Gender: Female
Status: In a Relationship
Age: 26
Sign: Cancer
City: ceppaloni
State: Milano
Country: IT
Signup Date: 5/15/2006
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Tuesday, July 15, 2008
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Cip e Ciop sono andati al traffic festival a vedere il concerto degli Hercules and Love Affair. Il concerto era una sòla. Ora, ho capito che Antony Hegarty non c'era, però sostuiture lui con un travestito, per quanto esteticamente più gradevole, non è che fosse proprio una mossa azzeccata. Così sono scappata dal concerto alla ricerca di un posticino tranquillo nascosto tra le frasche dove rilasciare le mie urine e nascondermi dai fulmini. Addentrandomi tra i cespugli, in un posticino molto nascosto del parco adiacente al palazzeto isozaki (parola che nel dialetto piemontese significa: due peperoni a bagno nell'olio) ho trovato un piatto di risotto ai frutti di mare, intonso, con i gamberoni grossi e succosi e le pattelle. E' stato lì che ho pensato è la fine, amici, è finita, perchè dev'essere più facile trovare un invitante risotto alla marinara in un pisciatoio di barboni al parco che Antony Hegarty al concerto del gruppo il cui album è interamente cantato da lui? Questo e altri interrogativi mi hanno dato da pensare per l'intera notte mentre io e Ciop cercavamo di tornare nella nostra dimora pinerolese schivando i fulmini e sbagliando strade. Ci sono volute altre dodice ore perchè il senso della vita mi si ripalesasse davanti agli occhi nel più limpido ed impressionante dei modi. Questo miracolo della percezione sensioriale, esplosione dei chakra e vocazione spirituale è avvenuto nel paese di Arluna provincia di Torino, nelle prime ore del pomeriggio della domenica seguente quando mi sono imbattuta in un raduno di pimpatori di autoradio e automobili. Altro che Antony Hegarty, Gigi d'Agostino a un volume incredibile in una vecchia Fiat Panda, ecco cosa voglio dalla vita. E andare a sentire i Queen a settembre, se non c'è Freddy Mercury, però, mi incazzo.
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Tuesday, May 20, 2008
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ultimamente mi capita di non aver tempo di fare niente. in parte si tratta di una questione stagionale, se ho tempo per fare delle cose la priorità va al recupero delle ore di sonno, oppure a un'ipotetica scorta di ore di sonno. insomma, la mia vita è controllata dalla spossatezza fisica. o ce l'ho, o cerco di prevenirla. se avete in mente casi in cui un atteggiamento di questo tipo ha avuto esiti compulsivi e impedito il regolare svolgersi della vita di qualcuno che conoscete, vi prego di segnalarmelo privatamente.
sta di fatto che per migliorare la qualità del mio dormiveglia, faccio cose come guardare dei film, leggere dei libri, interessarmi alle questioni condominiali del consolato milanese di scampia nel quale risiedo.
