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Last Updated: 11/2/2009

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Friday 16/10/2009 
firmata The Infant T(h)ree

www.myspace.com/theinfantthree

Una nuova versione di Viaggio (Io Viaggio) sul player per gli The Infant T(h)ree.
Si tratta di un demo firmato da Massimo Berizzi e Mirco Salvadori per The Infant T(h)ree e dedicata a Marco 'Winnypeg' Bianchi...r.i.p.



Friday 16/10/2009 
LA “MUSICA INVISIBILE”: COLLOQUIO CON ENRICO FINK di Mirco Salvadori L'occasione è una conferenza/concerto tenuta da Enrico Fink presso la Comunità Ebraica di Venezia in occasione dell'inaugurazione del Centro Veneziano di Studi Ebraici Internazionali. Due realtà, quella comunitaria veneziana e quella musicale di Fink, che in comune hanno come una sorta di 'invisibilità' ma solo apparente, un velo assai fragile dietro il quale si cela una cultura ed una realtà che hanno radici millenarie. – A dire il vero non si sa proprio da che parte iniziare una chiaccherata con te, è talmente vasto il tuo agire artistico e talmente diversificato che dovremmo dedicare un'intervista ad ogni tua 'specializzazione'. Ce la fai brevemente ad elencarci 'cosa sei' e 'chi sei' rispetto ai vari settori artistici nei quali ti muovi? Ci provo... meglio con un po' di storia. All'inizio degli anni '90 ancora stavo cercando una mia strada fra il rhythm'n'blues, il jazz, la polifonia, la musica contemporanea e l'eterna passione per il rock progressivo; cominciavo ad avvicinarmi con molta curiosità al mondo della musica ebraica, e intanto mi stavo preparando per un “lavoro serio”, con la mia bella laurea in fisica. Scrissi uno spettacolo, Patrilineare, sulla storia della famiglia di mio padre, sui Fink arrivati in Italia nei primi anni del '900 in fuga dalle persecuzioni anti ebraiche in Russia. Una famiglia presa nel giro di pochi anni fra due fuochi – i pogrom zaristi, il nazifascismo; una famiglia finita in gran parte ad Auschwitz, il cui passaggio in Italia ha lasciato come unica traccia visibile il mio cognome. Più che uno spettacolo vero e proprio all'inizio era un canovaccio, un filo di narrazione che univa le musiche che eseguivo col mio gruppo, il quartetto Lokshen: perché figura centrale nella narrazione era il mio bisnonno, che fu cantore di sinagoga in varie comunità ebraiche italiane, da Gorizia a Padova, a Ferrara. Era una figura che mi permetteva di affiancare in musica il mondo degli ebrei d'est Europa, il mondo dello yiddish e del klezmer, al mondo degli ebrei italiani, tramite la musica religiosa, il canto sinagogale. E questo “Patrilineare”, divenuto presto il mio primo disco per Materiali Sonori, ha avuto un buon successo, complice la fase di interesse, in Italia, per il teatro di narrazione da una parte e per il klezmer dall'altra. Me lo sono portato in giro per tanti anni, e quasi senza accorgermene mi sono trovato a non essere più un fisico, ma un po' musicista un po' attore, e instradato in un percorso già chiaro per quanto particolare: la rielaborazione della musica ebraica, tenendone a mente la parte più nota, quella est europea, e il meno conosciuto repertorio italiano. E così, oggi, mi ritrovo da una parte un musicista che “traffica” nella musica etnica, nel jazz, perfino nella musica classica; da un'altra un teatrante; da un'altra ancora un docente, esperto di musiche ebraiche – senza essere, forse, nessuna delle tre cose. – Ultimamente, quando si parla di Enrico Fink, si parla di quella che tu stesso definisci “Musica Invisibile”, spieghiamo. La musica ebraica ha avuto un periodo di grande interesse in Italia come in tanta parte del mondo. Ma in quanti hanno potuto ascoltare la musica degli ebrei italiani? L'interesse ha riguardato quasi esclusivamente il klezmer, o la canzone yiddish: che poco