MySpace
myspace music


SANTO NIENTE



Last Updated: 9/29/2009

Send Message
Instant Message
Email to a Friend
Subscribe

Status: Single
City: Pescara
State: Pescara
Country: IT
Signup Date: 12/24/2005
Friday, April 27, 2007 
ROLLING STONE
n. 23 sett. 2005
Umberto Palazzo parla con immediatezza la mia lingua rock&roll preferita: il sinistro scricchiolio alla Black Sabbath; il ritmo cadenzato e il pathos dei Joy Division. Palazzo, il cantante, chitarrista e nucleo lirico dei Santo Niente, nomina addirittura il defunto Petere Laughner, eroe di culto del punk rock e chitarrista dei Pere Ubu, nel tuono assordante di Occhiali scuri al mattino, insieme a Johnny Thunders, Richard Hell e Tom Verlaine. E' una perfetta congrega di spiriti, adunata in una musica di oscurità aggressiva e articolata.
Mi sono perso la prima incarnazione dei Santo Niente, dal 1994 al 1999, e i due album incisi in quel periodo. Ma questo cd, realizzato da Palazzo con una nuova formazione, non è un mero ritorno alla routine. La cupa elegia di Santuario, ispirata ai Cure, e l'oscuro, incessante assalto di Luna Viola, con il suo ritornello chitarristico che evoca un canto di balenieri, racchiudono l'impatto e le promesse di un grande debutto. nell'album non manca un tocco di seducente psichedelia, le vibranti corali chiesastiche, la qualità irregolare e simil-tabla della batteria di Gino Russo, e Palazzo canta con una forza profonda e impetuosa, una mescolanza peculiare ma commovente di Eddie Vedder e Paolo Conte. Ironicamente, il disco termina con un demo, Aloha, inciso nel 1999, più o meno nello stesso periodo del disfacimento del gruppo originale. Il titolo significa "ciao" in hawaiano e nella tastiera al chiaro di luna e nelle soffici, tintinnanti parti di chitarra si intuiscono insieme un monito e una promessa: Palazzo aveva ancora cose da dire e fare e sarebbe ritornato per dirle e farle. Per il rock italiano, questo album rappresenta una gradita rinascita. Per me è l'inizio di una rumorosa e splendida amicizia. 3.5/5
David Fricke
Nota: David Fricke scrive per il noto magazine musicale americano Rolling Stone dal 1977 e oggi è senior editor. E' stato il corrispondente dell'inglese Melody Maker per tutti gli '80 e '90 e più tardi del mensile Mojo ed è un collaboratore del Village Voice. Questo maestro della scrittura ha avuto per due volte l'onore di ricevere l'ASCAP-Deems Taylor Award per essersi distinto nel giornalismo musicale. Le parole di Fricke si possono trovare in molte case private sugli scaffali dei dischi perchè ha scritto le note delle ristampe di molti album importantissimi, fra i quali Velvet Underground, Led Zeppelin, Metallica, Ramones e The Byrds. E' il curatore dei documentari su "Trasformer" di Lou Reed e "Nevermind" dei Nirvana visti su Jimmy e in vendita con L'espresso.
ROCKSOUND
n°84 Maggio 2005
E' dura aspettare sette anni per vedere il ritorno di una delle band più grandi che il nostro paese abbia avuto nella sua storia recente. Dopo così tanto tempo, quando tutti lo davano per morto, il Santo Niente è tornato e da questo momento il rock in Italia ritrova una band importantissima. Il visionario leader Umberto Palazzo ci regala un disco capolavoro. Si inizia con la cupa e malinconica "Luna viola", che ricorda i Joy Division nell'incedere e si prosegue con due perle come "Spirituale" (e qui siamo all'apice) e "Prima della caduta". Ovunque aleggiano morte e rinascita, perdizione e amore che ritroviamo in pezzi sempre bellissimi come la geniale "Occhiali scuri al mattino", l'incalzante "Facce di nylon", la superba "Nuove cicatrici", la scurissima "Santuario". Un disco splendido, un grande ritorno e i testi più belli scritti da molti anni a questa parte. Se vi sembra poco... 8/10
Francesco Menghi
RUMORE
n°159 Aprile 2005
Di minimalismo squisitamente intimista è fatto "Il Fiore Dell'Agave" (e la scelta dell'Agave, vista la terra brulla da cui nasce, la dice lunga…), anticipato dall'ottimo EP "Occhiali Scuri Al Mattino". Se dio vuole torna Umberto Palazzo, con le sue parole che destabilizzano, la sua attitudine punk, il suo cadenzare disincantate frasi battagliere, ma pure la sua dolcezza e una visione onirica del mondo. Musica a bassa fedeltà che si posa sul capo del recensore come una mano santa. Uno dei rari casi in cui ci si scopre a pensare che scrivere di musica altrui sia un bel lavoro, dato che si sta ascoltando qualcosa di straordinario. Segnarsi in agenda: comprare "Il Fiore Dell'Agave", tra i pochi dischi rock cantati in italiano da avere in casa. Una band pura: è evidente dalla prima all'ultima nota. 5/5
Barbara Santi

BLOW UP
n°84 Maggio 2005
Una conferma il lavoro di Umberto Palazzo. Il suo nuovo "Il fiore dell'agave" è spigoloso e profondo, tra post-noise, memorie wave, suadenti linee melodiche, rock'n'roll e un songwriting al solito incisivo. E così si oscilla tra una ballata intrigante come "Spirituale" (una sorta di nuovo manifesto poetico) e punk di "Facce di Nylon", con una classe che non accenna a diminuire nel tempo.(7/8)
Andrea Villa

IL MUCCHIO SELVAGGIO
Seconda uscita discografica della seconda vita dell'ensemble di Umberto Palazzo, a seguire l'EP dell'anno scorso (del quale qui è ripresa in una nuova versione solo la title track Occhiali scuri al mattino), il terzo album del Santo Niente costituisce un valido esempio di (indie) rock in italiano dove armonie pop, aperture psichedeliche, accenni punk/noise e umori "new/wave" non proprio solari convergono in brani tendenzialmente mesmerici, artigianali nell'indole - le registrazioni curate da Fabio Magstrali, sono per di più "live in studio", con qualche sovraincisione - e suggestivi nell'impatto. L'ambito espressivo, per altro assai ampio, è insomma lo stesso in cui si muovono centinaia di gruppi (dagli Afterhours ai Lotus passando per Marlene Kuntz o Verdena), ma la band del cantante e chitarrista oggi naturalizzato pescarese sa eludere stereotipi e copia-carbone, concependo un "ibrido" spigoloso e stimolante alla cui particolarità contribuice una voce cruda, sofferta e un po' lamentosa; ne deriva un quadro piuttosto policromo, benchè avvolto in tonalità grigiastre, di undici episodi ora più vigorosi e graffianti e ora all'insegna di tensioni più vellutate, corredati di liriche in linea con le atmosfere che vi si respirano e con i nostri giorni di ordinario disagio.
Federico Guglielmi
ZERO MAGAZINE
Fanno venire in mente l'eroina e gli anni ottanta Umberto Palazzo e Manuel Agnelli. Non certo perché sono tossici. Ma perché evocano nelle loro canzoni una delusione profonda, una costante ricerca di riscatto e azione. La loro musica è reazione, azione per non morire di noia in questa italietta dei non valori. Umberto ritorna nel suo Santo Niente con nuovi compagni e nuovi stimoli: recluso tranquillo ha dato vita a nuove canzoni che sanno di elettricità e rabbia repressa, non raccontano più storie, ma sono flussi di coscienza e frasi precise. Su architetture sonore incalzanti e ammorbanti allo stesso tempo. Il disco della maturità, si direbbe. Proprio come l'ultimo Afterhours. Ma in realtà sia Manuel che Umberto hanno sempre dimostrato una maturità fuori dal comune nell'approcciarsi al rock, quasi un costringersi costante a fare i conti con se stessi, per trasmettere verità e sensazioni scolpite dentro di loro. Si suona per vivere meglio, si ascolta per vivere meglio. Grazie ragazzi.
Barnaba Ponchielli
CLASSIX
N°8 Gennaio 2006
Già dai desolati paesaggi che illustrano il booklet, un po' Islanda, un po' meridione d'Italia (ma invece si tratta della Lanzarote cara al "dux" del nichilismo Houllebecq), questo lavoro veste i colori dell'asprezza e della desolazione. Il Santo Niente è un nome che nel primo scorcio di anni '90 fece gridare al miracolo anche se poi altri raccolsero i frutti da quanto seminato da Umberto Palazzo & C. La diaspora conseguita all'eclissarsi di quell'entità chiamata C.P.I. che, nel bene e nel male, mutò il patrimonio genetico del rock italiano della scorsa decade, ha imposto una lunga uscita di scena a questo progetto che, fra tanti di quella corrente, era forse quello, assieme ai Santa Sangre, che meno lo avrebbero meritato. Oggi, dopo l'avvisaglia del succitato comin' back datato 2004, questo scabro poeta elettrico ritorna con un lavoro che sarebbe un grave errore trascurare. La produzione satura e potente dei suoni non rimanda più al roccioso proto nu-metal (ossimoro) degli esordi ma, forse complice la cinica disillusione che aleggia nelle liriche, abbraccia territori a noi più congeniali, meno deraglianti, più poetici e ombrosi. Il suono della NY del '76, citato esplicitamente nel testo della bella "Gli occhiali scuri anche di notte" (sic) già su EP: "Peter Laughner, Tom Verlaine, Johnny Thunders, Richard Hell..." , ma anche certa guitar wave mid-80s, non necessariamente inglese, quanto, per esempio, australiana, o il più caldo post-punk, sia pure di quel calore plumbeo che aleggia nelle zone vulcaniche. Qualche fondamentalista indie-rock o grunge-irriducibile altrove avrà già storto il naso, ma noi non possiamo che salutare con piacere il sensuale spleen di "Luna Viola" dove i nostri suonano come una versione dolente e virile dei Placebo, il tribalismo senza buon umore e quasi joydivisioniano di "Spirituale", la nebulosa, bellissima "Prima della caduta". Anche là dove il linguaggio si fa più esplicitamente punk, si costeggia un Iggy Pop periodo berlinese piuttosto che il nerd-sound di tanti mocciosi così cari a quello stesso pubblico che al Santo Niente preferì certe realtà italiote compiaciute e nevrasteniche che sono diventate l'attuale gotha del rock italico. Noi francamente preferiamo Umberto Palazzo in questa nuova veste, enormemente lontana da certe pose querule e saccenti, pieno di matura, umanissima amarezza, con una band che innalza un'efficace nube elettrica, su cui lo scorticato modo di porgere la voce di Umberto va a nozze. Forse a una scena che ama ancora definirsi "dark", un disco come questo ha molto da offrire e anche qualcosa da insegnare.
Stefania D'Alterio

