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don turbolento



Last Updated: 12/1/2009

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Status: Single
City: brescia
Country: IT
Signup Date: 8/2/2006
Sunday, January 01, 2006 

http://www.soundsblog.it/post/3499/don-turbolento-spend-the-night-on-the-floor

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A pensarci bene l’America non è troppo vicina a Brescia. Però c’è una band della città lombarda che suona come se fosse una delle migliori breaking band made in USA. Sono un duo e si chiamano Don Turbolento.

Suonano un punk-funk danzereccio e coinvolgente fatto solo di batteria e sintetizzatore. Hanno avuto un flirt con la Dischord ma hanno deciso che il loro disco, autoprodotto, sarà distribuito a mano ai loro concerti. Doppia ragione per andare a seguirli, non ve ne pentirete.

http://www.teamusic.it/public/post/don-turbolento-don-turbolento-179.asp

Un irriverente duo bresciano, sotto il nome di Don Turbolento, se ne è uscito allo scoperto con un album schietto, pefettamente menefreghista delle mode del momento ma nel contempo tremendamente alla moda. La coppia formata da Dario Bertolotti e Giovanni Battagliola ha azzeccato la formula giusta, tanto semplice e schietta quanto efficace, con un cocktail perfetto di synth e batteria, a riprova di come la lunga stagione che ha segnato la nuova golden age dell’elettronica, anche a livello mainstream, non sia ancora finita.

Don Turbolento già dal nome è tutto un programma, prendiamolo allora un po’ per scherzo come un maestro un tantino irrequieto che porta sua la scolaresca in gita, una giornata intera da passare in mezzo alle giostre e alle attrazioni di un luna park lisergico.

Venghino signori venghino
... e i Kraftwerk ci sorridono dalla biglietteria, oggi c’è persino lo sconto comitiva! Più tardi gli Chalets ci portano la merendina, Fischerspooner controllerà se ci siamo allacciati bene le cinture prima di partire a volteggiare sulle montagne russe. Q and not U e Supersystem ci salutano divertiti dal Brucomela mentre gli LCD Soundsystem ci aspettano all’uscita per gli ultimi "cinque alti", prima di partire i Primal Scream pagano a tutti il gelato. Attenti però, alla guida dell’autobus che ci riporterà a casa si è seduto un certo Iggy Pop. Partenza ritardata di qualche minuto, mancano all’appello i Klaxons. Dove si saranno persi? Se non ritornano entro un quarto d’ora li si lascia a piedi…

Adesso basta, sbarazziamoci dei deliri che ci hanno evocato i Don Turbolento e torniamo per un attimo alla musica, anche perché si comincia subito con "Disappointed", un’apertura d’album che già ci lascia intendere lo spirito sbarazzino di questa elettronica basilare ma allo stesso tempo iper vitaminizzata. Su "Jingo & Nina" ci sembra invece di correre dentro un vecchio Nintendo, in compagnia di un Super Mario Bros fradicio di Red Bull (e in versione decisamente più patinata del solito, con la tuta da idraulico credo si rischi di fare brutta figura nel patinatissimo mondo indie). "Spend The Night on The Floor" è un titolo che non si capisce se è una promessa o una minaccia. Carichi e vitali in mezzo a sudore e danze scomposte, oppure stecchiti a terra dal ciclone sonoro? Dipende da come la si vuole vivere…

Per Don Turbolento fa lo stesso, siamo nella democrazia del divertimento, si può persino scegliere un abbigliamento diverso ogni sera, a seconda dell’umore. Gonnelline, paillettes, converse e cheap monday tutti assieme appassionatamente in un mix di spritz e bacardi breeze che cadono a terra e rendono la danza come un rito tribale in una pozza di divertimento. La musica giusta per i party addicted e ritmi congeniali per i dancefloor non-stop. Vi immaginate cosa può voler dire mettersi a ballare alle prime luci dell’alba una versione allucinata di "I wanna be your dog" dei The Stooges? Provare per credere…