hanno a che fare con la bimillenaria tradizione italiana. E allo stesso modo, quando suono negli Stati Uniti, ad esempio, devo spesso fare una certa fatica per convincere parte del pubblico che “italiano” ed “ebreo” non siano due termini antitetici, e che davvero si trovano di fronte a una persona che è entrambe le cose. Questo nonostante che la comunità degli ebrei italiani sia forse la più antica comunità ebraica ad avere una storia continua, fino ai giorni nostri: una comunità che vive in Italia da più di duemila anni, e che è stata spesso al centro dello sviluppo dell'ebraismo mondiale. Così l'ebraismo italiano si fa sempre più invisibile, e nascosto senza dubbio è lo sterminato repertorio musicale nato e cresciuto nella miriade di piccole comunità delle nostre città. Un repertorio affascinante, denso, ricchissimo, da scoprire: invisibile, appunto. A questo repertorio mi dedico da vari anni, proponendone una rielaborazione libera – spesso in chiave jazzistica, o classica, o persino rock – ma sempre molto attenta allo spirito di questa musica, al suo senso profondo, alla memoria viva che rappresenta. – Quale tipo di pubblico pensi possa essere interessato ad un'operazione culturale come questa? Pensi possa raggiungere le 'orecchie di chi normalmente ascolta rock etc.' o credi sia destinata a rimanere racchiusa nell'angolo dedicato ai cosiddetti 'suoni di ricerca'. Il mio approccio tende a prescindere totalmente dai “generi” - sono una sorta di cantastorie anche quando faccio musica tradizionale, e cerco prima di tutto di raccontare un mondo. Per farlo utilizzo tutti i linguaggi musicali che amo: dal jazz alla classica al rock; e ho la sensazione – forse è un'illusione, intendiamoci bene – che è musica che potrebbe piacere proprio a tutti. Mi interessa molto anche la ricerca, l'avanguardia intesa come sperimentazione del linguaggio, come esplorazione della forma, della struttura, del mezzo prima che del contenuto trasmesso; ma la “storia” che voglio far conoscere ai miei ascoltatori – che sia anche una semplice emozione - resta per me l'interesse predominante. E una storia la si vuole raccontare a tutti; così che mi piace pensare che tutto ciò possa uscire dalla “nicchia”, un giorno. Chissà. – Parlaci di questo tuo nuovo “Quasi Live” uscito, come gli altri tuoi lavori, per la Materiali Sonori. “Quasi live” è quasi un disco live, appunto. E' il frutto di una rielaborazione delle tante tracce registrate dal vivo in vari anni di vita della “Homeless L.I.G.H.T. Orchestra”, un gruppo nato senza velleità discografiche, ma “solo” per eseguire il repertorio più divertente, ballabile, trascinante possibile. Dopo la faticaccia che era costato il “Ritorno alla fede del cantante di jazz”, disco pieno di ricerca e di elaborazione, pensato per essere assolutamente originale e capace di distinguersi pur nel vastissimo panorama internazionale di nuove produzioni legate alla musica ebraica; frutto di anni di lavoro e delll'impegno e della dedizione di tanti musicisti, in primis di Arlo Bigazzi, avevamo voglia di leggerezza. Così con Arlo abbiamo messo su una band di corde, percussioni e ottoni, abbiamo preso dalle varie anime della musica ebraica i brani che più ci andava di suonare – indipendentemente da quanto fossero famosi e quante versioni ne esistessero già in circolazione – e abbiamo cominciato a girare per l'Italia suonando. Gran parte del repertorio veniva dalla musica per matrimonio, tanto che piano piano l'orchestra si è trasformata in una “Homeless Wedding Orchestra”, capace anche di fare davvero il difficilissimo lavoro di suonare alle feste private (penso che non ci sia migliore scuola, per chi si dedica alla musica popolare, che eseguirla nel suo contesto naturale: e per la musica da ballo della tradizione ebraica, il contesto migliore è