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Sunday, May 31, 2009 



[Fino a non so]



Bene bene, buzz. E così, pure voi, m’avete lasciato solo solo, buzz. E se vi davo il disgusto perché non l’avete detto subito? M’avete fatto perdere un sacco di tempo, mò come faccio? Mah! In fondo però chissenefrega. Cose che capitano. Mica è detto che tutti devono per forza starti dietro ogni volta. Se son’impegnati e c’hanno da fare, te che vuoi? Il fatto è che proprio non… c’è niente da fare. Le volte che pigli pure tu coraggio e ci provi sono proprio quelle che ti va peggio. Non è per fare il piagnisteo se dico così, anzi, è proprio vero che non… A te non t’è mai capitato di sentirti un po’ mostro? A me sì, ecco. E tant’è vero che ci sono nato, secondo me. Ma non è grave, c’è solo da capire a ‘sto punto che ti conviene fare. Uscire, pare. Ho sentito dire che in questi casi non ci conviene mica l’isolamento, non serve a niente, sa’? Si bisogna d’altro, di reagire! E allora per prima cosa esco, vado, e mi cerco un lavoro. Dove? Ce n’è tante di possibilità, hai voglia! Ho letto di una possibilità di calare in tasca un bel gruzzoletto, fino a non so quanti milioni e questo solo nel primo mese. E io mica sarei un capa di tordo. Chiaro che mi ci presento subito.

«Dica pure.»
«Un lavoro, che te lo dico a fare, buzz!»
«Referenze?»
Ecco, ti pareva, già si mette difficile. C’ho mica inteso
«Come, prego?»
«Reff-renze… Sì!» Mi sa che c’ho azzeccato
«Che tipo..?»
Ce l’ha con me?
«Cosa - Sa - Fare?»
«Ma io veramente volevo quella possibilità che dice fino a non so quanti milioni, e questo solo nel primo mese.» Tie’!
«Sarebbe? Ne abbiamo svariate di quel genere lì.»
Ah. Dicevo io. ‘Sti qua è gente seria, ‘sbuzz!
«Allora? Ha portato con se l’annuncio, per caso?»
«Sì! L’annuncio, sì. Eccolo qua. S’è un po’ stropicciato ma, sai, tante cose per venire qua che manco ti dico, gentaccia, m’hanno pure derubato, m’hanno fatto inciampare e ho sudato parecchio, per via... Sarà pure un po’ umidiccio, ma…»
«Vedo, vedo, si calmi. Dunque, si tratta di un posto come rappresentante per la Stratford & Stratford ltd…»
‘Uzz!
«Periodo di prova di… un mese circa, con percentuale su ogni cliente acquisito, qualora fosse assunto, del…»
‘Sta qui parla importante. Proprio gente seria, sa’?
«…Quando sarebbe disposto a cominciare?»
«Eee… Mò! Mò proprio. Anche…»
«Ho capito. Beh, se mi lascia un recapito, le faremo poi sapere.»
«Grazie, allora. Grazie sa’? ‘Rrivederci.»
«E il recapito?»
Che dice mò..??
«Indirizzo… Casa… Telefono… O qualcosa del genere, per rintracciarla.»
«Ahsssì! Certo. Quello!»