cercherò di parlavi di tutto un pò per volta, oggi mi dedicherò a questo film per signore:
-"Il treno per il Darjeeling". per certi versi l'India è un pò come l'antico Egitto, nel senso, ogni tanto ritorna di moda, le signore si abbonano alle uscite fabbri editori "costruisci il tuo visnu" (quando ci troviamo nel periodo "india=posto dove meditare e ritrovare se stessi"), oppure si scambiano la loro copia intrisa di lacrime de "La Città della Gioia" e organizzano delle collette in ufficio per adottare a distanza misteriosi infanti denutriti. Il Darjeeling è l'India del tè delle cinque e della meditazione, concettualmente lontano dalle esplosioni di bhopal e dai santini di Madre Teresa, quindi si presta bene per un film di Wes Anderson, che nel mentre si è evoluto nel "guru delle piccole cose", dei sentimenti teneri e di altre amenità che ci hanno reso simpatico Steve Zissou, ma che nel giro di un attimo si sono tramutati in semplici escamotage per far commuovere le signore. Il film è, fondamentalmente, un lungo spot della linea di valigie di Jean Louis Vuitton, ovvero le reali protagoniste della storia, non si sa cosa ci facciano lì, non si sa cosa contengano e l'interesse sul perchè della loro presenza vi cala intorno al 15esimo minuto. gli attori non protagonisti invece sono i whitman (il cognome più simile a vuitton che a anderson venisse in mente), sono loro a prendere sto benedetto treno e a fare questo viaggio alla ricerca di loro stessi e della madre fricchettona. nel film compaiono anche degli indiani veri, delle macchiette da barzelletta dello stesso livello dei negri che a natale fanno le pubblicità dei torroncini, questo è anche divertente nella parte sovrappensiero del film, non fosse che a anderson dopo un pò gli dev'essere venuto il senso di colpa per aver tralasciato i problemi di povertà e denutrizione dei bambini indiani, e allora inserisce uno spaccato tragico, con tanto di funerale al villaggio rurale che, come dire, forse avrebbe potuto evitare, dal momento che per contratto pare impossibilitato ad eliminare dalla scena quelle 12 valigie il cui prezzo sul mercato è probabilmente pari al prodotto interno lordo del bengala. tra le altre cose, non mi ricordo come finisce il film.
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Friday, May 02, 2008
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Current mood:  apathetic
non ho più dato aggiornamenti relativi ai misteri e alle morbosità che riguardano il mio quartiere. lo farò ora, approfittando di questa sensazione di confusione psichica dovuta a un capsulone di buscofen che mi è rimasto incastonato nella gola e che si sta sciogliendo lentamente, inondando con lentezza e costanza il mio organismo con una sostanza chiamata ibuprofene, la quale dovrebbe calmare i miei spasmi e alleviarmi le sofferenze della vita. ad ogni modo, il motivo per cui non parlo più dei fatti di desanctis è che hanno smesso di accadere cose e che, lentamente, i fatti che sembravano avere delle anomalie si sono conformati alla più piatta quotidianità condominiale. treppiede, altresì detto "ananas", l'individuo che si esprimeva una volta al mese illuminandomi su profonde verità esistenziali, ha perso la terza gamba ed è sceso dal piedistallo (dalle sembianze di una stampella) del guru eremita, riprendendo i panni del comune immigrato un pò losco, ma manco troppo malavitoso. passa la sua vita seduto in cortile, ma il suo rapporto trascendentale divino si è clamorosamente interrotto con l'asportazione dei ferri di robocop dal suo polpaccio. anche l'uomo ghiacciolo non si fa più vedere, e il rumore della sua sola gamba trainata da un'unica stampella è stato sotituito dagli schiamazzi dei bambini delle favelas che giocano scalzi nel condominio e che, al posto della pausa della merenda, ne hanno una in cui respirano colle viniliche da un sacchetto di cartone. pare che, con l'arrivo dell'estate, il cortile di de sanctis smetta di essere il fulcro degli eventi sordidi e paranormali di milano sud, la madonna non si illumina più e i bambini schiamazzano. anche il mio vicino "piccolo hans" dalle unghie curatissime e oggetto di miei pellegrinaggi spionistici mattutini non si vede più in giro. tutti i miei dubbi riguardanti il suo orientamento sessuale, la sua nazionalità e la sua occupazione di sicario col borsone di prada riempito ad armi chimiche, non si sono mai chiariti, lui si è dileguato e io non avrò forse mai modo di sapere se si trattava si un ex bambino traumatizzato o di un assassino ninja psicotico.
la sola novità che un pò solletica il mio lato da detective del topomistery riguarda la comparsa di una strana vettura che chiameremo la "uno zappa". la uno zappa è una fiat uno (passatemi il pleonasmo) di proprietà di un fanatico del caro frank zappa, il quale, però, di lavoro, occulta cadaveri al parco del ticinello(sì, queste sono supposizioni da me formulate a seguito dell'assunzione di sostanze devianti).
