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Arpia



Last Updated: 10/18/2009

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Status: Single
State: Roma
Country: IT
Signup Date: 3/27/2006

Who Gives Kudos:


Saturday, October 31, 2009 
Con il precedente “Terramare”, edito dalla Lizards nel 2006, i romani Arpia hanno attirato l’attenzione degli addetti ai lavori e quella di tutti i seguaci del Progressive Rock Italiano. Con questo terzo sforzo da studio, le promesse sono state oggi più che mantenute, personalmente poi non mi attendevo di certo un successore di cotanta levatura.
“Racconto D’Inverno” è una storia che ci immerge in un mondo grigio, freddo, innevato e dalle numerose sfaccettature. Leonardo Bonetti (Basso, Chitarra , voce e tastiere) ne è il creatore, un prodotto che si divide in due supporti, quello audio del cd ed il libro edito da Marietti 1820 di Milano. L’uno non può fare a meno dell’altro, libro e cd vanno consumati insieme, per poterne godere al meglio il concept.
Il libro che non ti aspetti, una storia che ti prende sin dalle prime righe, avvolta nella sua nebbia. Un racconto oscuro, inquieto, dove tre personaggi senza un nome vivono uno stralcio di vita in una casa “particolare” nel bosco. C’è la guerra ed il protagonista, un tipo poco raccomandabile, sta fuggendo e si imbatte in questa abitazione al confine del bosco. Un racconto dai mille risvolti, accuratamente descritto da Leonardo, tanto da percepirne gli odori ed i sapori. Una ricerca oscura ed ansiosa in questo labirinto di muffa alla ricerca di un qualcosa che sai che esiste, di una donna (reale?) di un senso a questa vita… o a questo incubo. Un uomo umile lo accoglie, lo vuole aiutare, ma che allo stesso tempo gli consiglia di non restare. Una storia dal finale che non trapelo, ma che finisce degnamente in perfetta sintonia con tutto il racconto…un “Racconto D’Inverno”.
Ma veniamo al cd, esso è corredato di un ottimo artwork, descrittivo e nutrito, con tanto di testi ed immagini in perfetto stile Arpia. Tutto si suddivide in ben diciannove tracce, quasi tutte acustiche. La band è composta oltre che da Leonardo, da Paola Feraiorni (voce), Fabio Brait (chitarra) e da Aldo Orazi (alla batteria).
In definitiva  “Racconto D’Inverno” è un unico brano, una lunga suite che inanella una sequenza di brani orecchiabili e melodiosi, in essa si deduce che gli artisti hanno seguito il Rock Progressivo degli anni ’70 e che ne hanno fatto tesoro, arricchendo il tutto con buona personalità.
“Epilogo” apre il racconto acusticamente, con le voci di Leonardo e di Paola e come nel libro, aleggia un velo di malinconia, anche in armonie indovinate come in “..La Guida..”. Le chitarre sono le vere protagoniste, mentre le tastiere fanno raramente comparsa nel lungo cammino della suite. Resto piacevolmente colpito dalla bellezza di “Dimmi Chi Sei”, arricchita dalla bella voce di Paola, duetto vocale davvero ispirato che fa venire alla mente, grazie alla sua malinconia, qualcosa che Cocciante ci ha regalato nel suo musical del “Gobbo di Notre Dame”. Un Progressive Rock molto cantautoriale, delicato e fragile, che punta tutto sui sentimenti e le emozioni.
Un lavoro ambizioso come raramente mi è capitato di incontrare nel mondo del Rock, uno sforzo creativo che va assolutamente sottolineato. Questa è arte , aldilà di come uno concepisce la musica e dei propri gusti personali. Capisco benissimo che oggi la musica è mordi e fuggi e che un prodotto così trovi più difficoltà del previsto, ma chi ama il genere e che vuole possedere nella sua discografia qualcosa di veramente differente, questo “Racconto D’Inverno” è una manna caduta dal cielo.
Gli Arpia sono un orgoglio italiano, un sincero e caloroso complimento non ve lo toglie nessuno, almeno da parte mia.

