I SEGRETI DELLE MAZURCHE
Andrzej Bieńkowski
Conosco, come è naturale, le mazurche di Chopin
fin da quando ero un bambino, ma nei loro confronti avevo un problema. Mi
davano l'impressione di un genere da salotto, troppo leziose e troppo simili al
valzer.
Nelle mazurche di campagna, di cui mi innamorai
molto più tardi, c’era più suggestione, erano eseguite con un’enorme potenza
aggressivo-sentimentale.
Una volta, pregai un suonatore di violino della
zona di Rawa Mazowiecka di cantarmi un oberek.
Quello mi guardò sorpreso: "Gli oberki
non si cantano, come se fossero mazurche".
"Perché mai?" chiesi. "Gli oberki hanno una melodia più stretta, non sono adatti al canto e
non è possibile allungare i lori tempi (eseguire il rubato)".
Ero sbalordito. La letteratura sorta sulla conoscenza
del mondo contadino straripava di descrizioni del tipo "...cantò un oberek e in preda a una sorta di furia
si lanciò con le giovani nella danza ". Quella era la formazione che avevo
ricevuto. Una lontanissima parentela con I
contadini di Reymont.
Ancora più sorpreso rimasi dalla scoperta che il
ritmo della mazurca era il ritmo del lavoro. In campagna si trebbiava o si
tagliava il cavolo a tempo di mazurca (si spiega così la generale abilità a
tenere il ritmo del tamburo e del basso nelle campagne di un tempo), spesso i musici
suonavano persino durante la mietitura, per agevolare la falciatura del grano.
Benché provenga dal canto, la mazurca è sottomessa
al severo rigore della danza, fa uso del rubato e dell'ornato, ma guai a
perdere il ritmo! Si è scacciati dalla festa di nozze se non, addirittura,
presi a botte. Con le mazurche non si scherzava. Anche il violinista poteva
vendicarsi, perché i danzatori della mazurca battono "a cinque",
ossia eseguono il tacco-punta, ma se lo fanno in un ritmo non consono alla
mazurca, il musico può voltare le spalle ai danzanti. È un affronto tremendo,
che per anni sarà commentato in campagna.
Nessun'altra danza ha mai suscitato una pari
euforia in chi la esegue e un tale stato di trance
in chi suona. Invogliava a ricercare l’espressione del canto. Quasi ogni
villaggio aveva le proprie mazurche (e più spesso la propria maniera di
esecuzione), che diventavano dei veri e propri segni di distinzione delle
diverse comunità rurali .
Luglio 2008, sono nella regione del Roztocze, a
cavallo tra Polonia e Ucraina, e il suonatore di violino Stanisław Głaz mi
racconta: "Lei sa, che la stessa mazurca in ogni villaggio era suonata in
modo diverso". "Perché?" domando. "Perché ogni violinista,
da noi, suonava secondo gli accenti della parlata. A Dzwola e nei suoi paraggi
strascicano la parlata, ma nel villaggio vicino la accorciano e, allora, là i
violinisti non stiracchiano la melodia come da noi. E come si abbellivano le
mazurche? Ognuno aveva la propria maniera di ornare, io ascoltavo spesso gli
uccelli – gli usignoli e le allodole, poi suonavo i loro trilli nelle
mazurche" – dice Głaz. Una testimonianza importante che mostra da dove
viene la ricchezza delle mazurche e spiega le loro diverse interpretazioni.
La molteplicità delle mazurche è dovuta anche alla
grande quantità di canzonette che le accompagnavano. Grazie a quelle era più
facile fissare nella memoria le melodie.
A noi si pone il problema di cosa fare oggi delle
mazurche delle campagne. La via più semplice sarebbe di non curarsene, com'è
accaduto finora.
È più facile e più sicuro esaltarsi con Chopin, le
sue composizioni sono bellissime. Che fare di geni emarginati come Meta,
Kędzierski, Bujak? Sono da considerare inferiori perché appartengono alla
campagna?
So che confrontarli con un gigante mondiale della
musica suona come un'esagerazione. Riflettiamo, però sul fatto che le mazurche
rielaborate da numerosi compositori provengono dalla loro musica, proprio da
loro derivano.
E ancora una differenza, forse quella decisiva: le
mazurche di Szymanowski, di Chopin e di altri compositori sono state
trascritte, possono quindi essere insegnate nelle scuole ed eseguite in ogni
epoca. Le mazurche di Meta, di Kędzierski se ne vanno insieme ai loro creatori.
Nessuno riuscirà più a suonarle così, tale è la forza della loro unicità. Vale
la pena ricordare che le mazurche si affidano all'improvvisazione, come il
jazz. Si propone un tema (a questo servono le cantatine) e poi il musico
improvvisa su quella melodia. Ho sentito io stesso un'improvvisazione sul tema
di una breve canzonetta durare quaranta minuti!
Abbiamo ancora molta strada da fare prima di
comprendere pienamente il segreto delle mazurche delle campagne. Ma forse la
cosa più importante è imparare a suonarle. È enormemente difficile. La speranza
è ben fondata, poiché, a dispetto di tutto, un numero sempre maggiore di
giovani va nelle campagne a imparare le mazurche dagli "ultimi musici di
campagna". Non trattano questa conoscenza a propri fini, per brillare poi
come stelle dello spettacolo, ma cercano di imparare dai maestri proprio come
facevano i musici di un tempo.
In loro è riposta la speranza che questa musica
possa sopravvivere.
Andrzej Bieńkowski, 2008
