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MoRkObOt



Last Updated: 11/27/2009

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Status: Single
Country: IT
Signup Date: 1/22/2006
Sunday, March 22, 2009 
WWW.EARSHOT.AT
Aus den schwelenden Ruinen des Rock steigen drei Roboter mit blinden kubischen Metallköpfen empor: Lin, Lan und Len - Diener des MORKOBOT. 
Auf das Selftitled-Debut 2005 und "Mostro" 2006 folgt nun "Morto" (ital.: "tot"). Mystisch, unnahbar und konzeptuell, spannen MORKOBOT den Bogen von den STOOGES über KRAFTWERK hin zu den BOREDOMS, MERZBOW, SUNN O))), BEEHOOVER und SUMA. Der Lärm eines um Schrottteile erweiterten Drumkits und zweier kräftig durch den Effektpedal-Fleischwolf gedrehten Bässe schwillt ins Monstöse und verzieht sich ins Ätherische; flirtet mit heftigem Drone und Post-Metal wie mit jazzigem Funk und Dancefloor-Versatzstücken gleichermaßen. Die ritualistische Natur des Experiments verbietet herkömmliche Songstrukturen, die drei unbetitelten Kapitel von "Morto" bilden aber ein fließendes Ganzes.
Ja, MORKOBOT sind Kunst. Ja, MORKOBOT sind anstrengend. Nichtsdestotrotz: MORKOBOT machen Spaß! Zumindest wenn du dich für eine Entführung durch Alien-Roboter mit allerlei scharfkantiger rostiger Apparatur erwärmen kannst.

WWW.SUDDANDO.ORG
Una geniale e libera conseguenza del troppo libero sfogo che l'arte può concedere. Attraverso quest' infinita fonte di modi di esprimersi "Morkobot, dominatore delle forze magnetiche e regolatore ancestrale dei flussi di coscienza" cerca di distruggere ogni concetto esistente di struttura musicale e composizione, e l'unica parola di senso compiuto in grado di raccogliere il significato di "MoRtO" è follia. Un viaggio cerebrale che passa attraverso improvvise atmosfere deliranti quasi splatter in puro stile Fantomas e suggestivi sovraccarichi di intensità che esplodono in ritmi hardcore-math potenziati dall'intreccio ruvido e costante del suono di due bassi distorti. Una pesantissima e arrugginita motrice che per camminare ha bisogno di carbonizzare pezzi di Zu e Don Caballero e con tutti questi elementi il batterista non poteva essere altro che il macchinista lurido pazzo martellatore cinico nella sua brutalità. “Morto” è il terzo lavoro della band lodigiana e a differenza dei precedenti “Morkobot” (2005) e “Mostro” (2006) rappresenta un unico devastante tema suddiviso in tre parti per la durata di 40 minuti e sicuramente l’imprevedibilità e la sperimentazione presenti lanciano il trio morkobottiano verso un imponente salto di qualità(?) . La comprensione non è semplice, un ascolto frettoloso e disattento potrebbe rovinare il giudizio finale tuttavia il lasciarsi totalmente avvolgere dai 40 minuti di “Morto” potrebbe causare disfunzioni sinaptiche e successivamente farebbe percepire i-dozer come una dolce melodia di uno stormo di usignoli. In sostanza rappresenta la scelta, bianco o nero, dentro o fuori, l’abolizione del qualunquismo e delle mezze stagioni.
I tre messaggeri di Morkobot (Lan, Lin e Len) fanno parte della giovane scuderia Supernaturalcat, vera scopritrice di talenti in campo stoner/doom/psichedelia, sotto la
stessa etichetta sono nati anche i romani Lento, i piemontesi Ufomammut e Farwest Zombee e successivamente sono stati incorporati anche i toscani Incoming Cerebral Overdrive. Un grosso calderone che promuove lo stoner made in Italy in tutto il Mondo mentre il successo in Europa è rappresentato dalla futura presenza degli Ufomammut al prestigioso festival olandese Roadburn, a Tilburg, vero tempio del genere in questione.
Ma tornando al disco..
Morto. Facile da scartare o così difficile da risultare geniale? A voi la scelta! Enzo