Massimo Salari, Progawards, 24 settembre 2009

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Ci sono occasioni in cui noi recensori abbiamo il piacere di ascoltare e scoprire una nuova band di grande talento; la consigliamo a voi che ci leggete e abbiamo sempre la speranza che questo piccolo tesoro, magari non molto conosciuto, continui a crescere e a mostrarsi all'altezza delle aspettative. Più raramente, invece, accade che le band in questione non solo si rivelino all'altezza di ogni parola positiva spesa, ma addirittura superino ogni immaginazione creando qualcosa di unico. Ecco, è quanto mi è successo con gli Arpia e il loro compositore Leonardo Bonetti, persona di profonda cultura musicale e letteraria che mi ha davvero stupito con un progetto che unisce parole e suoni, musica e romanzo.
Con gli Arpia eravamo rimasti ai tempi di "Terramare", uscito circa tre anni fa, e già allora avevo speso parole entusiastiche per la qualità del loro lavoro, poi qualche mese fa mi vedo recapitare nella casella postale un libro firmato proprio da Leonardo Bonetti e che porta il titolo di "Racconto D'Inverno": scopro così che la nuova opera degli Arpia non è solo un CD, ma è anche l'esordio come scrittore di Leonardo, con una doppia opera dove l'una non è appendice dell'altra, ma entrambe si uniscono in una vera e propria simbiosi che, a mio parere, deve essere gustata nella sua interezza.
Allora iniziamo a parlare di "Racconto D'Inverno" e partiamo magari dal libro. Il sottoscritto, pur essendo un lettore piuttosto accanito, non ha la presunzione di volersi trasformare in critico letterario, quindi Leonardo mi scuserà se per parlare dalla sua opera inizio subito da alcuni spunti che trovo proprio sul libro. Se leggete le note in quarta di copertina, infatti, troverete questa frase: "[...] un libro che può essere letto come un gotico, un racconto filosofico, un poema in prosa o un romanzo d'avventura". Ecco, questo mi pare un buon punto di partenza. Un libro gotico? Sì, perché la storia narrata è velata da un alone di mistero che pervade tutta la storia: un uomo senza nome fugge via da una guerra e si rifugia in una casa abbandonata immersa in una faggeta, lì incontra una Guida, anch'essa senza nome, che promette di aiutarlo, ma verso cui il protagonista continua a provare sensazioni che vanno dal disgusto all'attaccamento. Su entrambi, però, aleggia una figura femminile che sembra essere la sorella della Guida, una presenza che appartiene al passato, ma anche al presente; che non c'è, eppure è sempre percepibile. E cosa dire della casa, con le sue stanze vuote, le sue presenze e i suoi segreti nascosti nelle viscere della terra?
Un libro dalle tinte gotiche, quindi, ma anche un racconto filosofico, perché tutto il racconto ha l'aria di una grande metafora: i personaggi non hanno nome e tutto sembra rimandare ad un significato più profondo e nascosto, dove la Guida non è solo una guida e la fuga dalla Casa in mezzo alle montagne ha più l'aria di un percorso spirituale che fisico.
È altrettanto corretto parlare di un poema in prosa, perché Leonardo non si accontenta di usare le parole per descrivere, ma le modella, le lavora e trova sempre immagini e linguaggi adatti al contesto. Non mi stupisce se penso ai prestiti letterari già presenti in "Terramare" e mi stupisco ancora meno leggendo che uno dei punti di riferimento più chiari dell'opera è il "Racconto D'Autunno" di Tommaso Landolfi, un autore del primo Novecento che ha influenzato molto la scrittura di Bonetti. D'altra parte, è giusto dirlo, questo non è un libro semplice: lo stile di Leonardo è complesso ma soprattutto è legato ad un modo di scrivere che è figlio degli inizi del secolo scorso più che di questo; non cerca la scrittura sciolta e ritmata che si legge nei romanzi più fruibili; ha ancora il gusto della parola e dell'immagine ricercata, della descrizione particolareggiata e delle sensazioni evocate con forza dalla narrazione.
