Status: Single
City: Ivrea
State: Torino
Country: IT
Signup Date: 2/9/2006
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Monday, September 15, 2008
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Dividiamo le recensioni di "Don't Panic, Go Organic!" mettendo qui le più recenti perchè non stanno tutte in un solo post...
DA ROCKERILLA: Di questa tribù eporediese che risponde al nome di Drink To Me credo di essermi fatto un'idea abbastanza completa avendo assistito ad una sua esibizione prima di aver messo le mani su "Don't Panic, Go Organic!". Un nucleo ben assortito di irresistibili irriverenti in grado di aggiudicarsi la simpatia del pubblico come di realizzare un'opera prima fresca e coinvolgente. 13 tracce che non fanno nulla per dissimulare l'attitudine ironica, nonchè scomposta e selvatica degli autori, anche quando si tratta di affrontare tematiche/sonorità di certo spessore. Hanno grinta e fantasia da vendere per forgiare uno stile compatto e insieme sfaccettato, epidermico e riflessivo, arioso e ficcante, leggero e fragoroso, sanguigno e stralunato... Frizzanti lampi di genio-follia da far invidia ai Flaming Lips! (8/10) Aldo Chimenti
DA BEAUTIFULFREAKS.ORG Quello dei Drink To Me è uno di quei piccoli e grandi dischi che hanno tutte le carte in regola per poter arrivare a un successo internazionale. Nulla dunque hanno da invidiare ai loro colleghi inglesi. Un pezzo quale Frozen George potrebbe portarli all'apice del successo, ma questo accade solo a molte band straniere che quando capitano in Italia sono inneggiate come se fossero chissà quali rivoluzionari e innovatori della musica odierna. Invece i nostri Drink To Me non emulano nessuno e non si ispirano precisamente a nessun movimento, distorti e allucinati (Insane), psicotici e corrosivi (Put Your Head In The Sky). Incollano molto punk americano e psichedelia britannica. Il tutto è spigoloso e orecchiabile insieme, urticante e frenetico. Se la gente ragionasse di più con la propria testa non ci penserebbe due volte a preferire i Drink To Me a qualsiasi altra band esaltata da qualche giornalista invertebrato di NME o simile, o almeno a dargli una chance. Tommaso Floris
DA FREAKOUT-ONLINE.COM: E' un buon periodo, per un certo tipo di post punk, in Italia. L'esordio su Midfinger dei Drink to me di Ivrea, dopo qualche Ep con quei pazzi dello Stuprobrucio rec., è buono, e grazie all'eterogeneità di idee riesce a spiazzarci, e questa cosa fa piacere, perché c'è bisogno di dischi che richiedano da parte di chi ascolta un impegno, un ascolto per così dire attivo. Disco da seguire ad alto volume, ad ogni modo, gustandone a pelle i fischi del feedback, i cazzotti robusti del basso elettrico, l'urlo spesso filtrato. Immaginate un'operazione di modernizzazione dei lavori anni 80 di NoMeansNo, Sonic Youth e Talking Heads, ma anche una montagna di riferimenti pop e psichedelici – leggo in internet che qualcuno li avvicina a Flaming Lips, Giardini di Mirò, Liars: e mi accodo anch'io… – proposti avvalendosi di synth e chitarre elettriche, col gusto della sintesi, però, senza troppa prolissità: punk e psichedelia sono due cose un tempo contrapposte, ma in Italia, da diversi anni c'è un fiorire continuo di valide band che realizzano la sintesi impossibile di questi due generi. Nel nome di suoni acidi e ritmi che mutano dal frenetico allo stato di calma apparente troviamo i compagni d'etichetta Hollowblue, che hanno da poco pubblicato i loro nuovi blues deviati, o i Three in One Gentleman Suit, anch'essi in giro con un nuovo lavoro in questi mesi, ancora The Death of Anna Karina, o i Disco Drive, e gli Appaloosa. Ma i Drink to me si differenziano, da queste altre band, per un più spiccato gusto pop, però in senso nuovo, perché il loro dono della sintesi all'interno della singola canzone, non li porta verso le soluzioni più semplici, praticamente mai; per questo motivo scrivevo, più su, della necessità di un ascolto attivo del disco, ad alto volume, per poterlo davvero apprezzare. Dicendola in un altro modo: pensate a come intendono il pop i Depeche Mode o i Talking Heads: su di un piano creativo superiore, complicandosi la vita, se non altro con la scelta di suoni ansiogeni. Tra i 13 pezzi di 'Don't Panic, go Organic!' spiccano 'Frozen George', molto britannica, 'Put your Head in the Sky', e 'Camposanto'. Senz'altro i quattro – Marco Bianchi, Francesco Serasso, Pierre Chindemi, Carlo Casalegno – dovranno mettere a fuoco alcune idee scartandone altre, in futuro, sfrondando il loro lavoro creativo ed i loro gusti musicali, ma c'è da aspettarsi altre buone cose, dai Drink to me, in futuro. Fausto Turi