http://www.musicboom.it/mostra_recensioni.php?Unico=20080214155539

Spend The Life On The (Dance)Floor
di
Marco "bos" Boscolo

Caro Lester, come va la jam con Jimi e gli altri? Di certo non dovrebbero mancare le ragazze... Qui, purtroppo, le cose sono sempre le stesse: poche idee e molte pose. E poi, di quella buona, in giro se ne trova sempre meno... Spero sinceramente che lo stesso grigiore che si abbatte sulla nostra penisola, non si replichi anche sui gironi infernali. Ma nonostante questo piattume imperante, questo infinito tunnel che non conosce fine; nonostante sia sempre più difficile esaltarsi, ma soprattutto trovarne motivo, in questa omologata e omologante cosa appiccicaticcia e fastidiosa che si ostinano a chiamare cultura; nonostante tutto questo, ogni tanto c’è un piccolo lampo che accende lo sguardo, che rianima lo spettatore. Ed ecco uno di questi rari lampi: si chiama Donturbolento, e se non fosse che i due membri sono piuttosto vivi, meriterebbero almeno di venire ad assistere alla vostra infinitive jam session. Se non ti fossi fumato il cervello, forse ti ricorderesti che te ne ho già parlato quando i due ragazzi di Brescia rilasciarono il loro EP di debutto, Spend The Night On The Floor, quattro tracce che rianimarono lo sguardo anche di quelli della Dischord. Non li pubblicarono solo perché non erano della zona di Washington D.C.: sai quanto siano duri e puri quelli! Ma quel seme lanciato al vento ha fatto raccogliere furia lisergica e musica coloratissima. Dario e Giovanni hanno preso il loro sintetizzatore, teso le pelli dei tamburi, fatto quattro gorgheggi con il Jack Daniel’s e sono tornati con 11 tracce di follia musicale che ti sarebbero piaciute. Ma forse le puoi sentire anche dall’inferno... Perché mi sono piaciuti tanto? I motivi sono tanti. Ma ne trovo uno più magnifico degli altri: sono dei figli di puttana doc. Ma sì, perché ti si attaccano addosso con le loro melodie, poi cominci a muover il culo a tempo, a saltellare per la stanza, sbattere le cose a terra, ti viene voglia di fottere... Insomma, un gran casino! Allora rimetti su il disco e riparti con Disappointed e mentre rifiati, apprezzi le ripartenze, i vuoti e i pieni. Ma è solo l’inizio dell’assuefazione: IDWHYP Guitar, che vorresti mettere a palla ogni volta che il vicino rompe; Snapshots, che ti riconcilia definitivamente con il dancefloor (e capisci perché anche dalla tua parte dell’oceano si sarebbero messi a sculettare...); Be Your Dog, cioè come dovrebbero essere le cover e i revival: una scusa per la propria creatività. Ma faccio fatica a saltare le tracce di questo dischetto argentato. Ho provato a somministrarmelo tutto di fila, oppure saltando a caso tra le canzoni, al contrario, immaginandomi strani giochi di rimandi: comunque lo guardi ti dici che non possono essere solo in due che fanno tutto quel casino, che da qualche parte ci devono essere James, Ralfh e Floren, l’Iguana e altri cento figli di puttana che ci danno giù. Ho provato anche a guardare dentro alla confezione (sì, lo ammetto: ne ho trovata di buona...), ma non ci ho trovato gli altri: solo Dario e Giovanni. Ché me li ricordo quando li ho visti dal vivo, quando sono riusciti a tirare in pista anche tutti queste specie di nerd che sui giornali chiamano "indie-fan" o qualche altra cazzata del genere. No, no: non voglio dire che sono già morti (come te) e che sono degli zombi. No, no: loro sono già al purgatorio a redimersi dei peccati di quelli come loro che sono venuti prima: vuoti. Dario e Giovanni, invece, ci indicano a suon di bordate cosmiche, di beat irresistibili la via dell’inferno: quella che ci piace di più... Ciao Lester, tienimi un posto in caldo e avverti i ragazzi che qui ce ne sono due di buoni...