TRIBE
N.79 MAGGIO 2005
Oscuri e tribali, i Santo Niente hanno pelle indurita dalla vita dura. Nelle undici robuste canzoni di questo nuovo lavoro, "Il fiore dell'agave", l'energia è forte e diretta. A volte manca l'aria, come in un tunnel senza fine ("Luna viola"). Altre volte ostacoli e barriere spariscono ("Nuove cicatrici"), lasciando spazio ad una catarsi cosciente e liberatoria. - M.P.
3.5 su 5
ROCKERILLA
n°298 Giugno 2005
Un anno buono dopo l'abbondante assaggio di "Occhiali Scuri Al Mattino ep" eccolo il nuovo album del Santo Niente di Umberto Palazzo: scarno, torbido, romantico e inquieto com'era lecito attendersi da questi irriducibili alfieri dell'indie-rock italico. Undici in tutto le tracce assemblate sotto la supervisione di Fabio Magistrali (già artefice dei suoni di Marta Sui Tubi e Bugo) per un itinerario che ribadisce di prediligere i luoghi più impervi e al tempo stesso più oleografici del rock, i suoni grezzi delle chitarre e gli spazi aperti e sconfinati di una psichedelica dai toni quasi sempre aspri e livorosi. Un disco dai contrasti forti, insomma: da un canto i mille motivi che spingono verso una visione quanto mai cinica della realtà - Nuove Cicatrici, Facce di Nylon, Le Superscimmie, Aloha - dall'altro - Spirituale, L'Attesa, Santuario - la cocciuta ricerca di una ragione per non gettare alle ortiche anche le ultime speranze. Joy Division e Thin White Rope in spettacolare rotta di collisione.
Elio Bussolino

MUSIC CLUB
Aprile 2005

Questo è il disco del mese! Il disco del mese è una di quelle cose che lasciamo alle riviste patinate di musica, così l'acquirente di quest'ultime, che sborsa 5 euro, non dovrà fare la fatica di leggere tutte le recensioni, ma si butterà a pesce sul disco del mese… il negoziante, dal canto suo, farà lo stesso e tutti vissero felici e contenti. Questo, invece, è il disco del mese per il semplice fatto che ho trascorso un mese ad ascoltarlo e perché mi piace proprio! (Se poi acquirente e negoziante leggono musicclub meglio per Santo Niente!) Si potrebbe già concludere qui, ma bisogna che mi dilunghi ancora un po'. Tempo addietro su queste pagine abbiamo parlato di "occhiali scuri al mattino", l'EP che sanciva il ritorno in scena dei (del) Santo Niente e faceva ben sperare in un album completo… bene, eccolo qua!
Undici canzoni matrice Umberto Palazzo, nuove-nuove, con la mano del Magister ad impreziosire il tutto! Il Magister, all'anagrafe Fabio Magistrali (il mio mito personale), è un uomo che ha messo mano alle migliori incisioni italiane degli ultimi tempi… un inchino [:inkin:]! Parliamo di questo piccolo capolavoro, allora. Il fiore dell'agave inganna, può sembrare un dischetto alternative rock come ce ne sono scaffali pieni, ma così semplice non è: la scuola è sempre quella del periodo dei dischi del mulo e le influenze sono delle più variegate (pescano in un paio di decenni di rock, dark, punk, ecc… ). Sembra che il tempo non sia passato per il signor Palazzo, che cuce splendide melodie con la mano dell'esperienza ed ottimi testi, come quello di "occhiali scuri al mattino" che si presenta leggermente diversa da com'era nell'ep omonimo di cui dicevamo sopra. Ogni canzone una storia, immagini, un viaggio descritti in un italiano credibile quanto o più dell'inglese, che si sposa con le chitarre effettate, i ritmi e l'elettronica, rude ed efficace come deve essere. L'intero tenore del disco è molto alto, non ci sono cadute (questi stanno volando), si potrebbe definire come 'nu-cantautoratorock', ma alla fine rimane sempre e solo un ottimo disco 'lo-fai ma non troppo', che piacerà sicuramente agli appassionati dei suoni anni ottanta/novanta e, forse, un po' di meno ai fighettinialternativi attuali con le pin sulla giacca senza pelucchi. Cercate questo fiore dell'agave, merita d'essere trovato/provato ed ogni brano sfogliato/spogliato per carpirne l'essenza e poi lanciarci a gran velocità… sul marciapiede a marcia indietro. (4.5 / 4 )

NOOZ


sentireascoltare.com

©2005 Stefano Solventi

Umberto Palazzo torna a sbandierare il vessillo dei Santo Niente. Lo fa reinventando la band, che dallo scorso anno vede tre nomi nuovi ad armeggiare chitarra, basso e batteria. Si sposta lo spettro sonoro, si prosciuga e si addensa, si arrota e spampana. Si riduce allo stato di bruciante possibilità. E' un rock grezzo, flagrante, acidulo. Una lama lasciata arrugginire nella metamfetamina.
La coesione, la carica, la mancanza di riguardo sono invece le stesse di sempre. Da come suonano, li diresti rodati da anni di palchi, polvere e asfalto. E' un bel giudicare, perché le undici tracce in programma sono state incise con la tecnica del live in studio, come garantisce e certifica la produzione di Fabio Magistrali, questo sempre più credibile Steve Albini dell'indie italico - e non vi sembri paragone irriguardoso.
L'ascolto è un'esperienza simile a svegliarsi senza adeguati motivi, a quella rabbia che non trova sfogo e ti marcisce in un angolo, al vento che ti sputa sabbia e miasmi sul volto. Il carburante della poetica Santo Niente è un cinismo accorato, è una passione disillusa, è spiritualità incatenata al suolo. Proprio come il fiore del titolo, sboccia splendido sul proprio destino di morte, fa coincidere bellezza e atrocità, rinascita e fine. Un rosario d'ossimori che s'incendia nell'attrito dell'urgenza a bassa fedeltà.
Bassa fedeltà esistenziale prima che estetica, che reclama angoli scabri tra strutture essenziali, che sfrigola intrecciando inserti elettronici e campioni, che s'anima della luce scura di organi rari. La cifra sonora abbozza una scenografia tipicamente urbana e tipicamente desolata, trafitta da un disincanto amaro, da uno spleen brusco che sgomita per la sete di visioni che significhino un'esistenza meno insulsa.
Non stupisce quindi che sotto la pelle scorbutica di queste canzoni si nasconda (si riveli) una polpa calda, fremente, appassionata. Come sotto le allucinazioni desertiche di Spirituale, o attraverso la filigrana di gracidii sintetici e inquietudini radenti organo-chitarra di Nuove cicatrici. Per non dire di quell'oggetto psichico bieco e fascinoso posto in chiusura di programma, il titolo - Aloha - che ammicca l'esotismo di un calypso inesploso, scostante come un raga disinnescato, imbevuto di corde calligrafiche e fosche emulsioni d'organo.
Persino quando innesca brusche accelerazioni punk/power-pop (l'energia scellerata Husker Du, i rigurgiti Fugazi, la tensione nostalgica dei più vispi Pearl Jam in Facce di nylon e Le superscimmie) ci puoi scorgere sagome di malinconia rabbiosa, d'irrequietezza affilata. Così come nella preghiera cupa di Prima della caduta, flanger e percussioni tribali, esplosioni di watt e declami CSI.
Voglio dire, da premesse tanto brusche sboccia un lavoro anche prezioso, capace di ballate malferme e liquefatte (Candele), di processioni laconiche e marziali come dei Joy Division intossicati aussie rock (Luna viola e Santuario), persino di un desertango tra immagini arse e sparse quasi fosse un Fossati sognato da Ferretti nel deserto Mojave (L'attesa).
Prezioso e intenso, come il dissidio sordo di Occhiali scuri al mattino, il groove quasi glam perturbato da feedback sclerotici, la sottrazione energetica dell'inciso, quell'impasto instabile di rassegnazione e disgusto che anima la cruda concisione del ritornello: gran bel pezzo.
Questo diamante splendidamente grezzo è, per quel che mi riguarda, un ulteriore segnale di quanto il rock italiano sia pronto a parlare con naturalezza il linguaggio del rock, maturo quindi per significare ad ogni livello, disposto ai carichi pesanti come alle minutaglie emotive. Oltre che un'opera emozionante tout-court.

ondarock.it

di Francesco Nunziata

Santo Niente è il monicker dietro cui opera Umberto Palazzo, senza dubbio una delle menti più fertili del rock indipendente italiano. Dal 2004 con tre new entry, la band approda a questo nuovo lavoro dopo l'Ep "Occhiali Scuri Al Mattino", dimostrando di restare fedele a un rock grezzo ma tagliente, affascinato da melodie sinuose, sprazzi punk-noise e rapimenti dark-wave. Registrato in presa diretta nel giro di una decina di giorni e sotto la supervisione dell'ottimo Fabio Magistrali, "Il Fiore dell'Agave" è un disco onesto e a suo modo coraggioso. Sa parlare con sincerità di una desolazione recondita, nascosta sotto l'asfalto delle metropoli e pronta a rapire l'anima.
Le liriche di Palazzo tradiscono una passione bruciante, che sceglie di parlare anche per astrazioni, senza perdersi mai in volgari nonsense intellettuali. Lo-fi come possibile esempio di una scrematura radicale di un rock già da par suo abituato a non nascondersi dietro un dito. Piuttosto, conscio di appartenere a una tradizione gloriosa, cui non teme di doversi sottomettere pur di (ri-)darle lustro e di appartenerle. Non stupiscono, quindi, i Joy Division rifatti dai Died Pretty di quel gioiello di "Luna Viola": oscurità e visioni desertiche, dentro polpa tribale. Circolarità ossessiva che in "Spirituale" sceglie di dileguarsi dietro inflessioni hard-eliche e in "Prima Della Caduta" tra le pieghe di una confessione dolente che si libera in un'esplosiva accelerazione psycho-punk. Le "Nuove Cicatrici" conservano il ricordo di ferite profonde, il lato nascosto di una emotività sull'orlo del baratro, nonostante si presenti in punta di piedi sulla soglia di una tessitura strumentale languida e trasognata (che ritroveremo anche nel pop indie-tronico di "Candele").
Ma alla rabbia implosa subentrano anche momenti più svagati e decisi a far valere la foga e l'energia del punk ("Facce Di Nylon" e "Le Superscimmie"), oppure certe valenze atmosferiche dell'indie-pop ("Occhiali Scuri Al Mattino", qui decisamente più groovy rispetto alla versione contenuta sull'Ep). C'e spazio anche per un'idea moderna di dark ("Santuario"), andante e disinibita, e per la danza dai sapori mediterranei di "L'Attesa". Da una registrazione casalinga proviene, infine, il bolero estatico di "Aloha", l'eremo più recondito da cui poter osservare con disincanto lo sfacelo della società e, nonostante tutto, continuare a sperare e a credere nell'amore: "Mi sembra di sparire/ di diventare immateriale/ dimenticarsi e dimenticare/ non è affatto male. Non che sia brutto qui/ ma riguarda me/ io vi amo maledetti/ io vi amo tutti". Come non credergli?

impattosonoro.it

di Zappo (4.5/5)