la prima volta che mi trovai di fronte alla uno zappa, mi trovavo, invero, in uno stato di vacillante lucidità mentale, era sera tarda e mi accompagnavo, sbandante, col dottor XY alla ricerca di sigarette ai distributori, quando, all'improvviso, mi accorsi di questa vettura color vinaccia, con svariati adesivi fricchettoni recanti la scritta io-cuore-zappa e due zappe ben legate al porta pacchi.
a distanze di tempo la uno zappa contina a ricomparire parcheggiata in punti diversi della via, le zappe sono piene di terra e il proprietario non è mai stato avvistato. la mia ipotesi è che la scomparsa del piccolo hans e dell'uomo ghiacciolo siano, appunto, da imputare al proprietario dell'auto in questione, il quale, con buone probabilità potrebbe essere complice della discesa dal mondo dell'onniscienza spirituale del caro treppiede, ora trasformatosi in essere bipede e di scarso interesse.
in conclusione, con tutta la simpatia ilare che si possa provare nei confronti di un personaggio amante di zappa e delle zappe, invito chiunque di voi, avvistasse il fricchettone in questione, a pedinarlo e raccogliere notizie sul suo conto. memorizzate bene, che dietro il più tenero dei fricchettoni potrebbe nascondersi una spia omicida che minaccia i paladini dell'ascetismo e dell'onniscienza di milano sud, luogo a me molto caro, nonchè riserva naturale di illuminati di varia natura.
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Monday, April 21, 2008
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casa mia non è più la stessa. adesso è pulitissima, ordinatissima e un piccolo cane dorme sullo straccio delle pulizie accanto al glassex. però se mi alzo per fotografarlo accanto alla bottiglia di glassex per sottolineare le microscopiche dimensioni della bestiola, lei si alza e mi si rotola tra i piedi, niente da fare. ora per chiudere questa parentesi sulla serenità domestica di de sanctis vi parlerò di D di repubblica, allegato al quale le donne della mia famiglia (esclusa la sottoscritta) devono la propria formazione culturale, basata su capisaldi quali la cucina creativa, l'arredamento feng shui, l'amore incontrastato per vittorio zucconi e le riflessioni di galimberti. L'altra sera, mentre aspettavo che il citofono suonasse, ho trovato un D un pò vecchio, abbandonato qui da qualcun altro. ho letto l'articolo che pareva più appetibile, si intitolava "per l'orgasmo clicca qui", con tanto di foto sfocata di tette tondeggianti di un frame di qualche film a luci rosse. parlava dei centri di aiuto per coloro che sviluppano una forma patologica di dipendenza dai siti di pornografia, che pare, secondo una 40ina di terapisti intervistati dalla BBC, sarebbero in netto ed inquietante aumento. una massa di impiegati dei settori meno divertenti della storia che trascorrono le otto ore della propria giornata lavorativa con le mani nelle mutande invece che a produrre e che la sera tornano a casa e trovano la moglie noiosa e poco invitante. una notizia del genere non è così strabiliante, se pensate che praticamente si può sviluppare una dipendenza più o meno da qualsiasi cosa, dal cibo alla playstation passando per il sudoku. con la differenza che primo in questo caso si parla di un problema solamente maschile(questo lo ha deciso la giornalista, non io), secondo che l'estrema abbondanza e democratizzazione di cibo, sudoku e playstation non vengono condannati, quella del porno sì. tesi della giornalista(donna): la dipendenza da pornografia è un fenomeno strettamente maschile perchè gli uomini hanno il super potere di eccitarsi guardando delle immagini, mentre le donne necessitano di adeguato corteggiamento(anche virtuale). tesi della sottoscritta: chi ancora crede a questo luogo comune divulgato da donne che mai uscite da quel buco nero dell'inibizione per cui ammettere di masturbarsi è motivo di vergogna misto a peccato mortale? tesi della giornalista: le produzioni "tinello-cucina"(cit.) del porno amatoriale ammazzanol'erotismo del vecchio porno in dvd. tesi della sottoscritta: che sia la risposta al fatto che nessuno più crede agli idraulici super dotati e alle casalinghe che aprono la porta in reggiseno e mutante di pizzo fresche fresche di mastoplastica addittiva? era quello l'erotismo? e allora perchè se gli uomini si segano guardando donne di qualsiasi peso e dimensione nè belle nè brutte penetrate in più parti da uomini di qualsivoglia fattezze, poi dovrebbero perdere interesse nei confronti di quelle che hanno intorno? e soprattutto se il porno amatoriale è fatto da un 50% di uomini che interagiscono col restante 50% di donne, dei quali nessuno è motivato dal desiderio di un guadagno facile, ma che insomma, lo fanno perchè lo trovano gradevole e stimolante, perchè allora il porno viene considerato come strumento per il solo sollazzo dell'uomo?
