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Kamela racconta il terremoto L'Aquila, 6 Aprile 2009: finisce il terremoto piccolo, inizia il terremoto grande

Kamela



Last Updated: 1/30/2010

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January 30, 2010 - Saturday 
Un cumulo di macerie, chiusa a tutti, oggi come il 6 aprile .. vederlo per credere, questo famoso "miracolo", in un video girato pochi giorni fa. Molte delle riprese sono fatte nei pressi di casa mia, sono "scorci" che posso vedere da me quando riesco ad andarci, e ai quali mi sono ormai assuefatta. Vederli qui, e immaginare di vederli con occhi "vergini", esposti solo alla normale vita di "palazzi in piedi" delle vostre città, ha fatto effetto anche a me .. 

Per qualche motivo mySpace sembra non visualizzare il video, quindi vi lascio anche l'URL invitandovi a vederlo direttamente su youtube, se qui sotto non vi appare:





January 24, 2010 - Sunday 


Bertolaso come sapete è corso ad Haiti e, da Haiti, solleva critiche all'intervento degli Stati Uniti (vedi Repubblica di oggi). Critiche del tipo: 

"Si dà un po' da mangiare, bere e il problema per loro è risolto, ma si devono porre le basi per la vita futura

oppure 

"Il governo locale non sa nulla di quello che accade c'è netta la sensazione che siano stati emarginati

oppure 

"Confondono intervento militare con emergenza

oppure ancora 

"Si assiste a una fiera della vanità, si viene qua con l'ansia di far bella figura davanti alle telecamere


Ma guarda un po' .. perchè tutte queste cose all'Aquila ci sembrano così tanto familiari? Forse avrebbero dovuto mandare Bertolaso anche a noi allora, che tutti questi problemi ce li ha tanto chiari. Ma .. ma .. ora che mi viene in mente, ma non è proprio Bertolaso quello che abbiamo visto qui tutti questi mesi di esautorazione delle istituzioni locali, di occupazione da parte di Protezione Civile e militari, di costruzione di 19 new town scollegate dalle nostre tradizioni e fuori da qualunque tessuto sociale, di nessun intervento in prospettiva per il rilancio dell'economia, di passerelle su passerelle di tutti davanti alle telecamere (l'ultima mercoledi sfruttando anche i bambini delle scuole elementari? 

Ho forse sognato?

Non sarà forse che tutti i grandi della terra che sono venuti da noi per il G8 per vedere il "miracolo aquilano" hanno imparato l'abc dei soccorsi ai terremotati? (e poi, va bè, si sa, capita spesso che l'allievo superi il maestro e magari avranno un tantinello esagerato).

Non so se devo ridere, piangere, incazzarmi o cosa.

Risponderò con le parole di qualcuno molto più qualificato di me (perché altrimenti quello che riuscirei a mettere insieme non sono sicura che andrebbe molto oltre il "vai a fare in culo" ...):


 "Non giudicate per non essere giudicati. Perché secondo il giudizio col quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi. Perché osservi la paglia nell'occhio del tuo fratello e non badi alla trave che è nell'occhio tuo? Ipocrita, leva prima la trave dal tuo occhio, e poi tenterai di levare la paglia dall'occhio di tuo fratello." (Gesù, Il discorso della montagna)




January 18, 2010 - Monday 
Vorrei parlarne. Sento che dovrei parlarne. Ma non ci riesco, per mille e più ragioni. 

Perchè mi sono sentita in colpa perchè il nostro terremoto qui è stato 30 volte minore.

Perchè mi prende il panico, perchè se il nostro terremoto qui fosse stato come quello loro lì, 30 volte più forte, ora saremmo veramente tutti morti e niente sarebbe rimasto in piedi.

Perchè a questa cosa qui ci penso sempre, che poteva essere così e che potrebbe ancora essere così.

Perchè mi ha shockato trovarmi a guardare le immagini di quello che è successo lì come se ormai fossero cosa "normale", e non è sano che le immagini delle macerie e dei morti si possano vivere come normali (ma è dalle 3 e 32 e 40 secondi, a scossa ferma, che nel mio cervello è successo qualcosa di strano, probabilmente per salvare la mia sanità mentale, e mi ha catapultato in una realtà che da subito ho accettato come La realtà)

Perchè ho pensato "ora magari faccio domanda per un bambino in affido" poi mi sono detta che non ho una casa e poi non è questa grande idea togliere un bimbo da un terremoto e portarlo in un altro terremoto.