Saltiamo i preamboli e tutte le narrazioni che dicano chi si celi dietro i Santo Niente. Anzi non li saltiamo, non vorrei mai che qualcuno non sappia di chi si sta parlando, e anzi, pensi a chissà quale nuovo gruppo emergente della scena indie italiana. Santo Niente è Umberto Palazzo, ossia membro fondatore dei Massimo Volume, ossia, in poche parole, saltando qualche passaggio della sua carriera, una delle menti più fertili e floride della scena alternative rock italiana.
E torna dopo 10 anni con un disco. Dopo quel "La Vita É Facile", 10 anni di silenzio, interrotti lo scorso 2004 dall'EP "Occhiali Scuri Al Mattino", ep che lasciava ad intendere che il percorso musicale non era cambiato. Un rock grezzo, acido, cupo, teso, ricercato e al tempo stesso, diciamo, lo-fi.
Sarà perchè è inciso con la stessa tecnica del live in studio, sarà perchè è passato sotto le mani dello Steve Albini italico, ossia Fabio Magistrali, sarà Umberto Palazzo, saranno tante cose, ma questo disco è quanto di più onesto non ci possa essere. Se vogliamo è anche un po' coraggioso. Beh, per tornare dopo 10 anni di puro e salutare silenzio, un po' di coraggio ci vuole.
"Il Fiore Dell'Agave" è un tuffo al cuore. Perchè risentire certe sonorità non può lasciare indifferenti. E così, se "Luna Viola", oscura ballata desertica, si presenta con ritmiche gonfie e dark, "Prima Della Caduta" esplode in una rabbiosa e dolente confessione, con tutta la foga punk del caso. E che va a contagiare altri due episodi del disco, più sinceramente e semplicemente punk. "Facce Di Nylon" e "Le Superscimmie", a decantare rabbiosamente lo sfacelo della società. Niente di più semplice. Dall'altro lato il languido pop di "Candele" o di "Nuove Cicatrici", aprono a tessiture strumentali nuove e molto ben riuscite.
Così come la riproposizione di "Occhiali Scuri Al Mattino", qui con un groove disturbato da feedback metallici, a completare un riuscitissimo brano indie-pop.
In chiusura un piccolo gioiello. "Aloha", perchè, "Mi sembra di sparire/ di diventare immateriale/ dimenticarsi e dimenticare/ non è affatto male. Non che sia brutto qui/ ma riguarda me/ io vi amo maledetti/ io vi amo tutti".
Qualcosa in cui credere rimane sempre. Credere in questo disco e nei Santo Niente, non è affatto male.

kathodik.it

di Alessandro Gentili

Chi non muore si rivede... torna a farsi vivo dopo anni di assenza (se si esclude l'ep del 2004) il redivivo Santo Niente con una nuova line-up, fatta naturalmente eccezione per il pilastro portante Umberto Palazzo, uno dei più importanti personaggi del rock italiano indipendente dello scorso decennio, prima del gruppo in questione attivo anche con Allison Run, Ugly Things e Massimo Volume (tra i fondatori della band bolognese)... insomma, una figura di tutto rispetto.
"Il fiore dell'agave", prodotto da quella garanzia di qualità che è Fabio Magistrali, è un disco che ad un primo ascolto lascia spiazzati, magari perchè si pensa di ritrovare le sonorità pesanti di stampo grunge di album come "La vita è facile" e "Sei Na Ru Mo 'no Wa Na 'i", senza considerare il tempo passato e il fatto che il vino, invecchiando, migliora. E in effetti, se si prova a lasciar da parte la nostalgia per ciò che è stato, tale miglioramento si nota, e che miglioramento: Umberto Palazzo ha realizzato con questo lavoro un distillato sopraffino del rock nazionale degli anni Novanta, miscelando alla perfezione il nichilismo e l'acidità degli Afterhours (e anche del vecchio Santo Niente), la poesia e i viaggi sonici dei primi Marlene Kuntz e la musica letteraria dei C.S.I., e ricoprendo il tutto di una pesantezza desertica, non esplicita come nello stoner, ma avente la forma di una nebbia calda, opprimente e grigia, tinta suggerita sin della copertina.
L'apertura è affidata alla triade Luna viola, Spirituale e Prima della caduta, accomunati da un'atmosfera sognante, massiccia ed eterea allo stesso tempo, e da una ritmica tribale che scandisce le strofe del leader, il quale, nonostante gli anni, non ha affatto perso lo smalto nel vestire di rock la lingua italiana e ce lo dimostra a più riprese con testi splendidi e diretti, senza tanti giri di parole, forse tristi ma più probabilmente disillusi a causa di una società che va sempre più a rotoli... di sicuro è cambiata la voce, meno cupa che in passato e più difficilmente riconoscibile.
L'esplosione finale di Prima della caduta, in cui Palazzo si improvvisa Manuel Agnelli, ci accompagna verso il cuore del disco, in cui c'è posto per i canti rilassati, soffusi e dimessi di Candele e Nuove cicatrici (quest'ultima risalente al 1999 e mixata dal Magister con l'aggiunta di strani fruscii in sottofondo), ma anche per il punk rock nevrotico di Facce di Nylon e soprattutto Le superscimmie, tiratissima e nevrotica, implosa nelle strofe e urlata a squarciagola nel ritornello; e al centro, in perfetto equilibrio tra questi due estremi, il brano uscito un anno fa, Occhiali scuri al mattino, presente qui col testo leggermente modificato che cita Tom Verlaine, Richard Hell e altri giganti della Blank Generation, forse un rispecchiarsi nella filosofia della scena newyorkese in questione quello di Umberto Palazzo, sta di fatto comunque che il brano è un perfetto esempio di rock originale e non banale, in cui la classe dell'artista da latente si fa esplicita nel mostrarci la grande maturazione avvenuta.
E così come l'album era iniziato finisce, con la musica che si richiude a riccio su se stessa nascondendo i suoi segreti: meno tribale ma più desertica e criptica Santuario (probabilmente il brano più vicino al Santo Niente del passato), visionaria e orientaleggiante L'attesa, ed infine Aloha, come suggerisce il titolo un perfetto commiato, relativamente sereno e rilassato, che pone sì fine al viaggio trasognato de "Il fiore dell'agave", ma che qualche allucinazione postuma la lascia comunque.
Un ritorno migliore per un nome che da tempo si faceva desiderare non poteva esserci: non un disco che punta esclusivamente sull'impatto, ma un disco adulto che sa giocare al meglio le sue carte e riesce a catturare l'attenzione ascolto dopo ascolto trascinandoti nel suo mondo: un bentornato al Santo Niente.

rocklab.it

di Emanuele Binelli

Qualche settimana fa, curiosando in giro nei blog, mi imbatto in quello di Umberto Palazzo, dove trovo la seguente dichiarazione: "Direi che il rock italiano ha raggiunto il punto di non ritorno. […] Forse ci vorranno anni prima che possa esistere nuovamente qualcosa di simile ad una scena decente o almeno presentabile […] Se non avessi letto un po' ovunque che i Baustelle sono una grande band (e "la malavita" è un capolavoro) e li avessi solo ascoltati, li avrei senz'altro scambiati per una delle tante band "ggiovani" create a tavolino dall'industria, tipo Velvet e altre meteore radiofonico-sanremesi. Assistere a un loro concerto ha peggiorato irrimediabilmente le cose. Sono blandi e addomesticati. Da quando ciò è diventato un pregio, per Dio?"
Ora, posto che si possa pensare quello che si vuole sui Baustelle (e secondo me restano un ottimo gruppo, meritevole di saper coniugare, come nessuno ha finora mai fatto in italia, l'anestetico e la cura), questa è a tutti gli effetti la riflessione di un indigeno che guarda con sufficienza dagli abissi del suo cuore di tenebra allo scomposto entusiasmo dei nuovi coloni. Certo, è un fiore dell'agave quello, non lo vedete?
Umberto Palazzo queste cose le faceva, e le faceva in tempi non sospetti, è un vecchio sopravvissuto al reflusso della prima ondata, che gloriosamente, perché silenziosamente, cambiò le sorti di alcuni (e lasciò indifferenti altri) nell'allora boccheggiante panorama d'acquario della musica italiana. La prima ondata, quella fatta di consorzi, di live acustici dei C.s.i., di band prodotte perché ricordavano al buon Lindo Ferretti i suoi esordi rumorosi, di colonne sonore di qualche nuovo (buono o meno buono, ma comunque nuovo) film italiano, tra il plexiglass di rosemary e i primi vagiti dei Verdena, e come sottofondo il lento incedere di Manuel Agnelli e dei suoi Afterhours.
Ma la riflessione di Umberto Palazzo ha per giunta l'indubbio merito di farci sbattere il nostro leggiadro italico nasetto contro una caratteristica importantissima e costitutiva del rock: il rock è dinamitardo, dice parole indicibili, e fa rumore, deve far rumore, e per giunta fastidioso.
Umberto Palazzo non ha il sangue degli Afterhours, non ha la raffinatezza dei Marlene, e tuttavia pesca a piene mani da entrambi, o quanto meno da un patrimonio comune (Luna Viola, Spirituale), e crea un genere, un vocabolario dell'uso, e dei cliché per il sottobosco alternativo italiano, piacevolmente liberandoci dalla necessità del sublime, fornendoci finalmente un tono medio, e lo fa con la spezia di un tono onestamente un po' più punk (nel senso esistenziale del termine) rispetto ai suoi colleghi. Ma gli episodi più memorabili del disco sono quelli in cui Umberto Palazzo libera il suo estro e fa da solo. Nascono così il memorabile chorus 80's di Facce di nylon che si installa su un serrato giro surf, il lisergico nonsense di Occhiali scuri al mattino (peraltro titolo bellissimo), l'oscura trama preziosa di Santuario, con la sua urbanità cupa di sepolcri imbiancati (la tv dice tutto tranne la verità, ad un posto di blocco, si impara l'umiltà). E ancora l'idea melodica di Nuove cicatrici, la narcolessia diurna di Candele, e in coda due brani ipnotici come solo il sole in testa dell'una in agosto, e così italianamente post-rock. E così si congeda, Umberto Palazzo, con una certa calma e con una certa classe: "mi sembra di sparire di diventare immateriale […] io vi amo maledetti, vi amo tutti". E da qualche parte, non so perché, e non so perché lo dico, mi è parso di scorgere lo spirito di Andrea Pazienza. Si aggiunga che i suoni, anche negli episodi più morbidi, sono rombanti come ormai non capitava più di ascoltare da tempo. Assolutamente da provare.

freakout-online.com

di Vittorio Lannutti

Finalmente è tornato con un nuovo lavoro Umberto Palazzo con il suo Santo Niente. Dopo l'anticipo fornitoci l'anno scorso con l'Ep "Occhiali scuri al mattino", di cui riprende qua la title track, Palazzo ha dato alle stampe il suo terzo album con una nuova formazione.
Palazzo, dopo aver fondato con Emidio Clementi i Massimo Volume, per poi andarsene poco prima del loro esordio, ha dato vita al Santo Niente (che in dialetto abruzzese è una bestemmia). Con la prima incarnazione del SN, Palazzo, nella seconda metà degli anni '90 ha pubblicato due splendidi cd ("La vita è facile" e "Sei na ru mo na va na 'i") per il compianto Consorzio Produttori Indipendenti. Nel momento in cui in Italia stava esplodendo, anche a livello commerciale, il rock italiano, lui si è ritirato dalle scene, per tornare da Bologna nella sua Vasto e mettersi a fare l'operatore sociale e il dj, riconfermando una certa ritrosia al successo commerciale.
Speriamo che in questa seconda vita si decida a restare e che trovi il meritato posto nel rock nostrano, sperando che non gli stia troppo stretto. Con "Il fiore dell'agave", prodotto da Fabio Magistrali, il Santo Niente vira verso sonorità più cupe con accenni punk e noise, alternando momenti profondi ed introspettivi come "Aloha" lasciata come nella prima registrazione casalinga fatta dove si è fatto accompagnare solo da una chitarra con le sue stramberie latine o come nella visionaria ed ossessiva "Luna viola" dove fanno capolino i Joy Division alle esplosioni con risvolti fugaziani de "Le superscimmie".
Se si vuol tornare un tema ricorrente in questo lavoro è la centralità del rock'n'roll, la cui necessità viene espressa in diverse occasioni: nel power pop'n'roll di "Facce di nylon", in "Occhiali ! scuri al mattino" dove ideologia (Marx), nichilismo (Nietzsche) e il rock'n'roll (Johnny Thunders e Richard Hell) possono convivere in una stessa canzone e ne "L'attesa" dove il rock viene citato, ma non suonato. Speriamo che Umberto questa volta resti a lungo.