ora, non è che io voglia passare per la disinibita pornofila, speravo solo che il mito delle donne dal cuore fragile e bisognose di corteggiamento e degli uomini che "pensano solo a quello", si fosse archiviato negli annali di rubriche di susanna agnelli risponde alle vostre domande. e invece no, a quanto pare, la lettrice donna trentenne che si sente un pò sex and the city e desperate housewife tutto insieme, tra una pagina con la pubblicità dell'intimo la perla con la modella con la faccia da bocchinara e una in cui un'altra si slaccia la giacca e mostra le tette con sguardo da ninfomane, è questo che vuole, l'uomo depravato e la donna inibita che non sa dove finiscano i tampax.
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Sunday, March 30, 2008
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il mio vicino di sopra è un signore del sud in pensione, non so che lavoro abbia fatto nella vita, ma ho una certa idea di cosa faccia ora: ciondolare in ciabatte nel cortille, fumare sigarette nazionali, e fare piccoli lavori di bricolage. questa mattina, per festeggiare l’arrivo dell’ora legale, ho avuto l’impressione che se ne andasse in giro per casa a schiacciare le formiche a martellate. a me piace tanto quando cambia l’ora, primo perchè quando esci da lavorare c’è il sole, secondo perchè quando esci da lavorare c’è il sole e hai l’impressione di non stare buttando la tua esistenza e che ci sia ancora un pò di giorno da vivere e l’aria è frizzante e sa di buffet microondizzato dell’happy hour. nonostante questo clima di risveglio ormonale e umorale legato all’arrivo della primavera, non mi piace che casa mia diventi la cassa di risonanza di un virtuoso del martello e tanto meno che il mio sonno biologico subisca attentati di alcun tipo. mi rendo conto che stare qui a scrivere di diatribe condominiali dia un pò la zappa sui piedi alle mie presunte arie da frangetta intellettuale(però vi garantisco che gli intellettualli amano le loro ore di sonno domenicali) , quindi per rimediare farò quello che tutte le riviste(intellettuali e non) nell’ultimo mese hanno fatto, ovvero parlare dell’uomo che cade di don de lillo, del quale ho letto le prime 20 pagine tra le 4 e le 5 di questa mattina e almeno 80 pagine in recensioni varie. le recensioni si dividono equamente tra gli esaltati e i delusi, nessuna mi è piaciuta particolarmente e in generale non ho mai capito cosa spingesse i critici vari a fare delle recensioni un riassunto della trama che si colclude con un "riflette su temi quali..." e in "in generale l’ho trovato deludente/superbo" e compagnia bella. forse sono io che ho un problema perchè leggo giudizio universale.
