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Monday, May 07, 2007
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I libri
La democrazia del grande fratello
Lo aveva profetizzato George Orwell. Lo aveva intuito Orson Welles. Ma il cinico protagonista di Quarto potere fa sorridere se paragonato ai nuovi colossi dei media denunciati in questi scritti dedicati a uno dei gangli vitali della democrazia: il pluralismo dell'informazione e la libertà di stampa. La macchina da indottrinamento al servizio di potentissimi, e occulti, poteri finanziari è per Noam Chomsky il vero Grande Fratello della società americana e occidentale. Un sistema di propaganda perfetto che si regge su due pilastri. Il primo sforna fiction, soap, reality show e sport per distrarre gli interessi della gente dai problemi reali. Il secondo indirizza le opinioni di lettori e spettatori, formando convenientemente le nuove classi dirigenti. In un motto: dalla pratica democratica ... alla scienza della demopitarchìa.
La mostra delle atrocità
"La mostra delle atrocità" è un libro dello scrittore britannico James Graham Ballard pubblicato per la prima volta nel 1970, e uscito in Italia nel 1990 per i tipi di Rizzoli.
L'opera è un unicum nella produzione di Ballard: essa si differenzia infatti sia dai precedenti romanzi fantascientifici, sia dai successivi di orientamento postmodernista, sia dalla sua recente produzione di stampo apparentemente più convenzionale.
Trama e struttura
Il libro è diviso in 15 capitoli, che però possono essere tranquillamente considerati come testi a sé stanti. Non vi è infatti una trama lineare che colleghi le quindici parti del libro. Bisogna inoltre tener presente che diversi capitoli erano usciti indipendentemente come racconti su riviste inglesi e americane precedentemente alla pubblicazione della Mostra delle atrocità. Alcuni personaggi, come Karen Novotny o il dottor Nathan ricorrono in più capitoli, ma non in tutti. Altri, come il paziente dell'ospedale psichiatrico in cui sono ambientati diversi capitoli del libro, cambiano continuamente (come Travis, Trabert, Talbot, ecc. anche se secondo alcuni critici, quali Luckhurst, i personaggi di internati i cui nomi cominciano per T dovrebbero essere considerati come diverse personalità dello stesso individuo). Queste considerazioni spingono a ritenere la Mostra delle atrocità più una raccolta di racconti (anche se fortemente interconnessi) che un vero e proprio romanzo (per quanto destrutturato e sperimentale).
Un elemento di continuità dei racconti è il luogo in cui sono prevalentemente ambientati: una clinica psichiatrica nella quale è stata organizzata dai medici, come ogni anno, una mostra di opere realizzate dai pazienti, alla quale però gli internati non sono ammessi. Verosimilmente è questa la mostra delle atrocità di cui parla il titolo. Buona parte dei racconti consistono in descrizioni e interpretazioni delle opere esposte, ma anche nelle meditazioni del dottor Nathan sugli strani e morbosi rapporti che si sono instaurati tra pazienti e psichiatri.
Le storie sono deliberatamente disorientanti, spezzate in frammenti, quasi nello stile di William Burroughs (anche se non arrivando al suo livello di destrutturazione); del resto Ballard è sempre stato un grande estimatore del romanziere americano. Ciascun capitolo è a sua volta suddiviso in sezioni, lunghe un paragrafo a testa, e provviste di un titolo, scritte in modo da renderli minuscoli racconti autonomi: "romanzi condensati", come li ha definiti lo stesso Ballard. Non si può dire che ci sia un inizio e un epilogo ben definito della Mostra delle atrocità, né che vengano rispettate le regole convenzionali del romanzo o del racconto che pure Ballard ha osservato in gran parte della produzione precedente e di quella successiva. Non solo il protagonista (se lo è) cambia nome e identità in ogni capitolo (Talbert, Traven, Travis, Talbot, etc, etc...), ma il suo ruolo, la sua visione del mondo e anche la sua storia personale precedente all'internamento sembrano cambiare costantemente.