radiocoop.it

di Antonio Bacciocchi

Umberto Palazzo (prime mover del nuovo rock italiano, co-fondatore dei Massimo Volume e autore nella colonna sonora del film "Jack Frusciante è uscito dal gruppo") riassembla il progetto Santo Niente e sforna un piccolo gioiello sonoro con "Il fiore dell`agave".
Sound desueto che cita Died Pretty (magica band australiana degli 80`s) tra evoluzioni psichedeliche , dark e rock n roll , affonda gli artigli in testi duri e spietati , accarezza atmosfere che furono care ai primi Joy Division o ai Pearl Jam meno scontati.
Un album spigoloso , personale e lo fi , uno dei vertici della produzione indie dell`anno.


liverock.it

di Philip Di Salvo

E' tradizione comune ricollegare al Rock italiano degli anni '90 formazioni quali Afterhours, Marlene Kuntz e C.S.I., tralasciando fuori da quell'elenco gruppi parimenti interessanti e meritevoli che, però, per varie e sfortunate motivazioni, non hanno ottenuto la visibilità che ha portato altri ad essere tutt'ora degli headliners. Il Santo Niente è stato per diverso tempo una punta di diamante tra le file del Consorzio Suonatori Indipendenti, per il quale ha pubblicato due album, l'esordio "La vita è facile" (Edito con la denominazione Umberto Palazzo e Il Santo Niente) nel 1995 e il successivo "Sei na ru mo'no wa na 'i" nel 1997. Sempre in quell'anno la band assume il nome abbreviato Santo Niente, con la quale proseguirà il suo viaggio fino al 1999, anno in cui il primo capitolo della vita del gruppo si chiude. E' il 2002 quando Umberto Palazzo incontra Raffaelo Zappalorto, Gino Russo e Alessio D'Onofrio e decide di ridare vita alla band. Ciò che scaturisce da questa nuova ripartenza è l'ep "Occhiali scuri al mattino" edito da Black Candy nel 2004 al quale segue "Il fiore dell'Agave", il nuovo album vero e proprio. Ma parliamo della musica: il disco contiene undici tracce dove un uso spigoloso delle chitarre, dei riverberi e della base ritmica si fonde perfettamente a sonorità di vario tipo. "Il fiore dell'Agave" si snoda tra punk, r'n'r alla Dream Syndicate -se volete- ed asprezze New Wave e ciò che ne scaturisce è davvero pregevole. Luna viola apre le danze ponendo in evidenza la voce di Umberto Palazzo, ruvida, lamentosa ed affascinante; seguono altri brani ottimi, come Prima della caduta e il suo finale urlato; Occhiali scuri al mattino, probabile episodio migliore dell'intero album; la sfuriata r'n'r di Le superscimmie e la sommessa ma cruda Il santuario. Il pregio maggiore di questo album, comune ai migliori dischi di sano r'n'r, è la sincerità, la quale emerge fortemente dalla musica del "nuovo" Santo Niente e delle ottime parole che la accompagnano. C'è classe, poesia e cuore in queste canzoni, sarebbe una colpa farsele sfuggire anche questa volta.

sonorika.com

di Maurizio Di Fazio

Tornano i Santo Niente del cantante e chitarrista Umberto Palazzo, già cofondatore dei Massimo Volume, già protagonista assoluto della gloriosa scena rock bolognese post-grunge (e fu proprio Umberto a firmare la colonna sonora del cult-movie Jack Frusciante è uscito dal gruppo); torna una delle rockband più influenti degli anni '90, già punta di diamante del compianto Consorzio Produttori Indipendenti dei Csi. Esce infatti nei negozi di dischi, dopo un silenzio durato parecchi anni, il loro atteso nuovo album Il fiore dell'agave, prodotto dall'infallibile Fabio Magistrali, per l'etichetta Black Candy di Firenze, distribuzione Audioglobe (quindi vi sarà facile reperirlo). Vi manifesto subito il mio pensiero: questo è davvero un album più che bello. Dubito che il rock italiano sappia scrivere pagine migliori o molto migliori di questa quest'anno. Il fiore dell'agave non rincorre nessuno di quei precostituiti "hype" che mandano in brodo di giuggiole la stragrande maggioranza della stampa specializzata tricolore e suona un po' diverso dai precedenti episodi marcati Santo Niente. E' sempre rock'n'roll, a tratti volutamente spoglio e grezzo, low-fi (è stato registrato in una decina di giorni, in presa diretta, buona la prima o, al massimo, la seconda) dai riverberi qua e là cinematografici, ricchi di rimandi a quella tradizione autoriale nazionale che da Ivano Fossati idealmente corre fino a Giovanni Lindo Ferretti. E' un album coeso e intimista, pervaso da una luce scura che potrebbe essere notte fonda o mattino prestissimo, da uno spirito di desolazione urbana che mai sconfina nell'autovittimismo e in cui Umberto Palazzo, senza rinunciare a sfoderare le sue accelerazioni innodiche a tutto gas e i suoi proclami sonici (Facce di nylon, Le superscimmie), mette a nudo pure tutta la sua dolcezza. E' come se ci scrivesse da un qualsiasi affollatissimo deserto della nostra epoca. I richiami possono essere molteplici: dai Joy Division ai Fugazi passando per il kraut-rock, Nick Drake, i Radiohead e forse pure The Black Heart Procession. Santuario e le ultime tre tracce, le vette di questo disco di santo rock.

idbox

di Fabio Igor Tosi

È da circa un annetto che si risente parlare del Santo Niente. La gloriosa rock band italiana, tra i protagonisti della scena underground nostrana negli anni 90, ritrova linfa vitale accasandosi su Black Candy Records. Nel 2004 l'assaggio della nuova line up (re-inventata da Umberto Palazzo, unico intestatario del progetto, trasferitosi definitivamente a Pescara) con l'Ep "Occhiali Scuri al Mattino - Extended Play", atto a riprendere e riallacciare un discorso musicale ormai fermo dal lontano 1998, seguito finalmente da questo nuovo album sulla lunga distanza intitolato "Il Fiore dell'Agave". C'è una grande evoluzione musicale rispetto al passato, il nuovo Santo Niente è una band di puro rock'n'roll con la cupa genialità tipica dei Joy Division, ben presente in fase di costruzione dei brani, e con la psichedelia che da sempre li contraddistingue, qui ancora più in vista e dal sapore caldo e benefico. Il disco (registrato in presa diretta da Fabio Magistrali) ha un suono compatto ma vario nel suo stile, il rock acido e cinico della band sa farsi anche caldo ed avvolgente intrecciando campionature ed incursioni elettroniche pronte ad aumentare l'intensità emotiva di questo dinamico disco. I testi, da sempre curatissimi nella forma e nella sostanza, fanno da ponte di collegamento con i precedenti lavori, la parola nel sociale che ci condede Umberto, è quella di una persona razionale e matura che reclama il proprio stile, proponendoci anche soluzioni diverse dal passato con aperture decisamente meno aspre e più melodiche. Probabilmente lo stesso Palazzo ha a disposizione maggiori carte da utilizzare vocalmente e ce lo dimostra con brani davvero eccellenti. Nessuna delle undici tracce passa inosservata, se il trittico tribale iniziale stupisce soprattutto nell'allucinazione desertica (come lo stesso Palazzo definisce egregiamente il brano) di "Spirituale" e nella violenza depressa di "Prima della Caduta" dal finale intenso e psichedelico, sorprende "Nuove Cicatrici", canzone che sembra uscire dalla mente di Nick Drake, pronta a spostare le coordinate del cd. Nuovo cambio di direzione con "Facce di Nylon", il brano più immediato, un rock'n'roll potente ed aggressivo dotato di un ritornello che entra immediatamente in testa, come la stessa "Superscimmie", composta con gusto indie alla Husker Du. "Occhiali Scuri Al Mattino" è l'unica traccia già presente sull'EP dello scorso anno, qui ri-registrata con voce più "imperativa" e con un cambio nel testo, dotata di una rabbia "rassegnata" e diretta. La dilatazione pop di "Candele" (vagamente alla Stan Ridgway), "Luna Viola" (che apre il disco) e "Santuario" (bellissima! uno dei brani di punta) devono molto ai Joy Division, mentre la psichedelia fa capolino ne "L'Attesa" e nella conclusiva "Aloha", quest'ultima in particolare, ammiccante e dal sound caldo. Senza dubbio il miglior disco del Santo Niente, che li riporta vivi e attivi al posto che spetta loro nella scena italiana. Una vera perla rock al pari delle nuove uscite italiane di Afterhours e Marlene Kuntz.

kalporz.com

di Daniele Paletta

Un fiore ispido, difficile da avvicinare, ma con un cuore caldo, pronto a sanguinare: è questo il fiore dell'agave, e non poteva esistere titolo più appropriato per il ritorno sulla lunga distanza di Umberto Palazzo e del suo Santo Niente. Se del tuffo al cuore dato dal risentire un suono tanto amato si era già detto a proposito dell'EP "Occhiali scuri al mattino", qui la vera folgorazione arriva al terzo brano: "Prima della caduta" scivola ipnotica su chitarre rumorose e battiti tribali, si inabissa su mantra recitati con profondità ferrettiane per poi esplodere di elettricità satura e di voci declamate urlando, come nei primi Massimo Volume. È in questo brano meraviglioso la chiave per entrare nel disco: certe frasi mirano a distruggere l'immagine nichilista che la band ha sempre avuto ("e a metà io divido la rabbia, poi a metà, e a metà ancora", oppure "il cinismo non ti salverà"), aprendosi a una spiritualità che era a lungo rimasta nascosta.
"Il fiore dell'agave" racconta di vite vissute e sconnesse, del confronto con il mondo, di cose in comune andate perdute col tempo, e ha un suono denso, vischioso, incredibilmente ricco di calore: l'attacco diretto di "Luna viola", la ritmica gonfia e la sua atmosfera dark, o la melodia più aperta di "Spirituale" testimoniano la voglia di uscire dai cliché del rock italiano dei '90 per aprirsi a suggestioni differenti e più variegate. Senza dubbio il valore aggiunto del disco è la produzione di Fabio Magistrali, che regala a queste undici canzoni tutte le possibili sfumature dello scuro: "Nuove cicatrici", ad esempio, è una ballata elettrificata e scompigliata da un drone che appare e scompare, e viene resa solenne nel finale dall'harmonium incastrato tra le chitarre sconnesse; "Occhiali scuri al mattino", in una versione diversa dall'omonimo EP, è agitata da percussioni metalliche e infarcita di visioni tossiche, citazioni musicali e filosofiche; "Candele" è una torbida litania d'amore, nata da manipolazioni Joy Division e Blues Explosion; "Santuario" soffoca sotto un basso minaccioso e la voce profonda, ricordando una versione più ritmata dei Marlene Kuntz di "Ho ucciso paranoia". Altrove la band graffia con rabbia, appoggiandosi a ritmiche surf e a spigoli di rumore: accade in "Facce di nylon" o di "Le superscimmie", brani che alzano il tasso energico dell'album ma che non aggiungono nulla in quanto a profondità.
Aspettavamo al varco Umberto Palazzo e i suoi Santo Niente, scrivevamo un anno fa: l'attesa è stata ripagata con un disco intensissimo, superiore alle aspettative, e, nonostante i sette anni di pausa, realmente capace di aggiungere nuovi tasselli a uno dei mosaici più importanti del rock italiano. Non potevamo davvero chiedere di meglio.