WWW.ROCKIT.IT
Un baratro sulla follia. Sempre meno easy-listening. Sempre più cinici, sornioni e geniali. Sempre più fuori luogo. Con due bassi e batteria afferrano quella libertà di forma che gli Zu hanno portato nel mondo e mettono tutto a soqquadro. Non hanno travolto il jazz con l'hardcore. Hanno frantumato il concetto aprendone le arterie e lasciandolo cadavere. La coltellata al petto dei primi trentacinque secondi di "Morto" è il ghigno furente di un'idea consapevolmente ben più elevata di qualsiasi altra stramberia elettrica attualmente in circolazione. Perché ora non ci sono più Lightning Bolt che tengano. Un'opera mai così unitaria e concreta, visivamente poderosa nelle sue lunghe variazioni dinamiche tra crescendo e digressioni, cerebralismi d'atmosfera ed efferatezze metalliche. Un suono mai così crudo e controverso, eterogeneo e deflagrante. "Morto" è il monolite unitario (quella lapide argentea che si staglia sul nero nulla?) nel quale i tre lodigiani condensano pezzettini di suoni formule stramberie violenze rigurgiti dai due precedenti lavori, riuscendo a decomporre e ricreare anche laddove già stupivano. Impossibile ricostruire qui il percorso cinematico dell'album. Ma se l'ultima parte del disco zittisce quell'imbavagliamento critico che relegava i Morkobot all'hardcore tout-court o al suono nevralgico della scena di Chicago (quella appesantita dai Don Caballero), è proprio la scoperta del lato meno rumoroso ed immediato a suscitare interesse ed ammirazione per "Morto". Tra costruzioni e reflussi kraut-rock, psichedelia vergine e avanguardia rumoristica, l'uso smodato dell'elettronica a pedale lascia spazio a una maestria palese nella creazione di atmosfere primordiali e penetranti. Sono ipnotiche cordiere di pianoforte e avanzi di carpenteria metallica, come ticchettii e dissonanze nascoste e sovrapposte a suggestioni atonali. E' rumorosa, difficile, oscura. Ma è arte. E dal vivo capovolgerà le vostre certezze.

WWW.NEUROPRISON.FORUMFREE.NET
I Morkobot al terzo colpo si sono superati. Già perchè il trio lodigiano sublima kraut, industrial, sludge e stoner con una personalità disarmante, elevandosi di diritto con "Morto" nel pantheon delle uscite di maggior interesse dell'anno appena conclusosi. Quaranta e più minuti invero compatti, nei quali la band dà prova di essere maturata parecchio, avendo assimilato i rumorismi dell'omonimo debut album e le caotiche strutture dei brani di "Mostro" in una nuova e oscura metamorfosi convincentemente fusa in un tutt'uno nervoso e terribilmente intelligente.

Un concept sonoro diviso in tre atti (le tre tracce che compongono il disco), epitaffio della trilogia targata Lin Lan e Len, che per l'occasione sfoderano una prestazione che non può lasciare indifferenti: la struttura progressiva opera su un tappeto devastante di bordate fangose, rese efficaci dagli arrangiamenti che "ingrassano" l'album di un suono deciso, con esplosioni ruvide ma assolutamente mature, catturando l'attenzione di chiunque possa ritenersi appassionato fruitore di musica ricercata. L'imprevedibilità potrebbe rappresentare un valore aggiunto, tutto risulta "schizzato" proprio come potrebbero essere gli ultimi atti di vita di un essere che non accetta di lasciare il mondo, ma va reso noto che alla lunga, dopo ripetuti ascolti, questo fattore scema vistosamente; apparirà infatti molto più chiaro che piuttosto di un "flusso di coscienza strumentale" sia lo schema - parti dilatate, assalti rumoristici, riflessione finale - a venir utilizzato. Difetto? forse in parte, ma assolutamente insufficiente per poter inficiare la resa finale di questo nero episodio "morkobottiano", altro ottimo disco uscito per Supernatural Cat tra l'altro. Godiamocelo e lode ai messaggeri di MoRkObOt!

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Il titolo del terzo capitolo della saga dei Morkobot non lascia dubbi. MoRtO è l’epilogo del viaggio negli incubi “gommosi” del gruppo italiano. L’album non si differenzia più di tanto dai suoi predecessori (“MoRkObOt” e “MoStRo”). Lin, Lan e Len (una sorta di Qui, Quo, Qua in tuta spaziale) servono per l’ultima volta il proprio signore Morkobot e lo fanno distruggendo mondi, inghiottendo galassie e spargendo oscurità in ogni dove. Questa mattanza astrale è suddivisa in tre movimenti. Il basso la fa da padrona nel sound della band. Ripetitivo, ossessionante, annichilente. Intermezzi elettronici, repentini cambi di tempo e di umori. Il tutto avviene senza schemi ben precisi. È il caos a dominare. Psichedelia oscura. Sun O))), Hawkwind, Neurosis, ma non solo. Il marchio Supernatural Cat è evidente, quindi non si può non pensare ai compagni d’etichetta Ufomammut e Lento. Ormai si può parlare di scena italiana ed è un vero peccato che il terzo vertice di questo Triangolo delle Bermuda tricolore abbia cessato di inviare segnali nel cosmo. Acquistate Morto (e i due capitoli precedenti), sostenete la scena alternativa italiana. 8/10 g.f.cassatella-

WWW.TAXI-DRIVER.IT
Dopo due dischi a servizio di idee bellicose arriva la quadratura del cerchio. Lin, Lan e Len traducono il loro immaginario mentale in questo flusso sonoro, diviso in tre movimenti per quasi quaranta minuti di psichedelia malata.
Morto non suona come niente prima d'ora: si abbevera alle fonti del noise,della psichedelia e dello sludge ma gli ingredienti usati sono così "esotici" che è arduo stabilire un riferimento diretto.
Batteria indemoniata e percussiva e due bassi da cui vengono estrapolati suoni alieni, riff orecchiabili e storti. Morto è la colonna sonora di un mondo alieno (ovvero il pianeta Morkobot): oscuro ma giocoso, deviato ma rassicurante. Difficile da definire a parole ma tremendamente godereccio alle orecchie.
Sia in stati alterati che in estrema lucidità Morto funziona. A che cosa lo scoprirete solo ascoltandolo.
In estrema sintesi: uno dei dischi più belli mai partoriti nel nostro stivale. 5/5

