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MetalNET Records



Last Updated: 12/17/2009

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Status: Single
City: Abruzzo
State: Chieti
Country: IT
Signup Date: 5/19/2009
June 28, 2009 - Sunday 
SHAPELESSZINE


Dietro al progetto From Mind To Hands ci cela un'unica mente, quella di Simone Di Cicco, chitarrista dalle molteplici influenze che si è fatto conoscere prima per il suo lavoro nella band death metal Hybrid Circle, che ha registrato l'album "Post Murder Reflections", e adesso con questo progetto solista dove Simone si occupa di tutto, dall'esecuzione di tutti gli strumenti, fino alla voce (coadiuvato da Stefano Angelucci per le backing vocals). Lo stile di "Iron Abysses", però, non va a pescare della band madre, perchè l'influenza primaria è più vicina al progressive, sebbene non manchino dei richiami forti al death melodico. Attenzione, però, non pensiate al solito album pieno di assoli, passaggi astrusi e stranezze intellettualoidi: qui il groove e il coinvolgimento restano alti e l'abilità tecnica viene mostrata senza mai finire a pavoneggiarsi in pose da culturisti.
Abbiamo così a che fare con un lavoro particolare che ha, oltretutto, una curiosa qualità: delle otto tracce presenti sul CD, infatti, sette sono dei brani piuttosto brevi e legati tra di loro, come a formare una suite divisa in vari momenti; l'ultima composizione, invece, non è altro che la riproposizione in veste strumentale delle precedenti sette, suonate di fila come un unico brano. Oltretutto devo dire che la scrittura regge bene in entrambe le vesti e questo è sicuramente un pregio, perché significa che il progetto è stato curato in ogni sua parte e può essere letto da diversi punti di vista: le singole sezioni sono fatte in modo da poter essere ascoltate e gustate singolarmente (tranne alcune composizioni che servono chiaramente da raccordo); il songwriting è calibrato in modo che l'ascolto possa essere indipendente dalla presenza delle parti cantate, che quindi non sono il filo conduttore dell'opera; e infine lo sguardo d'insieme non viene mai abbandonato, tant'è che la lunga "Iron Abysses" non risulta certo più noiosa della sua controparte in sette movimenti.
Entrando un po' nel vivo delle composizioni, troviamo una introduzione futurista e rumorista che ben si adatta all'atmosfera dell'album, un lavoro ispirato dall'opera di Isaac Asimov; poi subito si parte alla grande con "Earth", un bel pezzo guidato ottimamente da riff di ottima fattura, tastiere discrete ma importanti e da una sezione ritmica piena di groove. Personalmente ci ho sentito qualcosa di Devin Townsend in questa traccia e la cosa non può che farmi piacere, visto che apprezzo tantissimo il folle canadese.
"Parsec" è uno di quei passaggi di raccordo tra una sezione e l'altra e sono quindi "Solaria" e "Aurora" a riprendere in mano le redini dell'album: un altro piacevole brano, con il growling convincente di Simone a dare quel tocco di cattiveria in più, mentre la linea melodica, pur essendo aggressiva e carica, resta assolutamente accessibile anche a chi non mastica metal estremo dalla mattina alla sera.
Arriviamo a "Baleyworld" che, se devo essere sincero, non mi ha fatto impazzire: niente di male, solo mi pare il momento di stanchezza dell'album, un calo di tensione fisiologico che, forse, necessitava di qualche cesello in più (tipo la voce pulita, che non funziona bene come il growling). Chiude la suite "Outro", che spegne l'amplificatore e lascia al calore acustico delle corde il commiato con l'ascoltatore: niente di incredibile, ma adatto al momento e posto nel punto giusto.
Credo, quindi, che la prova solista di Simone sia assolutamente positiva: se vi va di dare una chance a questo musicista meritevole di attenzione, potete andare al link della MetalNET Records e acquistare l'album, oppure addirittura potete scaricarlo dal MySpace dell'etichetta (trovate in fondo entrambi i link).

(Danny Boodman - Giugno 2009)
 