Gente seria quella lì. M’hanno rintracciato subito. In un attimo sono rappresentante, mica roba. Devo solo girare porta a porta e dire le cose che m’hanno appuntato su ‘sto foglietto, a quelli che mi aprono. Tutto qui. Sto pure all’aria aperta. E se supero la prova poi… Fino a non so quanti milioni e questo solo nel pri… cioè, nel secondo mese. E s’erano sbagliati.
Il palazzone, a mo’ di quelli roccobarocco dei tempi, è aperto. Mi c’intrufolo. Intorno al cortile ci stanno ben cinque portoni, roba di lusso. Non puoi fare a meno di guardarti intorno sbigottito e un po’ pure spaesato. C’è una palma altissima, dà ombra a tutti quanti questa qua, sa’?
«Dica!»
Chi è?
«Dove va?»
«Ah sì, il custode, ve’? Sono il rappresentante.»
«Di cosa, scusi?»
«Straf… Straz… Putt’! Quella di fino a non so quanti milioni e questo solo nel pri... cioè, nel secondo…»
«Vuol prendermi in giro?»
«No! Io? Mica.»
«Mi segua, per cortesia. Da questa parte, prego.»
Straffcor en… Strazzcorn de…
«Come dice? Ecco, si accomodi da quella parte.»
«Ma da quella parte già mi sono accomodato prima per entrare, buzz.»
«Ecco appunto, ora si accomodi per uscire.»
«E a quelli che gli racconto? M’hanno detto di cominciare proprio da qui.»
«Quelli chi, scusi?»
«Ma Stratf… Strafzz… Aspetta che glielo faccio vedere. C’ho il foglietto, mica che...»
«Se ne vada per favore. Prego!»
Evvabbe’ prega. Guarda te che modi che c’ha ‘sto qui. ‘N altro po’ e mi piglia per ladro. Mica vorrà chiamare pure la pulazza, per caso? Pare che, a un certo punto, ce l’hanno solo loro i palazzoni roccobarocco. Ma pure noi si deve lavorare qua. Poi dicono che uno si fa l’isolamento, che c’ha i buzzi di problemi e se li schizza nelle vene, ch’è mostro, "sta’ alla larga", e roba così. Ma poi com’è che si chiama ‘sta Strabuzz… Ah ecco: Stratford and Stratford ltd. ‘Uzz di nome però. Tocca impararselo sennò altro che fino a non so quanti milioni. Però mi sa che è meglio cambiare zona, a ‘sto punto. Qua, i custodi c’hanno certe facce. Pure quest’altro, Che c’avrà da fissarmi le scarpe? Cult vecchio modello, mica roba. Vabbe’, faccio l’ultimo tentativo qua e poi si tela di brutto.
«Senti, scusi, sono, siamo della Straftor end Straftor e…»
«Cos’è che sei? Senti, ti risparmio la fatica di leggere tutta la lista, lì. Se è pubblicità, mi dispiace, ma di qui non si va.»
«Ah, te dici che proprio non ti può interessare le fantastiche…»
«No, passa appresso. Sei simpatico ma non c’interessano le fantastiche e vantaggiose offerte che avete intenzione di proporci.»
«E come hai fatto a sape’ come andava a finire?»
«Come ho fatto? Se stessi tu qui al posto mio da mattina a sera! Vedessi i rompico… Non è il tuo caso, per carità, ma ne passano che ne passano di vantaggiose offerte da ‘ste parti, mica no.»
«Allora dici pure che questa qua non è punto irripetibile?»
«‘Sta rottura de cojoni, ‘nno, per niente. Ripassa qua tra un’ora e ti dico quante volte s’è ripetuta. Vai due palazzi appresso, al numero 20, c’è il Sor Pietro che a quest’ora è già bello che cotto. Così t’infili dentro senza problemi. Tu e la Strafcor e Strafcor lì, vabbe’? Ciao, bello mio. Mò famme lavorà. Aurevoir.»
«Ciao. Grazie, sa’?»
«Eddechè.»
