dopo i mesi estivi trascorsi imparando a fare i rutti e a chiamare le cose col loro nome, L, 6 anni a giugno, sta imparando ora a giocare a scacchi.
e' il nonno ad insegnargli. sul computer. un paio di mattine fa L scende in sala. sorride e chiede di fare una partita. la nonna lo incalza... devi bere il latte prima... ma a L non passa manco per l'anticamera del cervello la possibilita' di fare colazione senza aver prima fantasticato sulle mosse di pedoni alfieri e regine. ci si e' svegliato col pensiero... cosi' insiste... non voglio il latte, voglio giocare a scacchi. interviene il nonno, figura di massima autorita'. il re. e impone... prima il latte e poi gli scacchi. almeno... questo e' quanto vorrebbe esprimere. solo che sbaglia l'apertura... e formula cosi'... SE NON bevi il latte ALLORA NON giochi a scacchi. L sa che il re e' la figura di massima autorita'. ma ha capito anche che per vincere la partita e' al re che bisogna dare scacco matto. allora tace, si siede e ignora l'universo guardando una trasmissione sul calcio (fosse stato spento il televisore avrebbe guardato il monitor buio con lo stesso interesse impermeabile...) e rivela sottovoce a suo zio Sic li di passaggio il nonno mi ha fatto un ricatto... il gioco degli scacchi fu uno dei primissimi giochi “da grandi” che imparai. piu' o meno all'eta' in cui lo sta imparando L. lo considero ancora adesso fondamentale in quella che fu la mia formazione. nessuna attivita' in seguito mi ha consentito di apprendere tanto. …una apertura perfetta, la conquista del centro, un buon gioco sulle ali, l'arrocco. pazienza, riflessione, arditezza. fantasia. immaginazione. psicologia. attenzione. e realismo. mi specchio in mio nipote con l'orgoglio di uno zio che non ha figli. con l'orgoglio di chi riconosce in un riflesso i germi dell'ostinatezza libera e indomabile... della caparbieta' sua medesima. lo guardo e mi rivedo. intanto il computer e' acceso ed L gioca la sua partita mattutina. la tazza del latte lo aspetta sul tavolo di cucina. ...
(al_pessimo_esempio)