DI DONATO MARCHESANI
La storia della pedagogia musicale dimostra come, a seconda del contesto storico e socio-culturale, l'insegnamento della musica abbia assunto maggiormente i caratteri di educazione musicale, ovvero di istruzione musicale.
Nel corso dei secoli, il concetto di pedagogia musicale si è spesso focalizzato entro i confini di una delle due aree. Già nel X sec. a.C., ad esempio, in Israele, re Davide affidò l'esercizio della musica del Tempio a cantori forniti di specifica preparazione professionale, provenienti dalle file dei sacerdoti. Siamo di fronte ad un chiaro esempio di predominanza dell'istruzione musicale: la musica è riservata ad un numero limitato di persone (i sacerdoti) alle quali sono richieste competenze ben precise. Diametralmente opposta era, ad esempio, la situazione nella Cina di Confucio. La sua concezione etica della musica, secondo la quale «cadente musica cadit res publica», portò all'istituzione, nel II sec. a.C., dell'Ufficio imperiale della musica, col compito di regolamentarne l'insegnamento e di costituire un archivio per la conservazione delle melodie nazionali.
( D. Marchesani, Per una pedagogia della musica. Metodo Montessori e Music Learning Theory )
La musica nell'educazione greca
Nella civiltà greca la musica ha ricoperto un ruolo primario nell'educazione. Il pensatore greco che per primo si occupò dell'educazione musicale, o per meglio dire, del valore della musica nell'educazione, fu Damone (V sec. a.C.), contemporaneo di Pericle. Secondo la sua teoria dell'ethos, i rapporti acustici che esistono tra i suoni sono espressione dell'armonia delle sfere celesti che ordina tutto il cosmo e l'animo umano obbedisce alle stesse leggi. In altri termini, la musica può influire sulla formazione del carattere. Di conseguenza sarà necessario separare i modi e i ritmi «buoni», associati alla saggezza, alla virtù e al coraggio, da tutti gli altri, capaci di stimolare sentimenti dannosi. Il pensiero di Damone fu ripreso ed esaminato dettagliatamente da Platone:
Ora, Glaucone, ripresi, non sono queste le ragioni che rendono estremamente importante l'educazione musicale? Ché il ritmo e l'armonia penetrano profondamente entro l'anima e assai fortemente la toccano, conferendole armoniosa bellezza; e se uno è stato educato bene, gliela rendono bella, e se no, brutta. Perché chi ha avuto una perfetta educazione musicale, sarà prontissimo ad accorgersi delle cose trascurate o imperfettamente lavorate o difettose per nascita; e, giustamente disgustato, loderà le cose belle, se ne compiacerà e le accoglierà nell'anima sua facendosene nutrimento e diventerà una persona perfetta, mentre sin da giovane, prima di poterne acquistare la piena coscienza, rettamente criticherà e aborrirà le brutte; e quando gli sia sopraggiunta la ragione, chi così è stato allevato le farà grande festa riconoscendola soprattutto per la familiarità che ve lo unisce. – Sì, disse, sono proprio questi, a mio avviso, i motivi che fanno rientrare nella musica l'educazione. […] – Ti sembra dunque, ripresi, che abbiamo finito la nostra discussione sulla musica? Essa è terminata là dove deve terminare: il fine ultimo della musica è l'amore del bello.
( D. Marchesani, Per una pedagogia della musica. Metodo Montessori e Music Learning Theory )
Cfr. Allorto, Pedagogia musicale in op. cit., p. 569. La musica nel Medioevo
L'educazione musicale teorizzata dai greci e realizzata nelle pratiche musicali anche dai romani, perse alcune delle sue caratteristiche fondamentali durante i secoli dell'espansione del cristianesimo e la formazione dell'Europa cristiana.
Nell'ordinamento degli studi medievale, la musica costituiva, insieme alle altre tre «arti liberali matematiche», aritmetica, geometria e astronomia, il quadrivium. La musica aveva dunque carattere di scienza, basata su leggi matematiche e fisico-acustiche.
Parallelamente, la musica fu al centro del rinnovamento avvenuto in seno alla liturgia ecclesiale, legato in modo particolare alla Chiesa di Roma ed al lavoro di unificazione delle cerimonie di culto avviata da papa Gregorio I Magno a partire dal VI sec.
A papa Gregorio I si fa risalire la progettazione della prima Schola cantorum. Essa aveva il compito di provvedere all'istruzione musicale di gruppi di «cantori». Il cantor doveva avere le qualità e la preparazione necessaria per eseguire i canti dell'intero anno liturgico con l'ausilio della sola memoria. Non esistendo infatti una notazione adeguata alla conservazione della musica, essa non poteva che essere insegnata e tramandata attraverso una trasmissione mnemonico-uditiva.
La Schola cantorum aveva inoltre il compito di formare cantori da inviare nei monasteri di altri paesi. In tale modo il repertorio «gregoriano» si diffuse nell'intera Europa cristiana. Tuttavia la trasmissione orale costituiva un grave limite sia per l'apprendimento che per una coerente conservazione nel tempo di tale repertorio.
Il primo tentativo di porre rimedio a questo problema si realizzò con l'ideazione dei neumi.
I neumi sono dei particolari segni che venivano sovrapposti al testo dei canti liturgici. Essi avevano lo scopo di aiutare il cantor a ricordare come si sviluppava l'altezza della melodia in rapporto col testo. La scrittura neumatica prevedeva l'utilizzo di una o due linee di riferimento. L'utilizzo di questo sistema limitava certamente la possibilità di errori di memorizzazione. Tuttavia esso risultava ancora insufficiente al fine eliminare ogni margine di interpretazione soggettiva, tanto nell'esecuzione quanto nell'insegnamento, dei canti «gregoriani». Intonata una determinata nota, era possibile inferire se quella successiva fosse più "bassa" o più "alta"; non si poteva però stabilire con esattezza l'intervallo, ossia la differenza d'altezza fra i due suoni.
( D. Marchesani, Per una pedagogia della musica. Metodo Montessori e Music Learning Theory )
Ivi, p. 570.