"Li ascoltammo tre anni fa in versione demo e ci lasciarono
intravedere qualcosa di buono in una coltre di cliché post-post rock.
Oggi che esordiscono sulla lunga distanza, possiamo dire che quelle
premesse hanno trovato conferma con l'aggiunta di qualcos'altro. I
piemontesi
Armstrong?
riescono a lanciarsi oltre l'ostacolo azzardando una sintesi tra
istanze dream-pop, noise-wave e sadcore capace in qualche modo di
riallacciare i contatti ossidati del post-post alla centralina esausta
dello shoegaze. Con tutto ciò che questo comporta: siano certi spurghi
di watt ereditati da sani ascolti
Sonic Youth (vedi la tensione wave sincopata di
Aftermath), siano le fregole caliginose
Clientele o una stordente gelatina
My Bloody Valentine, o ancora il riffone contrito da primi
Radiohead sedato dallo struggimento dei più carezzevoli
L'Altra (in
What Control).
Tra canto fiabesco, jingle dolciastro, drumming febbrile e spurghi
elettrici si consuma quindi una scaletta ben congegnata, un alternarsi
di languore e furia, di foga tagliente e soffici malinconie, quale
contorno di una scrittura abile a ravvivare circostanze altrimenti
desuete. Come in quella
Shivers che parte da un cincischio jazz-folk quasi
Jim O'Rourke e finisce tra pensose aperture pastello non lontane dai
Mogwai altezza
Rock Action. O come quella
Winning You
che ipotizza twee pop per post-adolescenti col background che s'allunga
fino ai sixties. A suggellare la scaletta arrivano gli scorci
folktronici introdotti da
High Precision Work, come a dire: aspettatevi ulteriori sviluppi. E noi aspettiamo."