E comunque non me lo darebbero. Figurati, single e terremotata. Manco la casa ci danno a a noi single (a dire il vero neanche alle coppie - se non procrei puoi vivere sotto i ponti).

Perchè quando vedo le immagini di Haiti capisco come tutti hanno visto le immagini dell'Aquila e comincio a spaventarmi anche del mio di terremoto. E capisco perchè erano tutti più agitati di me, quelli che sentivo al telefono in quei primi giorni in cui sono rimasta lì (che poi tutto mi dicevano "ma perchè non scappi?", ma io no, caparbia, perchè altrimenti poi non avrei più compreso nulla di cosa fosse la mia nuova vita).

Vorrei parlare di Haiti e invece ho finito col parlare di me. Ma è la stessa cosa. Noi e loro. Interscambiabili. In questa beffa di vita.

Dovrei parlarne in un altro modo. Ma forse tanto non servirebbe a nessuno.

Servono soldi - meglio se diretti a finalità specifiche - e cibo. 

E subito servono le cose più disparate: detersivi, sapone, mutande, vestiti, medicinali, pannolini, assorbenti, coperte.

E poi serviranno le cose per affrontare le giornate: giocattoli, libri, colori, quaderni.

E servirebbe aiutare i bambini. 

Serve un esercito di psicologi che aiuti tutti a confrontarsi con quello che stanno vivendo e che vivranno. 

Servono teste pensanti ed efficienti a coordinare tutti i soccorsi, nell'immediato.

E servono teste pensanti e cutluralmente preparate per organizzare la rinascita (perchè, non lasciatevi ingannare, la rinascita inizia da subito, la distruzione ha già in sé il seme della rinascita - gli opposti coincidono) nel rispetto di quello che erano quelle città, quelle persone, quelle vite.

E serve farglielo sentire quel rispetto.

Noi da qui possiamo mandare soldi e cibo. Ed ospitare i bambini. Credo. 

Su tutto il resto so che non abbiamo alcuna possibilità di intervento. C'è solo da sperare.

Ma soprattutto serve capire che siamo la stessa cosa, noi e loro. E ora questo "noi" non è "noi aquilani", ma noi tutti. Tutti siamo la stessa cosa, sempre.

Questo terremoto è capitato a noi.







January 17, 2010 - Sunday 
Dopo nove mesi senza ADSL sono giunta alla conclusione che non è un caso se le parole chiavetta (internet) e chiavica sono così simili tra loro ..




January 13, 2010 - Wednesday 
Sto meditando di chiudere questo blog. Trovo sempre più difficile portare i miei sentimenti in pubblico, qui e fuori di qui. Peraltro non credo siano poi così interessanti. Le disgrazie tendono anche a passare di moda, pure se noi questa disgrazia qui ce la porteremo con noi per i prossimi 10 anni. Il terremoto non è una cosa che è stata, il terremoto è una cosa che è.

Leggo di Haiti e mi vengono i brividi. Anche di fronte a certe mie reazioni. Tipo stamattina, quando la galleria di immagini di Repubblica diceva: "attenzione alcune immagini potrebbero urtare la vostrra sensibilità", e io ho pensato "cosa vuoi che mi urtino a me, queste cose qua io ormai le ho viste con i miei occhi". Siamo come reduci di guerra, e l'interazione con "gli altri" è difficile. C'è un muro, invisibile per gli altri, ma durissimo e invalicabile.


January 12, 2010 - Tuesday 
Domenica mattina L'Aquila si è svegliata con le scosse delle Marche. E si sono sentite anche oggi quelle più forti. Brutta sequenza, brutta, brutta. Somiglia tanto a cose già viste qui ma non è detto, niente è mai detto. Però io la borsa la preparerei, e anche l'acqua in macchina, e la macchina la parcheggerei lontano dalle case. 

Mi dispiace che proprio Marly debba viverla. Non che per altri sarebbe più accettabile, ma Marly è stata presente, con me, e mi parrebbe un po' beffarda, questa cosa ..