http://www.rocklab.it/recensioni.php?id=2118

I Don Turbolento non perdono tempo. Il duo bresciano non fa in tempo ad entusiasmarmi con l’infuocato Ep d’esordio autoprodotto ’Spend the night on the floor’ che in men che non si dica tira fuori un gran disco vero e proprio: un uno-due degno del Brasile di Pelé, gioco veloce e preciso, gli avversari sempre in affanno. Una goleada e tutti a casa. Undici tracce di elettronica trascinante e melodia, una squadra di gran classe. Disappointed mi fa impazzire da subito con la sua semplicità e immediatezza, e quella melodia al potere. IDWHYP guitar è un dancefloor trance perfetto, e sebbene I Don Turbolento si ostinino a non voler ascoltare gente con le chitarre, la loro elettronica in realtà è una commistione perfetta tra suoni digitali, ritmi perfetti e sensazioni rock che arrivano come valanghe. E No Charlie conferma questa sensazione.

Ma non fermiamoci qui.

Se Jingo & Nina è un terzino che spinge bene e si inserisce in modo aggressivo ma sbaglia un po’ troppi cross, Snapshot (presente anche nel precedente lavoro, così come l’acclamata Spend the night on the floor, sempre piacevole da ascoltare) è il Franco Baresi che chiama a sé la difesa, e fa ripartire la squadra con sicurezza, caparbietà, classe e tanto cuore. E cosa spunta lì vicino? I wanna be your dog, che in apparenza è la solita canzone degli Stooges che coverizzano tutti e allora è forse il caso di dare un taglio diverso a questo monolite, ed eccolo qui in versione electro-noise per stomaci forti, una diga a centrocampo che non lascia passare nulla. A metterla dentro ci pensa PKD, spietato goleador, la prima punta tutta potenza e spunto letale, formando una coppia ben assortita con Take it up, una mezza punta rapida, che si inserisce in continuazione, una spina nel fianco della difesa. Ruler è il mister che sbraita da bordo campo, che prende a calci le bottigliette, che allarga le mani quando gli viene fischiato un fallo contro, che picchia i pugni ad ogni palla persa, che si fa sempre sentire, oh sì, ma che corre in campo ad abbracciare i ragazzi al triplice fischio finale. Il pubblico sugli spalti fa la ola e canta i cori: in Alien tutta la furia e la tensione svanisce in un flusso melodico, allegro e spensierato, un flusso di note, di colori, di suoni, di idee, di gente che poi esce dallo stadio tornando a casa serena.

Alla prossima partita, ma prima un riposo più che meritato.

http://www.indie-zone.it/public/read.asp?id=424

I Don Turbolento sono delle streghe che, nell’atto di costruire il loro album d’esordio self title, hanno mescolato: elettronica alla LCD Soundsystem, wave anni 80’, un che di punkeggiante ed un pizzichino di rumore di rottura; il tutto mantenendo, di base, melodie orecchiabili e coinvolgenti.
Sono questi gli ingredienti fondamentali della pozione "Don Turbolento", che, dall’apertura "Disappointed", vero e proprio pezzo d’impatto, fino alla chiusura, "Ruler", duro e ipnotico brano ballabile, agisce sull’asse piede-cervello, accostando attitudine al movimento e arrangiamenti fantasiosi e personali. Basta ascoltare l’elettronicissima "I.D.W.H.Y. Guitar" (acronimo del ritornello "I Don’t Wonna Hear Your Guitar"), l’incalzante "Jingo & Nina", o la sincopata "Spend The Night On The Floor", per restare stregati da questa magia, che non manca di momenti più cupi in stile eighties, come nel caso di "Snapshots" e "Alen", o di un acido esempio di electronoise, con la cover di Iggy Pop "I Wanna Be Your Dog", rivido mix della versione dei Sonic Youth e di quella di Dakar & Grinsen.
Giovanni Battagliola (synth, seconde voci) e Dario Bertolotti (batteria, voce) hanno quindi trovato la propria personalissima formula magica che, riuscendo a soddisfare anche chi si accosta all’ascolto con un orecchio attento e curioso, si mantiene orecchiabile ed accattivante, tanto da lasciare una costante voglia di farsi stregare dalla pozione "Don Turbolento".