La fortuna certe volte è che ci sono ancora brava gente che t’aiuta, e se t’aiuta forse significa che c’ha ancora lo spinno di fare, di sentirsi. E mi sa ch’è bello, perché ti viene voglia di fare pure a te. Il numero 20, dovremmo esserci, ma qui c’è il 22, e vuoi vedere che l’ho saltato?
«Scusa…»
«Ci conosciamo?»
«No… ‘Ssì. Forse… No no.»
«Ecco, appunto.»
«È, appunto. Dicevo Scusa, che per caso sai dove hanno messo il numero 20 che non lo trovo mica…»
«Che sei suonato, oltre che maleducato? Ci sei davanti.»
«Ah sì, vero.»
Mica colpa mia se l’hanno sbattuto dietro a un albero il 20, che modi. Sarà pure carina ma l’acido nelle palle degli occhi, ‘sta qui... C’ha pure una lucertola addentata a una chiappa, ma da come sballonza quel culetto mi sa che ci piace proprio a lei. E a me mò mi tocca il 20. ‘Sto palazzone qui non c’ha lusso per niente, è un tantino fatiscente. Il Sor Pietro è vero ch’è andato, lì dentro, ci aveva ragione il custode buono del 16. Il puzzo di vinaccia viene fuori che pare un tugurio. Anche il cortile non scherza mica per come è ridotto, proprio maluccio. Appena svolto per uno dei portoni una bertuccia alle mie spalle si allunga a terra dai rami di un albero e piglia a sghignazzare tremenda. ‘Uzz c’avrà da ridere mica lo so. Come provo a proseguire quella mi vien dietro, mi volto e lei fa l’indiana. Vado ancora un po’ avanti, mi volto, la stessa storia. Finché non giungo al portone che però è chiuso. Provo a citofonare tenendo sempre d’occhio la bestiaccia, se m’inquieta ’sta qua!
Zzzzz
«Que pasa?»
«Eeee… Come prego?»
Quell’insolente ripiglia a sghignazzarmi dietro. Lo fa in modo assordante, di sopra la comunicazione "Hiiiihihihihihi"
«Senti, scusi, sono, siamo della Strafztr en…»
«Que pasaaa??»
Hiiiiiiiiiiiiiiiiiiiihihihihi!!
Infame bestiaccia
«Puoi pigiare per aprire, buzz!?»
Hahahahehohiiiiiiiiiiihaha
BANG!
Hihi… Hi… H.
Uno sparo partito da chissaddove lascia la scimmia ballonzolare ancora un istante su sé stessa. La sua espressione si fa indiana, stavolta sul serio. Con la manina prende a grattarsi il ciuffetto della capoccia come a chiedersi "Che d’è??" E infine s’abbatte con tutto il corpo al tappeto, zampe all’aria. Subito dopo una voce pesante e centenaria rimbalza per le pareti e i balconi del cortile:
«Maria, vieni a vedere! Il vecchio t’ha fatto di nuovo centro!»
Mi appoggio un attimo al portone, anch’io bello sconvolto. È aperto! Mi spingo dentro, per nulla convinto, sa’? L’odore di qui è muffa di scantinato. Gli sghignazzi della scimmia si sono infilati, e non so come, nelle mura dell’androne. Vado su per le scale che girano tutte intorno alla colonna dell’ascensore. Sulla porta di ferro un cartello con su scritto malamente: GUASTE.
Sul pianerottolo si affacciano tre usci. Ancora un pochettino impaurito suono al primo. Anzi, vibro:
Brzzzzzzzz
«Seee! Chissei??»
«‘N… Niente, so-siamo della Str…» La porta si spalanca di colpo per mano d’un cromagnon dal ventre spropositato
«Insomma che cerchi, dannazione?!»
«Quellooo… Quelli de…»
«Vuoi vendermi l’enciclopedia? Sparisci allora. T’ha detto pedalino.»
SLAMMM
E naturalmente, non solo mi allontano da quella porta ma dall’intero primo piano, e anzi, già che ci siamo, salto anche il secondo che non si sa mai. Suono:
DlinDlonDlinDlon
