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VIAGGIO ALLA RICERCA DI NOI STESSI.Sì, viaggiare... Così citava una canzone di Lucio Battisti. Tutti amano viaggiare. Chi più, chi meno. Ma a tutti piace. Alzi la mano chi non ha mai sognato di trovarsi in un' isola deserta quando è in piena bufera con il mondo intero, o chi, imbottigliato nel traffico dell' ora di punta cpn il riscaldamento rotto e le temperature sottozero, non volesse essere davanti a un bel camino acceso in una calda e accogliente baita in montagna. Tutti vorremmo essere in due posti nello stesso momento. Come sosteneva Saramago "Nessun viaggio è definitivo" , proprio come la felicità. E' solo un attimo fuggente. "Carpe Diem" dicevano i latini. E forse anche i viaggi non sono definitivi, proprio perchè tutti sono nel loro piccolo felici. A me piace molto viaggiare. Visitare luoghi diversi, conoscere nuove culture, nuove tradizioni. Quando ero piccola mi avevano regaltato un mappamondo e, prima di mettermi a letto, ci giocavo facendolo girare, fermandolo e scegliendo un punto a caso. A seconda del nome, dicevo a me stessa: "Quando sarò grande andrò lì!" Viaggiavo con la fantasia come solo i bambini sanno fare, immaginavo i luoghi e, consultando le enciclopedie fotografiche, controllavo se ciò che presumevo corrispondesse alla realtà. A dire la verità, il più delle volte sbagliavo in pieno. Grazie alle esperienze dei suoi alunni, Affinati sosteneva di compiere viaggi immaginari in aula, "Senza pagare il biglietto": da una parte è ironico, dall' altra è realistico. Con la mente immaginava i percorsi dei suoi studenti, i luoghi che attraversavano e le difficoltà che incontravano. Ma come disse Magris "Il ritorno a se stessi appare sempre più incerto", citando l' Ulisse dantesco come stereotipo dell' uomo di oggi, che non torna ad Itaca, ma "Che si perde nell' illimitato". Egli è troppo desideroso di conoscere, è destinato a soccombere all' Inferno, dove la sua anima brucerà insieme a quella di Diomede. Il viaggio di oggi appare diverso rispetto al viaggio del passato. Non ci sono più i viaggiatori del Novecento, quelli che si fermano per molto e girano poco. Turro il mondo ormai corre veloce, ognugno è sempre in ritardo, si hanno troppe cose da fare e troppi pensieri per la testa; alla fine ogni cosa sfugeg al nostro controllo. Si ha poco tempo per sè stessi, e le ferie retribuite a disposizione sono sempre troppe poche per poter staccare la spina e fare i veri viaggiatori, non i semplici turisti che sporcano gli ambienti, scattano foto e fanno baldoria. Viaggiare dev'essere piacevole, insomma. Alla partenza si lascia la propria patria, il posto che momentaneamente si vuole abbandonare, ma dove una volta giunti a destinazione si vuole tornare perchè a tutti manca la propria casa, prima o poi. Non è che forse è una scelta degli uomini quella di non voler essere sempre felici? Sembra un controsenso, ma può essere come non può essere. Ai posteri dunque l'ardua sentenza.
(26 gennaio,© federica)
Come sprecare giornate soleggiate a pensare scrivere e pensare.
un ringraziamento speciale a coloro che sanno sempre mettermi il sorriso in qualunque momento della giornata. VI VOGLIO BENE.SEMPRE
  
   
12:52 PM
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