WWW.DEAFSPARROW.COM
After I heard Morkobot’s second part of their trilogy Mostro less than two years ago I knew I was in the presence of greatness. Believe me when I say that. There is no way I am exaggerating. Mostro was such a solid slab of forward thinking stoner math prog rock (don’t quote me on that, that’s really for lack of a better term) my only doubt arouse when I couldn’t think of a logical way for Morkobot to raise the bar even higher or even match its quality. I didn’t doubt their talent, but I did think that perhaps luck had played a part. Chance was on their side. Maybe even the weather was propitious and the drugs were working. The whole of Mostro was so oblique and yet so perfect. It was so hard-hitting and angular and yet it was so fluent and groove-laden. Still, I remained doubtful. Well, the absurdly named trio Lin, Lan and Len have done it again. Certainly they sound more acidic and hermetic than ever, but Morto is a fucking charming monster. It’s a strike from whichever way you see it. It keeps that dense and enveloping sound but is more extreme and avantgarde. It takes more chances and is a bolder proposition. For starters, Morkobot is an instrumental band. That’s pretty hard to market already. But taking their act a step further into unmarketability, the band has recorded a one song album, one in which there are no visible hooks or accessible riffs, one where all there is is a continuous line of music, all deep, all heavy and experimental. And they ain’t about to go for the cheap angle. This ain't no post rock record. This is Morkobot.   
Best of all, Morkobot obsesses with droning around like they just discovered the pleasures of distortion, cacophony and echoes. When I say drone don’t think Sunno))). Think of a guitar-less rock band indulging on acid and blasting Pink Floyd and the Melvins. Think of a monster drummer, jamming it out as comfortably with King Crimson as with Slayer, think of two bass players feeding off each other and swallowing each other’s vibes, and think of a synthesizer, adding a touch of weirdness, stepping into bizarro world and setting their minds all into a thirty-nine minute bad trip.  Wonderful. And like the band themselves like to state; ‘this is Morkobot, all the rest is dead.’ Indeed.

WWW,DEBASER.IT
“MoRtO” (’08, Supernatural Cat) è il capitolo finale della trilogia che questi tre svalvolati si sono sforzati di fare negli ultimi tre anni. Lin, Lan e Len scendono ancora una volta in questo malsano pianeta per portare il messaggio di Morkobot, “Dio delle galassie, dominatore delle forze magnetiche e regolatore ancestrale dei flussi di coscienza”. Volendo dargli una definizione, sembrerebbe quasi un’opera di musica classica (suite in tre parti per due bassi, batteria e synths), ma qui dentro troverete la vostra giusta dose di follia free-form. “MoRtO” è il giusto mix tra acido e basico, ottenuto triturando, atomizzando e miscelando nella maniera più impietosa possibile i Don Caballero meno math-segaioli, il noise della Amphetamine Reptile degli anni Novanta, il drone dei compaesani Ufomammut e Lento per poi spedire la poltiglia finale nell’iperspazio con una navicella pseudo-hawkwindiana. Forse pure a gente come i Neurosis devono qualcosa, per il loro continuo gioco chiaroscurale tra Quiete e Furia; i nostri si divertono a farci lievitare le sinapsi premendo sul delay (i suoni in questi frangenti non sono che metafisici e flebili echi provenienti da un'altra galassia) tanto quanto si divertono a torturarci i timpani quando i due bassi sembrano essere più taglienti di una mannaia e la batteria (il drumming è eccezionale!) sembra essere più rumorosa di un carroarmato. Sperimentalisti mai fini a sé stessi e anti-intelletualistici come piacciono a noi, riescono a cucire tutta questa marmaglia sonora nel loro ormai inconfondibile post-tutto-post-checazzonesoio senza essere pretestuosi ma con un solo  preciso obiettivo, disegnare nelle nostre testoline l’encefalogramma dell’entità astrale di cui loro sono solo umili messaggeri, Morkobot, nelle sue scampagnate sulla Terra. Questi tre cazzoni svitati riescono a fornirci anche un finale misterioso, roba da giallo. Una nuvola di synths che va via via diradandosi chiude l’ultimo capitolo della trilogia sotWWW.DEBASER.ITto il segno del mistero… Spazio alle interpretazioni! Che Morkobot sia davvero "MoRtO"? Recensione di: IcnarF , (Sunday, February 01, 2009) | Voto: 4/5
WWW.ZWAREMETALEN.COM
Psychedelische postrock dus. Ik ken het al eventjes, en dat eventjes is langer dan de referteperiode bij de meeste lezers van dit artikel. Dit heeft alles te maken met de immense anonimiteit van de band. Ze komen dan ook uit pastaland, en daar zijn nog niet teveel muzikale kanonnen vervaardigd. Morkobot trekt er zich geen spirelli van aan en veegt de vloer aan met een EP vol wazige spacy postrock en noizerige drones. Woodstock zou compleet uit zijn dak gegaan zijn met deze LSD-achtige postrock. Met vervormde klanken uit obscure sci-fi series uit de jaren zestig en zeventig zweef je mee door een nevel van psychedelica. Deze band speelt instrumentaal en gaat verder waar Ufomammut zijn stellaire grenzen trekt. Als in wormgaten word je gedemoleculariseerd tot gruis en onderga je de wonderen der moderne muziek. Shoegaze bestaat al, dit is stargaze.