alternatizine.com

di Matteo Muggianu

Chi nella metà degli anni novanta è stato un "C. P. I. addicted" certo non ha scordato Umberto Palazzo ed il suo Santo Niente. Ruvidezza e melodia, ricercatezza e cura nei testi resero importanti dischi come "La vita è facile" e "Sei na ru mo'no na na'i"; arrivava così il 1997 e, con esso, il silenzio fino al 2004. A interrompere questo iato temporale ci ha pensato a sorpresa l'EP "Occhiali scuri al mattino" nello scorso anno e adesso questo bel cd che continua da settimane a girare nel mio lettore.
Undici brani che si radicano in quella maniera di fare musica rock in italiano che nasceva dal punk, dalla new wave e dalla scena indie statunitense guardando contemporaneamente con interesse al nostrano cantautorato. Chi già conosceva il Santo Niente troverà di che gioire nell' ascoltare "Il fiore dell'agave", chi li ascolterà per la prima volta avrà difficoltà a preferire un brano ad un altro. Certo non mancano i momenti più tirati con "Facce di nylon", "Le superscimmie" e "Occhiali scuri al mattino" (che è davvero efficace e ti sorprendi a canticchiarla), ma i risultati più caratteristici del nuovo corso si trovano nei brani più intimi. "Spirituale", "Santuario" e "Nuove cicatrici" valgono da soli il disco intero e rappresentano al meglio la voglia di unire testi ben scritti a mai banali evoluzioni melodiche. Non ci sono le sfuriate hardcore di "E' aria", il suono è ora desertico, asciutto ma corposo, sensazioni di torride estati meridionali sulla pelle. «L'attesa / nell'afa / le nubi / le mosche / le voci dei morti / l'assenza…», queste le parole in "L'attesa", nella quale troviamo atmosfere dilatate e psichedeliche di ombre nette zenitali, scirocco e case bianche tra i sassi. Landscapes ripresi anche dalla bellissima copertina e dalle immagini del booklet: i paesaggi rocciosi e metafisici delle Canarie, i fichi d'india e, ovviamente, l'agave. Il Santo Niente sa bene che la riflessione, il dubbio, il mistero si possono trovare anche sotto il sole del Mediterraneo.
Un lavoro meditato e sentito, nessun brano di mero "riempimento"; chitarre sempre in evidenza su tappeti di rumorismi industriali; una produzione low-budget affidata a Fabio Magistrali che ha un impatto live. "Sensualità" e "rock and roll" sono i termini ricorrenti, Died Pretty, Joy Division, Can e Nick Drake i nomi a cui fare riferimento, ma soprattutto c'è un consiglio: play loud!

babylonmagazine.net

di Marco Ragno

Dopo anni d'assenza tornano i Santo Niente, una delle principali protagoniste della gloriosa scena indie rock bolognese dei primi anni '90. Da allora molte cose sono cambiate; Umberto Palazzo, da sempre voce e chitarra della band, è ripartito con nuovi compagni d'avventura, Raffaele Zappalorto al basso, Alessio D'Onofrio alla chitarra, Gino Russo alla batteria e un'etichetta giovane, la Black Candy records, label fiorentina sempre più attenta al panorama indie italiano. Il disco è stato registrato in una decina di giorni in presa diretta nella sala prove pesarese del Santo Niente sotto la guida del "Magister" Fabio Magistrali, mentre di tre brani ("Nuove Cicatrici", "Candele", "Aloha") sono stati conservati i provini risalenti ad anni passati. "Il Fiore Dell'Agave" è essenzialmente un disco rock, un rock di vecchio stampo a tratti grezzo e spoglio, con una produzione low cost (come nelle migliori tradizioni indie), in cui è data più importanza al groove e alle vibrazioni rispetto alla patina luccicante degli aspetti esteriori. I brani dell'album spaziano tra riverberi acidi e psichedelici che improvvisamente mutano in vere esplosioni rock, intrise di quelle sonorità punk noise a cui la band è sempre stata fedele. Chitarra, basso, batteria e voce (tutto fatto rigorosamente old style) vi accompagneranno in un viaggio di note lungo 42 minuti che incomincia con le ipnotiche suggestioni di "Luna Viola" e termina con l'immaginario eremo di "Aloha". Un album ruvido e intimo al tempo stesso in cui è la musica ad essere la vera protagonista di scena. Umberto Palazzo sputa le sue parole a volte con rabbia altre volte con malinconia regalando testi che hanno il sapore di poesia. Se cercate fronzoli e paiette, le luci al neon abbaglianti o le copertine patinate volgete pure il vostro sguardo altrove. "Il Fiore dell'Agave" per sbocciare ha bisogno delle atmosfere di spazi aperti incontaminati, che siano deserti torridi o valli desolate poco importa... A voi l'ascolto.

Voto: 8

indiezone.it

di Diego Ghidotti

Umberto Palazzo torna finalmente con il recentemente vociferato progetto "Santo Niente", dopo aver nuovamente cambiato line up negli ultimi mesi.
Quello che ci presenta con "Il fiore dell'Agave" non è altro che il meglio che il mercato indipendente italiano potesse cercare, un rock sporco, grezzo ma estremamente lucido e consapevole delle proprie capacità.
La Black Candy ha fatto bene ad investire sull'esperienza di Umberto Palazzo, che da navigato rocker ha costruito un album incastonando passato e presente, rock e punk, dark e rock'n'roll, dai Joy Division al cantautorato di Lindo Ferretti.
Piace "Il fiore dell'Agave", piace per la sua schiettezza, per la sua sincerità, per il suo carattere (ehhhh…manco fosse un vino direte voi!) . Pochi fronzoli e tanta musica rock, canzoni come "Superscimmie" colpiscono subito per potenza e velocità, per il suono sporco che va ad abbattere tutti i clichè musicali del momento.
Un'altra gemma di punk rock'n'roll è invece la bellissima "Facce di nylon", che fila liscio tra il divertente/ballabile.
L'album lascia però molto spazio anche alle atmosfere più dilatate ed avvolgenti, come la mediterranea (come Palazzo stesso la definisce) "L'attesa", una canzone elegante, intelligente, che rende chiaro l'amore per la musica a 360° interpretata dai Santo Niente.
"Il fiore dell'Agave" rimane un grande disco realizzato con le grandi doti di creatività musicali dei Santo Niente, che hanno dimostrato di saper far nascere un diamante anche dal rock più grezzo e semplice.

kdcobain.it

di Nicolò

Umberto Palazzo è uno di quegli artisti che sentono la musica come una linfa vitale, e che grazie ad essa possono incarnare la propria vena artistica, infondendo emozioni al proprio pubblico. Dopo lunghi anni di assenza dalle scene, i Santo Niente tornano a proporre un nuovo disco, con una nuova formazione ma con la stessa voglia di affascinare. Produzione low budget e tanto rock cantato in italiano creano "Il fiore dell'agave", un disco che fonde punk, rock e noise con melodie ricercate.Si parte con ritmi tenui ma ottime vibrazioni intitolate "Luna Viola". A seguire ecco "Spirituale", un pezzo introspettivo e leggermente cupo. Ma è con "Prima della caduta" che gli echi del passato sotto Consorzio Produttori Indipendenti, ovvero l'etichetta CPI, si fanno sentire grazie a riff incessanti e ad un ritornello in stile Lindo Ferretti. Il rock diventa punk in "Facce di Nylon" e attinge dall'alternative rock anni 90 in "Occhiali scuri al mattino". Incursioni noise si scorgono nella frenetica "Le superscimmie" per poi attenuarsi sulle note delicate di "Santuario". "Aloha" saluta chiudendo un ottimo disco rock, che testimonia ancora una volta la buona salute della scena indipendente nostrana. I Santo Niente sono tornati animati da nuova voglia di coinvolgere con ottime sonorità e scelte stilistiche di facile assimilazione.

EXTRA MUSIC MAGAZINE

xtm.it

di Emanuela Carta

"Il fiore dell'Agave" è la brillante dimostrazione che Umberto Palazzo (voce e chitarra), ha finalmente ritrovato i compagni di viaggio ideali per rappresentare degnamente quel che resta del rock italiano indipendente, e popolarne con ampio consenso le scene (Raffaello Zappalorto al basso, Gino Russo alla batteria e Alessio D'Onofrio alla chitarra). I Santo Niente sembrano essere coscienti apprezzatori di tutte quelle grandi band italiane passate e presenti, CCP, CSI, Afterhours, Marlene kuntz (pre e post-Maroccolo) che, più o meno volentieri (Godano ad esempio dice che qualsiasi creazione artistica dovrebbe essere slegata da messaggi e consigli su come comportarsi), hanno incarnato le sofferenze di queste nuove generazioni e per questo ne sono stati eletti portavoce. Sofferenze, depressione, mancanza di ideali che in musica si traducono nella new-wave, nel noise rock dei Sonic Youth, tutte influenze rintracciabili in un disco come questo, ottenuto tra l'altro con un budget bassissimo come nelle migliori tradizione indie.
"Luna Viola", la prima traccia, ci trasporta immediatamente in un' atmosfera quasi mistica, surreale, in cui i contorni delle cose appaiono sfumati e incerti. In questo deserto la voce di Umberto Palazzo si fa strada con una naturale e spontanea lentezza ed il suo è un adeguarsi al ritmo che a volte sembra malinconico, altre semplicemente dolce nel fondere la poesia con il suono grezzo delle chitarre. Anche "Spirituale" è un pezzo molto personale e introspettivo, ma rispetto al precedente ha un ritornello più trascinante, che si appoggia a un riff facile da ricordare. "Prima della caduta", se in generale si muove sulla stessa linea e sullo stesso misticismo dei primi due, finisce per esplodere all'improvviso in un grido che ricorda in tutto è per tutto Lindo Ferretti. E allora è solo emozione, è il fiore dell'Agave che inizia a sbocciare. Eppure il pezzo seguente, "Nuove Cicatrici" è, insieme a "Candele", il più triste e il più sentimentale e la voce di Palazzo è quasi sempre un sussurro che si esprime alla maniera dell'abile paroliere. Ora che si è toccato il fondo è necessario risollevarsi e il punk e qualche influsso ska di "Facce di nylon", ne sono la risposta e naturale conseguenza. La situazione è ormai matura per inserire la nuova versione della demo "Occhiali Scuri" così come la sensibilità della band ora la concepisce. "Io mi chiedo spesso perchè non dovrei abbracciare il nulla, fondermi nel blu", canta Palazzo in quella che è uno delle traccie più significative. Il brano "Le Superscimmie"(che da amante dei Verdena mi fa pensare alla loro demo "Fiato adolescenziale") è pura potenza, puro sfogo dopo l'instancabile introspezione dei primi pezzi., è il divertimento meritato di chi per un attimo chiude gli occhi sul mondo. Ma subito "Santuario" fa appello a una più matura coscienza e i suoni distorti e sfumati si orientano in un clima complessivo di angoscia, di soffocamento di urbana desolazione, una realtà questa volta concreta e non fuori dai sensi, "dove non c'è futuro e la gente parla parla ma non dice niente". "L'attesa" si apre con un'energia cadenzata e una carica, scusate il gioco di parole, "fedele alla linea" dei CCCP, anche se per il resto è un continuo calare. E così siamo giunti alla fine. Conclude questo disco un brano, "Aloah", che per la sua rilassatezza si proietta al calore di spiagge esotiche. Ebbene si tratta solo di un'apparente serenità, dietro alla quale si nasconde una cupa riflessione sulle cose che finiscono. Forse però ciò è quasi un bene, inevitabile conclusione di chi fin dall'inizio dimostra di sentirsi diverso, immune dalla comune mediocrità. "Mi sembra di sparire, di diventare immateriale, ma guardandomi intorno penso che non è un male".

