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DADA

SImone GHELLI


Last Updated: 11/24/2009

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Thursday, November 05, 2009 

[Questo pezzo nasce a margine di un dibattito iniziato da un articolo di Gilda Policastro, intitolato Viaggio tra le gazzette dell’era di internet, e proseguito con le risposte di Carla Benedetti e del blog Sul Romanzo]

A che cosa somiglia di più, mi chiedo, questo schermo munito di tastiera su cui passo ormai molte ore della mia giornata: al vecchio caro foglio bianco che mi si para davanti quando clicco sull’icona di Word, o a una finestra spalancata sul mondo? A ben vedere, questo attrezzo chiamato personal computer, se non lo si mette in rete ha ben poche differenze rispetto a una normale macchina da scrivere.
Si tratta in pratica di uno strumento “privato”, “personale” per l’appunto, che improvvisamente può diventare di dominio pubblico, con tutte le complicazioni del caso.
Questo per dire che la scrittura sul web – soprattutto quando si parla di quei blog e di quei siti che si aprono ai commenti – è prima di tutto performativa, legata cioè al contesto in cui si sviluppa e ai tempi di reazione dei contendenti.
Come nota giustamente Gilda Policastro nel suo articolo, in questo senso viene meno quella “distanza critica” che caratterizza ad esempio il dialogo/confronto tra due o più riviste (che alcuni dei siti letterari più importanti in certi casi continuano a fare). Da questo punto di vista internet sembrerebbe quindi abolire quello spazio della riflessione che è di dominio della critica, sacrificandolo alla necessità di tallonare da vicino il proprio argomento, che spesso e volentieri finisce con il trasformarsi (e non sempre suo malgrado) in un grande spot promozionale a favore di questa o di quell’altra parrocchia. Eppure, se da una parte questo discorso mi sembra valere per un genere come la recensione – sempre più spesso relegata al compito di decorare l’informazione (e non vale solo per internet) – direi che la questione dei “commentari” non si può liquidare semplicemente paragonando la discussione a un’arena dove si battono i “tori della tastiera”, anche perché non mancano, come in ogni corrida che si rispetti, i toreri con il loro seguito di picadores.
Propongo allora di non prendere il toro per le corna e di considerare la questione da un altro punto di vista: forse che il problema è legato solo all’ambito dei “blog o siti letterari”?
Quella dei cosiddetti disturbatori è una categoria trasversale, che costituisce una delle componenti del web, ma che evidentemente da più fastidio quando si esibisce in certe arene anziché in altre (motivo per cui alcune di queste vengono chiuse ai commenti). Ecco perché eviterei di usare una categoria quale la Letteratura e mi concentrerei piuttosto sulle scritture, che è lo stesso motivo che mi porterebbe a sostituire l’arena con la palestra, dove la definizione di “agonismo muscolare” perderebbe un po’ di quella violenza di cui si nutre invece ogni corrida che si rispetti. Il web come palestra di scrittura, e dunque come scrittura performativa, lo trovo un buon punto di partenza per una serie di motivi: innanzitutto perché il personal trainer ha modo di disciplinare l’ambiente avendo al tempo stesso la possibilità di allenarsi (molto spesso è qualcuno che quella stessa palestra l’ha in passato frequentata come tesserato), ma senza sentirsi in diritto d’infilzare chi vuol fare di testa sua con gli attrezzi, perché è sufficiente stirarsi un muscolo per capire come regolarsi la volta seguente (leggasi autoregolamentazione). Certo, un po’ come avviene con l’insistenza nel curare il proprio corpo, anche quella della scrittura in internet sembra essere per certi aspetti una pratica