http://www.rockit.it/pub/r.php?x=00008042

Se dischi come quelli di Baustelle e Offlaga Disco Pax sono santi e benedetti, non per questo quelli dei Don Turbolento sono da buttar via. Anzi! Tra i protagonisti della rinascita dance non discotecara che sta movimentando una scena italiana troppo piena di smidollati cantautori da cameretta, il duo bresciano si staglia come quello (ascoltato finora) in possesso del profilo più personale. Non fosse altro che per la somma delle influenze: trovatemi un’altra band che nomini gli svizzeri Yello, gli americani Supersystem e Trans Am, l’italo-disco nella persona di P.Lion tra i numi tutelari. Un giretto su You Tube vi chiarirà le idee. Il tutto, risultato di una fascinazione recente, giacché, come già saprete tutti, figlioletti cari, i nostri fino a un paio d’anni fa erano ancora a suonar chitarrette rock (uno, Giovanni Battagliola, tuttora, in una doppia vita che ha dell’inquietante). Imparano in fretta i due, davvero, perché riconoscere con precisione le tracce di questo o quello diventa difficile. Sono attimi. Più che altro c’è un modo di costruire il suono e le canzoni che rimanda ai nomi citati: la capacità di agganciare l’ascoltatore dell’italo-disco, le bordate di synth di Supersystem e Trans Am, la varietà di umori degli Yello: ora cupi, ora spensierati, ora seri, ora tutte queste cose assieme. Il disco comprende tre dei quattro brani presenti nel demo dello scorso anno, ma con un perché: le registrazioni si sono svolte presso uno studio pop commerciale. E in questa volontà di abbattere le barriere tra pubblici diversi, innalzate da un mercato che non c’è più e da dei media che stanno perdendo i loro monopolio, è forse la lezione più importante dei Don Turbolento e dei loro compagni di avventure (Atari, Amari, Trabant, Ex Otago). Ah, dimenticavo: il disco è bello. Ma s’era capito, no? (25-02-2008)

http://www.musicaroma.it/nerds/articolone.asp?ID=11605

Fino a 43 minuti e 58 secondi fa pensavo che dischi come questi in Italia non si potessero produrre. Dopo aver passato questi 43 minuti e 58 secondi in piena trance agonistica sono sicuro del contrario. Debutto potentissimo per il duo di Brescia dei Don Turbolento, che a dispetto di un nome da sceneggiatura alla Scorsese - che per i meno avvezzi in verità è un titolo di un brano dei sottovalutati Yello incluso nel recente album ’The Eye’ del 2003 -, sovrastano l’ascoltatore con undici brani che farebbero impallidire i vertici della DFA Rcecords. Due anni e poco più di vita, Giovanni Battagliola (già dei Black Eyed Susan) ai synth + Dario Bertolotti (ex Blank Dirt) batteria e voce. Un’irresistibile notte discopunk da trascorrere a rotta di collo. Senza eccessi sguaiati. Ma mantenendo una linea ’80 che viene potenziata da una produzione perfetta. Come se i Supersystem non si fossero mai sciolti ma vivessero ancora nel cuore dei Primal Scream di ’XTRMNTR’. Si staglia poi sul lotto l’atmosfera cupa e dilaniante della profonda ’Snapshots’ che tutto sembra fuorchè un brano nato dentro il nostro stivale. Incredibile sorpresa.