MAss-media e follia
Si può dire che tutti i racconti/capitoli del libro descrivono come il paesaggio dei mass-media invada inavvertitamente e frammenti la mente degli individui nell'epoca tardomoderna. Se accettiamo l'idea che anche il dottor Nathan, ironicamente, soffra di un esaurimento nervoso, il suo tentativo di trovare un senso ai vari eventi storici del suo tempo, dal suicidio di Marilyn Monroe alle imprese spaziali, dall'assassinio di J.F. Kennedy alla guerra in Vietnam, ha qualcosa di psicotico: e rimettendo in scena quegli eventi, veicolati dai mass-media, Nathan - come il misterioso internato T. - attribuisce loro un significato più personale, che gli consente di entrare in relazione con essi. Non è mai del tutto chiaro cosa avvenga veramente nel libro e cosa accada solo nella testa dei protagonisti. Personaggi che vengono uccisi in un capitolo tornano in quelli successivi (sua moglie sembra morire più volte). Viaggia con una Marilyn Monroe ustionata dalle radiazioni e un pilota di bombardiere del quale nota che i piani del suo volto non parevano intersecarsi correttamente.
Il panorama interiore ed esterno sembrano fondersi (fenomeno tipicamente ballardiano), mentre lo scopo ultimo del protagonista sembra essere quello di scatenare la Terza guerra mondiale, "anche se non in senso convenzionale": una guerra che verrà combattuta interamente nella sua testa. In altri momenti il protagonista pare vedere il mondo intero, e la vita attorno a sé, come niente più che una vasta equazione geometrica, come quando osserva una donna che cammina nell'appartamento che ha affittato, e comprende che la donna è nient'altro che un modulo che moltiplicato per lo spazio/tempo dell'appartamento potrebbe dare un'unità valida per la sua esperienza.
Come si sarà capito a questo punto, non ha molto senso leggere questo libro come fosse un romanzo convenzionale, proprio perché non è stato pensato come tale. E come diversi commentatori sostengono, non ha neanche senso leggerlo dall'inizio alla fine secondo l'ordine in cui si trovano i capitoli. Testo labirintico, la Mostra delle atrocità può essere consultato come un catalogo (di una mostra, per l'appunto) delle ossessioni del nostro tempo.
Un testo scandaloso
Con capitoli intitolati "Piano per l'assassinio di Jacqueline Kennedy", "Amore e napalm: gli USA formato esportazione", oppure "Ecco perché voglio fottere Ronald Reagan", e con la costante associazione dell'attentato al presidente John Fitzgerald Kennedy con un atto sessuale, il libro è stato oggetto di polemiche accese, in particolare negli Stati Uniti, dove è stato considerato una profanazione dell'immagine del presidente assassinato. Da parte sua Ballard stesso ha dichiarato che per lui La mostra delle atrocità era un tentativo di trovare il senso di quel tragico evento.
Influenza del libro
Il libro ha ispirato la canzone del gruppo new wave britannico Joy Division dallo stesso titolo. L'album di Merzbow Great American Nude sembra aver tratto il suo nome da uno dei capitoli della Mostra delle atrocità. Due brani dell'album Sacrifice del musicista new wave Gary Numan, del 1994, fanno riferimento al libro di Ballard: "Love and Napalm" e "A Question of Faith", che include il verso "I'll be your exhibition of atrocity". Sul libro si basa il film sperimentale del regista americano Jonathan Weiss, uscito nel 2001. (preso da Wikipedia)
Il film
Quarto potere è il primo lungometraggio diretto da Orson Welles.
Il film è liberamente ispirato alla vita del magnate statunitense William Randolph Hearst. Uscito nelle sale il 1° maggio 1941, Quarto Potere è ormai divenuto una pietra miliare nella storia del cinema, ampiamente discusso ed analizzato sia dalla critica</FONT> sia dal pubblico di tutto il mondo
Il film narra dell'incapacità di amare di Charles Foster Kane (interpretato da Welles). Kane è in grado di amare "solo alle sue condizioni" con la conseguenza che egli fa il vuoto attorno a sé e muore abbandonato da tutti all'interno della sua gigantesca residenza (Xanadu), fatta erigere per celebrare la propria grandezza.
Il film si apre con la morte di Kane, immediatamente seguita da un cine-notiziario dedicato alla vita pubblica del magnate. Il notiziario non soddisfa, però, il direttore della testata che chiede ai suoi giornalisti di indagare ancora nel passato di Kane per comprendere il significato dell'ultima parola da lui pronunciata prima di spirare: Rosabella (Rosebud).