rockshock

di Raffaello Ruggeri

Il Fiore dell'Agave è da ascoltare a volume alto, molto alto. Un disco pregno di cattiveria, di suoni distorti, di noise e di malandrino rock 'n' roll
7/10
E' proprio vero che il tempo fa migliorare alcune cose, le alimenta, le purifica, rendendo visibili ingredienti che prima non erano nemmeno percettibili; come un buon bicchiere di vino invecchiato, il suono dei Santo Niente è maturato, si è affinato.Fuori da un po' di stagioni, torna uno dei più sottovalutati musicisti del nostro panorama musicale, Umberto Palazzo, che nel 2002 ridà luce e vita ai suoi Santo Niente circondandosi di nuovi musicisti, Raffaello Zappalorto (basso), Gino Russo (batteria) e Alessio D'Onofrio (chitarra), riproponendo inizialmente il vecchio repertorio per poi far uscire l'anno seguente un ep di scarso interesse e sostanza, Occhiali Scuri al Mattino , canzone che tornerà anche in questo album ma in forma decisamente più groovy. Il fiore dell'agave è tutta un'altra cosa rispetto al precedente Ep. Il ritmo ha acquisito forma propria (Luna Viola), spadroneggiando nell'essenza musicale anche se l'elemento innovativo e rivoluzionario è la psichedelia (Nuove Cicatrici), vera musa della creazione musicale, poco al di sopra del silenzio pronta ad entrare ed uscire di scena a comandare la scrittura del pentagramma.Non solo ballate colorate di post-rock (Prima della Caduta) e neanche "milonghe elettroniche", ma una buona dose di cattiveria, di suoni distorti noise-rock ed un moderno e malandrino rock'n'roll (Facce di Nylon). Singolare ed un po' eccentrica la separazione di gruppi di canzoni all'interno dell'album, come le prime e le ultime tre, appartenenti a quello che lo stesso Palazzo definisce "trittici del deserto". Lunga vita ai Santo Niente, sperando che non muoiano come l'agave dopo la nascita di un fiore giallo-verdastro così bello, ma continuino nella loro personalissima visione musicale.

sonikmusik.com

di Loris Camozzato

Dopo l'ep "Occhiali scuri al mattino" dello scorso anno, ritorna a calcare le scene il grande Umberto Palazzo, con queste undici tracce per dare vita ad un grande album, registrato col l'affidabile regia di Fabio Magistrali.
Che Umberto sia legato da decenni alla scena indipendente italiana, e' cosa risaputa! Sempre fedele alle tanto amate sonorita' Noise, Punk, Rock'n'roll con una sottile venatura new wave; Ecco che miscelando tutti questi vitali ingredienti ne esce "Il fiore dell'agave", un disco solcato da una matrice fedelelmente rock, grezzo, talvolta acido, carico di una notevole espressione artistica che Umberto ha maturato nella sua lunga carriera di rocker.
Oltre ad una nuova registrazione di "Occhiali scuri al mattino", brano gia' presente nell'Ep precedente, il progetto Santo Niente ci regale perle musicali sin dalla prima traccia "Luna viola" dove una surreale atmosfera dai ritmi quasi tribali apre le porte al rock incontaminato e acido di "Spirituale" e l'allucinante sound di "Prima della caduta".
I toni si fanno cupi con l' ipnotica e poetica "Nuove cicatrici", mentre torna la prepotenza del Rock'n'roll in "Facce di nylon". Toni meno rabbiosi e piu' melodici in "Candele", e in "Le superscimmie" si ritorna alla potenza rock.
E' "Santuario" il brano che forse esprime al meglio le potenzialita' del progetto con le sue mille e piu' sfacettature, e la sua grande carica poetica; Chiudono il lavoro la psichedelica "L'attesa" e la enigmatica "Aloha".
Che dire altro? ... Un vero capolavoro questo prodotto!


SulPalco.com

Da più di un lustro non si aveva notizia di nuove tracce sonore del Santo Niente.. Prima breccia nel silenzio è stata scavata dall'ep "Occhiali scuri al mattino", anno 2004. "Il fiore dell'agave", invece, è il nuovo full lenght. Non poteva esserci ritorno migliore.
Umberto Palazzo ha trascorso gli ultimi anni dedicandosi a massicci e divaricati ascolti musicali, favorito dalla sua attività di dj. Ha filtrato attraverso il suo gusto punk rock e dark wave quanto assorbito e metabolizzato, per poi riversare il tutto in queste 11 tracce impreziosite da liriche ora visionarie, ora crude, ora oscure, ora crepuscolari.
Compagni di viaggio: Raffaello Zappalorto (basso), Gino Russo (batteria) e Alessio D'Onofrio (chitarra).
Il disco scorre compatto, grazie anche al pregevole lavoro di Fabio Magistrali (Marta sui Tubi, Bugo).
Si parte con "Luna viola" e si ha l'impressione di ascoltare quello che presumibilmente sarebbe stato il sound dei Joy Division nel 2005. "Spirituale", "Santuario", "Candele" e "Nuove cicatrici" confermano tale mia suggestione: la tensione emotiva è densissima, il pulsare di ritmiche e dinamiche la attraversa, le parole ne dilatano i confini. Non mancano episodi rock'n'roll 100% ("Facce di nylon" e "Superscimmie"), il cui coinvolgimento è esaltato dalle registrazioni in presa diretta e senza metronomo. Il parlato di Palazzo, che da "Storia breve", passando per "Elettricità" e "Il posto delle cose da non trovare", è sempre stato evocativo e gonfio di pathos, ritorna e incanta in "L'attesa". "Prima della caduta" e "Occhiali scuri al mattino" a mio parere risultano essere gli episodi migliori dell'album: una per la struttura che, dopo un inizio lento e psichedelico, esplode con la voce urlata di Palazzo che arriva da lontano e colpisce dritta al cuore; l'altra (vestita a nuovo rispetto alla versione dell'ep) per l'efficace alternanza di frustate elettriche e refrain. Si chiude con "Aloha", canzone cinematografica che sta lì a riaffermare un'interessantissima evoluzione nel sound.
Insomma, un gran bel disco: è tornato il Santo Niente.

Vanni [staff SulPalco.com]

diradio.it

Luciano Marcolin

Un fiore ispido, difficile da avvicinare, ma con un cuore caldo, pronto a sanguinare: è questo il fiore dell'agave.
Umberto Palazzo è stato uno dei nomi di punta negli anni novanta del Consorzio Produttori Indipendenti, forse l'etichetta indipendente che più è riuscita ad incarnare un'attitudine internazionale in Italia, prima di naufragare come purtroppo molte altre.
Era sparito od almeno io non ne avevo più sentito parlare da parecchio tempo. Ora si è accasato presso la nuova Black Candy e si è fatto produrre questo nuovo disco da uno dei migliori produttori del nostro paese, Fabio Magistrali, già all'opera con l'originalissimo Bugo.
Il cd è intestato al Santo Niente, vera ragione sociale dietro la quale però il protagonista assoluto è sicuramente Umberto.
Canzoni nel più puro e nostalgico spirito indie, cioè bassa fedeltà, suono sporco ed al contempo melodico, di una melodia malinconica, figlia inequivocabile della new wave e del post rock, la cui memoria è sempre rimasta viva sotto la cenere, nel nostro paese e, devo dire, alla luce di molte nuove uscite recenti, anche in giro per il mondo.
Il nostro questo mestiere, il rock, lo sa fare e riesce anche ad aggiungerci una spruzzata di canzone d'autore italica, senza però cadere in derive che tristemente conosciamo bene.
Rigorosamente underground, insomma e il signor Palazzo ci raccomanda, nella migliore tradizione rock, di suonare il disco a volume molto alto, come a voler ribadire orgogliosamente la sua fedeltà allo spirito di questa musica.


dnamusic.it

di Paolo Musso

E' proprio vero che il tempo fa migliorare alcune cose, le alimenta, le purifica, rendendo visibili ingredienti che prima non erano nemmeno percettibili; come un buon bicchiere di vino invecchiato, il suono dei Santo Niente è maturato, si è affinato.
Fuori da un po' di stagioni, torna uno dei più sottovalutati musicisti del nostro panorama musicale, Umberto Palazzo, che nel 2002 ridà luce e vita ai suoi Santo Niente circondandosi di nuovi musicisti, Raffaello Zappalorto (basso), Gino Russo (batteria) e Alessio D'Onofrio (chitarra), riproponendo inizialmente il vecchio repertorio per poi far uscire l'anno seguente un EP di scarso interesse e sostanza, "Occhiali scuri al mattino", canzone che tornerà anche in questo album ma in forma decisamente più groovy.
"Il fiore dell'agave" è tutta un'altra cosa rispetto al precedente EP. Il ritmo ha acquisito forma propria ("Luna Viola"), spadroneggiando nell'essenza musicale anche se l'elemento innovativo e rivoluzionario è la psichedelia ("Nuove Cicatrici"), vera musa della creazione musicale, poco al di sopra del silenzio pronta ad entrare ed uscire di scena per comandare la scrittura del pentagramma.
Non solo ballate colorate di post-rock ("Prima della Caduta") e neanche "parti elettroniche", ma una buona dose di cattiveria, di suoni distorti noise-rock ed una altrettanto presente dose di buona new wave anni 2000 ("Facce di Nylon").
Singolare ed un po' eccentrica la separazione di gruppi di canzoni all'interno dell'album, come le prime e le ultime tre, appartenenti a quello che lo stesso Palazzo definisce "trittici del deserto".
Lunga vita ai Santo Niente, sperando che non muoiano come l'agave dopo la nascita di un fiore giallo-verdastro così bello, ma continuino nella loro personalissima visione musicale.
Una vera perla rock al pari delle nuove uscite italiane di Afterhours e Marlene Kuntz.