non vi parlerò della trama dell’uomo che cade, anche perchè non l’ho ancora letto, ma a grandi linee sappiate che parla di reduce dell’11 settembre, una valigetta, coniugi reduci di un divorzio. i reduci, ovvero, le ex macchiette del cinema americano. però vi parlerò del motivo per cui de lillo è stato letterariamente un figo, così magari vi sarà chiaro il perchè i giornali se la menano tutti a recensire lui e non il vostro amico chuck palaniuk. fondamentalmente de lillo è uno scrittore contemporaneo, il che non vuol dire che sia vivo nell’anno del signore duemilaeotto, significa che, come vi insegnavano al liceo, evidenzia, o fa sì che si evidenzino, delle questioni/fobie/ansie/atteggiamenti/pensieri ricorrenti strettamente appartenenti a questo momento storico, ma lo fa senza nominarle mai per nome o parlarne direttamente, dalla shock therapy, al terrorismo, le questioni ambientali, il bisogno irrefrenabile di lavarsi i denti degli impiegati della new economy, il packaging dei prodotti al supermercato, il medico che ti dice si tratta solo di un calo del potassio quando invece è il cancro. ora, il primo che mi dice che anche phalaniuk è bravo perchè fa i romanzi sul nostro bisogno di apparire belli e fisicamente performato lo levo dalla lista degli amici e lo segnalo come abuso. insomma se in rumore bianco il succo del libro sono i dialoghi dei due professori che fanno la spesa al supermercato e parlano dei prodotti e in underworld nel fatto che la storia dell’america dell’ultimo secolo è raccontata attraverso i giretti di una pallina da baseball dovrebbe essere abbastanza per farvi capire che si può parlare di storia senza atteggiarsi da pieri angela con alle spalle attori di terza categoria vestiti da primitivi che si menano a colpi di clava in testa. il secondo merito di delillo è nella definizione(con annessa empatia e osservazione critica) dei personaggi. per spiegarvelo ho bisogno di nanni moretti. nanni moretti ci ha fatto ridere tanto e tanto ha gratificato il nostro lato di wannabe intellettuali perchè chiamava in causa tutti quei personaggi lì, che non erano i contadini analfabeti, ma i ragazzi/e di buona famiglia che andavano all’università e al cineforum(le frangette, per capirci), li prendeva in giro e strizzava l’occhio a chi ci vedeva la critica(che poi era così palese che erano tutti). quello che voglio dire è che nanni moretti è stato tanto bravo e acuto, ma che fondamentalmente è facile adottare la posa dello snob e prendere in giro quelle persone lì, i faccio cose vedo gente. funziona così bene che in italia non abbiamo mai smesso di farlo, vi invito a scorrere mentalmente tutta la gioventù cannibale, i virzì al cinema e tutto quanto fino a frangetta. quando ho scoperto che i protagonisti dei romanzi di delillo erano professorroni, o cmq intellettualmente contorti (insomma, il protagonista è sempre lui in diverse declinazioni) ho tirato un sospiro di sollievo perchè finalmente potevo titillare il mio lato intellettuale senza che nessuno fosse preso in giro.
in cunclusione, ecco perchè delillo è stato un figo, perchè non parlava di storia/società/economia/ambiente direttamente, ma essi erano i veri protagonisti silenziosi dei romanzi che non avevano bisogno di essere nominati perchè erano negli scaffali del supermercato, nel televisore, nel corso di aerobica, nei tramonti alla diossina e compagnia bella. poi un giorno delillo si è ammalato di senilità, non so cosa gli è preso, si è alzato dal tavolo della mensa dove pranzava coi suoi colleghi professori e ha detto: "scriverò un romanzo sull’11 settembre!". e i primitivi di piero angela hanno smesso di tirarsi la clava in testa, si sono messi la giacca e la cravatta e hanno cominciato a lanciarsi dalle finestre delle twin towers.