Come ha acutamente osservato lo scrittore argentino Jorge Luis Borges in una recensione del 1941, il risultato è un "giallo metafisico" che ha ad oggetto una indagine psicologica ed allegorica degli aspetti più intimi e nascosti della personalità di un uomo attraverso le testimonianza di coloro che lo conobbero.
Welles, servendosi di una sequenza di flashback, mostra i frammenti della vita di Kane, quasi fossero i pezzi di un gigantesco puzzle (oggetto che metaforicamente appare più volte nel film). Allo spettatore è lasciato l'onere di ricomporre in tutta la sua complessità la personalità di Charles Foster Kane.
Ma si tratta di uno sforzo vano perché i frammenti della vita di Kane non permettono di comprenderne la segreta essenza, anche quando, alla fine del film, viene rivelato il significato delle sue ultime enigmatiche parole.
L'unica cosa che appare certa è che l'incapacità di amare di Kane deriva dal trauma, subito durante l'infanzia, dell'allontamento dai genitori. Affidato ad un uomo d'affari, incaricato di amministrare il suo smisurato patrimonio, Kane viene privato dell'amore familiare. Da adulto concepirà l'amore come possesso, e non come dono, e ciò lo condurrà inesorabilmente alla disperazione ed all'isolamento.
Stile
Con Quarto potere, Orson Welles scardina le pratiche del cosiddetto 'cinema delle origini' rifondando, di fatto, le tecniche della ripresa cinematografica. Rielaborando meccanica, ottica e illuminotecnica ricostruisce, e migliora, lo stile di maestri del 'primo cinema' come D. W. Griffith (autore de La nascita di una Nazione) dai quali trae ispirazione e suggestioni. Welles fonde in modo magistrale, elementi eterogenei del teatro e del cinema ricostruendo il punto di vista dello spettatore con inquadrature virtuose e mai osate fino a quel momento.
In particolare è evidente l'uso espressionistico delle luci e delle ombre - si pensi a Fritz Lang - che rivela l'influenza esercitata su Welles dal cinema tedesco e russo.
Ma l'aspetto più innovativo del film è costituito dall'uso, per la prima volta consapevole e sistematico, della profondità di campo (deep focus) e del piano sequenza. La prima è una tecnica che permette a tutto ciò che appare nell'inquadratura, sia in primo piano che sullo sfondo, di essere costantemente a fuoco. Questo effetto visivo fu studiato e approfondito grazie al genio del leggendario direttore della fotografia Gregg Toland, che ricorse a speciali lenti e ad una potentissima illuminazione del set. Il piano sequenza è invece un'inquadratura che svolge le funzioni di una scena.
Il boicottaggio
Il film subì sin dalla sua uscita nelle sale il boicottaggio di William Randolph Hearst, che riuscì a limitarne la circolazione, impedendo che venisse recensito o anche solo menzionato da tutti i giornali e le radio di sua proprietà. Inoltre offrì alla RKO 800.000 dollari affinché la pellicola venisse distrutta ed i negativi bruciati. La RKO non cedette ed il film ottenne numerose nomination ma il premio Oscar solo per la migliore sceneggiatura originale. Dal punto di vista commerciale il film non fu certo un successo, e questo si deve al boicottaggio della stampa di Hearst, anche se i risultati del botteghino furono meno disastrosi di quanto voci successive hanno fatto credere per lungo tempo. È però indubbio che la posizione di Welles alla RKO ne uscì fortemente indebolita.
Solo a partire dagli anni cinquanta la critica mondiale iniziò a considerare Quarto potere un capolavoro. Da allora la fama del film non cessò la sua ascesa: l' lo ha selezionato tra i film di cui debba essere garantita la conservazione e la trasmissione ai posteri; dal 1962 al 2002 è stato in cima alla classifica dei migliori film di tutti i tempi realizzata, ricorrendo alla consultazione di critici cinematografici di tutto il mondo, dalla prestigiosa rivista inglese Sight and Sound.
Premi
Nel 1941 vinse l'Oscar alla migliore sceneggiatura originale, scritta da Orson Welles ed Herman J. Mankiewicz. Ma ebbe anche nomination per il miglior film, il miglior attore protagonista, la migliore scenografia, la migliore fotografia, il miglior regista, il miglior montaggio, la migliore colonna sonora ed il miglior montaggio sonoro.
