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Ascoltare questo parto malato degli Yak, parola che rappresenta una razza bovina che abita le lande più estreme e gelate, non è affatto un'esperienza piacevole o rilassante. La loro creatura è qualcosa che soffre sin dalle prima note, un vagito primordiale e molto urticante. Formati nel 1997 a Lomellina, gli Yak non sono capaci di rimanere per più di quattro battute fermi su un ritmo. Pensate agli scatti violenti e iper-cinetici dei Mars Volta immersi in acidi hard-core e avrete qualche punto di riferimento che vi indicherà, ma non determinerà precisamente, la loro natura. Non sono le urla o le compressioni, affidate a macchine ultra moderne, a rendere questo disco qualcosa di pesante e indigesto ma, paradossalmente, la sua varietà. Si passa da hard-core intriso di atmosfere quasi minimali ad accenni alla Nine Inch Nails, per poi lambire i Cave In di "Jupiter". "Iron Flavoured Candies", insomma, è quello che potremmo definire il melting-pot dentro il quale le varie influenze dei singoli membri del gruppo e i generi si fondono assieme; più banalmente conosciuto come crossover. "Death I'm On Your Side" sembra quasi scritta da Trent (Reznor) e regalata ai Depeche Mode epurati degli arrangiamenti più edulcorati. Ciò che sorprende è la capacità di spaziare dal metalcore più estremo al suo diretto opposto con una facilità imbarazzante. Qualcuno potrebbe accusare il gruppo di non avere una propria identità o semplicemente di voler dimostrare le loro capacità tecniche, peccando di arroganza auto-celebrativa. Vi assicuro che in realtà il gruppo ha le idee ben chiare sul percorso da seguire. "G M" è, probabilmente, il pezzo che vi potrà far comprendere meglio l'anima frastagliata e molto complessa di questa band. In alcuni passaggi mi ricordano addirittura un gruppo che ormai non esiste più da molto tempo, gli "Orange 9mm". Accenni trip hop, fiati che si muovono leggiadri in mezzo alla confusione ordinata delle chitarre, sound secco e tagliente, come se ci avesse messo mani Albini (Steve) in persona, sono una parte degli ingredienti che mi hanno convinto. Dentro il cd troverete anche molto altro, soprattutto la voglia di osare di una band a cui l'etichetta di "chi non ha più niente da perdere" sembra adattarsi perfettamente. Da ascoltare sedati se volete evitare danni permanenti. Se poi fra voi ci fosse qualcuno pronto a mettere in pericolo i propri padiglioni auricolari e le sinapsi, si accomodi pure alzando al massimo volume sostenibile "Insects Eat Your Car", gli effetti non tarderanno a farsi sentire.
9:56 PM
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