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dj Henry



Last Updated: 12/21/2009

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Status: In a Relationship
City: Milano
Country: IT
Signup Date: 3/9/2006
Tuesday, July 24, 2007 

Category: Music

Concordo! Perdere gli Stooges, sabato, sarebbe stato un delitto
irreparabile. Malgrado semiincidentato, Iggy è una forza della natura,
istrione, giullare di se stesso, fiera primordiale, massa muscolare
pulsante. A Gazza, lo dicevo: attaccheranno con I'm loose, me lo
sentivo e così è stato. Quell'eco marcia di eroina e di blank
generation di quella Motor City di fine sixties si è riversata,
intatta, malgrado le rughe del tempo, su Milano. Eravamo esterefatti
sotto il palco. Down In The Street, Tv Eye, Real Cool Time eseguiti da
chi li ha concepiti. Per anni ho assistito a cloni, replicanti,
surrogati, seppur dignitosi ma gli Stooges sono i depositari di un
suono e di una poetica unica. Hanno portato il rock al capolinea
dell'energia e della maledizione e nel contempo lo hanno fatto
ripartire. Dirt è la spazzatura delle metropoli industriali che ti
avvelena il sangue come l'ultimo ago fatale quando anche del laccio
emostatico non ci sarà più bisogno; è un midtempo bluesato che rende
l'orrore dell'eroina sui marciapiedi bagnati delle periferie meglio di
qualsiasi sermone di sociologo, politicante, prete, pedagogo e soloni
di varia natura nati sulle cattedre e poco avvezzi alle strade. Grazie
per quel riff, da ragazzo fino ad oggi, lo avrò mandato a memoria mille
volte. I Wanna Be Your Dog, il senso del blasfemo che si confronta con
la realtà di noi mortali: ad un certo punto batteria e basso sbagliano
l'attacco, Ron Ashton li segue nel caos, Iggy non riesce a partire con
il latrato, spera nel prossimo giro ma è più caos di prima e allora
davanti a 5000 persone, come una band all'esordio senza vergogna, dice:
Stop, stop, stop! Silenzio di un secondo, gli Stooges ripartono,
stavolta la tonalità è giusta e l'inno accende i motori. Immortali,
veri, assoluti, antirockstar: sbagliano, ripartono e ti stendono.

Due parole su uno degli uomini che desideravo più di ogni altro vedere:
RON ASHETON. Segnato dal tempo, pacato, statico, corpulento, sembra un
pensionato della Breda intento a godersi gli scampoli finali della vita
tra un tressette, una briscolina e un vinello di quart'ordine.
Eppure......quando snocciola quei riffs che sono la sintesi di una
segheria e di un affilatore di rasoi, resi assassini dal wah wah, è
sempre lui, l'uomo che ha inventato un suono di chitarra. Quando tocca
le corde è come quando una lama affilata incide superficialmente la
carne. All'inizio, per un micro istante, non avverti nulla, poi inizi a
sanguinare. Lo osservavo, tra il tumulto del corpo snodato dell'Iguana
e l'irruenza del grande Mike Watt al basso (signori... ex Minutemen ed
ex Firehose, scusate se è poco), stava leggermente in disparte, alzava
poco la testa come se volesse maledire Iggy per averlo riportato nella
bolgia snervante dei tours, ma le mani, quelle mani, incidono l'aria
come 30 e passa anni fa. Un grazie anche al vecchio Andy McKay al sax,
Funhouse è stata suprema. Per un istante anche Sun Ra avrebbe potuto
starci sul palco.

Palco secondario: un elogio incondizionato ad OJM e Small Jackets. Sono
stati entrambi superbi, energetici. Un concentrato di rock'n'roll che
ha inchiodato i presenti. I primi più sul versante detroitiano degli
MC5, i secondi un mix di Humble Pie/Badlands/Law & Order. Meritavano il
main stage. Possiamo dire, dopo un contesto così impegnativo, di avere
tra le mura di casa due bands coi fiocchi.
I'M LOOSE!

Henry (MilanoMods)