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IL COPERCHIO DEL CIELO Io sono qui per salvare l'universo ma se questo sei tu chi dovrò salvare

Marco Zordan



Last Updated: 12/11/2009

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City: Velo d’Astico
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May 27, 2009 - Wednesday 
Ci sono degli artisti che riescono immediatamente ad arrivare nel nostro intimo grazie alle sensazioni che regalano con la propria musica, la propria voce, le liriche. Non c’è una spiegazione logica, è un discorso di percezione, di sintonia con la lunghezza d’onda dei segnali che provengono intensi dal dischetto ottico in esame che il cantante, il musicista, l’individuo, ha accuratamente registrato mettendolo a disposizione dell’ascoltatore.

Il coperchio del cielo, del cantautore vicentino Marco Zordan, l’ho apprezzato da subito. Il primo impatto, quello visivo, è stato soddisfacente: cover dai colori delicati, questo grigio alternato al bianco e al celeste, quel cielo e le sue nuvole, quegli aerei di carta che riescono a volare ma con traiettorie tristemente corte e discendenti. Poi questo foglietto piegato a tre contenente un racconto di uno scrittore a me sconosciuto, Simone Corà, che ho modo di apprezzare maggiormente perché letto contemporaneamente alla musica che finalmente prende il sopravvento su tutto ciò che fino a quel momento era di contorno.

Eccomi allora immerso nella prima traccia Tutto acquista un senso dai toni languidi e dalle liriche intense ed ispirate. Non c’è modo migliore di raccontare finemente e serenamente l’amore, tema ostico che facilmente porta i compositori ad essere scontati, prevedibili, monotoni. Marco emoziona con le sue parole che interpreta al meglio chiamando a raccolta ogni angolo nascosto della sua anima e della sua sensibilità. Si passa a Il mare di Magritte, brano che sembra provenire da uno dei grandi album del passato (Linea Gotica dei CSI ndr), data l’impostazione prettamente vicina alle composizioni di Giovanni Lindo Ferretti.

Passando per la solare e delicata Martina dorme si arriva a Stagioni diverse altro capolavoro sonoro e lirico che mi entusiasma per completezza e ricchezza espressiva. Ottima l’interpretazione vocale dell’artista che con la sua voce mi ricorda il miglior Billy Corgan di sempre. Segue la quasi interamente strumentale Bagliori notturni che introduce la poetica Cenere di luna, traccia ben concepita, interpretata ed eseguita strumentalmente. Il disco volge al termine con Oceano mare, puro esempio di savoir faire cantautoriale che traspare dall’artista attraverso la sua voce e la sua trasposizione delle emozioni in musica e Fiorevita che chiude al meglio il disco.

Pensare che questa musica, seppur registrata in casa, autoprodotta e autodistribuita, debba tribolare per farsi ascoltare mi fa rabbia ma poi mi fermo e mi chiedo se sia proprio la cosa più giusta confonderla fra le immondizie musicali che ci propinano le radio. Forse è meglio preservarla sottraendola alla massificazione che allontanerebbe dall'arte anche i musicisti come Marco Zordan.

90/100

Michele Perrella
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