WWW.PERKELE.IT
Si potrebbero citare la teoria del corpo nero di Planck, le cavità interstiziali, la maledizione di Dexter Ward, l'universo in curvatura, l'antimateria, l'agonia di un cosmonauta, un genocidio avvenuto nella preistoria e le pulsar poste a incommensurabile distanza, ma il titolo migliore l'hanno scelto proprio i Morkobot, che per chiudere la loro trilogia si affidano al totale annientamento di ogni forma vivente, o meglio rendono palpabile il confine tra disfacimento materico e alterato space-drone. Difficile pensarla altrimenti, visto che già la "Part I" vede impegnato il trio di Lodi in un incorporeo, runico ectoplasma di bassi manipolati in suoni oltre-umani, specie di requiem che porta alla cessazione delle funzioni vitali di Zu, King Crimson, Loop, Magma e Tangerine Dream. Dopo qualche minuto l'atmosfera si fa ieratica e catacombale, per poi stravolgersi in fameliche schegge che di rock progressivo conservano soltanto la facciata, e riassorbire tutte le frequenze radioattive nell'ultima concitata frazion.La "Part II" continua ad essere tutt'altro che rassicurante: i riff (esclusivamente di basso, giova ricordarlo !) forgiano dapprima un funeral drone siderale molto ricco di variazioni, poi il groviglio ritmico genera un grottesco, alterato carosello di creature uscite dal pennello di qualche futurista epigono di Bosch... ma è semplicemente la musica del terzo album dei Morkobot! Spettacolari gli ultimi tre/quattro minuti, che ricreano le atmosfere strafatte del post rock sperimentale dei tardi anni '90, naturalmente tumulate sotto enigmatici muri di feedback. Nella "Part III" invece trovano sfogo gli innumerevoli aspetti dell'arte astratta del terzetto: primitivismo/ripetitivismo, ossificata psichedelia, fasi pseudo-jazzate, catastrofici deliri space noise, synth spremuti oltre la loro naturale risposta e così via, tenendo presente che lo studio dei suoni è piuttosto raffinato, quindi il brano risulta largamente appetibile se siete degli appassionati di esplorazioni analogiche. In conclusione quest'album è davvero una bella botta, e non fa che confermare lo stato di salute della nostra psichedelia sperimentale. Roberto Mattei, VOTO: 8

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Si vous aviez pensé toucher le fond de l'étrange en écoutant les œuvres de Mike Patton ou des Melvins, Morkobot va certainement vous faire replonger dans les affres de la remise en question car, non, vous n'aviez encore rien vu. Ce groupe italien composé de Lin, Lan et Len, trio pour le moins bizarre, serait capable de mettre en déroute les plus solides fans de Frank Zappa, de Stockhausen ou de musique dodécaphonique. Bref, leur space-rock repousse encore plus loin les limites de l'expérimental, de l'avant-garde et pour les esprits simples, du bruit. Seul Sunn O))) reste le challenger de Morkobot en matière d'invraisemblable et d'anti-accord absolu.
L'Italie nous a déjà habitués à des groupes pas piqués des hannetons quand il s'agit de se jeter à corps perdu dans le psychédélisme progressif cosmique ou expérimental. De nos jours, des groupes comme Ufomammut ou Zu profèrent des incantations doom stoner ou indus décalé propres à se faire gratter la tête de tout manager de groupe pop glam anglais du moment. Comment des types peuvent-ils faire ces trucs sans quee ni tête, se disent-ils. Tout simplement parce qu'il n'y a pas que des petites adolescentes acidulées qu'il faut contenter à coups de BB Brunes ou de Kooks. Il y a aussi les illuminés, les intellectuels de l'absurde, les mathématiciens de l'irréel, ceux qui jouent de la basse avec un tournevis (j'ai vu faire : Zu sur scène) ou qui reprennent du Edgar Varèse avec des stroboscopes d'occasion. Morkobot tombe en plein dans cette catégorie. Son troisième album "Morto" suit "Morkobot" (2005) et "Mostro" (2006) et achève la première trilogie du groupe (c'est ce qu'ils annoncent en tout cas). Trois titres, quarante minutes, pas de chant, juste deux basses et une batterie et des kilos d'effets, d'ambiance post-apocalyptiques, de peurs urbaines et de cheminements dans la débandade neuropsychique. Notons aussi, et pour leur rendre hommage, que la couverture de l'album de Morkobot est illustrée par l'atelier Malleus, superbe maison italienne qui est allée rechercher dans les affiches psychédéliques des Sixties tout ce qui illustre désormais les meilleurs albums et les meilleurs concerts de stoner, doom ou rock psychédélique contemporain. François Becquart

