ACCENDI QUESTO FUOCO
Jaka è un veterano e un punto di riferimento della scena reggae italiana. Lasciamo che sia questo vulcanico artista a presentare le sue molteplici attività nell'ambito della reggae culture e a presentarci il suo ultimo album "Mettiamo a Fuoco".

1) Parlaci subito del nuovo album…
Questo disco è una messa a fuoco delle mie radici terrene e spirituali. In un'epoca di confusione, affronto temi scottanti come la guerra in Iraq o il potere della mafia, così come argomenti delicati come il rapporto con mia madre in "Mama's Blues" o la mia visione interiore in "Splendi" e "Solo l'Amore". "Mettiamo a Fuoco" è un disco scritto con il sangue e con il cuore, ed è stato prodotto da me e da PrinceVibe e Fede K9 del Ciretnek studio, con i quali abbiamo creato un team di lavoro affiatato e potente, ma vede anche la partecipazione di altri beatmakers come Macro Marco, KDP, Fido Guido e Jahmento che cantano rispettivamente in "Focu" e "Skatenami". Ci sono poi Macka B, Treble, e la nuova promessa del Soul Reggae, Freaky Bea che mi accompagna anche dal vivo. E' un disco molto vario che tocca Roots, Ragga, Hip Hop, Dub, Ska e musica popolare
2) Oltre che come cantante/autore sei noto sulla scena in molte altre vesti: dj, animatore delle serate Vibra Nite dell'Auditorium Flog di Firenze, conduttore radiofonico … questo tuo essere presente su molti fronti è un bene per la promozione del reggae ma non è che crea un po' di confusione o disorientamento?
Ho pubblicato i miei primi dischi a metà degli anni 80 . Nel 1991 ho avuto il mio primo successo con "Della Parola armati" (con Il Generale su Wide Rec.), dal 1990 ho suonato come chitarrista e cantante con la Ludus Dub Band, con la One Drop band e ora con la Fire band, dal 1989 ho iniziato a fare il DJ in radio, prima a Radio One e poi a Controradio di Firenze, dove trasmetto tuttora il programma "Bongoman", e ad organizzare serate nei locali e nei centri sociali per promuovere la cultura dei Sound System. Posso dire tranquillamente in qualità di Dj resident e di promoter di aver fatto la storia delle serate Reggae chiamate "Vibranite" all'Auditorium Flog di Firenze, locale che ospita il maggior numero di artisti reggae in Italia da sempre e punto di riferimento nazionale per tutti gli amanti di questo sound. Se ho ricoperto tutti questo ruoli è stato per il mio vulcanico amore per questa musica ma anche perché, all'epoca, non c'era nessun altro che lo facesse. Quindi ho fatto di necessità virtù e, grazie a ciò, ho poi sviluppato queste competenze e sono diventato un artista a 360 gradi. Mi rendo conto che tutto questo impegno nel promuovere la Reggae music (anziché solo me stesso) può aver creato un po' di confusione riguardo alla figura pubblica del Jaka … se poi a questo aggiungi i mille modi in cui il mio nome è stato da sempre scritto (Giaka, Jahka, Jahcalone e via dicendo …) o i miei repentini cambi di look, con un giorno i dreadlocks lunghi fino al sedere e il giorno dopo rasato a zero, il gioco è fatto. Ma io sono così, do più importanza alla sostanza che alle apparenze ed è per questo che negli ultimi anni ho iniziato a studiare tanto e mi sono concentrato maggiormente sulla voce, sulla scrittura dei brani e sulla pubblicazione dei miei dischi.
3) C'è un'altra parte delle tue attività, forse e meno nota ma non meno interessante: da vario tempo ti occupi del recupero di ragazzi con grossi problemi (droga, carcere, ecc…) introducendoli al raggamuffin. Puoi parlarcene?
Sono nato e cresciuto nel ghetto di "Purticeddra" a Marsala e poi sono andato a vivere in periferia di Trapani nel quartiere delle prostitute, chiamato (manco a farlo apposta : "XXX piedi") a contatto con situazioni di grande degrado, indicibili sofferenze ed estrema violenza, ma ne sono uscito grazie all'emancipazione da certi schemi mentali e al mio buon Karma. Così è naturale per me stare a contatto con realtà come i campi Rom o il carcere, in cui vivono esseri umani per la maggior parte provenienti dalla fasce economicamente più svantaggiate della nostra società. Per anni ho lavorato anche nei più degradati quartieri di Firenze come le "Case minime" o le "Piagge", in progetti sociali organizzati dalla Coop. Cat col contributo degli enti locali, utilizzando un sound system montato su un camper. Abbiamo creato dei veri e propri laboratori di strada utilizzando il Rap, il Ragga, la poesia e la musica per creare uno scambio e un'occasione di crescita, confronto e dialogo con realtà altrimenti destinate all'emarginazione più totale. Con questa equipe di operatori abbiamo creato anche dei documentari e tre cd audio che immortalano la scena musicale toscana più vicina alla strada e alla cultura Hip Hop con cui ho forti legami da sempre. Da due anni sono inoltre il "Master musica"del progetto internazionale Roots& Routes con ragazzi immigrati, il cui show porteremo in tour l'anno prossimo in diverse capitali europee. L'esito migliore di questa attività è il sorriso, la compassione, il lavoro di gruppo, la capacità di elaborare se stessi e le proprie emozioni, in un continuo indescrivibile arricchimento reciproco.