DA CIROMA.ORG: Iniziamo dicendo che i Drink To Me vengono da Ivrea. A molti non fregherà nulla di questa piccola nota. Eppure credo che sia un punto interessante da cui partire. Sarò visionario o pesante, ma sono convinto che la provincia post-industriale italiana si senta tutta in questo "Don't Panic, Go Organic!". Si sente rabbia, disillusione, tristezza, voglia e fame di rivalsa. Fame che i tre piemontesi scatenano nell'attingere da miriadi di fonti differenti, cambiando costantemente registro ma senza mai disorientare. Troppo facile inserirli nel calderone dell'indie nostrano, non che non ci sguazzino a piene mani, ma sicuramente più elaborati ed originali di tanti prodotti fotocopia. Chitarre e voce irriverenti con batteria e basso a dettare tempi epilettici, synth a chiudere un quadro dipinto con gesti schizofrenici. Così come schizofreniche sono, appunto, "Insane" o la chiusura della conclusiva "Camposanto". Post-punk alla Liars, momenti alla At The Drive In, il tutto però con un occhio costantemente puntato al pop ed alla melodia. Esempio chiaro ne sono la ottima, orecchiabile e, se vogliamo, anche un po' commerciale "Frozen George" o la più incattivita "Desert Eye". Ma il trio non si ferma qui e si concede sconfinamenti nel blues e nel country come in "Drunk-on's" dove si possono sentire migliaia di citazioni ma a me piace tirar fuori solo Cat Power, o nella ballata "Because Because". Un esordio atipico potremmo dire. Ben tredici tracce per cinquanta minuti di ascolto. Una scelta coraggiosa ma che, alla fine, paga appieno. I Drink To Me riescono a sorprendere ed avviare metamorfosi fulminee, ci si sente a proprio agio, incuriositi da dove potrà dirigersi il prossimo balzo. L'impianto coinvolge appieno l'ascoltatore ed il tutto è corredato da linee vocali che, a volte, raggiungono livelli sorprendenti in quanto a melodia ed orecchiabilità. Un altro colpo della Midfinger, un disco che sta facendo parlare di sé già da un po' e che continuerà a farlo per del tempo ancora…almeno fino alla prossima uscita. Luigi Gaudio
DA INDIE-ROCK.IT: GENERE: rock assai vario. PROTAGONISTI: Marco Bianchi (voce, chitarra, synth), Carlo Casalegno (basso, voce), Francesco Serasso (batteria, voce). SEGNI PARTICOLARI: indubbiamente, salta subito all'occhio 'Stuprobrucio', il nome dell'etichetta con la quale sono usciti i primi 4 EP del gruppo. Il grande passo denominato full-lenght, avviene grazie ad una proposta della Midfinger Records, nel settembre del 2005. Dopo aver registrato un 15 tracce, uno dei componenti del gruppo (tale Pierre) decide di mollare per cause non ben precisate, ma i DTM non hanno di che lamentarsi, dato che è Andy Savours(Blonde Redhead, Yeah Yeah Yeahs, Horrors, Killers) ad occuparsi della produzione del disco. Ah, i DTM sono di Ivrea, provincia di Torino. INGREDIENTI: 200 g di pasta alla carbonara, 350 g di gelato al puffo, 150 g di ananas in scatola, aggiungere olive tritate, infornare per 13 minuti e servire tiepido. Metafora più che azzeccata per definire lo stile dei DTM. I nostri hanno assorbito tutto ciò che l'industria rock ha partorito dagli anni '60 ad oggi, neanche fossero carta moschicida. Gruppi indie per eccellenza (Pixies, Pavement, Dinosaur Jr), storici pezzi grossi (Frank Zappa, Lou Reed), il grunge dei Nirvana, il carattere noise dei Sonic Youth, l'irriverenza hard-core dei Fugazi, e così via. Intendiamoci, c'è anche un'anima placida che emerge dal maelstrum cosmico di 'Don't Panic Go Organic', che ha come riferimento il pop onorico di Arcade Fire e Giardini di Mirò. DENSITA' DI QUALITA': voler condensare cinquant'anni di rock in soli tredici brani è un'impresa non solo impossibile, ma anche priva di raziocinio. Si ottiene un disco frammentato, dallo stile indefinito. Ben venga il cambio di ritmo, ma qui si ha l'impressione di ascoltare non un solo album, bensì una decennale e poliedrica discografia. Il risultato è che 'Don't Panic Go Organic' manca di coesione, non c'è un filo conduttore che leghi una canzone all'altra. Troppe sono le strade intraprese, i generi trattati, e la conseguenza è che l'album non si lascia ascoltare. Come se nel bel mezzo di un disco di Neil Young ci si imbattesse in una canzone di Diamanda Galas. Inaccettabile, per un motivo semplicissimo: i DTM hanno potenzialità, talento e grinta. 'Frozen George' e 'Desert Eye' sono due pezzi con tutte le carte in regola, con testi ironici, divertenti, e un ottimo sviluppo tecnico. Per non parlare dell'eccellente introspezione raggiunta in 'Because Because', nonostante il testo in realtà sottenda tutto l'opposto. La passione per la musica si percepisce in 'Cinebrivido', e il frequente "Go Go Go!" è un invito che loro stessi dovrebbero recepire, per arrivare a costruire un disco più coeso e uniforme. VELOCITA': abbastanza elevata per farti uscire da un live con la maglietta sporca di sangue. IL TESTO: "Just because it makes you cry doesn't mean you're all alone", da 'Because Because'. LA DICHIARAZIONE: "Crediamo che l'eterogeneità del nostro disco risulti uniformata da un tocco personale e riconoscibile che ne riscatta la genesi 'dispersiva' (è stato scritto nell'arco di anni). Il fatto che sia vario comunque per noi è un pregio. Crediamo di aver dato prova di carattere e creatività. Non ci ha mai interessato, al contrario, limitare le nostre possibilità espressive, e questo è ciò che 'Don't Panic, Go Organic!' dovrebbe comunicare. Ciò comporta, però, una richiesta d'attenzione maggiore, una disposizione alla sorpresa, una piccola fatica che l'ascoltatore medio non è abituato a investire nella musica. Un ascolto passivo, distratto, pigro, non può che giudicare come un difetto la varietà di un repertorio."(6/10). Filippo Righetto
6:00 AM
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