Dieci anni di dischi.Già,i dischi.Chissà cosa ce li fa amare così tanto.Qual'è quella magia,quell'alchimia che ce li fa scegliere,appoggiamo la puntina su quel pezzo di plastica nera e diciamo si o no e dietro questa scelta c'è il nostro gusto,il nostro pensiero,la nostra storia.Una storia piena di brividi,di emozioni,di certezze,di insicurezze.Piena di aspirazioni,di delusioni e di grande gioia.Io,a volte,lo capisco dalla copertina se un disco mi piacerà e dalle prime note mi accorgo se dentro quel cerchio di vinile c'è un progetto, un'idea, una passione.Allora lo scelgo senza pensare al genere o allo stile.E senza domandarmi come e quando lo userò.Già il concetto di "usare" la musica mi dà fastidio.Un disco in cui ci hai sentito quel "non so che"si rivelerà sempre un buon investimento.Si parla di nuove tecnologie,di inventare nuovi supporti come cd, minidisc,mp3 certo, tutta roba utile ed importante e che semplifica la vita. Ma quel brivido che si prova quando si estrae quel pezzo di plastica nera dalla copertina, quell'odore,quella sensazione che si ha quando con la mano lo si ruota sopra il tappetino di feltro,in cerca della battuta,non si sostituisce con niente.E, in questi tempi di marketing,di sponsors,di addetti stampa e di "guest stars", è bene ricordare che il nostro mestiere è fatto, soprattutto,di queste cose. Semplici e selvagge