Piallassa (red desert chronichles)
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Keith Molinè [the Wire 296]: In Preparing the source material for Piallassa, Italian laptopeper Adriano Zanni revisited the industrial landscapes of Ravenna,which formed the backdrop bith to Antonioni's 1964 film Red Desert and his own childhood. Incorporating snatches of film dilogue alonfgside field recordings of what sounds like a pretty grim and gritty locale, it manages to evoke a genuine sense of melancholy and resigned desperation. Zanni adopts a range of approches here, including slow crossfades between untreated material and brooding drones, more subtle digital manipulations, and an almost Romantic opulence that occasionally borders on the sickly. The first five of its 70 minutes are built around a particulary gooey set of synth fanfares, but luckly Zanni calms down after that, and the introduction of other seemingly incongruous elements such as acoustic guitar are handled with impressive ingenuty.
Divine [Dagheisha]: Nel 1964 Michelangelo Antonioni gira uno dei suoi capolavori, 'Deserto Rosso', nella valle di Piallassa nei pressi della zona industriale di Ravenna. In quell'anno nasce Adriano Zanni aka Punck fotografo (a questo punto aggiungere il termine sonoro non sarebbe un azzardo), field recordist e sound designer che in passato con le sue pubblicazioni e fondando la net label Ctrl+Alt+Canc ha fornito un contributo importante alla scena elettronica sperimentale del nostro paese. Il suo debutto per Boring Machines è un tributo alla filmografia dell'immenso regista ma anche ai luoghi che hanno in qualche modo accompagnato la sua crescita come uomo e musicista. Per questo il disco suona tanto romantico e i field recordings non ritagliano spazio solamente alla desolazione ma vengono impreziositi con la chitarra acustia di Aldo Becca e spinti al momento di massima tensione prima di un estratto dal film stesso. Emozioni a non finire per settanta minuti da vivere di brivido in brivido.
Fabrizio Garau [Audiodrome]: Con Piallassa, Adriano Zanni, cioè Punck e la net label ctrl+alt+canc, rende omaggio a Michelangelo Antonioni e a Deserto Rosso, raccogliendo testimonianze sonore (e fotografiche, si veda l'eccellente packaging) direttamente dallo scenario del film, cioè una zona paludosa e salmastra in provincia di Ravenna, subito prima del mare e attraversata da canali (sopra di essi si vedono anche i casoni da pesca della copertina), dove negli anni Sessanta sono state messe su delle industrie chimiche, così come documenta proprio l'inizio sconfortante di Deserto Rosso. Una sola traccia di un'ora e undici, nella quale troviamo assieme soluzioni ambientali, registrazioni più o meno trattate, suoni saturi molto vicini a quelli di Nimh di Giuseppe Verticchio, una placida e rasserenante chitarra acustica che si libera da eventuali filtri, campioni di dialoghi tra Monica Vitti e Richard Harris e tra Monica Vitti e quello che nella finzione è suo figlio. Tutto è posizionato secondo una logica che favorisce un alternarsi di malinconia, senso di vuoto, ma anche di momenti più tesi e disturbanti. Poi un lungo silenzio, infine quasi solo la Piallassa, il mare e una nave, come se il massimo tributo al luogo fosse quello del minimo intervento possibile da parte dell'artista (anche se il non intervento è un'illusione, ma bisognerebbe essere nella testa di Zanni per capire). Un lavoro certamente difficile, anche se non sempre ostico, ma capace di saldare alla perfezione parte sonora, parte visiva e parte concettuale.
Joep Smaling [KindaMuzik]: In 1964 kiest regisseur Michelangelo Antonioni het industriegebied van Ravenna (Italië) uit als locatie voor zijn film Red Desert. In 2008, drieënveertig jaar later, keert laptopminimalist Adriano Zanni gewapend met opname-apparatuur naar diezelfde plek terug. Het resultaat is Piallassa, een eerbetoon aan Antonioni én Ravenna, Zanni's geboorteplaats.Vervuiling, asfalt, lege fabriekshallen: het zou een zeer donkere, industriële release kunnen opleveren. Maar Piallassa ademt geen duistere sfeer. Het werk van de Italiaan is een dynamische aaneenschakeling van hoge statische tonen, field recordings en brommende drones. Het geheel is mysterieus en abstract, zeker niet donkerzwart. Punck neemt je mee naar ijle luchten in plaats van naar diepe afgronden.Ontbrak op zijn vorige releases elke melodie, voor Piallassa is zelfs een gitarist aangetrokken die het soms wat kille geluid opluistert met aangenaam warme folky gitaarriedeltjes. Ook is er plaats voor melodieuze geluidslagen van synthesizers. Het maakt het geheel net wat toegankelijker en minder obscuur.Piallassa is even avontuurlijk als dynamisch. Ondanks het minimalistische en soms repetitieve karakter van het genre is Punck nergens eentonig. Zanni zet de luisteraar telkens op het verkeerde been met zijn eigenzinnige elektronica. Verassend zijn bijvoorbeeld ook de ingelaste stiltes, die soms wel acht minuten duren, en sporadisch onderbroken worden door een sinusgolf of Italiaanse stemmen.Afgezien van het gitaarspel ligt deze release geheel in de lijn van de twee voorgangers - The Nowhere Campfire Tapes en A Constant Migration (Between Reality and Fiction) - die kwalitatief van hetzelfde niveau zijn. Punck gebruikt de mogelijkheden die de moderne soft- en hardwaretechnologie bieden optimaal. Het maakt deze verklanking van een industrieterrein tot een ware ontdekkingsreis die louter aangenaam verrast.
Marco Delsoldato [Kronic]: Frequentando la romagna ravennate, in zona Bronson (o, volendo, Hana Bi), mi è capitato di assistere a più di una esibizione di Adriano Zanni. L'ultima volta prima dei Liars. Ora, immagino conosciate i Liars e, presumo rischiando di sbagliare, abbiate meno consapevolezza sulla musica di Adriano. Sintetizzando potremmo parlare di due proposte differenti per impatto. Eppure quella, per chi scrive, è stata una delle migliori accoppiate possibili.
Punck, quindi. Da Ravenna, come accennato. Ravenna, dove, nel 1964 (che è anche l'anno di nascita di Zanni), Michelangelo Antognoni girò Deserto Rosso. In una zona industriale, per la precisione nella valle di Piallassa.Un film alienante e bellissimo. Un film di cui "Piallassa (red desert chronicles)" tenta di ricreare le atmosfere, vagando per le locations originali del film, con l'intento di rubare suoni e rumori. Un tuffo ricco di brividi (si ascoltino nel disco le parole di Monica Vitti e Richard Harris, oppure si vada a rivedere direttamente la pellicola), contestualizzato attraverso sonorità elettroniche non restie alla contaminazione esterna ed intransigenti nel chiedere aiuto alle schermaglie acustiche di Aldo Becca. Una ricerca incessante di immagini con il solo obiettivo possibile, quello di una proposta musicale visionaria, dove il digitale sa rendersi post romantico e delirante nella fasulla timidezza dell'incidere. Una tensione impellente, quasi sfiancante nel non lasciare intravedere nemmeno una via d'uscita. Una (trattenuta) esplosione emotiva, allucinante e spaventosa, eppure, a suo modo, ricca di una malinconia destinata ad incollarsi alla pelle. Un disco raro, perché rara ne è la l'origine.