Infine, dicevamo, un romanzo d'avventura. Ecco, su questo magari bisogna specificare: se immaginate azione, movimento e avventura hollywoodiana siete sulla strada sbagliata: forse non avrei aggiunto questo termine per descrivere il libro, ma credo che il senso sia che non è un libro di soli pensieri ed elucubrazioni, ci sono personaggi, fatti che accadono, misteri, fughe, soldati e una guerra sullo sfondo che sembra sempre lontana ma non per questo meno presente.
Quindi come si fa a tradurre tutto questo in musica? Sicuramente non è facile e il rischio è quello di comprimere troppi stili differenti in un album barocco e indigeribile. Invece gli Arpia costruiscono un lavoro fondamentalmente acustico, lineare ma sfaccettato, che si compone in un'unica suite divisa in diciannove passaggi.
Il risultato è perfettamente riuscito: la musica è elegante e misurata, arrangiata con gusto ma senza orpelli inutili. Basso e batteria sono importantissimi perché formano uno scheletro ritmico dinamico che allontana subito il fantasma di un album lamentoso e noioso. La musica si intreccia su colori e tempi diversi e la noia non sfiora mai l'ascoltatore che si trova immerso in un fluire continuo; la musica ci trascina senza spezzarsi mai, ma dosando comunque con sapienza le emozioni, in modo da rallentare o accelerare dove serve, proprio come deve essere la buona scrittura di un libro, che fluisce dalla prima pagina all'ultima.
Le chitarre acustiche dettano la melodia con leggerezza ed eleganza e il tutto si rivela una scelta azzeccatissima perché le sonorità evocate si adattano perfettamente all'atmosfera dell'album e del libro; allo stesso modo le tastiere, che pure sono presenti, non sono mai invadenti, sottolineando semplicemente con equilibrio quanto fatto dagli strumenti e prendono uno spazio dominante solo nella parte finale dell'album, in concomitanza con gli episodi più spettrali e cupi della storia. Lo stile proposto... vogliamo chiamarlo progressive rock? Folk? Sinceramente non è importante, perché quello che importa è soltanto il fatto che la musica è la perfetta riproposizione sonora della storia e della personalità di Bonetti.
Infine una nota sulla parte vocale dell'album che è senza dubbio uno dei punti di forza di tutto il CD: da una parte, infatti, Leonardo mi sembra molto migliorato e la sua interpretazione è sentita e coinvolgente, dall'altra abbiamo la bravissima Paola Feraiorni, entrata in pianta stabile del gruppo, che è davvero ineccepibile in ogni suo intervento. Quante volte si sentono voci femminili che urlano e confondono la bravura con l'estensione, quando invece quello che fa la differenza è il controllo della propria voce... e in questo Paola Feraiorni è portentosa.
Riguardo alle singole composizioni, invece, non starò qui a porre l'accento su questa o quella traccia: l'album è pensato come un fluire unico e così deve essere ascoltato; la storia, le canzoni, tutto è pensato esattamente per essere com'è e l'assenza di una qualsivoglia caduta di stile rende assolutamente piacevole l'ascolto dell'intero CD (che avendo diciannove canzoni in soli 43 minuti non è mai pesante o ridondante).
A questo punto non posso fare altro che consigliarvi l'acquisto del CD e del libro: non l'uno o l'altro, ma proprio tutti e due, perché solo così potrete capire pienamente un'opera di grandissimo valore che mostra un autore e una band che hanno raggiunto una maturità artistica invidiabile.

Carlo Paleari, Shapeless, 1 ottobre 2009

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