ECCO LE PRIME RECENSIONI TRATTE DA RIVISTE E WEBZINE DEL NUOVO EP DEGLI ULAN BATOR "SOLEILS"CHE ANTICIPA L'USCITA DEL NUOVO ALBUM "TOHU-BOHU"PREVISTA PER NOVEMBRE 2009...
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Il massacro non ha ucciso gli Ulan Bator. Al contrario li ha resi immuni alla morte, all’abbandono eccellente di Olivier Manchion, alle sortite di Amaury Cambuzat in territorio Faust (una sorta di stargate artistica), alla disintegrazione del mercato discografico. Immaginiamoceli allora cosi, i francesi: come un corpo colpito a morte che continua a camminare quasi le ferite non possano abbatterlo. Il merito, naturalmente, è di Amaury, uno dei musicisti più dotati in Europa. E’ lui gli Ulan Bator. S’alzano, cadono, risorgono, scompaiono, stupiscono solo grazie ai suoi umori, alle sue morti e resurrezioni, alla maniera in cui combatte per suonare la musica proprio come la vuole lui e non come la sosterrebbero radio, tv musicali e classifiche. E se c’è una cosa su tutte che ha imparato nella sua esperienza con Jean-Hervè Peron e Zappi Diermaier (al loro fianco ha pubblicato “Disconnected” e il recente “C’est Com... Com... Compliqué”) è che la musica è un moto interiore che non va psicanalizzato, ma lasciato strisciare nelle vene. L’ep Soleils è un lavoro sanguigno. Ha la dolcezza e il dolore. Ha le chitarre violente e il languore. E' sole ed eclissi (come da cover). E i titoli non sono mai stati dei puri accidenti per gli Ulan Bator: i cinque pezzi in tracklist Ephemere, Airplane, Soleil, Univers, Tabou racchiudono in sé voli, cieli, universi, segreti e quella confusione esistenziale che è contenuta nella musica di Amaury. “Confusione”, in francese “Tohu-bohu”, non a caso sarà il titolo del full length che uscirà il prossimo novembre. In attesa di quel disco, che giunge a quattro anni dal complicato “Rodeo Massacre”, “Soleils” è un antipasto gustosissimo. Il rock agrodolce degli Ulan Bator trova dei picchi assoluti. E' dai tempi di “Ego:Echo” che non si sentivano canzoni così perfette. C’è più canto e meno psichedelia. Più sole e meno follia, ma un’identica cura per il suono, per lo strofinio tra strumenti, per il passaggio tra silenzio ed elettricità. Gemma.
Nota: Ad aggiungersi alla band per il nuovo corso degli Ulan Bator, sono arrivati James Johnston (Nick Cave, Lydia Lunch), Rosie Westbrook, e l’entusiasmo di una nuovissima etichetta, la Acid Cobra Records di Londra.
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ROCKIT
Dopo quattro anni senza pubblicare un disco inedito, torna nuovamente in pista uno dei gruppi più importanti e seminali della scena post-rock europea: gli Ulan Bator. A rompere il silenzio è un EP con il quale il leader della band, quel Amaury Cambuzat rimasto unico superstite della formazione originale, inaugura la sua etichetta discografica e scrive i primi cinque episodi di una nuova saga espressiva. Una saga che, pur mantenendo ben saldi i legami stilistici con il repertorio storico, evidenzia un rinnovato respiro internazionale (dovuto alla multi etnicità dell'attuale line-up) e risente, fortemente, delle recenti esperienze personali (un periodo di "smarrimento") e professionali (la militanza nei Faust) vissute dallo stesso Amaury. In termini musicali il tutto si traduce in un rock intenso e solido che, alternando ritmi taglienti e sincopati (in "Ephemere") ad atmosfere profondamente intimiste (nella tittle track o in "Tabour"), travalica i confini espressivi proiettando uno spettro sonoro davvero intenso e suggestivo... ora non resta quindi che constatare l'ottimo stato di salute degli Ulan Bator aspettando novembre per poter ascoltare il nuovo, agognato, album.
MESCALINA
Lo abbiamo rimarcato di recente come la lingua francese acquisti un fascino particolare se legata a melodie prettamente “rock”, se poi nello specifico a farlo è una band rinomata come i francesi Ulan Bator, allora il tutto assume un senso in più. A tre anni di distanza dall’uscita di “Rodeo massacre”, Amaury Cambuzat non ha freni alla sua inventività e torna sulla scena con delle rilevanti e importanti novità.
L’eclettico musicista parigino, infatti, con la pubblicazione dell’Ep, “Soleils”, oltre a battezzare la nascita dell’etichetta, Acid Cobra Records, di sua proprietà, può vantare per l’occasione la presenza al suo cospetto di musicisti di spicco come James Johnston (Gallon Drunk, Nick Cave & Bad seeds, Lydia Lunch) e Rosie Westbrook (Mick Harvey).
Con “Soleils” Cambuzat dimostra ancora una volta di essere una vera e propria “macchina” compositiva in grado di trasformare le sue “idee” in “perle” musicali dal sound avvincente e suggestivo, un’energia musicale che ci proietta nelle “fabulose” atmosfere che la band ricrea con scrupolosa dedizione.
Energia e dolcezza sono le due differenti “facce” musicali di un’unica medaglia, di un disco melodicamente ispirato nei suoi contenuti. “Ephemere” e “Univers” (scritta a due mani con Lucy Lombard, ndr) ne rappresentano il volto più energico, un vigore fortemente rimarcato nei suoni, struttura portante di ritmiche che attraversando coordinate avant e noise si schiantano nel rock più marcato.
Gli Ulan Bator sono così, possono immergerci nelle sonorità più noise e poi regalarci suggestioni inaspettate, palpabili sia nelle proiezioni filmiche del post-rock “Airplane”, sia nelle lente e deliziose ritmiche di “Soleils”, piccolo gioiellino dell’arte cambuziana, ballata indie intonata tra tastiere rhodes, contrabbasso (di Rosie Westbrook) e la deliziosa voce di Lucy Lombard che ben si lega a quella di Amaury.
Con “Tabou” usciamo fuori dagli schemi dell’abitualità: un incipit in stile reading che sfocia nella classicità indie più ovvia, chiudendo così la breve “magia” contenuta in “Soleils”.
Ma gli Ulan Bator rimandano il tutto solo di qualche mese con la pubblicazione di un nuovo album di cui si conosce già il titolo, “Tohu-Bohu” (ndr).