BARONEDELMALE.COM
“MoRtO, l’ultimo esperimento scientifico realizzato da Lin, Lan, Len (i messaggeri di MoRkObOt) ha finalmente terminato il suo periodo di putrefazione.” Come spesso capita in casa SupernaturalCat, l’artwork è quantomai preciso sunto iconografico della materia sonora contenuta nel disco. Ad incidere il nero fondo della copertina di MoRtO, vi è un una forma, tanto archetipica quanto misterica, molto simile ad un uovo. Essa racchiude decorazioni dal profumo tantrico appartenenti ad una realtà altra, ignota, primitiva. Ed è proprio il “primitivismo” ad elevare l’ultima fatica dei lombardi MoRkObOt in un iperuranio espressivo degno degli astrattismi brâncu?iani, dove il rifiuto del modernismo si fonde con la ricerca dell’immagine primordiale e primigenia, perseguita attraverso l’esponenziale ripetizione di colpi di machete. Un opera, quindi, tanto fisica quanto evocativa e lontana, in cui il sudore speso nella sua creazione si fonde con lo spirituale perseguimento dell’origine. Quaranta minuti sbilenchi e liberi, divisi, per comodità “gestionale”, in tre momenti; quest’unitario e monolitico flusso chiamato MoRtO, come i precedenti MoRkObOt e MoStRo, fagocita con voracità una moltitudine di linguaggi uditivi, tramutandoli in un prodotto nero e criptico, di difficile riconduzione, e paradigma di un modus operandi che oltrepassa i limiti fisici del “disco”. L’alternanza di pieni e vuoti e la capacità segnica di frammentare l’assenza, rendono l’album in questione esterno ad ogni circuito e scena musicale. Il full-length si sviluppa su codici fortemente identitari, che, in bilico fra noise, industrial, space e kraut, alternano fascinazioni cosmiche a momenti di pachidermica progressione confondendo celato e svelato. Nel seme di MoRtO si scorgono sfaccettature doom/drone giustapposte ad echi decisamente più affini alla musica elettronica: un mosaico liberato da vincoli stilistici tramite le stesure “free” dei pezzi. Questo terzo capitolo della trilogia iniziata nel 2005 da Lin, Lan e Len conferma ed esalta caratteristiche e attitudini della band, acuendone il sottrazionismo strumentale (azzerato completamente l’uso della chitarra, diminuito quello di synth ed effetti) e maturandone le sperimentazioni, che ora si avvicinano, per certi versi, alla musica concreta (vedi l’uso di lavatrici e ferraglia varia). Per la scena italiana, MoRtO, rappresenta uno dei momenti più alti del suo 2008, definendo anche i massimi storici dei tre musicisti in questione. In definitiva un “trip” magnetico ed ancestrale che, valorizzato dalla spaziale ironia del combo, evita agevolmente il baratro dell’intellettualismo, stazionando con integrità in una dimensione “RoCk” umana ed attualissima. Marco Marzuol

WWW.HARDSOUND.IT
Lin, Lan e Len tornano alla carica con l'ultimo tassello della loro trilogia sonora: 'Morto' è il degno epitaffio funebre per l'entità aliena che ci ha tenuto compagnia nei precedenti due album. Un platter dal sound cupo, malinconico e funebre: il terzetto spinge ancora di più nella direzione della genialità/follia sonora, proponendoci tre tracce di lunghezza esorbitante.
Solo tre composizioni in cui la forma/canzone viene destrutturata in tanti piccoli mattoncini, che vengono poi riassemblati in modi assolutamente folli. questo è il pensiero musicale del combo italiano, che risulta ormai una solida realtà del panorama vista la facilità con cui riesce ad imbastire un prodotto di ottimo livello compositivo. La produzione è di buon livello e si sposa assolutamente con il genere proposto, la cover inoltre sembra ricordare alcuni vecchi platter space rock settantiani. In definitiva 'Morto' è un prodotto per patiti, che ritroveranno in Lin, Lan e Len un talentuoso trio che sa sposare follia e genialià come pochi.Dipartite anche da voi da questo modi con Morkobot, e morirete felici...VOTO 77   Fabio "Flames Of Hell" Rancati