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Saturday, March 22, 2008
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sono a pegli. non so che tempo stia facendo in tutte le città del belino dove vi trovate, ma qui c’è il sole, c’è tantissimo sole, così tanto che stamattina mentre mi trovavo sull’aurelia ad altezza prà, con il porto petroli da un lato, la crisi degli alloggi dall’altro e due palme nane e malate in mezzo a dare il tocco ligure, mia madre ha detto che sembrava la california. ovviamente la california che si vede dal divano di casa mia, quella dei fratelli walsh e di ralph malph e pozzi(che wikipedia mi suggerisce si chiamasse potsie, ma come?). la liguria del weekend pasquale è desolata, i negozi sono chiusi e i gli unici reduci fanno la coda agli ambulatori medici di prà, oppure si accoltellano tra consanguinei. personalmente, ho pensato di non farmi mancare nessuna delle due cose. così per indurmi a pensare che il mondo fosse un posto un pò più stimolante nel quale vivere, ieri sera ho chiamato il mio amico wil e gli ho detto andiamo a vedere rambo. vi premetto che nelle ultime settimane ho visto i seguenti film: il petroliere, lo scafandro e la farfalla e onora il padre e la madre, il cui minimo comun denominatore sono gli ospedali, la sofferenza come cosa ineluttabile della vita, e le angosce famigliari, tutte cose che a un certo punto ottenebrano la mia capacità di gradimento dei film e mi gettano nell’abisso oscuro della paranoia facile. così siamo andati al cineplex, che negli anni 2000 era il multisala di spicco del centro genovese, ma che ora è stato soppiantato dal magnifico ucicinema e quindi non va più di moda tra i giovani e ci vanno solo i sudamericani e i tamarri rumorosi. per farvi un esempio, vi dirò che alla fine del trailer del il film romanzato sulla vita di genghis khan, nel quale lui è presentato come un supereroe audace e battagliero, ma che alla fine viene fuori che si intitola "MONGOL", si è levato un boato e gli echi di risatine sono durati fino alla fine del primo tempo. insomma, sta di fatto che, nonostante il tamarro detti legge in quanto a programmazione del cineplex, rambo non c’era. così indecisi se guardare cenerentola e gli 007 nani, verdone o scamarcio, ci siamo orientati sull’unico film che non aveva la locandina esposta(perchè lo davano nella stessa sala del film con la voce di ambra angiolini, che la sera non viene proiettato), ovvero I PADRONI DELLA NOTTE. ora, visto che è mattina presto e io aspetto che il caffè raggiunga una temperatura accettabile, vi racconterò la trama. I PADRONI DELLA NOTTE parla di new york nell’anno dell boom delle droghe varie, 1988. bobby green è un ebreo(direi) figlio del capo della polizia, lui però gestisce un locale a brooklyn, che pare un pò i magazzini generali, nel senso che è popolato da pischelli pieni di sostanze, mignotte vere o presunte e spacciatori di sostanze. bobby green (che è inchiavabile) si tromba una sudamericana (che invece è fighissima) , pippano un pò di cocaina, giocano d’azzardo, si mangiano le pastiglie, ma nonostante tutto sono una coppia di bravi individui che si amano. il tutto fino a che, un bel giorno, il padre di bobby green decide che è il momento di ripulire la città dai malavitosi del giro della droga, che, guardacaso, si trovano proprio nel locale del figlio, e anzi, sono il proprietario russo e il suo nipote brodinski che somiglia a gogol bordello impizzato di cocaina. insomma, sta di fatto che da un bel momento in poi tutti cominciano ad ammazzare tutti, e brodisnki spara anche al fratello di bobby green, però non lo uccide, gli trapassa la faccia da una parte all’altra e lui dopo dieci minuti di film è di nuovo in scena. bobby green alla fine decide di diventare bravo e aiutare la sua famiglia di poliziotti ebrei a sconfiggere i russi spacciatori, così si mette a fare l’infiltrato, si svolgono svariate carneficine e il film finisce coi russi tutti morti, gli ebrei tutti poliziotti e la sudamericana se ne va perchè a lei piaceva fare la bella vita, mica festeggiare il ringraziamento con l’insalata di patate e la cocacola alla centrale di polizia. tutti gli amici si rivelano spie e tutti i poliziotti intrinsecamente buoni e pronti ad immolarsi per il bene civile. il film si conclude con i due fratelli che riappacificano (ok non vi ho detto che non si parlavano, ma insomma, potevate capirlo da soli) e quello trapassato da parte poggia la sua mano sulla coscia di bobby, il giorno stesso del suo ingresso ufficiale in polizia, e gli dice "ti voglio bene bobby". questa è la storia di come new york sia stata ripulita una volta per tutte dalle droghe di sintesi, aggiungeteci una fotografia da film per la tv degli anni 90, un grande amore per il corpo della polizia e vi risparmiate sette euro. quando siamo usciti dal cinema io e il mio amico wil siamo rimasti dieci minuti a fissare la barra del parcheggio perchè ci sembrava bellissima. poi una volta nei vicoli avremmo avuto voglia di abbracciare gli spacciatori. vabbè. mentre scrivevo questo mucchietto di ciarpame, hanno citofonato per dirmi questo: -signora rossi? -sì? -mi chiamo annamaria(?) sono venuta a lasciarle un invito per la festa commemorativa della morte di gesù. -gesù chi? ma non è tutto, vi riporterò un altro preoccupante dialogo. lumpa: cosa c’è in freezer? signor rossi: lo sperma di ron hubbard. lumpa: hanno fecondato katie holmes col mio gelato?