E' molto che non scrivo qui. Mi sono scritta tanti post nella testa, magari in macchina, guidando. Ma poi arrivata a casa, tutto di corsa, e il tempo materiale per scriverne davvero uno dandogli l'attenzione che avrei voluto dargli con c'è stato.

Ci sono anche momenti duri, durissimi. E sta maledetta divinità delle faglie è lì che se la gode pensando di averla avuta vinta, di avermi (averci) annientato. Per sempre.

Ma è arrivato il momento del fermento. Tutti lì a costituire comparti, consorzi, consultare tecnici, imprese, architetti, ingegneri. A cercare di ricostruircela noi la città, ognuno il suo pezzettino, che poi tanti pezzettini faranno un pezzettone, e i pezzettoni finiranno per completare il puzzle.

E' tutto un telefonarsi, vedersi, organizzarsi, scambiarsi recapiti e numeri di telefono, riunirsi come carbonari nelle case di chi la casa ce l'ha. E sai, ti saluta Anna. E poi, Piero ha visto Roberto, sta bene, ha detto che ti chiamerà. Sai chi mi ha chiesto di te? Fabrizio, te lo ricordi?

E giù a far catene di telefonate, per ricostituire le comunità che erano gli isolati, i quartieri. E lì a chiamarsi, persone che prima magari a malapena buongiorno e buonasera, e mica per cattiveria, ma solo perchè uno mica può conoscere tutti.

Che delle volte mi pare di essere tornata ai tempi della scuola, quando ci sia chiamava il pomeriggio per scambiarsi le versioni, dai tu mi passi quella di latino che io ti do quella di greco. Solo che ora ci scambiamo pareri su ordinanze e perizie, ma lo spirito poi è lo stesso.

E allora te lo devo proprio dire, testa di cavolo di un terremoto che non sei altro. Tu pensi di avere vinto. Tu pensi di aver mandato tutto in polvere e frantumi. Tu credi che le città siano fatte di pietra e di cemento, ma non hai capito un cazzo, e scusa la brutalità.

Che le città sono fatte di persone, di amici, di vicini di casa, di condomini, di conoscenti. Comunità insomma, che non solo non hai distrutto, non solo non hai neanche scalfito, ma che semmai hai reso coese e legate come mai lo erano state prima, o come non sapevano di essere.

Quindi, testa di cavolo di un terremoto, lascia perdere, non ti accanire anche sulle Marche. Sei comunque un patetico perdente.


Ora non pensiate che io sia forte. Non è sempre così. In tutta sincerità è che io sono bipolare, e stasera è sera di polarità decente. Tutte queste cose sono vere, ma non sempre ho la serenità per poterle apprezzare. E' dura.





December 24, 2009 - Thursday 

Riassunto delle puntate precedenti
. Vivevo una vita come tante in una città di provincia che avevo scelto una ventina di anni fa, un po' per questioni di lavoro, un po' - soprattutto - perchè mi avrebbe permesso di trasformare le due ore e passa giornaliere che a Roma trascorrevo sui mezzi di trasporto per il percorso casa-lavoro-casa in due ore e passa giornaliere spese per me (cinema, palestra, lettura, studio, arte, etc etc).  Poi c'erano le altre cose della vita: persone, amori, ex-amori, amici, ex-amici, colleghi, lavoro. Insomma  quelle che dovreste conoscere anche voi. A volte, insoddisfatta, speravo in qualche "scossone" che cambiasse un po' di cose, ma la divinità in ascolto è stata probabilmente dobole di udito e invece di "scossone" deve aver capito "scossona". E così, in 20 secondi, la notte tra il 5 e il 6 aprile altro che se le cose sono cambiate.



E insomma, così adesso sto vivendo a "Templa", nome di fantasia che abbiamo dato al paese dell'aquilano che mi ospiterà per un anno almeno. Calvino diceva che di una città non apprezzi le stte o le settanta meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda. Ecco, Templa finora ha avuto risposte per ogni mia domanda, per le domande semplici e per quelle più complicate. Risposte pronte e sicure, come un partner affidabile che ti sta accanto, un giorno dopo l'altro, e che ti dà certezze e sicurezza, un partner solido che, a volte in silenzio, ti offre la mano.