Emanuele Tamagnini

 

 

http://www.vitaminic.it/index.php?s=don+turbolento

 

Don Turbolento

Enzo Baruffaldi | 31/1/2008

Uno dei più interessanti esordi italiani del 2007, senza dubbio, è stato quello dei Don Turbolento, atipica band bresciana, composta "soltanto" da batteria, synth e voci.
In realtà, quel "soltanto" è del tutto pleonastico, vista la maniera assolutamente efficace in cui i Don Turbolento riescono a costruire ottime canzoni e a raggiungere già il loro obiettivo, ovvero quello di farci ballare a più non posso.
Ce n’eravamo accorti con il loro primo demo, un ep di quattro infuocate tracce uscito all’inizio dell’estate scorsa (con la benedizione della Dischord, dall’altra parte dell’oceano, e degli Offlaga Disco Pax da questa), e ora arriva l’omonimo album di debutto a confermarlo. Dal primo lavoro ritroviamo il loro inno, quella Spend the Night on the Floor che fomenta danze e pogo, insieme alle dolenti atmosfere stile "Guerrieri della notte" di Snapshot.
Nonostante la band prenda il nome da una canzone dei vecchi Yello, e nonostante possano venire in mente altre formazioni basate su nuda ritmica e tastiere (Kraftwerk, Suicide), i riferimenti musicali diretti e dichiarati dei Don Turbolento restano orientati a certa wave tesa degli anni più recenti: Supersystem, Numbers, Q And Not U, The Faint. Un post-punk elettronico, sporco e dalle forti spinte funk - in una parola, coinvolgente, e che si in alcuni passaggi (I Don’t Wanna Hear You Play Guitar, la cover di I Wanna Be Your Dog o la conclusiva Ruler), sa mostrare anche un lato più acido e molesto.
La band dichiara d’aver deciso di autoprodurre il disco e di volerlo distribuire soltanto ai propri concerti perché ritiene che la situazione del mercato discografico attuale sia confusa e in continuo mutamento. Rispettiamo la scelta, siamo convinti che il valore della loro musica saprà farsi strada, vi invitiamo quindi ad andarli a vedere dal vivo appena passano vicino a casa vostra, e rivolgiamo ai Don Turbolento un grosso in bocca al lupo!

 

http://www.sentireascoltare.com/CriticaMusicale/Monografie/DonTurbolento.htmsel

Self Titled (Circolo Forestieri, gennaio 2008)

di Stefano Pifferi

Tornano a stretto giro di posta i Don Turbolento e con loro tornano gli anni ’80. Perfetta prosecuzione del mini autoprodotto che tanto ha fatto parlare, l’esordio self titled rimette in circolo tre dei quattro pezzi che incuriosirono perfino la fugaziana Dischord e li confeziona in una sciccosissima confezione simil disco anni ’80. Nastri e lustrini, strobo e pailletes, insomma; ma il duo più turbolento del dance-floor rock oriented della penisola dimostra da subito che sa smuovere cuore e testa oltre che le chiappe dei suoi ascoltatori. Se alle seconde ci pensano pezzi bomba come Jingo & Nina o l’ormai classica Spend The Night…, ai primi ci pensano la notevole dose di ironia anti-chitarra (IDWHYP Guitar, dove l’acronimo sta per I Don’t Wanna Hear You Play Guitar), ma anche con la capacità innata di virare quell’antichitarrismo dichiarato in tributo (quasi) apologetico: ascoltare la rendition della stoogesiana I Wanna Be Your Dog, per rendersi conto di quanto le chitarre abbiamo contato per i due.

Ma è soprattutto sul cuore che agiscono i due. Con l’evocativamente aliena Alien, ma soprattutto con Snapshots: è lì che il cuore di chi ascolta palpita pesantemente sotto i colpi di madame nostalgia. Eccoci lì, in un attimo dimentichi di tutto e tutti per vederci catapultati in una sorta di ballad synth-pop struggente e melanconica che, eh sì, ci fa tornare al periodo new romantic o cose simili (e non dico Duran Duran solo per vergogna). Bravi, Don Turbolento. (7.0/10)