VOTO 7.5

SHAPELESSZINE


UNDERGROUNDZINE


From mind to hands è un progetto di Simone Di Cicco, già Hybrid Circle, Iron abysses, è il titolo del disco che andiamo a recensire. Ricco di ritmi serrati, viaggia su binari che vanno dal death, hold school, fino a giungere ai nostri giorni con ambientazioni elettroniche. Il suono è un grumo di sangue denso e rancido, merito del buon lavoro del nostro Simone; buoni riff, tanta capacità nell’arrangiare e comporre il materiale di questo disco. Tranne in quei pochi momenti, come nella “intro”, l’elettronica ci da un’attimo di pace, sono costantemente travolto da lastre di granito grezzo che invadono i miei padiglioni auricolari. Le song entrano di forza, fanno piazza pulita di ogni pregiudizio sul genere proposto, a suo dire death-progressive, regalandoci della buona musica, ispirata. L’avvicendarsi di queste anime, diverse, danno vita a un incessante movimento, come l’industria che non si ferma mai, ma quando i suoni si dilatano, sono disorientato, perso, della paura sono la preda. Questo è il risultato di un fare sapiente, suoni calibrati, non si cerca mai di strafare, correndo il rischio di scadere nel banale. E dove le influenze escono piu marcate, un brivido mi scuote, ripenso ai primordi del death e mi rendo conto che il sound è ben amalgamato. Il disco si chiude con una lunga traccia strumentale, la title track del lavoro “Iron Abysses”, con i suoi 24 minuti ci riassume tutte le tappe di questo viaggio. Ne sentiremo ancora parlare. Nb : Finalmente giungono anche i testi, che aiutano tanto l’ascoltatore ad entrare nel mondo targato From mind to hands.


VOTO: 85/100


METALITALIA.COM


FROM MIND TO HANDS - Iron Abysses

Dietro al monicker From Mind To Hands si cela il giovane chitarrista abruzzese Simone Di Cicco, in forza ai death metaller Hybrid Circle. Già con la propria band madre il ragazzo aveva fatto intuire buone cose ed il suo stile chitarristico ben si inseriva nel contesto di death progressive nel quale il combo si muoveva. Ora, guidato dalla passione per il prog, Simone da vita ai From Mind To Hands il cui primo parto ufficiale è questo “Iron Abysses”, contenente una sola canzone composta da sette movimenti. Indubbiamente il nostro non si distacca di molto dal suond degli Hybrid Circle, in quanto il death è comunque presente, sia a livello vocale, sia in qualche passaggio chitarristico. Le partiture progressive si inseriscono abbastanza bene su di una struttura ritmica piuttosto coesa e non particolarmente fantasiosa. All’interno della canzone troviamo momenti molto buoni, come nel movimento denominato “Aurora”, sorta di death metal molto cadenzato che risente molto di alcuni passaggi dissonanti cari ai Voivod. Altro passaggio ben congegnato è “Earth”, dove i Dream Theater più tastieristici si incontrano con il death melodico, per un risultato finale che, seppure alla lontana, richiama gli Edge Of Sanity. Di Cicco si esprime molto bene in growling mentre dovrebbe migliorare sulle clean vocals, dove risulta ancora troppo acerbo. Musicalmente parlando invece il ragazzo pare già abbastanza maturo da capire che il progressive non significa per forza rincorrere note impossibili a velocità stellari; la musica dei From Mind To Hands è piuttosto robusta e ragionata, anche se a tratti leggermente scontata, soprattutto in alcuni spunti chitarristici fin troppo maideniani. Detto che il concept si basa sul ciclo dei robot di Isaac Asimov, concludiamo complimentandoci con Simone che, tutto da solo, ha messo in piedi un progetto niente male che ha solo bisogno dei dovuti tempi per poter maturare con tranquillità. Avanti così.

Voto: 7.0

LINK A METALITALIA



EUTK.NET


FROM MIND TO HANDS - Iron Abysses

E la mente è quella di Simone Di Cicco, alle prese di questo progetto solista che si muove su sonorità non lontane da quelle battute dagli Hybrid Circle (ottima formazione abruzzese già passata a tempo debito sulle pagine di Eutk), dove Simone suona la chitarra e dei quali fa parte anche Stefano Angelucci, che su "Iron Abysses" da una mano alle backing vocals.
Con "Iron Abysses" incappiamo in un Death Metal articolato, con parecchi spunti interessanti e fortemente influenzato anche dalla passione per il progressive, e la cosa funziona perfettamente, tanto a livello compositivo quanto nell'esecuzione, grazie anche ad un'eccellente resa sonora.
"Earth" è, infatti, una delle canzoni più avvincenti e meglio riuscite tra quanto ho ascoltato negli ultimi tempi, con Simone che si rende autore di un'ottima performance strumentale e vocale, sia nel growl sia nei passaggi puliti, e se la cadenzata "Aurora" o "Baleyworld" si rivelano meno immediate, risultano allo stesso tempo ben congeniate e ricche di sfumature.
Ma questi sono solo alcuni dei sette capitoli che danno vita ad un concept incentrato sul "Ciclo dei Robot" di Isaac Asimov, anzi, l'ultima traccia in scaletta, la titletrack "Iron Abysses", è proprio la riproposizione strumentale dei 24 minuti che compongono l'intero concept, che anche in questa veste si conferma assolutamente convincente.

Da tenere d'occhio!

Voto 7.5