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Esattamente questo. Occhi aperti o chiusi. Le palpebre si movono ma è come azionare al buio un interruttore rotto. Click. Click. Click. Click. Nero, nero, nero, nero. Galleggio nell’oscurità invischiato nelle lenzuola. Febbre alta che inizi a sentire il silenzio friggere, intorno, ovunque, fino a quando diviene intollerabile. Alla Mente. Ogni piccolo suono è il tuono nella cacofonia entropica dell’universo che si espande. Eppure perfino quel ticchettare. Sono i miei nervi, sotto le palpebre, li sento. Potrei sentire l’aria infinitamente piccola, planare lieve sulla pupilla, infinitamente grande.
E dentro, dietro l’iride spalancata lucida come una bolla pronta ad esplodere, ancora il nero. Era già dentro o sta solo colando fuori. “Morto” dei Morkobot è il viaggio psichedelicamente atemporale verso l’oscurità venuta dallo spazio. Propulsione due bassi distorti e ronzanti e una batteria granitica. Se con “Mostro” predecessore e secondo anello di questa trilogia, i Morkobot si erano spinti in cerca di nuove idee e suggestioni, con questo ambizioso monolito di quaranta minuti idealmente separato in 3 parti ma di fatto un unico brano ininterotto, sembrano trovare la componente finale e più astratta: l’arte del disegnare labirinti, ovvero saper imparare a perdersi. “Morto” è un labirinto sonico, fragorosamente inciso a colpi di basso e distorsore, in un mandala di grafite nera manufatto alieno tornato dallo spazio. Tellurico ma capace di generare degli autentici momenti di stasi onirica, come il silenzio solenne e carico di energia elettrostatica che rimane dopo il rombo del tuono. Disco difficilissimo da smontare, sempre che l’operazione abbia in questi casi una qualche utilità. Inquietante per delle sue logiche geometriche assolutamente incomprensibili, psichedeliche eppure in qualche modo ferree, si potrebbe rigirare su se stesso come un quadro di Escher. Innalza e precipita senza perdere continuità con le metriche acuminate di una struttura gotica. Fino alla regressione dei 5 minuti finali, smontandosi, sgretolandosi in dettagli minuscoli che scivolano verso un abbisso di tastiere dissonanti. Solo allora si alzano i venti della tempesta di polvere cosmica, eppure c’è un pulsare. Costante. Qualcosa alla fine della morte?
Space-post-metal per viaggiatori siderali. 4/5

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Una delle sorprese più affascinanti della scena italiana del 2008 è rappresentata dal terzo album di studio dei Morkobot, formazione originaria di Lodi ed attiva ormai da anni nel circuito sperimentale underground. Sono trascorsi tre anni dall’omonimo debutto discografico e il progetto Morkobot ha assunto tratti sempre più stravaganti, sia per via della spiccata personalità e presenza scenica dei componenti, sia per via dello stimolante contratto discografico con la Supernatural Cat, divenuta un vero punto di riferimento per il panorama Post della Penisola. Celandosi dietro agli pseudonimi di Lin, Lan e Len, i tre musicisti lombardi hanno cercato ancora una volta di tradurre in musica “il messaggio e la voce di Morkobot, Dio delle galassie, dominatore delle forze magnetiche e regolatore ancestrale dei flussi di coscienza”: tuttavia i quaranta minuti di cui si compone Morto vanno ben oltre il livello musicale, ponendosi come un vero viaggio attraverso suoni cosmici e malati, perfetto punto di incontro di tradizioni strumentali diametralmente opposte, quali Noise e Psichedelia, Drone/Sludge e Kraut, Post-core ed Elettronica. Sarebbe riduttivo classificare Morto sotto uno dei generi sopra citati, poiché i Morkobot riescono a fondere efficacemente le loro svariate influenze, culminando nel nome della sperimentazione in un timbro cacofonico e dissonante; allo stesso modo risulta impossibile considerare singolarmente ciascuna delle tre tracce di Morto, poiché si perderebbe il filo conduttore di un’opera strutturata in modo da essere ascoltata per intero senza interruzioni. Chitarre claustrofobiche, effetti nauseanti, pungenti divagazioni elettroniche e cambi di tempo schizofrenici costituiscono l’architettura portante di un lavoro che rimarrà impresso nella storia del Rock italiano come uno tra i più malati esperimenti.
Non si deve elogiare Morto in quanto album teso all’avanguardia o in quanto volutamente sperimentale, ma al contrario in quanto opera capace di cucire frammenti lontani provenienti da stili diversi in un unico sound dal sapore arcano e dall’atmosfera soffocante: in questa folle commistione tra le sferzate dei Neurosis, il denso Drone dei Sunn O))), le rivisitazioni più contemporanee dei Neu! e le atmosfere malsane degli Jesu, si sviluppa un lavoro che trae gli elementi del passato per proiettarli nel futuro. Un plauso va infine alla Supernatural Cat di Malleus, che raccoglie sotto la sua aura protettiva le formazioni della scena estrema sperimentale della nostra nazione, rivestendo in miniatura il ruolo che occupano etichette come la Southern Lord o la Neurot per gli Stati Uniti.
Finalmente con il completamento della trilogia Morkobot-Mostro-Morto, Lin, Lan e Len hanno varcato il confine della maturità musicale e ora il percorso stilistico non può essere che in discesa, come già accaduto per i compagni di etichetta Ufomammut e Lento. 8/10 Edoardo Baldini.