4) Da anni alterni serate dancehall e concerti live …Puoi dirci come ti muovi ora e come preferisci muoverti in assoluto.
La mia attività principale da sempre è quella di musicista, che sia con un gruppo o in una dancehall . Jaka con la band è la formula che prediligo e che ritengo più completa. Ora la band che mi accompagna dal vivo è la Fire Band, composta dagli ottimi musicisti dei Michelangelo Buonarroti e da Freaky Bea. Abbiamo messo su un "live" ad altissimo potenziale esplosivo, chiamateci a suonare nella vostra città e sarà una notte di fuoco! Lo stesso vale per le dancehall ovviamente, dimensione a me molto cara e familiare. In questo caso nessuna confusione quindi, sono solo due modi di esprimersi, forse che Buju non prende il microfono in una dance e poi va in giro con la band?
5) Molti testi del nuovo album sono in dialetto siciliano. Fa parte di una tua esigenza espressiva o riflette piuttosto un momento di forte vivacità della scena meridionale?
Ambedue le cose.La mia famiglia è siciliana, i miei migliori amici sono siciliani, io sono siciliano anche se posso parlare con disinvoltura in toscano o in giamaicano, perché sono un essere umano ricco di sfumature e non un clichè. Così, benché io non mi identifichi in un "tipo" o in una regione, la Sicilia è sempre dentro di me, se poi aggiungi il fatto che ci vado a suonare sempre più spesso, capisci che per me è una cosa naturale scrivere in dialetto. Il siciliano è bellissimo, ha una ricchezza espressiva straordinaria, mette insieme termini di diverse lingue e culture e possiede un ritmo e un colore che si adattano alla perfezione a questa musica. Comunque anche nei pezzi in dialetto faccio sempre in modo che il significato complessivo del brano sia comprensibile a tutti.
6) Benvenuti in Sicilia è un omaggio a "Welcome to Jamrock" con delle liriche ben precise sulla questione del ponte sullo stretto. Puoi dirci qualcosa in più
Ho voluto in modo esplicito e consapevole parafrasare il brano reggae più suonato degli ultimi anni, per lanciare un messaggio forte: il ponte sullo stretto di Messina, la cui costruzione non è ancora stata del tutto scongiurata, è una delle più grandi truffe e dei più gravi disastri ambientali del nostro paese. Per di più non servirebbe ad unire le due coste ma le due cosche.
7) Ho apprezzato molto il tuo brano sul Maria riddim perché rispetto agli altri brani sulla raccolta di One Love esce dagli stereotipi di canne e dancehall. Qual'è il tuo punto di vista su quella che è un po' una situazione autoreferenziale delle dancehall odierne? Tu stesso hai scritto che una volta eravamo 300 e ora siamo 300000 trovi che questo sia un po' a scapito della qualità o almeno dell'originalità delle proposte?
Tutt'altro! Credo piuttosto che oggi ci siano degli straordinari talenti che si esprimono con questa musica, il problema è che non trovano spazio al di fuori della scena, e questo rischia di essere suicida ! Il Reggae è una musica popolare , per me deve parlare a tutti e non solo a chi ne è strettamente appassionato. Quando ho cantato "Patri di famigghia" in una piazza in Sicilia, perfino i vecchi del paese sono venuti a farmi i complimenti. Stessa cosa vale per la scena delle dancehall: invece di indulgere sui contenuti che fomentano di più la "massive" perché non spingersi oltre ? Perché non cantare o suonare anche brani più riflessivi ? E chi se ne frega se non strappi un "pull up" … magari lascerai qualcosa di più importante nel cuore della gente. In Italia ci vorrebbe una maggiore unità nel sostenere gli artisti nostrani da parte dei Festival, dei Sound e dalle varie realtà esistenti, e una maggiore benevolenza tra noi, per me il concetto di "One Love" non è una cosa astratta o un business, ma qualcosa da mettere in pratica . A proposito, ho in uscita un nuovo brano su 45 giri per Jah Mek Ya Music che si chiama "Love Fire" che parla proprio di questo.