newsic.it

di Caludia Benetello

Ci sono piante che crescono là dove la terra è arida, perché hanno bisogno di poca acqua per sopravvivere. Resistono all'arsura e alla povertà del suolo, e alla fine sboccia anche il fiore. L'agave è una di queste, e "Il Fiore dell'Agave" segna il ritorno in grande stile di una band che ha fatto dello spirito indipendente il suo tratto distintivo.
Dopo essere stati il gruppo di punta del Consorzio Produttori Indipendenti, etichetta dei CSI poi scomparsa, i Santo Niente sono rimasti in silenzio per alcuni anni, per poi riaffacciarsi sulle scene nel 2004 con l'EP "Occhiali Scuri al Mattino". Quest'anno Umberto Palazzo e nuovi compagni di viaggio (e una nuova etichetta, l'encomiabile Black Candy di Firenze) sulle scene ci tornano a pieno titolo, con un album che sotto l'insegna del dark miscela aromi diversi.
Il trittico tribale apre il disco con un'oscurità morbida, equilibrata, sostenuta da una ritmica articolata e suggestiva. Ma i Joy Division sono soltanto uno degli elementi: il sempiterno amore per il rock'n'roll si fa sentire in due occasioni, "Facce di Nylon" e "Le Superscimmie", gran tiro e liriche d'impatto. "Nuove Cicatrici" rivela una sensibilità melodica in stile Nick Drake, rivestita di una tessitura strumentale elaborata. Corrosiva e nichilista, "Occhiali Scuri al Mattino" ci conduce in un girone dantesco fatto di sesso e droga, e subito dopo rimaniamo piacevolmente spiazzati da "Candele", che la band definisce una "stranissima forma di pop indie-tronico": una nenia dark, i cui contorni, nitidamente definiti all'inizio, si fanno via via sempre più sfocati.
A conclusione dell'album il trittico del deserto, aperto da "Santuario", brano cui i Santo Niente tengono molto: con sincerità e durezza descrive l'ambiente soffocante in cui alcuni dei componenti della band sono cresciuti, e musicalmente rappresenta la loro idea di dark moderno. "L'attesa" seduce con la sua semplicità armonica, e "Aloha" ci saluta sommessamente, quando il sole è però ancora alto e la voglia di cambiare tanta.
La produzione artistica è curata da Fabio Magistrali, e il fatto che sia low-budget è irrilevante. "Il Fiore dell'Agave" è un disco che, pur brillando per coerenza e solidità dell'impianto sonoro, non si lascia scappare l'occasione di sorprendere. Un album che sa sempre dove andare, anche quando percorre sentieri insoliti.


italianissima.net

di Alberto Barina

Un rock con le spine, pungente, apparentemente innocuo, come la foglia di un cactus, quello che ci propongono i Santo Niente con il loro nuovo album: "Il fiore dell'agave". Un rock che affonda le proprie radici dalla tradizione indie e che ogni tanto... punge di sonorità sperimentali, elettroniche, etniche e punk.
Le suggestioni del deserto torrido, del buio, dell'oscurità, attraversano tutto l'album e da queste emergono atmosfere sfocate, caustiche, supportate da testi mai banali, talvolta urlati e tutti da scoprire; non a caso le foto del booklet del cd sono state realizzate a Lanzarote, la più vulcanica e desolata delle isole Canarie. Tra i brani migliori da citare sicuramente: "Prima della caduta" e " Occhiali scuri al mattino".


lascena.it

di Antonio Belmonte

Il buon vecchio Umberto Palazzo non ha mai fatto mistero del suo amore contemplativo per il rock cupo e alienante degli anni'80 tanto da impossessarsene nel ventennio successivo allo scopo di scarnificarlo anarchicamente insieme ai suoi compagni di turno con aggraziato minimalismo stilistico e spregiudicatezza creativa, rileggendo il tutto alla luce delle ruvidissime esperienze post-grunge americane e con un approccio compositivo da musicista "verista" del terzo millennio. "Il fiore dell'agave" - con tutte le contraddizioni del caso - rappresenta a suon di note lo strano e tortuoso percorso artistico ed umano del rocker abruzzese, perennemente alla ricerca di un difficile compromesso tra misogina intellettualità e comprensibile "umanizzazione" della musica: dopo la fugace ma intensissima esperienza con i Massimo Volume, dopo la traumatica e polemica rottura con l'ormai defunto Consorzio Produttori Indipendenti e dopo uno strano quanto produttivo periodo d'eremitaggio musicale l'antieroe dell'underground italiano anni '90, con rinnovato vigore e rinato entusiasmo, è tornato al proprio scoglietto natio (Pescara) per assoldare un agguerrito manipolo di musicisti autoctoni al fine di concretizzare a suon di decibel diamantine scorie sonore di un recente passato e freschissimi rigurgiti compositivi, forse retaggio di nuovi ascolti e nuove scoperte musicali. Preannunciato nel 2004 dal godibile EP "Occhiali Scuri Al Mattino" il nuovo full-lenght del Santo Niente cammina a passo svelto nella notte mescolando lontano dalla luce acqua e cenere senza collante alcuno se non quello di una latente rabbia cosmica che sterilmente batte i pugni contro il vetro fino a sanguinare, fino alla rassegnazione ("eravamo immortali prima della caduta" oppure "qui non c'è futuro, solo uno schianto e un muro").
Musicalmente parlando l'album - tra l'altro registrato in presa diretta - mantiene un'invidiabile coerenza di fondo (Fabio Magistrali docet!...Ops, stiamo parlando di produzione artistica per chi non lo sapesse) grazie alle sue trame vocali/strumentali votate all'acida essenzialità che mai disturbano l'ascolto se non in quei rari momenti di scontata esasperazione noise-punk (Facce Di Nylon, Superscimmie) fin troppo derivativa (Sonic Youth?!) per un disco che si sviluppa invece su matrici ammirevolmente personali. I restanti nove episodi dell'album si fanno infatti apprezzare per la loro pregevole alchimia sonora - minimale quanto volete ma efficace - soprattutto laddove sono le chitarre a dettare i tempi di manovra: su tutte la notturna tribalità di Prima della caduta, il rock-wave dilatato della micro-suite Santuario e l'abrasiva orecchiabilità di Occhiali scuri al mattino, qui riproposta in una versione più ruvida rispetto a quella dell'EP.
"Il fiore dell'agave" rappresenta un buon viatico per una rifondazione dell'alternative-rock italiano che ormai - Afterhours e Marlene Kuntz a parte - sembra essersi stabilizzato su frequenze prettamente indie-pop (per quanto qualitativamente lodevoli). Diciamo pure che in un siffatto panorama musicale ascoltare "Il fiore dell'agave" è come bere sorsate d'acqua salata e dissetarsi ciò nonostante.


rockon.it

di Francesco Diodati

L'avevamo riaccolto poco tempo fa con il suo primo ep, "Occhiali Scuri Al Mattino", firmato Black Candy Records; avevamo già subito il suo ritorno, il ritorno di un personaggio incontroverso, il ritorno definitivo di Umberto Palazzo (ex Massimo Volume) e della sua indiscussa band, i Santo Niente. Riacciuffato dopo alcuni anni di silenzio, il gruppo torna in pista con una nuova formazione che modifica concretamente il sound originale di una band che, oggi come oggi, sbatte violentemente contro la new wave (dark-wave?) dei Joy Division.
Sfoglio il booklet che farcisce il nuovo album dei Santo Niente, "Il Fiore Dell'Agave", sfoglio le ricche pagine che incorporano i "caldi" testi di un poeta, quale Palazzo, che cura, in ogni minimo dettaglio, la parte strutturale dell'intero album. La nuova creatura, prodotta da Fabio Magistrali (già con Afterhours, A Short Apnea, Marta sui Tubi, Donà, Bugo, Sux! e R.U.N.I), risponde, pienamente, ai parametri che oggi "disegnano" e "colorano" l'indie-rock internazionale. Sostanzialmente vicino al post-punk degli anni '80, il gruppo presenta undici brani (otto dei quali vengono registrati in presa diretta), undici sfumature in bilico fra il rock'n'roll ("Facce di Nylon") e la wave firmata Curtis ("Luna Viola", "Spirituale", "Prima della Caduta"), undici brani diretti, incredibilmente grezzi, incredibilmente "deformi".
Il ritorno di Umberto Palazzo è da considerarsi come uno degli avvenimenti più importanti di quest'anno; il ritorno dei Santo Niente è il ritorno di una delle più grandi band dell'indie-rock italiano. Peccato per delle piccole defezioni ("Le Superscimmie") che "anneriscono", seppur minimamente, quelle ottime sfumature targate "Il Fiore Dell'Agave".


rockers.it

di Fausto Pedrazzini

Tornano le inquietudini dei Santo Niente, dopo alcuni anni di silenzio escludendo l'ep "Occhiali scuri al mattino" del 2004, la band di Umberto Palazzo fedele al sound nudo e scarno figlio del noise da alle stampe "Il fiore dell'agave".
Lavoro che premia chi vuole ascoltare e vibrare con un rock denso, libero dalle oppressioni di un mercato che poco a che spartire con la musica di qualità. I Santo Niente negli anni novanta rientravano nel parco artisti di quello che fu una delle più interessanti esperienze musicali in Italia degli ultimi anni, il Consorzio Suonatori Indipendenti, (CSI, Ustmamo, Il grande Omi, e molti altri) attualmente il consorzio non opera più, ma i germi di quell'operazione restano e proliferano.
Nel "Il fiore dell'agave" i Santo Niente plasmano 12 brani secondo il loro umore dai suoni nervosi e docili per evidenziare le scorie del nostro tempo, diluendo la poetica della nostra lingua con la difficile metrica della musica rock. Un album tra passato e presente, rock e punk, dark e rock'n'roll, dai Joy Division al cantautorato alla Ivano Fossati e del sempreverde Giovanni Lindo Ferretti (CCCP/CSI/PGR).
Canzoni come "Superscimmie" battono subito per potenza e velocità, per il suono in bassa fedeltà (che richiama i Pavement) sporco e apparentemente dissonante. Un´altro cammeo di punk rock'n'roll è la bella "Facce di nylon", che travolge tra il divertente e il ballabile.
nell'"Il fiore dell'agave" ci sono ancora spazi dedicati alle atmosfere più dilatate ed avvolgenti, come la mediterranea (Palazzo cosi la definisce).
"L'attesa", una canzone raffinata e intelligente, fa intuire come per i Santo Niente la musica resta al di sopra di ogni cosa.
"Il fiore dell'agave" è un lavoro di grande intensità, nato dalla creatività dei Santo Niente, un rock acido scuro che crea atmosfere desertiche profonde che si dipanano per tutto il disco, ma in realtà è una speranza, che il banale non ci sommerga.

taxi-driver.it

di Dale P.