Curiosità
Tutto il film si regge su un paradosso in quanto nel momento in cui il morente Kane pronuncia la sua ultima misteriosa parola, tutto nelle immagini del film fa credere che egli sia solo nella sua stanza, l'infermiera che verifica la morte del magnate entra nella stanza dopo la rottura della sfera di vetro che egli aveva in mano e che lascia cadere, quindi è impossibile che qualcuno abbia sentito la sua ultima parola. (preso da Wikipedia)
news
La classifica di American Film Institute
"Quarto potere" il film più bello della storia
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Un'immagine di Quarto potere Il film più bello della storia del cinema è ancora Quarto potere, il capolavoro diretto da Orson Welles nel 1941. Lo rivela la classifica stilata dall'American Film Institute, una delle scuole di cinema più importanti d'America che si occupa di conservare e promuovere il patrimonio cinematografico americano, ha messo in evidenza alcune novità interessanti rispetto all'edizione del 1998. L'istituto che fu fondato nel 1967 con il contributo dell'ex presidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson e che ha 'laureato' tra gli altri talenti come David Lynch, aggiorna la sua graduatoria dei 100 migliori film ogni dieci anni. Nell'ultima edizione, nel 1998, Welles era già al primo posto.
Non mancano tuttavia le sorprese. Il padrino di Francis Ford Coppola è in seconda posizione, e Casablanca di Michael Curdiz e con Humphrey Bogart scivola in terza. Toro scatenato, il film di Martin Scorsese con Robert De Niro nella parte del pugile Jake La Motta, è salito in quarta posizione dalla numero 24, mentre La donna che visse due volte, uno dei più celebri film di Alfred Hitchcock è passato dalla numero 61 alla numero 9. Luci della città di Charlie Chaplin è giunto alla posizione numero 11 dalla 76 , e Sentieri selvaggi, il leggendario western di John Ford, raggiunge la dodicesima dalla lontana novantaseiesima.
Nei film già presenti nella top 10 ci sono stati movimenti significativi. Mentre Il laureato e Fronte del porto, che occupavano rispettivamente le posizioni numero 7 e 8, sono scivolati in decima e diciassettesima. Altri film tra i primi dieci sono: Cantando sotto la pioggia (5), Via col vento (6), Lawrence d'Arabia (7), Schindler's list (8), e Il mago di Oz (10).
Tra i film degli ultimi dieci anni solo quattro sono entrati in classifica. Si tratta di Il signore degli anelli: la compagnia dell'anello (50), Salvate il soldato Ryan (71), Titanic (83) e Il sesto senso (89). Tra i registi, Steven Spielberg è quello con il maggior numero di pellicole in graduatoria, ben cinque, seguito da Stanley Kubrick e Billy Wilder, con quattro ciascuno. Robert De Niro e James Stewart sono gli attori più rappresentati, entrambi con cinque film. La classifica è stata realizzata raccogliendo i voti di più di 1500 addetti ai lavori tra registi, attori, sceneggiatori, critici e altri, a cui è stata proposta una lista di più di 400 film tra cui scegliere.
La realtà
Nell'ambito del diritto e della separazione dei poteri, si indica con quarto potere la capacità dei media di influenzare le opinioni e le scelte dell'elettorato.
Il concetto emerse con la diffusione della stampa e l'enorme diffusione della televisione, che è diventata l'unica fonte di informazione per la stragrande maggioranza della popolazione dei paesi democratici, ha reso ancora più attuale il problema del riconoscimento costituzionale.
I rischi principali per la democrazia in seguito ad un uso improprio di questo potere, sono costituiti dal controllo politico dei mezzi di informazione e dall' accentramento di essi nelle mani di un ristretto gruppo di persone (solitamente grandi aziende). In questi due casi infatti, considerando che coloro che controllano i media tendono in genere a filtrare le informazioni che sono in contrasto con i propri interessi, si avrebbe una mancanza di pluralismo, e si ostacolerebbe quindi la possibilità dei cittadini-elettori di formarsi delle opinioni informate e di attuare delle scelte informate.
La musica
In primis "mass media" degli Indigesti e poi "quarto potere" dei Pravda
2:47 PM
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