Il cantautore al tempo della crisi: Marco Zordan
Reagire alla crisi con la buona volontà; forse non risolve il
problema ma di sicuro aiuta. In ambito musicale la situazione rischia
di precipitare. I pochi locali che resistono alla tentazione di
ripiegare sulla soluzione del lunge bar da stuzzichini e abbronzature
artificiali ritengono ormai scontato che i musicisti emergenti
accettino di esibirsi per un piatto di fave e una pinta di birra
sgasata. C’è chi allora getta la spugna, chi si converte alle cover con
gli amici ‘del muretto’ e chi, spinto dalla propria passione, escogita
metodi altri per diffondere musica e parole. È il caso del velese Marco
Zordan il quale, armato di un songbook di 100 brani e più, si è reso
disponibile per concerti casalinghi tenuti gratuitamente - e, com’è
ovvio, a volumi rispettosi del vicinato. Testato in questa formula il
nostro ne esce vittorioso e la sua voce, titubante nell’opera
autoprodotta “Il coperchio del cielo”, trova nella dimensione mini-live
un trampolino per sciogliersi e scaldare un proprio pubblico. Dal
cantautorato post Consoli fino all’indie pop dolceamaro delle canzoni
più recenti Zordan intrattiene i suoi ospiti, risponde a domande su
poetica e significato dispensa copie della sua ultima fatica a chi
ritenga di volerne sapere di più. La strada è ancora in salita, ma
dalla fanghiglia delle lamentazioni di chi si crede ‘classic’ anzitempo
è cosa buona e giusta evidenziare la tenacia di un artista che
preferisce l’azione alla passività. Finiremo dunque per svuotare i
locali e riempire le case?
Gusto Robusto