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federica bua


Last Updated: 11/18/2009

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State: Brescia
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Signup Date: 5/29/2006
Tuesday, November 20, 2007 

Current mood:  cold
Category: Life

Le apparenze ingannano,ormai è un dato di fatto. Le situazioni a cui veniamo sottoposti ci prendono quasi in giro. Se restiamo appesi ad un burrone con una sola mano abbiamo il 50% di possibilità di risalire e salvarsi e il 50% restante di cascare pesantemente e fare una brutta fine. C'è poi il caso di chi resta appeso a penzoloni aspettando un aiuto, ma questa è un'altra storia. O forse no. Nei tre casi serve la speranza. Questa forza arcana e misteriosa che alimenta l'uomo dalla notte dei tempi, che dà la forza di restare aggrappati nel nostro caso, ma anche nella vita. Chi a scuola non ha mai sperato di non essere beccato a copiare, ad essere interrogato o a non prendersi una ramanzina per non aver fatto i compiti?  Chi non ha mai sperato di vincere una partita anche quando le possibilità erano sottozero? O di vincere semplicemente al lotto per poter vedere e toccare un futuro migliore senza sognarlo e basta? Ormai si vive di speranze.

Certe volte sono proprio quelle che danno la forza di andare avanti, anche quando tutto non è grigio, ma nero come la pece, e si vorrebbe mollare tutto.

Credo che alla base della speranza ci sia inanzitutto un sogno. Più che una base, a realizzazione di questo è un traguardo, uno striscione che cita a caratteri cubitali "complimenti, ce l'hai fatta".

Sfortunatamente, quando si parla di sogni, speranze, ambizioni, aspirazioni ed affini c'è da fare i conti con la realtà, distinguere ciò che è possibile da ciò che non lo è. Ed ecco che cascano braccia, asini e quant' altro; perché non è vietato sperare e sognare, ma è altrettanto vero che chi vive sperando si renderà conto troppo tardi di non aver vissuto nel pieno dell'entusiasmo. Insomma, vivere mantenendo le dita incrociate tiene occupata una mano così come una parte del cervello, dedicata principalmente a ciò che è astratto.

Fuggire dalla realtà. I giovani lo sanno fare bene, forse fin troppo. La droga non c'entra, ma le prime cotte adolescenziali, le prime storie d'amore, le amicizie vere, sono tutte frutto della speranza: speranza che il ragazzo che ti piace prima o poi si renderà conto che esisti e ti chieda di uscire, sperare di stare bene insieme e in caso contrario rimanere amici, sperare di essere importante per qualcuno, come dice una delle mie canzoni preferite "Più di una riga nel tuo libro".

I giovani sono definiti come la speranza del futuro, perché si spera che non commettano gli stessi errori fatti da chi c'è stato prima. La giovinezza è considerata l'età verde, colore che per l'appunto rappresenta la speranza, il colore delle foglie giovani e fresche. Al termine dei Promessi Sposi di Manzoni gli eroi dell'opera sono "...Uomini d'una tempra più salda e di un coraggio verde…". Insomma, tutto ciò che dà sicurezza è verde.

Sicurezza che si ricercava secoli or sono con le indulgenze. Nel periodo antecedente alla riforma non era raro, anzi era comunissimo, pagare una somma di denaro alla Chiesa per avere una speranza (chi non muore si rivede!) di salvarsi nell'aldilà anche se la vita è stata trascorsa a suon di ozi, capricci e vizi.

Sicurezza significa anche avere fiducia. Di se stessi, ma anche degli altri. Acquisire più fiducia in se stessi è importante, soprattutto coi tempi che corrono. Chi ha più autostima è spinto a fare di più, a trovare una soluzione per tutto.

Marcel ha ben chiaro il concetto di speranza. Sostiene che "Sperare significa essere intimamente sicuro che, nonostante le apparenze, una certa situazione, attualmente intollerabile, non può essere definitiva e deve necessariamente offrire una soluzione".

Soluzione: un'altra parola chiave.

A tutto c'è una soluzione. E si spera che tutto si risolva per il verso giusto. Dopotutto, la speranza è l'ultima a morire.

Currently listening:
Sawdust
By The Killers
Release date: 13 November, 2007