Ma che non ti fa battere il cuore.


Vado all'Aquila quasi tutti i giorni, e a volte riesco ad avventurarmi in centro. Nel silenzio surreale che un tempo apparteneva alla notte, quando era troppo freddo per andarsene in giro, e che ora appartiene invece ad ogni ora di ogni giorno. Ha riaperto un bar in piazza. C'andiamo, percorrendo strade vuote, a volte sotto la neve, dentro piumini, sciarpe, cappelli, guanti, calzettoni pesanti, scarponi. Per resistere alle gelate, che qui sono toste. Ma andare è importante, ché vivere quelle poche cose vive è il senso della nostra vita ora. Riconquistare ogni giorno un pezzettino, anche piccolo, di quello che era e che, contro ogni ragionevolezza e difficoltà, continua ad essere la nostra vita. Quella pulsante.

Quella che ci fa battere il cuore.

Templa è il partner sicuro ed affidabile, ma L'Aquila è l'amore passionale che resiste alle difficoltà, che ti definisce e ti trascina, che nonostante tutto ti scalda il cuore, ti stampa il sorriso sulla faccia, e per il quale sei pronto a tutto.

Mai prima d'ora ho anteposto la sicurezza alla passione, le certezze all'amore. E non lo farò adesso.

Che tanto, peraltro, nessuno potrà mai garantirci dai venti secondi di scossa che all'improvviso possono farti perdere il consorte che fino a quel momento era sempre sembrato affidabile.

Conto i giorni, da ora, per quando potrò tornare all'Aquila. Templa mi perdoni.






December 24, 2009 - Thursday 
.. tra "casette" portate via dal vento:




e "casette" affogate nella pioggia: http://www.inabruzzo.com/mediagallery.php?id=196


... Il miracolo di Berlusconi e Bertolaso ....




Buon Natale a tutti ...


December 12, 2009 - Saturday 

N.B. La lettura di questo post e la visione dei due video che propone vi richiederanno quindici minuti della vostra attenzione. Questi quindici minuti della vostra vita, che magari per alcuni potrebbero essere tanti, magari difficili da ritagliare nelle frenetiche vite che conduciamo, sono il piccolo atto di solidarietà che vi chiedo, perchè non ha alcun senso lamentarci poi della falsità dell'informazione di regime se non riusciamo a fare noi un po' di controinformazione. E non possiamo farla, se prima non ci documentiamo.

Vi prego, regalate 15 minuti di attenzione alla popolazione aquilana, ma, prima di tutto,
alla verità.



Scusate il silenzio, ma la vita è un po' complicata, un po' tanto complicata. Anche le cose normali in questa situazione richiedono un'infinità di tempo. In più l'umore è ormai sotto i peidi. Riflettevo l'altro giorno sul fatto che, guardandomi indietro, dal 6 aprile a oggi i giorni che ricordo con meno angoscia sono stati il 6 e il 7 aprile, che almeno non c'era ancora stato il tempo per percepire l'enormità della cosa ..

Comunque, questo post devo scriverlo per forza, tempo o non tempo, voglia o non voglia. Perchè lo schiaffo alla verità diventa a volte così sferzante ed offensivo che non si può tacere.

Diunque, riassunto della situazione al centro storico:

1. macerie accatastate ovunque, come vi ho già raccontato, per "ristrettezza delle norme attuali in materia di smaltimento dei rifiuti" - come ha detto anche il governatore pidiellino Chiodi - che fa sì che neanche un sassolino sia stato portato via, e che anzi i cumuli crescano perchè le macerie vengono estratte dai palazzi e portate in strada;

2. ricostruzione inesistente che non può partire per mancanza di un'ordinanza specifica da parte del Governo o di Bertolaso (l'unica bozza che era stata fatta è stata rimandata indietro al mittente non solo dalla presidente della provincia Pezzopane, ma anche dallo stesso burattino Chiodi, il che è tutto dire);

3. centinaia di attività commerciali chiuse nella zona rossa, che è ancora quasi coincidente con l'intero centro storico (che, per quanto ho sentito, è il 6° per estensione in Italia - così, tanto per darvi un'idea dell'ampiezza)