ROCKERILLA
Oramai è chiaro : la Supernatural Cat Records è, per l’italia, quello che la Southern Lord è per gli States. E non credo che esista complimento più grande per i ragazzi di Malleus, dato che parliamo delle più alte sfere dell’avanguardia post metal mondiale. C’è, oggi, un gruppo di band che stanno riscrivendo la storia del metal e stanno gettando le basi per quello che sarà il futuro della musica estrema. Avanguardia, appunto. L’abbiamo sempre chiamata così. E allora ridiamole la sia vera dignità. Non perché si parla di Metal non si deve avere il coraggio di usare termini appropriati. Dicevamo, l’avanguardia rappresentata dai Sunn O))) dagli Earth, ed anche dai Morkobot. Morto è il terzo e conclusivo capitolo della trilogia Morkobotiana, che disco dopo disco è cresciuta al punto da essere, oggi, il perfetto esempio di come si possa destrutturate il post metal, scomporlo e ricomporlo in vibrazioni e pensieri. Neri. Profondi. Direttamente mutuati dalle grida dell’inferno. Una sola traccia, entusiasmante, ostica, difficile, inavvicinabile a tratti, fatta di gutturalità doom, di echi post industriali, di feedback post core, di noise alla stato puro. Una traccia mantrica, entusiasmante per incedere e per profondità, per creatività e sviluppo. I Morkobot crescono secondo dopo secondo, e imbastiscono un’opera di sympho avantgarde metal da lasciare senza fiato. Questa non è musica per perditempo. Qui c’è futuro scritto a lettere cubitali. Bisogna metterci cervello e cuore. Per entrare nel mistico mondo dei Morkobot. 8/10 Mario Ruggeri.

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La musica Italiana è in crisi. E lo è da molto tempo. Non è in crisi perchè vende poco (altrimenti la musica di tutti i paesi lo sarebbe automaticamente da più di 5 anni) lo è per il semplice fatto che è del tutto incapace di produrre lavori realmente originali. Basta tirare fuori una sola parola, una sola, ed ecco spiegato il motivo: derivabilità. Ascoltate qualunque gruppo Italiano che abbia prodotto musica rock negli ultimi 10 anni e sarete subito in grado di tirare fuori un altro gruppo, straniero, capace di fare la stessa musica con risultati decisamente migliori. Ovviamente non stiamo parlando di semplice influenze ma, appunto, di derivabilità: ovvero quella sensazione di ascoltare una musica, un genere, già ampliamente esplorato aldilà dell’oceano. L’unica peculiarità è quel gruppo che adesso suona la solita musica è Italiano e allora (perchè alla fine è sempre bello sentirsi un pò patriottici) decidiamo di aggiungere automaticamente un coefficiente (del tutto arbitrario) di apprezzamento a quel particolare disco. Ma il punto rimane sempre quello: derivabilità.
Poi, ovviamente, ci sono le eccezioni. Il 2008 ne ha prodotto una, bellissima, che si chiama Morto. A creare questa particolare eccezione Lin, Len e Lan, servi dell’entità astrale Morkobot. Basta poco, due bassi ed una batteria, ed ecco di fronte ad un ibrido sonoro che sfugge a semplici definizioni. Il disco naviga sicuramente nell’universo Sludge ma sempre da quel genere ne prende abilmente le distanze, mixando, distorcendo, uccidendo qualsiasi tipo di sensazione stazionaria. Perchè stazionaria? Perchè il più grande pregio di questo disco è proprio quello di creare musica liquida, capace di sciogliersi nelle orecchie facendole al tempo stesso sanguinare per colpa di un muro sonoro insormontabile. Niente in Morto è banale. Nuove forme prendono continuamente vita, salvo poi essere sempre uccise da nuove forme, ancora più distorte, ancora più oscure, trascinando quindi l’ascoltatore in un labirinto sonoro simile, per grado di complessità, a quello provato con lavori post-rock attentamente selezionati (GY!BE). Sicuramente con quest’ultimo disco i Morkobot hanno saputo raggiungere quella che molti amano chiamare “maturità”, completando un percorso iniziato con il primo disco omonimo ed il successivo Mostro. La speranza, ora, è che questa maturità non si tramuti in appiattimento creativo, trasformando l’ennesimo “buon gruppo Italiano” nel ancor più inflazionato “c’era una volta un buon gruppo Italiano” (citofonare Afterhours, Milano). Ma questo solo il tempo potrà dirlo. Per ora l’unica cosa che sappiamo è che Morto è nella Top Three dei migliori dischi dell’anno, perchè l’originalità va premiata, sempre. 7,5 Raffaele Saggio.

