" – dice Głaz. Una testimonianza importante che mostra da dove viene la ricchezza delle mazurche e spiega le loro diverse interpretazioni.

La molteplicità delle mazurche è dovuta anche alla grande quantità di canzonette che le accompagnavano. Grazie a quelle era più facile fissare nella memoria le melodie.

A noi si pone il problema di cosa fare oggi delle mazurche delle campagne. La via più semplice sarebbe di non curarsene, com'è accaduto finora.

È più facile e più sicuro esaltarsi con Chopin, le sue composizioni sono bellissime. Che fare di geni emarginati come Meta, Kędzierski, Bujak? Sono da considerare inferiori perché appartengono alla campagna?

So che confrontarli con un gigante mondiale della musica suona come un'esagerazione. Riflettiamo, però sul fatto che le mazurche rielaborate da numerosi compositori provengono dalla loro musica, proprio da loro derivano.

E ancora una differenza, forse quella decisiva: le mazurche di Szymanowski, di Chopin e di altri compositori sono state trascritte, possono quindi essere insegnate nelle scuole ed eseguite in ogni epoca. Le mazurche di Meta, di Kędzierski se ne vanno insieme ai loro creatori. Nessuno riuscirà più a suonarle così, tale è la forza della loro unicità. Vale la pena ricordare che le mazurche si affidano all'improvvisazione, come il jazz. Si propone un tema (a questo servono le cantatine) e poi il musico improvvisa su quella melodia. Ho sentito io stesso un'improvvisazione sul tema di una breve canzonetta durare quaranta minuti!

Abbiamo ancora molta strada da fare prima di comprendere pienamente il segreto delle mazurche delle campagne. Ma forse la cosa più importante è imparare a suonarle. È enormemente difficile. La speranza è ben fondata, poiché, a dispetto di tutto, un numero sempre maggiore di giovani va nelle campagne a imparare le mazurche dagli "ultimi musici di campagna". Non trattano questa conoscenza a propri fini, per brillare poi come stelle dello spettacolo, ma cercano di imparare dai maestri proprio come facevano i musici di un tempo.

In loro è riposta la speranza che questa musica possa sopravvivere.

 

Andrzej Bieńkowski, 2008