4. tutti i residenti della zona rossa ancora tenuti all'oscuro di quello che sarà il loro futuro

Le uniche piccolissime novità positive in questo panorama desolante sono state:

1. la riperimetrazione della zona rossa, che ha reso agibili una decina di strade (sulle centinaia del centro)

2. la riapertura di tre esercizi commerciali: la storica cantina "ju boss", il bar dei fratelli Nurzia (famoso torrone aquilano), e un ottico accanto al bar

Certo siamo stati tutti felici e commossi per queste piccole cose, ma noi sappiamo bene come queste commozioni siano bene confinate in piccoli spazi all'interno della tragicità della nostra situazione complessiva,

La situazione economica è drammatica e non ci sono ancora certezze sui tempi di ripresa del pagamento dei tributi e della restituzione di quelli non versati finora. Giovedì scorso c'è stata una manifestazione a Roma di cittadini aquilani, accompagnati dalle istitiuzioni locali, di cui nessun giornale o telegiornale ha dato notizia. Qualche giorno fa ill Consiglio Comunale, come azione dimostrativa, si è tenuto all'aperto, in mezzo alle macerie del Palazzo Comunale.

Tutto ciò premesso, ecco come il centro storico dell'Aquila è stato raccontato al TG5, in un servizio di Guido Del Turco, così introdotto da Simona Bianchetti: "Andiamo all'Aquila, che festeggia oggi un giorno importante perché riaprono, infatti, molti negozi del centro storico e simbolicamente, per festeggiare proprio questa giornata, oggi il consiglio comunale si è tenuto all'aperto".

Vi state incazzando anche voi, eh? Vi sta ribollendo il sangue? Bè, il servizio di Guido Del Turco (a proposito, sì: figlio di cotanto padre..) ve lo ripropongo tale e quale, così potete giudicare da soli se frasi come "il centro storico che di fatto ha riaperto"  (?!?!?!?) o "il cantiere della ricostruzione è aperto" (!!??!?!?) o "le macerie, le pietre [..] tolte, anche se non ovunque" (????), siano o non siano un'offesa non solo alla nostra sofferenza e alla nostra assoluta e totale incertezza sulle nostre vite, ma anche all'integrità morale e alle intelligenze di tutti, aquilani o non aquilani, come sempre è la menzogna.


 
..



E questo invece è il vero racconto del Consiglio Comunale tenuto tra le macerie, la realtà non distorta:






Aiutateci a raccontare la verità.



December 3, 2009 - Thursday 

L'Aquila, 03 dic - Nel Consiglio dei ministri di questa sera verrà esaminato un decreto che affronterà la problematica legata allo smaltimento delle macerie del terremoto. Lo ha annunciato il presidente della Regione, Gianni Chiodi, a margine della riunione della Conferenza delle regioni convocata per discutere e approvare il Patto della salute 2010-2012. Il presidente della Regione ha spiegato che "il Consiglio dei ministri dovrà dare il via libera ad alcune deroghe alla normativa nazionale in materia di smaltimento per evitare tempi lunghi per liberare la città dell'Aquila dalle macerie. Un provvedimento indispensabile – ha concluso il presidente Chiodi – che darà vita ad una nuova governance, considerato la ristrettezza delle norme attuali in materia di smaltimento dei rifiuti" (fonte: http://www.ilcapoluogo.com/e107_plugins/content/content.php?content.22398)




"... evitare tempi lunghi per liberare la città dell'Aquila dalle macerie ..."

Considerato che fino a questo momento, a distanza di 8 mesi, non è stato portato via dal centro storico neanche un sassolino per mancanza di procedura da seguire ("ristrettezza di norme", per dirla con Chiodi), e considerato che dall'approvazione del decreto alla sua attuazione passerà comunque tempo e si arriverà sicuramente all'anno nuovo, devo dedurre che per il governatore Chiodi "quasi un anno" è un tempo ragionevolmente breve, e che è normale che i residenti del centro storico non sappiano niente del loro futuro, e, se non assegnatari di "casette" (per "ristrettezza del progetto C.A.S.E." come forse direbbe lui), anche niente del loro presente.

Grazie per tutti i miracoli che state facendo, davvero grazie, sono strabiliata ..