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L’alieno è tornato, e sono problemi un po’ per tutti a quanto pare. L’ultimo capitolo della saga di MoRkObOt è giunta all’epilogo, e come finire se non con la dipartita ultima?
Infatti già dal titolo non si percepisce niente di buono, “MoRtO” che dopo “MoRkObOt” e “MoStRo”, riporta a noi poveri umani il pensiero del grande alieno conquistatore.
Traccia unica questo disco, le “canzoni” non esistono, solo il suono, solo il feedback, solo la ragionata scomposizione dello spazio sonoro, che non lascia tregua a nessuno.
La prima parte ci fa addentrare nel mondo alieno, per scaraventarci ondate di suono distorto sul muso senza che ce ne si possa quasi rendere conto, è tutto pesante, è tutto complesso, quasi fossero messaggi criptati che ovviamente noi umani non possiamo comprendere fino in fondo.
Synth spaziali ci accompagnano in un susseguirsi di ritmiche dispari, giri morbosamente angoscianti, e riverberi atomici. Questo non è un disco, questo è un punto di non ritorno per la musica, i Morkobot sperimentano in qualunque modo, e in maniera del tutto innovativa, niente in Italia oggi suona come suonano i Morkobot. Devastante, personalmente, ecco probabilmente come definirei in una sola parola questo nuovo album targato “Supernatural Cat” che si conferma nuovamente etichetta italiana dalla lunga vista, investendo, ancora una volta, in un gruppo validissimo capace di sfornare un opera come questo “MoRtO” Nel lungo susseguirsi di suoni che questo disco ci regala, sembra di viaggiare per mondi lontani, fra galassie inesplorate, con l’ansia di doversi attendere qualcosa di drammatico ad ogni angolo, ad ogni nuovo incrocio sonoro. Due bassi, che son bassi per davvero, una batteria totalmente fuori da ogni schema “classico”, lamiere, ferraglia varia che diventa misteriosamente fonte sublime di musica. Lin, Lan e Len ci hanno veramente stupiti ancora una volta, o meglio MoRkObOt, attraverso loro tre si è manifestato nuovamente a noi, anche se con questo capitolo finale, risulta difficile pensare a ciò che possa venir dopo, ma per ora va bene così, schiacciate Play, e vedete un po’ cosa questo alieno vi dice, e se non siete d’accordo, provate a farglielo presente!
Disco difficile a dire il vero, ma esponenzialmente bello, aumenta ad ogni ascolto, cresce, si fa capire sempre di più, e prima di chiudere… un giustissimo plauso ancora una volta al collettivo “Malleus” che ha curato le grafiche, un artwork spettacolare, mistico e oscuro, sicuramente quel tocco di classe in più ad un album già di per se splendido. Ascoltate per credere.

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Italialainen Morkobot ei liene olemassa liikuttaakseen tunteita. Ainakin yhtyeen kolmas albumi Morto kuulostaa siltä kuin sillä liikutettaisiin mannerlaattoja, planeettojen ratoja ja farkun lahkeita. Morto on kolmeen osaan jaettu kappale raskasta instrumentaalimusiikkia. Trio hyökkää kahden bassokitaran ja rumpusetin voimalla, mikä takaa sen että soundissa riittää leveyttä eikä kappaleet pääse missään vaiheessa tukahtumaan liikaan soittamiseen. Se onkin se pieni iso ero, mikä instrumentaaliyhtyeitä – ja toki niiden kuuntelijoitakin – jakaa: Morto ei ole instrumentaali, vaan instrumentti jonkin ulkomusiikillisen tavoitteen saavuttamisessa, ja vaikka soittaminen on erinomaisesti hallussa on se toissijaista. Toisin sanoen, jos pidit, että Capricornsin uusi levy oli liian soitettu, Morkobot on se mitä haet. Yhtä lailla tämä voisi olla Cult of Lunan ja Melvinsin rytmiryhmät versioimassa Godspeed You! Black Emperorin alkutuotannon pienieleisimpiä teemoja. Halutessaan Morto kaatuu päälle vellovana, nykivänä ja arvaamattomana, mutta aivan yhtä paljon sävellyksissä annetaan huomiota myös hiljaisille tai hitaille kohdille – eikä määritelmä ”raskas” ole sekuntiaan väärä. Jos levyn tuotanto on onnistunut – soundi raaka mutta silti selkeä – niin vielä merkittävämpi onnistuminen on tapahtunut sävellystyössä. Trio soi isompana kuin se on päälukumäärältään, ja kappaleet johdatellaan eteenpäin bassoriffien, rumpufillien ja häröäänien tasapainoisena yhdistelmä. Morto ei yritä liikaa, vaan keskittyy asiaansa: se haluaa viedä kuuntelijan ”kuoleman konseptin valtamereen” ja tuoda esille kokemuksen ”uudelleensynnyttävän” vaikutelman. Kuolemalta tämä ei kuulosta, mutta hötkyilemättä eteneminen tekee levystä ainakin arjen kuonasta puhdistavan kuuntelukokemuksen. 4/5

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MORTO is the third and final chapter of MORKOBOT'S first triology. MORTO consists of only one track that has been devided into three segments. The band is into instrumental stuff, I wouldn't go so far as to call it Rock, sure traces can be found splendidly but all in all it is way more atmospheric and chaotic.
It starts of with organic drums, weird arrangements follow soon, boys and girls no classic Rock music can be found here, later on it gets more and more trance like, but this trance can't be reached because the sound landscapes are to lively and some outburst shake one right to the bone. The second part consists of real chord work and drumming, the two thunder basses roll like hell, weird, jazzy guitar strings set in later on. Compared to part 2 the third is a bit more laid back and quiet, but thus after all not that different from the other if it comes to the spirit of the track. Open minds are only welcome at this playground. MUSIC: 7 SOUND: 8 Thomas Schubert