SHAPELESSZINEDietro al progetto From Mind To Hands ci cela un'unica mente, quella di
Simone Di Cicco, chitarrista dalle molteplici influenze che si è fatto
conoscere prima per il suo lavoro nella band death metal Hybrid Circle,
che ha registrato l'album "Post Murder Reflections", e adesso con
questo progetto solista dove Simone si occupa di tutto, dall'esecuzione
di tutti gli strumenti, fino alla voce (coadiuvato da Stefano Angelucci
per le backing vocals). Lo stile di "Iron Abysses", però, non va a
pescare della band madre, perchè l'influenza primaria è più vicina al
progressive, sebbene non manchino dei richiami forti al death melodico.
Attenzione, però, non pensiate al solito album pieno di assoli,
passaggi astrusi e stranezze intellettualoidi: qui il groove e il
coinvolgimento restano alti e l'abilità tecnica viene mostrata senza
mai finire a pavoneggiarsi in pose da culturisti.
Abbiamo così a che fare con un lavoro particolare che ha, oltretutto,
una curiosa qualità: delle otto tracce presenti sul CD, infatti, sette
sono dei brani piuttosto brevi e legati tra di loro, come a formare una
suite divisa in vari momenti; l'ultima composizione, invece, non è
altro che la riproposizione in veste strumentale delle precedenti
sette, suonate di fila come un unico brano. Oltretutto devo dire che la
scrittura regge bene in entrambe le vesti e questo è sicuramente un
pregio, perché significa che il progetto è stato curato in ogni sua
parte e può essere letto da diversi punti di vista: le singole sezioni
sono fatte in modo da poter essere ascoltate e gustate singolarmente
(tranne alcune composizioni che servono chiaramente da raccordo); il
songwriting è calibrato in modo che l'ascolto possa essere indipendente
dalla presenza delle parti cantate, che quindi non sono il filo
conduttore dell'opera; e infine lo sguardo d'insieme non viene mai
abbandonato, tant'è che la lunga "Iron Abysses" non risulta certo più
noiosa della sua controparte in sette movimenti.
Entrando un po' nel vivo delle composizioni, troviamo una introduzione
futurista e rumorista che ben si adatta all'atmosfera dell'album, un
lavoro ispirato dall'opera di Isaac Asimov; poi subito si parte alla
grande con "Earth", un bel pezzo guidato ottimamente da riff di ottima
fattura, tastiere discrete ma importanti e da una sezione ritmica piena
di groove. Personalmente ci ho sentito qualcosa di Devin Townsend in
questa traccia e la cosa non può che farmi piacere, visto che apprezzo
tantissimo il folle canadese.
"Parsec" è uno di quei passaggi di raccordo tra una sezione e l'altra e
sono quindi "Solaria" e "Aurora" a riprendere in mano le redini
dell'album: un altro piacevole brano, con il growling convincente di
Simone a dare quel tocco di cattiveria in più, mentre la linea
melodica, pur essendo aggressiva e carica, resta assolutamente
accessibile anche a chi non mastica metal estremo dalla mattina alla
sera.
Arriviamo a "Baleyworld" che, se devo essere sincero, non mi ha fatto
impazzire: niente di male, solo mi pare il momento di stanchezza
dell'album, un calo di tensione fisiologico che, forse, necessitava di
qualche cesello in più (tipo la voce pulita, che non funziona bene come
il growling). Chiude la suite "Outro", che spegne l'amplificatore e
lascia al calore acustico delle corde il commiato con l'ascoltatore:
niente di incredibile, ma adatto al momento e posto nel punto giusto.
Credo, quindi, che la prova solista di Simone sia assolutamente
positiva: se vi va di dare una chance a questo musicista meritevole di
attenzione, potete andare al link della MetalNET Records e acquistare
l'album, oppure addirittura potete scaricarlo dal MySpace
dell'etichetta (trovate in fondo entrambi i link).
(Danny Boodman - Giugno 2009)
VOTO 7.5SHAPELESSZINE
UNDERGROUNDZINEFrom mind to hands è un progetto di
Simone Di Cicco, già Hybrid Circle, Iron abysses, è il titolo del disco
che andiamo a recensire.
Ricco di ritmi serrati, viaggia su binari che vanno dal death, hold
school, fino a giungere ai nostri giorni con ambientazioni
elettroniche.
Il suono è un grumo di sangue denso e rancido, merito del buon lavoro
del nostro Simone; buoni riff, tanta capacità nell’arrangiare e
comporre il materiale di questo disco.
Tranne in quei pochi momenti, come nella “intro”, l’elettronica ci da
un’attimo di pace, sono costantemente travolto da lastre di granito
grezzo che invadono i miei padiglioni auricolari. Le song entrano di
forza, fanno piazza pulita di ogni pregiudizio sul genere proposto, a
suo dire death-progressive, regalandoci della buona musica, ispirata.