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Tuesday, March 18, 2008
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visto che ci ho dieci minuti di vuoto esistenziale scriverò una cosa qui, che non riuscirò a finire entro la deadline della fine del vuoto e questo me la farà prolungare ratealmente con tanto di perdita di filo del discorso, accumulo di stanchezza e calo della lucidità mentale che mi prende prima della piscina.
sto cambiando piscina. il cambiamento della piscina si porta dietro un accumulo di stress e angosce pari alla somma di quelle di un trasloco con quelle di un divorzio. voi non potete capire perchè siete delle schiappe, però prendete come un dato di fatto che cambiare forma, dimensione e limpidezza della vasca entro la quale vi dedicate al movimento sconnesso degli arti e ai più arditi pensieri intimisti non è roba da poco. è come aver raggiunto il più alto livello del transfert con la vostra analista e poi doverla mollare perchè lei decide di chiudere lo studio ogni giorno un’ora prima. so anche che non vi frega nulla che sia nulla delle mie cose private di sport, però se vi serviva una giustificazione del perchè non avessi tanta voglia di parlare male di tutto ve la servo su un piatto di argento con contorno di occhialini graduati salmoiraghi&vigano, palette ergonomiche per pimpare le spalle, e costume intero dei colori della nazione francia.
poi non posso parlare male di nulla perchè questo weekend sono andata in campagna a correre nuda sui prati ed abbracciare gli aberi, non c’erano concerti indie, mostre di giovani artisti e aperitivi con buffet. c’erano i cerbiatti, chi potrebbe avere qualcosa contro i cerbiatti?
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Friday, March 14, 2008
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ho degli incubi ricorrenti. il primo: sono anziana e faccio le cose che le persone anziane per definizione dovrebbero fare, tipo lamentarsi degli zaini degli studenti in tram o guardare i programmi televisivi del mattino a un volume altissimo. solo che poi mi accorgo che il mio immaginario è falsato perchè io da anziana non mi vestirò come gli anziani di adesso, ma mi sarò fermata a un punto preciso della storia delle tendenze o controtendenze della moda e continuerò a vestirmi così. l’idea che sarò una vecchina con i cheap monday e il cardigan di american apparel mi annienta, se poi ci aggiungo che di certo non farò quelle cose come giocare a bocce coi miei amici e bere acqua e cynar sul dondolo del cortile del circolo degli anziani mi sento annientata due volte. il mio pensiero ossessivo si trasforma in un incubo quando realizzo che il vero luogo di aggregazione della nostra terza età milanese sarà, con una buona percentuale di possibilità, il plastic.
il secondo: ho 40 anni e un nucleo famigliare felice. mio figlio, rimasto senza nome a causa della mancanza di un compromesso utile tra un nome russo di cattivo gusto e un nome ebreo di altrettanto cattivo gusto, va alla scuola elementare che sta lì vicino al centro FORMA. tra i suoi compagni di classe ce n’è uno che a una prima impressione potrebbe sembrare un pò ritardato, ma in realtà è solo disadattato e con dei disturbi comportamentali evidenti, alternati da momenti di autismo. è così perchè è stato concepito al rocket.