Apre una bimbetta tutta elettronica, due led al posto degli occhi. Quando parla la voce fa falsa frequenza
«Ehi! Ma tu 6 qll dl videoclip!»
«Dici? Ma…»
«Che me lo fai l’autgrf?»
«Eee… Sì, sì, crt… Certo. Mò, però…»
«Vado in fissa per le your cnzni. Trz bss dfc ttvb trp…»
«Sì però, mò devo andare, c’ho da lavorare, va bene? Ciao, è?»
Non parla più, manco mi chiede l’autografo, mi lascia andare così, mi sa che c’ha fatto tilt. Aspetto un po’ se chiude la porta ma quella lì mi fissa col sorrisino spaventoso e ‘sti led che si accendono e spengono sotto la fronte. Poi, a un certo punto, quando vedo che inizia a fare un ronzio tipo wokie-tokie me ne filo al piano di sopra che se ‘sta qui piglia pure a svolazzare mica mi ci diverto. A me ‘ste cose fanno certa impressione, no?
Salgo al quarto e pigio ancora PEEEtuZtuZPEEE!
Dopo un tot secondi, un bel fusto in mutande, aria da fanbuzzista puro, apre la porta passandosi una mano tra la criniera scompigliata. Fa solo un cenno con la capa come a dire "‘Mbe’?"
«Scusa… No, è che s-siamo della Strat… Stratfrorden’Straffor…»
«Che c’hai scritto su quel pergamino? Le stronzate che devi dire, eh? Vieni, vieni. Entra pure.»
Sempre non proprio convinto, m’infilo dentro, mentre lui s’avvia per il corridoietto buio fitto.
«A me ‘ste cose, sai, ‘n è che mi fregano un granché. Ma magari alla mia tipa, sì.»
Dalla camera in fondo viene fuori una luce rossa, è lì che sparisce il ganzo precedendomi come fossi già uno di casa. Raggiungo anch’io quell’uscio, e mica mi riesce in fretta di raccapezzarmi della scena che mi ritrovo davanti. Le tende sono ancora tirate. L’odore è un misto di fumo e fottio. La luce rossa è quella di una lampada di stoffa che sta per terra, le mille linee maculate son quelle d’un plaid inchiodato al muro sopra la spalliera, mentre la patonza pelata, è quella tra le due cosce spalancate sul materasso. "La sua tipa", penso. Il ganzo è già poggiato col culo sopra un tavolo e sta dando fuoco a un mezzo fagiolino. Quel coso è un sacco profumoso, e io so già di che si tratta. Buzzarola, però! Ma mica mi credevo che uscire a lavorare... Mò pure il jumbino con una topa sparata in faccia dritto dritto! Quella lì, poi, c’ha uno sguardo che… Te lo dico a fare? Zozzo proprio. Mò s’infila pure un dito in bocca e sventola una coscia, e mi squadra fisso, e i suoi occhi sono neri. Ogni foro è nero qua, un rossore appannato, ci perdi subito i sensi.
«Allora? Cos’è che balbettavi prima? Straf, Straz...»
«Ah sì, beh, ragazzi, insomma…»
«Cosa?»
«No, mica che...»
«Vabbe’ dai, facciamo in questo modo, fumi?»
«Eeee…»
«Sì dai, toh. Facciamo che noi ti firmiamo… Ce l’avrai un contratto da schizzare, no?»
«Sì sì, ‘spe’. Tie’!»
Ecco, bravo! Noi accettiamo tutto quello che ti pare, e tu in cambio…»
Dopo che m’ha passato il fagiolino si butta di striscio alla sua tipa sul letto e prende a carezzarle una mammella, poi gliela afferra, ci giocherellozza un po’, e intanto propone. Assurdo, mica no. Dici di no?
«…Tu in cambio ti accomodi lì, sfumacchi bello beato, e ci stai a guardare mentre scopiamo. Che ne dici?»
‘Uzz...
«Cos’è, sei rimasto senza parole? Dì la verità. Mai fatto un contratto del genere, eh? Dai, non preoccuparti, quello è vimini, non sembra ma ci si sta seduti da dio.»