L’avvicendarsi di queste anime, diverse, danno vita a un incessante
movimento, come l’industria che non si ferma mai, ma quando i suoni si
dilatano, sono disorientato, perso, della paura sono la preda.
Questo è il risultato di un fare sapiente, suoni calibrati, non si
cerca mai di strafare, correndo il rischio di scadere nel banale.
E dove le influenze escono piu marcate, un brivido mi scuote, ripenso
ai primordi del death e mi rendo conto che il sound è ben amalgamato.
Il disco si chiude con una lunga traccia strumentale, la title track
del lavoro “Iron Abysses”, con i suoi 24 minuti ci riassume tutte le
tappe di questo viaggio.
Ne sentiremo ancora parlare.
Nb : Finalmente giungono anche i testi, che aiutano tanto l’ascoltatore
ad entrare nel mondo targato From mind to hands.
VOTO: 85/100
METALITALIA.COM
FROM MIND TO HANDS - Iron Abysses
Dietro
al monicker From Mind To Hands si cela il giovane chitarrista abruzzese
Simone Di Cicco, in forza ai death metaller Hybrid Circle. Già con la
propria band madre il ragazzo aveva fatto intuire buone cose ed il suo
stile chitarristico ben si inseriva nel contesto di death progressive
nel quale il combo si muoveva. Ora, guidato dalla passione per il prog,
Simone da vita ai From Mind To Hands il cui primo parto ufficiale è
questo “Iron Abysses”, contenente una sola canzone composta da sette
movimenti. Indubbiamente il nostro non si distacca di molto dal suond
degli Hybrid Circle, in quanto il death è comunque presente, sia a
livello vocale, sia in qualche passaggio chitarristico. Le partiture
progressive si inseriscono abbastanza bene su di una struttura ritmica
piuttosto coesa e non particolarmente fantasiosa. All’interno della
canzone troviamo momenti molto buoni, come nel movimento denominato
“Aurora”, sorta di death metal molto cadenzato che risente molto di
alcuni passaggi dissonanti cari ai Voivod. Altro passaggio ben
congegnato è “Earth”, dove i Dream Theater più tastieristici si
incontrano con il death melodico, per un risultato finale che, seppure
alla lontana, richiama gli Edge Of Sanity. Di Cicco si esprime molto
bene in growling mentre dovrebbe migliorare sulle clean vocals, dove
risulta ancora troppo acerbo. Musicalmente parlando invece il ragazzo
pare già abbastanza maturo da capire che il progressive non significa
per forza rincorrere note impossibili a velocità stellari; la musica
dei From Mind To Hands è piuttosto robusta e ragionata, anche se a
tratti leggermente scontata, soprattutto in alcuni spunti chitarristici
fin troppo maideniani. Detto che il concept si basa sul ciclo dei robot
di Isaac Asimov, concludiamo complimentandoci con Simone che, tutto da
solo, ha messo in piedi un progetto niente male che ha solo bisogno dei
dovuti tempi per poter maturare con tranquillità. Avanti così.
Voto: 7.0LINK A METALITALIAEUTK.NET
FROM MIND TO HANDS - Iron Abysses
E la mente è quella di Simone Di Cicco, alle prese di questo progetto
solista che si muove su sonorità non lontane da quelle battute dagli
Hybrid Circle (ottima formazione abruzzese già passata a tempo debito
sulle pagine di Eutk), dove Simone suona la chitarra e dei quali fa
parte anche Stefano Angelucci, che su "Iron Abysses" da una mano alle
backing vocals.
Con "Iron Abysses" incappiamo in un Death Metal
articolato, con parecchi spunti interessanti e fortemente influenzato
anche dalla passione per il progressive, e la cosa funziona
perfettamente, tanto a livello compositivo quanto nell'esecuzione,
grazie anche ad un'eccellente resa sonora.
"Earth" è, infatti, una
delle canzoni più avvincenti e meglio riuscite tra quanto ho ascoltato
negli ultimi tempi, con Simone che si rende autore di un'ottima
performance strumentale e vocale, sia nel growl sia nei passaggi
puliti, e se la cadenzata "Aurora" o "Baleyworld" si rivelano meno
immediate, risultano allo stesso tempo ben congeniate e ricche di
sfumature.
Ma questi sono solo alcuni dei sette capitoli che danno
vita ad un concept incentrato sul "Ciclo dei Robot" di Isaac Asimov,
anzi, l'ultima traccia in scaletta, la titletrack "Iron Abysses", è
proprio la riproposizione strumentale dei 24 minuti che compongono
l'intero concept, che anche in questa veste si conferma assolutamente
convincente.
Da tenere d'occhio!
Voto 7.5