Siete rimasti scottati dalle ultime uscite a nome Afterhours e Marlene Kuntz?Pensate che la "new wave italiana" sia ormai morta e sepolta? Non avete fatto i conti con Umberto Palazzo e i Santo Niente.
Nati dopo l'esperienza dei Massimo Volume, la band non ha mai conosciuto la popolarità delle band della stessa scena (i succitati Afterhours e Marlene Kuntz) pur suonando musica con la stessa ispirazione sonica.
Questa "sfortuna" con gli anni è sicuramente diventata un pregio: i Santo Niente mantengono ancora viva l'urgenza di comunicare e di sperimentare. "Il Fiore Dell'Agave" risulta quindi un lavoro ispirato e notevole che sembra uscito da qualche oscuro studio degli anni 80 più malati e rumorosi.
Prendete la tribalità dei Big Black, il noise dei Sonic Youth, il lirismo del primo Nick Cave, la malinconia dei Joy Division oltre, ovviamente, al carisma e al "tocco" personale di Umberto Palazzo e sarete vicini alla musica qui contenuta. "Il Fiore Dell'Agave" risulta quindi un lavoro certo non facile e privo di facili concessioni ma, allo stesso tempo, intelligente ed ispirato oltre che portato avanti con insana passione. La passione di un "loser" che mai si arrenderà.

comunicazioneinterna.it

di Guido Gambacorta

Le riviste musicali specializzate hanno dispensato elogi a piene mani per gli ultimi lavori di Marlene Kuntz ed Afterhours, dimenticandosi che, a completamento di un'ideale triade dell'indie-rock italico anni Novanta, questo è stato anche e soprattutto l'anno del nuovo disco del Santo Niente dopo un lungo periodo di latitanza dalle scene e dopo l'ep "di riscaldamento" del 2004.
La creatura di Umberto Palazzo gode di ottima salute, liricamente ispirata da un crudo esistenzialismo ("Per quello che rimane/per attimi felici/per nuove cicatrici"; "Noi siamo candele/dobbiamo bruciare"; "Qui non c'è futuro/solo uno schianto e un muro") e musicalmente alimentata tanto dal rock'n'roll più verace ("Facce di Nylon") quanto da certe atmosfere dark anni Ottanta ("Luna viola").
Con la nuova formazione costituita da Alessio D'Onofrio alla chitarra, da Raffaele Zappalorto al basso, da Gino Russo alla batteria e con la produzione curata personalmente insieme a Fabio Magistrali, il Santo Niente tocca i suoi vertici espressivi nella melodia killer di "Spirituale", nell'introspettività di "Nuove cicatrici" (brano che "deve molto a Nick Drake", sottolinea Umberto Palazzo), nel collage dadaista di "Occhiali scuri al mattino" (versione rivista della title track del citato ep uscito lo scorso anno) e nella disperazione soffocata della splendida "Santuario".
"Il fiore dell'agave" è un disco che vive di contrasti, chiaroscurale, narcisisticamente malinconico e sottilmente cinico, comunicativo e meditabondo, carnoso e spinoso come le foglie dell'agave, ineffabile ed ammaliante come un fiore nel deserto.

musicboom.it

di Ilario Galati

Santo subito
Un grande ritorno. Senza sprecarci molte parole, ché davvero non serve. I Santo Niente dopo la lunga aspettativa presasi dai loro fan, dopo un cambio totale di line up, e dopo l'ep di qualche mese or sono, pubblicano la loro miglior prova e ridestano il cadavere del rock'n'roll made in Italy. Un rock nato morto ma al quale Il Fiore dell'Agave restituisce tutto di un botto dignità e spessore.
La puzza della decomposizione che pervade le undici tracce contribuisce a creare un breve affresco nichilista e acido, fatto di suoni ruvidi, parole 'pesanti' e poesia malata. Insomma, fatto di canzoni che hanno un senso, di quelle che si scrivono da sole per tramite di un musicista e che, quando le ascolti, poi fai fatica a liberartene.
La new wave, il punk, il rock australiano dei primi anni 80, Tom Verlaine e Ian Curtis... ecco perché parlo di rock cadaverico, ma gli zombie di Palazzo sono anche i miei e per un attimo mi sembrano persino in ottima salute.
Citiamo tre momenti de Il Fiore dell'Agave: partiamo da Luna Viola, satura e tesa, che Palazzo definisce un ibrido tra Joy Division e Died Pretty, e che si dimostra dopo qualche ascolto la migliore track 1 possibile di questo lavoro (Appari luna viola/in una qualsiasi ora/ché il mio spirito anela il tuo/selvaggio ed angelico amore), continuiamo con Nuove Cicatrici, un pezzo oscuro ma ammaliante, che ha una melodia lenta che si insinua pian piano e un 'respiro' da grande ballad, e chiudiamo con Occhiali Scuri al Mattino, anthem dal gusto malato e con un refrain tra i più azzeccati e 'generazionali' da anni a questa parte (la versione dell'album differisce sostanzialmente rispetto a quella dell'ep, anche nel testo, dove Peter Laughtner dei Pere Ubu, Verlaine, Hell e Thunders prendono il posto di Varese, Shoemberg, Cage e Alban Berg, e scusate se è poco). Sono tre pezzi che in mano ad una band che non sconta il peccato originale di essere nata nel paese di Antonio Gramsci e Maurizio Costanzo sarebbero tre grandissimi brani nell'istessa maniera. Sono inoltre canzoni che gli Afterhours non scriverebbero mai. Ecco, canzoni che definiscono finalmente un suono, non importa se personale o meno perché è 'finalmente' un suono, quello che cerchiamo tutti (non solo Palazzo) da un po'. E non è una questione di chitarre (che qui, davvero, suonano meravigliosamente bene, merito anche del solito Fabio Magistrali) ma una questione di appartenenza e i Santo Niente non hanno nessuna vergogna di rivendicare la loro. Canzoni come Candele, Spirituale, Santuario e Aloha (che è un pezzo davvero strano, sospeso tra canzone d'autore e umori etnici registrato nel lontano '99, quando la prima versione dei Santo Niente stava per dissolversi) concorrono a delineare questa appartenenza. La poetica di Palazzo sarà acerba e le sue citazioni potranno essere a volta 'ingenue', ma dalla sua ha un talento notevole come compositore e ha trovato dei compagni di viaggio che concorrono a realizzare praticamente questa sua idea di rock'n'roll. Un'idea che ci piace parecchio visto che - come dicevamo - per modelli ha una serie di anti-eroi malsani e deprecabili che amiamo da una vita.
Ora, Il Fiore Dell'Agave non è un disco perfetto. Non lo è per dei limiti, diciamo strutturali (la voce di Palazzo non è una voce, e il suo registro è piuttosto limitato) e per delle ingenuità che si potevano evitare (tipo Le Superscimmie che magari funzionerà dal vivo ma è una cosa per bambini). Il Fiore dell'Agave è invece un disco di culto, nell'accezione letterale. Creerà, ne son sicuro, un piccolo culto, perché è un disco che emoziona, con canzoni che sanno scavare a fondo nell'anima e che non bluffano, perché non cercano di farsi piacere da chiunque. E Palazzo è il più coerente e credibile cerimoniere di questo culto.

smemoranda.it

di L'Alligatore

Una bella annata questa per il rock indipendente made in Italy. I semi piantati dal Consorzio Produttori Indipendenti hanno dato buoni frutti, per dirla come in un leccato spot d'ambientazione contadina; giovani band adoranti e ritorni di fiamma di loro creature.
Una di queste è sicuramente il Santo Niente, cioè Umberto Palazzo, già fondatore dei Massimo Volume, personalità ribelle e tante idee per la testa.
Ritorna dopo alcuni anni con un nuovo album, secco ed essenziale come le foto dell'elegante booklet.
Tre nuovi compagni di viaggio pescati nella sua Pescara, Fabio Magistrali in cabina di regia, 11 canzoni d'autore punk-rock registrate quasi tutte in presa diretta.
Pare di vederlo mentre te le canta e te le suona: da un rigoroso pezzo alla Giovanni Lindo Ferretti come Prima della caduta a romantiche suggestioni dark in Nuove cicatrici ("Deve molto a Nick Drake," dice Palazzo, e io, estimatore del cantautore inglese al pari di Brad Pitt, se non di più, dico che si sente da morire), dal garage band punkeggiante di Facce di nylon a Candele, canzone bella e perversa come un film del primo Lynch …
Santo niente ditelo a qualcun altro!

beautifulfreaks.org

di a.p.

Dopo il graditissimo ritorno con l'ep dello scorso anno "Occhiali Scuri al Mattino" la rinascita del Santo Niente è definitivamente suggellata dalle undici tracce de "Il Fiore dell'Agave". Il suono è diventato ancora più spigoloso, urticante ed acido rispetto al passato e la registrazione effettuata in presa diretta non ha fatto altro che far risaltare ancora di più questi aspetti. Umberto Palazzo sembra essere giunto ad un nuovo livello compositivo e interpretativo. La sua voce riesce infatti a districarsi tra timbri e atmosfere quanto mai varie che rendono ognuno dei singoli brani un'esperienza da ascoltare più volte per poterne apprezzare al meglio le diverse e ricche stratificazioni di cui sono composti. Una band che già ha scritto il suo nome nella storia del rock italiano ma che sembra ancora intenzionata a regalarci pagine e ascolti ancora tutti da scoprire.

lastampa.it

di Federico Genta

Suoni decisi dai timbri cupi e definiti. Arrangiamenti lucidi privi di fronzoli che non servono. Ormai conclusa l'esperienza fiorentina con il Consorzio dei produttori indipendenti, Umberto Palazzo torna a presentare l'ultima fatica dei Santo niente. In vendita già da questa settimana nei negozi di dischi e da Audioglobe.it, "Il fiore dell'agave" (Blak Candy records/Alpha South records) è il più logico proseguimento di "Occhiali scuri al mattino", ep uscito nel 2004.
«Quella presentata nell'ultimo album è una versione diversa da quella precedente - spiega lo stesso autore che si cimenta nella descrizione di ogni brano - C'è un cambio nel testo: dove c'era "Johnny Cage, Edgard Varese, Shoenberg, Webern, Alban Berg" ora c'è "Peter Laughner, Tom Verlaine, Johnny Thunders, Richard Hell". Tanto per i più è uguale. Ognuno può trarre le sue conclusioni e i suoi significati».
Santo Niente nasce a Bologna nel '94, dall'ex voce dei Massimo Volume Umbrto Palazzo. Il disco "La vita è facile" viene pubblicato dalla Cpi, già legata a Marlene Kuntz e Marco Parente. Dopo la rottura nel 1999 la band risorge con l'innesto dei nuovi musicisti. Raffello Zappalorto al basso, Gino Russo alla batteria e Alessio D'Onofrio alla chitarra.
Dall'incontro con la Black Candy, etichetta indipendente fiorentina, nasce questo disco di undici canzoni, otto registrati in presa diretta e i rimanenti "ripescati" da precedenti demo e provini. Il risultato sonoro è ottimo, molto vicino ad una dimensione live. Un esempio su tutti l'ultimo pezzo, "Aloha". «Questo brano proviene da un demo su otto tracce del '99. Non è stato neanche remixato. È il pezzo dell'esilio, registrato in completa solitudine in un immaginario eremo. Una milonga elettronica. Un bolero autistico. La cosa migliore che abbia mai fatto».
GUIDO
GUIDO guglielmi

 
grande gruppooo
 
Posted by GUIDO on Friday, May 11, 2007 - 8:40 PM
[Reply to this