Al sesto piano non ci sono manco i finestroni, e il puzzo di muffa è ancora più pesante. C’è perfino del muschio appiccicato agli ultimi gradini. Mi guardo intorno, altre tre porte. Devo scegliere, farlo per bene. Poggio il dito appena appena su uno dei pulsantini, poi ci ripenso un attimo, torno indietro e suono a quello prima:
Dlingin’Dlong
Niente. L’ultima volta, giuro. Poi vado via, ma per davvero.
Dlongin’Dling
«Shiii? Chi è?»
«Eeee Signora siamo quelli de…»
«Come shcushi? Non shento»
«Quelli della Sh… Tratforden… Stratford!»
«Shiii.»
«Se apri, faccio vedere, spiego meglio, dico tutto!»
«No, non possho aprire. Shpiega da lì. Io shente lo shtessho.»
Shpie… cioè, sh… Spiego, anzi leggo, tutto quello che c’è da leggere e la signora da dentro fa per tutto il tempo "Shiii, Shiii", fino a quando non parlo circa i soldi da sborsare. Lì la signora, niente più "Shi".
TUMP
«Shi… Signora? Hai sentito? Hai capito?»
Silenzio ancora. Penso, magari è andata a prendere i soldazzi, e quel tump che ho sentito è il rumore d’una porta, d’un cassetto. Ma dopo un attimo da lì dietro si sente pure qualche rantolino preoccupante e la mia coscienza piglia a scaldarsi. Nessuno nei paraggi, sfilo la tessera scaduta di saccoccia e la infilo nella fessura per aprire, la blindata è bella logora, si apre subito.
«Shignora, io entro, capisci?»
La signora è stagionata, perciò è svenuta, scaduto il tempo mi sa. Sta buttata sul pavimento e si tiene il collo con le mani, c’ha le pupille scoppate, non è bella da vedere, ma mi abbasso comunque per sentire se posso aiutare. Ci sposto le mani dal collo e ci metto le mie, poi giro la testa dall’altro lato ché mi fa impressione, e prendo a stringere come stava facendo lei.
«Tranquilla signora, faccio io, tu sei debole, sei stracca… ‘Bbene così?»
Un’altra blindata si apre dal pianerottolo e un signore pure lui stagionato allunga la pelata verso di qua
«…Ma che succede?»
«Niente, niente, tranquillo, aiuto la signora, buzz!»
Ma lei non vuol saperne però, così sembra. Solleva le gambe rinsecchite tutte e due insieme, a scatti, e le fa cadere sbattendo forte i talloni a tappeto, Bump Bump. Allora il signore con la pelata esce un po’ più fuori, poi fa un passetto indietro, si gira di qua, poi di là e quando si apre pure l’ultima blindata alle sue spalle piglia finalmente coraggio e s’avvicina
«Oddio, ma cosa sta facendo alla signora. Elvira, Elvira, stai bene? Chi è lei?»
«Eee…»
Dietro di lui si affaccia una signora a guardare la scena, mica se la vuole perdere. È bello quando qualcuno fa del bene, lo capisco, pure a me piace sempre vedere quelli che aiutan le persone, i disperati per strada, gli affamati, un sacco di questi qua insomma. È bello pure quando aiutano me stesso, mica no. Intanto, dall’uscio si affaccia pure un altro tipo che vuole guardare anche lui del bene
«Ma cosa succede? Chi è quello lì?»
«Eeee…»
«Ha chiamato qualcuno, signor Gino?»
«Sì, c’ho pensato io. Ora arrivano.»
«’Spè un attimo… Che c’hai pensato tu?»
Purtroppo devo lasciare un attimo la presa alla vecchia poiché voglio capire questi qua che c’hanno da guardarmi a ‘sto modo, ma non ho manco il tempo di alzarmi che dentro s’infila ancora una capoccia stagionata
«Ma che succede qui? È la signora Elvira quella lì? E questo?»
«Eeee, no no, io…»
Poi un’altra ancora
«Che sta succedendo?»
«Eeee… No, è che…»
E, infine, l’ultima capoccia berrettata blu
«Fate passare, prego. Largo. Aria!»
‘Uzz. La poluzz!
«Che succede qui? Chi è lei? Cosa ci fa lì a terra? Com’è entrato? Conosce la signora?»
«Eeee… No. Io aiutavo la vecchia, soffriva tanto, puoi vedere.»
«Ma lei chi è? S’identifichi, per favore.»
«Io… Siamo… Frazche, no anzi… ‘Spè.»
«Senta, si alzi per favore, non perdiamo altro tempo, mi segua!»
«No no, ma che… Mica che… ‘Spè, sbirrozz!»
L’energumeno m’issa su con un braccio solo e mi tira fuori da lì facendomi strusciare tra tutte le capocce che non mi facevano dire una parola e che manco mò si levano di torno, "Ma qua lavoro solo io?".
Vengo trascinato di peso fino all’ascensore. Da lì vedo infilarsi certi infermieri nell’appartamento, e dopo non vedo altro che la divisa blu di questo qui che pigia Piano Terra e mi si spiaccica addosso puzzoso.
«Giovanotto, adesso ti facciamo passare la voglia di fare tanto lo spiritoso, capito? La cosa è grave, puoi prendere fino a non so quanti anni se la vecchia ci rimane, lo sai? Documenti ne hai? Che fai non parli?»
Ma io, oramai, manco ci penso più, e figurati se ci parlo. Lo so, me ne dovevo stare a casa e invece… Buzz, di brutto.
Fuori dell’ascensore ci stanno altre capocce curiose che mormorano Psh Psh mentre il blu mi conduce verso l’uscita. Guardano su, guardano me, poi di nuovo su, "Sì, è così, qua lavoro solo io". Tra loro anche la bimba coi led "Trp fg qst qui".
A terra in cortile c’è ancora la bertuccia trucidata zampe all’aria, tra le pareti rimbomba una techno ‘tuz ‘tuz che scuote ogni lastra e fa saltellare certi vasi che vengono poi giù dal davanzale uno ad uno. Su un balcone in alto, invece, un altro blu cerca di avercela vinta sul fucile del vecchio e la sua Maria che non ne vogliono sapere. E mentre questo qui mi tiene per un braccio, e mi tira, e mi strattona, io sogno solo di svignarmela alla svelta, stripparmi a go-go, mettere su il meglio microsolco e schizzare più in alto che si può. Fin oltre le nuvole, finsullìnterplanetario, ma anche di più, sa’?! Fino a… Non so.
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Angels Dance / Angels Die

 
eggià, bella mia, buzz proprio...

 
Posted by Angels Dance / Angels Die on Thursday, June 04, 2009 - 12:16
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junky monkey
Junky Monkey

 
hahahahaha ma sei in parente lontano di Pazienza...o è solo colpa della scimmia?

 
Posted by junky monkey on Monday, October 19, 2009 - 12:10
[Reply to this
Angels Dance / Angels Die

 
chi io, parente di quel paz lì? no no, manco lontano.
della scimmia sì, mi pare...
 
Posted by Angels Dance / Angels Die on Monday, October 19, 2009 - 13:00
[Reply to this
Sunday Girl

 
Eppure un po' di Paz in te ce lo vedo pure io...

 
Posted by Sunday Girl on Wednesday, November 18, 2009 - 14:23
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Angels Dance / Angels Die



Last Updated: 1/7/2010

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