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matteo negrin



Last Updated: 11/25/2009

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September 22, 2008 - Monday 

Nel cuore di Buenos Aires viveva un ballerino.

Non era un ballerino formidabile, ma semplicemente un ballerino. A trent'anni, aveva passato gli ultimi quindici a ballare il Tango. Alcuni in Europa sostengono che il tango sia la rappresentazione simbolica di una vicenda di sesso. Per Ramon il tango era invece quello che è per la maggior parte degli argentini: il riassunto di una vita.

Ramon non si ricordava più con quante donne aveva ballato. Molte, di sicuro. E quando qualcuno gli chiedeva quante fossero state rispondeva sempre nel solito modo: più di cinquanta, meno di cento. Ormai era abituato a tornare a casa la sera con addosso il profumo intenso delle donne con cui aveva ballato. Ma non ci faceva più caso. Col passare degli anni aveva capito che il profumo di una donna non dice di lei più delle scarpe che indossa: aveva dovuto imparare ad annusare i capelli delle sue compagne, quei capelli che raramente tradiscono il vero odore di una persona. In quell'odore Ramon riusciva a leggere molte cose: le passioni, i sogni, le inclinazioni e molto spesso anche i dolori della donna con cui stava ballando. Solo così, diceva, otto passi diventano Tango.

Quando decise di scegliersi una compagna, non la scelse fra le donne con cui ballava abitualmente.

Si chiamava Maite, e i suoi capelli sapevano di tè verde e di mare. Capitava a volte che Ramon cogliesse addosso a lei il profumo di altri uomini, ma non ci dava troppa importanza. D'altra parte, lui non aveva mai voluto ballare con lei. Si limitava a guardarla. Maite ogni tanto gli chiedeva: "Ramon, mi vuoi bene? Allora balla con me". Lui sorrideva, le accarezzava i capelli, ma non cedeva. Gli piacevano i suoi occhi, le sue mani, e ogni tanto si divertiva a prenderla in giro per la sua goffaggine: era così diversa dalle ballerine che aveva frequentato prima di lei, e questo gliela faceva sembrare speciale.

Una notte, svegliatosi di soprassalto, si era alzato per andarsi sciacquare la faccia ed, entrato in cucina, gli era parso di vedere una lettera nella borsetta di lei: era indirizzata a un uomo. Fece finta di niente e non gliene chiese ragione. Anzi, si sentì in colpa per la sua curiosità fino a quando non se ne dimenticò. Il tempo passava, e quando lei gli chiese di sposarla non gli sembrò poi molto strano. La baciò e basta. Il giorno seguente, come era successo tante altre volte, lei gli chiese: "Ramon, mi vuoi bene? Allora balla con me". Finalmente lui acconsentì: posò sul piatto del giradischi un disco di Gardel, la prese fra le braccia e la condusse fra le note di quel tango. Era dolce e aggraziata, e lui quasi se ne stupì. Si tuffò tra i suoi capelli e inspirò profondamente: ci trovò il tè verde e il mare, le speranze e i dolori di una vita. Ci trovò i capricci della bambina e i sospiri della adolescente, le speranze della ragazza e la fermezza della donna. Ci trovò tutti gli uomini che aveva avuto prima di lui, e quelli che aveva avuto durante la loro stessa relazione. Fu allora che tirò indietro la testa di scatto. Fu un attimo, un attimo solo, e poi fu di nuovo Tango, fino a che il disco non ebbe smesso di suonare.

Capì subito cos'era stato quel brivido, anche se non gli era mai successo prima di allora: proprio in quel momento era riuscito a sentire nei capelli di Maite l'odore dell'uomo con cui sarebbe andata a letto quella sera. La baciò e uscì di casa. Lei gli sorrise: sapeva che aveva capito. E che non sarebbe tornato.

Si dice a Buenos Aires: finchè il fumo di una sigaretta accesa si alzerà dalle dita di Gardel, lo spirito del Tango non potrà morire.

Lorenza Cattadori

 
Sono immobile davanti al monitor, il mio mondo stasera aveva voglia di un tango...
Magnifico, Matteo: davvero.
Lo
 
 
Posted by Lorenza Cattadori on May 6, 2009 - Wednesday - 10:56 PM
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