terzo: mi costringono a riguardare lo scafandro e la farfalla.
fine.
nota ai più. lo scafandro e la farfalla in verità è un film molto riuscito, ma non esiste un modo per parlarne bene che non includa concetti quali: -schabel dimostra di essere un vero artista perchè sa fare i film oltre che i quadri. -schnabel è un grande artista perchè la fotografia è bellissima. -schnabel ci parla della morte, ma non cerca di moralizzarci su temi quali eutanasia e compagnia bella perchè lui sì che è un artista.
se invece volete leggere i sovrascritti grandi elogi dell’artismo di julian schnabel tratti da "luoghi comuni:uno per tutti, tutti per uno", chiedere di luca beatrice.
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Tuesday, March 04, 2008
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vorrei addormentarmi guardando la tv, ma la tv si è rotta. cioè, non si è propriamente rotta, il tasto dell'accensione che fino a prima del festival di sanremo andava stimolato con del giornale arrotolato o con i flyer di italo italo italo(terminati perchè considerati i migliori flyer possibili dai quali ottenere dei filtri), adesso ha deciso di non raggiungere più il punto x che permetteva al televisore di prendere vita, e quindi mi ha abbandonato così. tutte le cose che io volevo vedere, compresi il festivàl, chi l'ha visto? e i bellissimi di rete quattro sono ancora lì, ma io non riesco a pigiare il tasto. è così che finisce con gli elettrodomestici(categoria che non saprei dirvi se comprenda anche i televisori o meno), una sera siete lì insieme a emozionarvi per "l'esorcista" e la sera dopo agonizzi sul divano alla ricerca di un pippo baudo perduto, mentre i tuoi amici si divertono a mandarti sms riguardanti le prestazioni dei giovani cantanti neo melodici o mms con le foto delle proprie terga. quindi non chiedetemi chi ha vinto, quanti hanni ha o dimostra la tatangelo, che scarpe portava chiambretti o da che parte aveva il riporto pippo, non lo so e se ci penso soffro. non chiedetemi nemmeno come si espelle un pesante ed antico televisore da casa, non so nemmeno quello, ci sono ottime probabilità che resti lì a far da sostegno al brutto quadro che vi è sopra in eterno.
così per distrarmi dalle brutture e avere qualcosa da fissare ebete e passiva sono andata al cinema e ho visto il petroliere e il film dei coen. il petroliere è la storia di un uomo virilmente baffuto a cui piace trivellare la terra e guadagnare i soldi, che è tanto cinico e calcolatore, e che ogni tanto fa affari coi preti e ogni tanto li fa fuori. nell'anno del signore duemilaeotto il petroliere sarebbe un astuto stipulatore di costose polizze rc auto tormentato dagli scientologisti. il film dei coen è un pò simpatico e anche un pò stupido, ci sono un killer molto pazzo e molto cattivo, uno che muore alla fine del primo tempo, e uno sceriffo anziano e malinconico che rappresenta le forze del bene stanche e fuori gioco. a milano "non è un paese per vecchi" parlerebbe del cortile di casa mia, treppiede avrebbe un uzi nella stampella e comincerebbe a fare fuori i condomini uno per uno, l'uomo ghiacciolo resisterebbe fino alla fine del primo tempo e il portinaio, devastato dal senso di frustrazione e di inutilità della sua posizione ai fini del bene comune, si rinchiuderebbe nella sua minuscola casina, e rinunciando a salvare chiunque, compresa la sottoscritta, si guarderebbe la finale del festival di sanremo con una tazza di tè. il film si chiuderebbe con le lacrime di anna tatangelo che dichiara al pubblico il suo amore per il cantautore gigi d'alessio, il quale, si scoprirà nel sequel, altro non è che la checca di cui parlava la canzone.
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Tuesday, February 05, 2008
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