compulsiva, una fissazione che si rafforza con il protrarsi dell’allenamento, e questo è il motivo per cui mi annovero tra i fautori del cosiddetto web 3.0, dove si rende auspicabile un dialogo effettivo tra la rete e il suo esterno, perché, se proprio devo dirla tutta, a me pare che la scrittura in rete sia più vicina all’oralità che alla scrittura vera e propria. Un’oralità che certamente risente di certi modelli, come quelli del talk show televisivo, dove si fa a chi urla di più, ma non sarà perché forse è la stessa critica ad alzare la voce per farsi sentire, come quando finisce puntualmente a scornarsi sulla questione dei premi letterari, tanto per fare un esempio?
Ecco che allora sembra non esserci poi tutta questa differenza fra internet e il resto, se non, giustamente, per una questione di maggior visibilità a minor costo.
Ma è tutta qui la prerogativa del web?
Il fatto è che molto spesso i blog o i siti letterari (dai più piccoli ai più grandi e importanti) sono ben poco pluralisti, poiché per pubblicare si devono avere i contatti giusti, essere un minimo conosciuti, come d’altronde è sempre accaduto per le riviste cartacee e per quanto concerne qualsiasi attività che sia gestita da una redazione (anche se, come ricorda Carla Benedetti nel suo pezzo, c’è sempre la possibilità di pubblicare una risposta ben articolata). Ora, la rivoluzione del web sembrava proprio consistere nello scavalcamento di questa sorta di barriera, in una libertà pressoché assoluta che si sta però dimostrando di difficile gestione, poiché questa voglia di letteratura (e non solo, ma atteniamoci al nostro caso) si quantifica in un’appendice di commenti come unico spazio disponibile al confronto, e dove effettivamente assistiamo troppo spesso a diatribe personali che deviano ben presto l’attenzione dall’articolo di partenza. Ché poi, a dire il vero, più che di disturbatori (che sono una minoranza) si dovrebbe parlare semmai di affezionati, di blogger (o semplici utenti) che seguono tutte le discussioni e si accalorano nel difendere quello o attaccare quell’altro, mimando quelle stesse dinamiche che si ritrovano in una riunione di condominio o in un’assemblea popolare (sì, è vero, sul web c’è il nick name dietro cui nascondersi, ma io di alcuni dei miei condomini non è che ne sappia poi molto di più). Con questo non voglio affatto mettermi a difendere chi usa lo spazio dei commenti per offendere o attaccare gratuitamente questo o quell’altra, ma solo precisare che forse certi contenuti e certi modi di veicolarli possono attrarre più facilmente di altri interventi del genere (che naturalmente ogni sito o blog ha la libertà di scegliere come meglio regolamentare).
Cominciamo allora a chiederci da dove viene tutta questa necessità di parlare di Letteratura, soprattutto in un paese dove secondo alcuni sarebbero di più gli scrittori dei lettori.
Forse che questa compulsione a scrivere potrebbe essere incanalata in esperimenti di scrittura collettiva (e già ce ne sono, cito su tutti il SIC), alla quale il web si presta per sua natura, e che magari metterebbe anche un freno alla sovrapproduzione di libri e libricini che esiste in Italia? I “tori da tastiera” potrebbero così trasformarsi nelle lepri dietro cui correr coi cani, e chissà, magari a forza di dar loro la caccia si finirebbe pure con lo stanare delle storie interessanti – ma in fondo lo diventano anche certe polemiche, arricchite da personaggi che per quanto ne so potrebbero essere del tutto inventati, e che pure finiscono con l’appassionarmi nel loro carteggio allo stesso modo di un feuilleton o di una telenovela ben articolata.
Ché poi, a pensarci bene, siamo proprio sicuri che questi siti non sentirebbero la mancanza dei tori scatenati con cui scaldare il pubblico dell’arena?


