
Underdog e ZU: la descrizione del Caos
MUSICA- Come si può descrivere il caos? Partendo da presupposti
costruttivi e abbandonando la banalità, facendo attenzione nella scelta
della colonna sonora giusta: non troppo psichedelica ma acida, ruvida
ma scorrevole. Ebbene martedì 5 maggio nella sala Momotombo
dell'Alpheus c'era l'opportunità di incontrare il caos il quale, a
detta di un certo Nietzsche, sarebbe il capostipite della creatività.
Non mi sto riferendo al groviglio di persone che hanno partecipato alla
serata (erano presenti più o meno 600 persone) ma allo stimolo
provocato da un concerto non certo semplice che vedeva come ospiti
principali gli Zu affiancati dagli Underdog,
portatori di generi musicali non certo ergonomici, ma che di sicuro
possono essere considerati una forma di cultura alta nell'attuale
panorama musicale italiano.
Gli Underdog, cugini degli Headliner, hanno
confermato al pubblico il raggiungimento della maggiore età,
richiedendo la carta di identità al nuovo lavoro, che molto
probabilmente potremmo ascoltare per l'inizio del prossimo anno.
L'aggiunta del giovane batterista Fabio Mascelli ha
rinnovato, in modo sufficientemente positivo, la fiducia globale della
formazione di Tivoli: a volte la stabilità non è convenzionalità. Una
esibizione di circa 50 minuti che ha sparato una pioggia di urli
medicamentosi tratti dal primo lavoro (ben fatto anche dal punto di
vista produttivo) Keine Psychoterapie. Una
scaletta composta da 10 brani tra i quali ricordiamo l'ottimo "Spectra"
e "Like People" introdotti da "Satellite", "Mr Condom" e "Take 5". Il Diego Pandiscia bassista si innamora sempre più della sua protesi vocale, mentre le intonazioni di Basia
sono il corollario più evidente della schizofrenia capace di passare in
modo naturale da bisbetica a dolce spirito del palco, quasi come se ci
si trovasse di fronte allo svolgimento di una fiaba. Ed è questa
l'essenza del concerto. Siamo di fronte ad un Hansel e Gretel musicale
in grado di rappresentare con le note miti frammenti psicologici che
parlano di abbandono, abusi e sensazioni negative che si trasformano in
urla di speranza stupefacente, ricordando sempre la massima "...a restare in piedi in un mondo di rovine...", e mai come in questo periodo tale frase risulta più appropriata.
Nell'epoca
dei social network facebookiani, la "capocciata" (termine social-
musicale non sessuale) risulta essere sempre più un oggetto raro.
L'unica emozione viene riprodotta da un bollino rosso che compare in
basso a destra: la notifica. Notifica è sinonimo di comunicazione ed
uno dei principi della comunicazione è trasmettere il significato con
il minor spreco di energie. Sassofono, Basso e Batteria edulcorati da
un pizzico di base sintetizzata al computer ovvero: lo spettacolo degli
Zu. Il massimo con il minimo. Un'ora di concerto con i
tre ragazzi di Ostia è l'apice di chi sente la nostalgia del passato e
del futuro. Il repertorio dal vivo è stato strutturato soprattutto sui
brani contenuti in Carboniferous, l'ultimo
lavoro pubblicato il 20 febbraio al quale hanno collaborato King Buzzo,
patron dei Melvins, e l'eclettico Mike Patton. La batteria funge da
defibrillatore manipolato ad Hoc da Jacopo Battaglia, con la fedele compagnia del basso di Massimo Pupillo; il tutto sapientemente cesellato dal cuore jazz di Luca T. Mai.
Un'allucinazione uditiva ha disorientato il pubblico con un piacere
assoluto. Gli Zu sono la Mistress (padrona sado-maso) che ogni cultore
musicale desidera: una sorta di sottomissione con tacchi a spillo e
tuta di latex nera in grado di creare eiaculazioni di piacere estremo.
La Monte Young sarebbe stato felice di assistere ad un concerto del
genere.
Le parole non servono per tali esibizioni. Parafrasando un terribile
filosofo direi: "Senza certa musica, la vita sarebbe un errore".
(Saverio Caruso)
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