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matteo negrin



Last Updated: 11/25/2009

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May 19, 2008 - Monday 
E' singolare come il chitarrista, più di qualsiasi altro musicista, sia soggetto alle sirene dello specchio di Biancaneve.
Ogni mattina il chitarrista medio si alza dal letto, si reca in bagno e mormora: "specchio, specchio delle mie brame, chi è il più fico del reame?"
e lo specchio risponde: "purtroppo non sei tu, cicciobello, ma quel tarromannaro che hai visto l'altra sera in quel video che ti ha mandato tuo cugino Vincenzo da Seattle".
Il chitarrista scuote la testa: non sono abbastanza. voglio di più. merito di più. vi farò vedere chi sono io.
La patologia è dietro l'angolo.
arrivato a questo punto, il chitarrista non è più un musicista qualsiasi, ma un animale sociale che, dai margini oscuri della cantina - birreria - palco della fiera del peperone dove è confinato, chiede - anzi pretende - un posto al sole.
non esprime più una poetica musicale, ma si produce in un un urlo che dice: "guardatemi, amatemi!"
Si rimane un po' turbati nell'osservare quanti muscoli del viso siano bruscamente coinvolti nel gesto di un chitarrista che suona un mi cantino a vuoto. solo un ignorante o un blasfemo vedrebbe in quel gesto un banale mi cantino a vuoto.
in quel momento il chitarrista soffre. anzi, s'offre.
offre se stesso e la sua sensibilità ipertrofica, offesa, umiliata, ad un ipotetico pubblico (preferibilmente di chitarristi meno dotati) che, riconoscendo in lui il paladino dello strumento principe, si fa riscattare, si fa elevare ad uno stato superiore di coscienza. il chitarrista assume su di sè il dolore del mondo e lo redime.
o, per lo meno, questo è l'obiettivo minimo.
Ma con che strumenti il chitarrista si riscatta? con strumenti fini.
in primis, lo studio.
poi il look.
infine un piercing ai capezzoli ben in mostra oltre una camicia (meglio se in sintetico) tenuta aperta oltre misura.
insomma, un sopra le righe che neanche sulla spiaggia di Cattolica o Fregene. che si sappia, d'altronde, nessuno ha mai imputato ai supereroi della Marvel che i loro costumi attillati non sono indossabili tutti i giorni.
ma il chitarrista va oltre, il suo è un desiderare a tutto tondo. è sì mistico, ma d'un mistico tantrico, sensuale. gli uomini si devono identificare con lui, le donne lo devono desiderare.
nel momento in cui l'obiettivo dovesse essere raggiunto, la gestione di tanta attenzione vivrà di un equilibrio particolare che sta tra il sant'Ignazio degli Esercizi Spirituali e il Lou Reed di Perfect day.
Armato di buona volontà, il chitarrista prosegue meticolosamente il suo percorso, quando un bel giorno si rende conto che il suo pubblico è costituito di soli uomini. si avvicina loro: sono tutti chitarristi.
lo adorano. anche se , a dire il vero, hanno a che ridire su qualche dettaglio tecnico o estetico che ognuno, in cuor suo, presume di poter risolvere e volgere al meglio all'interno della sua personale ricerca.
il nostro eroe si avvicina al suo pubblico e chiede: "dove sono le vostre donne? perchè non sono con voi? perchè non sono qui abbracciate a voi, pur desiderando segretamente me?"
sostiene uno: "la mia fidanzata è al concerto del cantante Tal dei Tali, mio eroe...", e per adularlo fa seguire a tale affermazione una serie di pesanti allusioni sull'identità sessuale del concorrente, avallate dal fatto che ai suoi spettacoli ci sono più donne che uomini.
la conclusione è dietro l'angolo: solo un uomo può riconoscere quanto un altro uomo sia così tanto uomo.
ormai siamo in una caserma.
tutti scuotono la testa, poi si danno ragione a vicenda e tornano a casa.
Finchè un giorno, per il principio dei vasi comunicanti, una fanciulla si presenta ad un concerto del nostro eroe.
questo lo spettacolo che le si presenta davanti agli occhi:
un bellimbusto dalla chioma fluente e piercing ai capezzoli impugna il suo strumento all'altezza del bacino come fosse una protesi del suo organo genitale. tenere la chitarra più in alto è da sfigati, ma questo lei non può saperlo.
questo soggetto accalorato agita velocemente e con foga la mano sinistra sul lungo manico del suo strumento. a volte le mani sul manico sono due, in un gesto di estrema perizia: sta facendo del tapping, ma questo lei non può saperlo.
al termine di tali evoluzioni, che il nostro eroe sottolinea con ampie smorfie della bocca, il nostro eroe alza verso il cielo il manico dello strumento in un climax inevitabile e vertiginoso, procurandosi con una nota lancinante un piacere-dolore di cui gli altri chitarristi spettatori sembrano estasiati: in effetti, come lo sa fare lui non lo sa fare nessuno.
il nostro eroe è sudato, sfigurato, provato.
ma ha vinto.
tutti annuiscono: ha fatto un buon lavoro.
è stato convincente.
Fine? dimenticavamo la fanciulla.
lei sta in un angolo, dubitosa. comincia a sentire quell'odore acre che si sente negli spogliatoi delle squadre di calcio.
non sa se ha assistito all'omicidio collettivo di Sigmund Freud o ad un antico rito di iniziazione masai. non coglie.
Evidentemente è una conferma: solo un uomo può riconoscere quanto un altro uomo sia così tanto uomo.
ma anche questo lei non può saperlo.