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Rodolfo Montuoro, Hannibal Indagine dal profondo dell'anima
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| Rodolfo Montuoro, Hannibal Cd AiMusic/Carta da Musica/Egea
di Leonardo Lodato l.lodato@lasicilia.it
Se proprio gli si vuol dare un'etichetta, allora parliamo di 'tribe'. E' questa la definizione che dà della propria musica Rodolfo Montuoro, pur cosciente che, per dirla con una massima zen, definire significa limitare. E i limiti cerca di superarli tutti questo nuovo cd di Montuoro, dedicato alla figura e alle gesta di Hannibal Lecter, personaggio inventato dallo scrittore statunitense Thomas Harris, interpretato sul grande schermo da quel genio del cinema chiamato Anthony Hopkins, capace di tatuare nella mente dello spettatore, indissolubilmente, la figura ormai mitica del dottore antropofago.
Che il male regni dentro ognuno di noi, lo si legge tra le righe della sceneggiatura, così come lo si intuisce tra le note del cd di Montuoro secondo cui, le vere vittime non sono quelle che Hannibal fagocita, ma quelle che, in qualche modo, si salvano dalla furia cannibalistica. Perché di cannibalismo non possiamo fare a meno di parlare quando in gioco c'è un disco come questo. E il dottor Lecter è lo psicologo per eccellenza, 'il vero conoscitore, per non dire l'amante ideale, di Psiche, dell'anima; un personaggio che conosce bene l'inferno della profondità e dell'interiorità. E' l'unico mito veramente contemporaneo, che percorre e attraversa la nostra immaginazione, in bilico tra l'umano e il disumano, tra l'orrore e il sublime, e per questo sofferente e innamorato allo stesso modo dell'anima e del corpo'.
'Hannibal', sottotitolo 'Mythologies I', scannerizza, insomma 'l'inquietudine, il nervosismo, il senso dello smarrimento e quel certo sentore di tragedia' che vengono fuori dall'esame di questo personaggio 'dall'istinto infallibile del predatore. Le sue vittime se le mangia. Le mastica e le inghiotte come per una forma estrema di pietas. Quelle su cui non esercita il suo cannibalismo, invece, le costringe alla metamorfosi e alla trasformazione. Le obbliga a snaturare la propria identità, ad abbandonare il sembiante della crisalide e a diventare farfalla'.
Musicalmente, Montuoro dimostra, anche in occasione dell'uscita di questo suo secondo cd, di essere un 'mangiatore' di suoni, capace di digerire e condividere con i compagni d'avventura, quel che di buono la musica ha fin qui prodotto. Che sia jazz o sinfonica, heavy metal o rock, poco importa. L'importante è che ogni nota, ogni accordo, ogni fraseggio, trovino la propria collocazione all'interno di un lavoro certosino. La contrastata personalità di Hannibal Lecter vive anche nelle sonorità di brani come 'Anima I' o de 'La colomba', il cui testo, tratto da 'Uso zuria, errazu', un'antica canzone basca anonima e senza suoni, ritrova finalmente la musica che le viene cucita addosso da Montuoro. 'Non si dimentica' si sviluppa sul testo di Ottiero Ottieri, mentre la voce, splendida, di Anna Zoroberto, soprano titolare del Teatro alla Scala di Milano, regala un supplemento di emozioni all'intero disco (la si può ascoltare ne 'Il prossimo sogno' e 'Non si dimentica').
Un cd per palati fini. Caldamente raccomandato a chi cerca nella musica di oggi qualcosa in più di un piatto freddo mordi e fuggi.
Vai all'articolo di Leonardo Lodato su 'La Sicilia', 9 maggio 2008 | 09/05/2008 | ..
7:51 AM
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