8) Hai avuto collaborazioni con artisti come Luciano, Max Romeo e Macka B. In un periodo come questo in cui gli artisti giamaicani sembrano mossi principalmente dai soldi che tirano sui con i dub plate, puoi dirci qual è stato invece il tuo rapporto di collaborazione con questi grandi nomi della musica in levare?
Con questi artisti non è stato assolutamente una questioni di soldi, ma di feeling. Con Luciano abbiamo un rapporto di stima reciproca e ci siamo divertiti un sacco a registrare mentre il suo cuoco ci serviva il cibo vegetariano in scodelle di cocco, a lui è piaciuto il messaggio Rasta di "Reggae a Matina" e le mie terapeutiche melodie, poi la sintonia tra noi e la Satta Records di Roma hanno fatto il resto. Con Macka B ci conosciamo da 16 anni e abbiamo registrato in scioltezza e relax, lui ha cinque figli e sono io che mi sono offerto di pagarlo come forma di rispetto. Con Max Romeo è stata armonia pura, eravamo in studio insieme quando mi ha sentito cantare alle sue spalle, così mi ha invitato a farlo al microfono ed è rimasto così contento delle mie strofe che ha consentito di pubblicare la traccia. E se questo è successo con "Melt Away", che è una delle più belle canzoni della storia del Reggae, capisci che i soldi non c'entrano. In ogni caso meglio essere attivi e interagire con gli artisti che essere oggetto delle loro lodi dietro compenso. Del business dei "dubplates"" penso che hanno un senso solo se stai dentro la storia a un certo livello o se li fai veramente originali. Io ad esempio li faccio, e se ne volete uno contattatemi dal mio sito. Mentre perché faccia una "combination" con qualcuno bisogna che ci sia una particolare intesa.
9) Nella recensione del tuo disco sul numero scorso di Basement ho scritto che forse indulgi troppo nel condire i tuoi pezzi con il tuo nome. Sappiamo bene che è un modo di fare comune in questo genere di musica ma di fronte alla critica che esageri come ti difendi?
Da cosa dovrei difendermi? Se il fatto che io ripeta il mio nome ti infastidisce è un problema tuo e non certo una pecca musicale. Nell'Hip Hop e nel Ragga è la prassi da U Roy , a Yellowman e Shabba fino a Sizzla, con il gusto dell'esagerazione! Per di più credo che avrei dovuto farlo sempre, visto che ancora oggi molte persone non sanno che sono io che canto pezzi come "Ganjah e Tè Bancha", e per chi come me viene dalla strada e non ha la propria musica programmata su MTV, questo è uno dei modi più efficaci per far circolare il proprio nome. Tra l'altro io citerò me stesso, ma sono l'unico in Italia ad aver stampato su disco un pezzo come "Reggae in Italia" in cui omaggio altri gruppi e artisti. Io incoraggio gli altri e non li denigro, non sentirai mai il Jaka cantare male di qualcuno, piuttosto sto zitto. Tra l'altro so che è un gioco, perchè non credo nell'ego e non mi identifico in niente, ma so anche che è un modo per dire che ci dobbiamo volere bene ed apprezzare. Il mondo è pieno di snob depressi e ipercritici, così "Jaka" per me rappresenta colui che si staglia su questa folla di invidiosi con la sua energia positiva, e poi il mio nome suona così bene!
9) Una domanda che faccio sempre: se uno ti dice "bello il tuo disco me lo sono masterizzato" cosa gli rispondi?
Io compro i dischi di chi amo sostenere. Ci vuole equilibrio e capire che produrre un disco di un certo livello come "Mettiamo a fuoco" costa soldi e sacrifici. Certo, tante volte la nostra musica viene talmente osteggiata e bistrattata dai canali promozionali ufficiali che preferisco che circoli masterizzata piuttosto che non circoli proprio, ma credo comunque che sia necessaria una maggiore considerazione, soprattutto se già ti vendo il disco a 13 euro invece che a 20. Comunque io considero la mia musica come semi positivi da piantare nei cuori, quindi piantatene gente!
10) Lasciaci un ultimo messaggio precisando anche come contattarti in caso di bisogno.
Il mio messaggio è "Mettiamoci a fuoco !" dentro e non fuori ! La vita è breve e
preziosa. Sviluppiamo un buon cuore, è questo ciò che conta. Per contattarmi fatelo pure attraverso il nuovo sito che è www.iljaka.it , o tramite www.myspace.com/iljaka . Focu!

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