Fonte: http://scrittoriprecari.wordpress.com/2009/11/05/la-letteratura-il-web-e-la-compulsione-a-scrivere/
Paola THINK 'n' TELL
Paola Tinchitella

 
Bene Simone... sono d'accordo su tutto quello che hai analizzato qui ma questo tuo articolo mi ha innescato una serie di riflessioni già latenti nella mia testa... quando leggo non mi fermo mai alla lettura passiva ma entro in azione (sono un'affamata lettrice prima di essere una severa scrittrice). Ci sono diversi aspetti che possono spiegare la scrittura compulsiva nel web. Tra questi vi è il bisogno di usare questo mezzo come una sorta di diario in cui raccontare e raccontarsi i disagi, le avversità, le gioie e i dolori... sappiamo tutti che il diario personale scova la sua essenza nella privacy e allora? perchè dare in pasto ad un pubblico così vasto la propria privacy? Il valore del diario in tal caso sembra decadere ma...c'è un aspetto psicologico che va evidenziato: le ferite narcisistiche possono creare danni all'individuo e l'intervento della scrittura pubblica contiene l'antidoto sotto forma di carica narcisitica. La condivisione del proprio microcosmo con quello di altri, gestito in un ambiente che può essere identificato come macrocosmo, crea tali relazioni che il "ferito" sente di non esser più solo e diverso.
La protagonista del mio romanzo usa la scrittura, all'inizio della sua storia personale, come terapia allorchè scopre che spostando il reale (che disgusta) su un altro piano e rivisitandolo da un altra angolazione riesce a  creare un certo distacco dall'accadimento e quindi a rettificarlo, restituirgli proporzioni accettabili molto lontane dalle deformità con cui la ferita narcisistica ri-elabora il fatto accaduto.
Un altro aspetto, che rende questo spazio una sorta di libreria dagli scaffali pieni di testi che urlano, lo hai citato tu stesso: sembra che ci siano più scrittori che lettori!
Se qualcuno, con ambizioni "scribacchine", muovendosi in un socialnetwork scopre che un altro con le stesse ambizioni è molto seguito da lettori e amici, non si preoccupa di analizzare tanto lo stile o i contenuti che creano la forza magnetica sui lettori ma, piuttosto, di pubblicare valanghe di cose, invitare tutti a leggerle, anzi a volte pressare il prossimo per ottenere l'attenzione... perchè chi è convinto di saper scrivere bene non accetterà mai l'idea che gli altri non la pensino allo stesso modo. E questa è una "ferita narcisistica" e da qui riparte il ciclo.
C'è infine un altro movente: monitorare le proprie capacità e la forza della scrittura in base alle reazioni di chi legge, tarare stile e forma, tutti elementi che nel rapporto classico scrittore-lettore non esistono visto che il lettore di un libro si trova in un luogo quasi sempre distante dalla casa del suo autore ;) (prima di pubblicare il mio Apnea ho cercato di capire attraverso i  post quanto la mia scrittura fosse efficace e quanto i miei contenuti fossero all'altezza del pubblico)
Scrivo di getto da sempre e quindi non riesco a capire come ci si possa scatenare sulla tastiera per "produrre" tanti pezzi da riempire il web... so solo che quando sono preda dell'ispirazione (ci sono in ogni arte periodi particolarmente fertili)posso scrivere notte e giorno senza mai fermarmi, ma non tutto quello che scrivo finisce qui... ovviamente!
 
Posted by Paola THINK 'n' TELL on Saturday, November 14, 2009 - 20:43
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Paola THINK 'n' TELL
Paola Tinchitella

 
 è scritto a mo' di conversazione ma volevo che fosse così, visto che non sto scrivendo un post ma un commento al post!Mi è sfuggito anche un apostrofo... ah tempo tiranno! Sono contenta di averti letto soprattutto perchè hai scatenato in me riflessioni anche se non sono un "toro scatenato"! Ah grazie per avermi invitata... torno a scrivere! Buona serata

 
Posted by Paola THINK 'n' TELL on Saturday, November 14, 2009 - 20:52
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DADA
SImone GHELLI

 
grazie paola, le tue riflessioni mi sembrano molto importanti, e colgono dei punti soltanto latenti nel mio intervento... perché non scrivi qualcosa in proposito? potrebbe servire a rilanciare la cosa... buona domenica :)

 
Posted by DADA on Sunday, November 15, 2009 - 12:51
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