la festa, la “simcha”). Così alla fine, anche se come dicevo non avevamo programmato di farlo, un disco, è sembrato giusto doveroso – e ancora una volta, soprattutto divertente - raccontare tutto questo bel viaggio musicale: il risultato, appunto, è “Quasi Live”. – So che tu operi anche come direttore di un'orchestra assai particolare, l' Orchestra Multietnica di Arezzo. La “Oma”, come la chiamiamo fra noi, è l'ultima grande fatica delle Officine della Cultura, cooperativa aretina con la quale collaboro da anni. Tutto è cominciato con un workshop dedicato alla musica etnica, organizzato dalle Officine insieme a Materiali Sonori nell'ambito del festival OrienteOccidente. Il workshop era dedicato alla pace, e affidato a me e a Jamal Ouassini, rappresentanti in qualche modo del mondo ebraico e del mondo arabo. Da quell'iniziale esperienza, grazie all'impegno di un sacco di gente (soprattutto Massimo Ferri, che oltre che organizzatore suona le chitarre nella Homeless Orchestra e nell'Orchestra Multietnica) e di un sacco di istituzioni, Comune di Arezzo in testa, è nata la Oma: un luogo di incontro, prima ancora che un gruppo musicale. Una sorta di banda filarmonica degli anni 2000: dove si incontrano musicisti locali e immigrati, di prima seconda o terza generazione. Intendiamoci, non c'è alcuna velleità di fare la “Orchestra di piazza Vittorio” dell'aretino; siamo una piccola realtà che opera in una piccola città. Ma è un'esperienza fantastica, che ci ha permesso di entrare in contatto con mondi musicali assolutamente sconosciuti, e che permette a molti musicisti, aretini da sempre o solo da pochi anni, di confrontarsi e mescolare liberamente le mille proprie tradizioni musicali. Ultimamente mi trovo a cantare persino in bengalese... Anche con questo progetto siamo in periodo di uscita discografica: presentiamo in questi giorni “AnimaMeticcia”, prodotto dalla Maxresearch di Monte S. Savino e distribuito, anche questo, da Materiali Sonori. – In quel film meraviglioso che è 'Train de vie', i due convogli carichi di ebrei l'uno e di zingari l'altro si fermano uno di fronte all'altro e dall'incontro che ne deriva, scaturisce un'incredibile comunanza di sentire: la musica soprattutto, che ha praticamente lo stesso tenore e pathos sebbene le due culture siano diverse. Secondo te si riuscirà un giorno a far suonare realmente assieme culture ora assai lontane, culture addirittura nemiche. Quella mitica scena di Train de Vie è resa possibile dalla oggettiva vicinanza di un certo ambito della musica zingara est europea e di un ambito speculare del klezmer. Ma è una verità generale che la tradizione culturale, e in particolare la musica, non dimentica tanto facilmente la storia e il passato, pur rielaborandoli. Voglio dire che se oggi, ad esempio, il mondo ebraico e quello arabo sembrano protagonisti di una faida interminabile, è pur vero che condividono secoli di convivenza pacifica, persino di collaborazione. E se le persone oggi lo dimenticano, la musica dei due popoli non lo dimentica affatto, e reca in sé le tracce del cammino comune, tracce facili da far riemergere, basta che ci si provi. Nel nostro piccolo mondo le culture popolari sono tutte meticce, mescolate, hanno tutte viaggiato più di quanto si pensi o di quanto i fondamentalisti di ogni parte si illudano, con le loro pretese sempre riemergenti di “purezza”. E la musica è uno dei modi migliori di far emergere quei punti di contatto. – Nell'ultimo esilarante brano che chiude “Quasi Live” tu reciti/canti un traditional ebraico che si usa cantare la sera di Pesach (la Pasqua ebraica), un brano che Angelo Branduardi aveva furbescamente intitolato 'Alla Fiera dell'Est' nel lontano 1976. Pensi sia giusto lasciare che la tradizione, qualsiasi essa sia, venga in qualche modo depredata rendendola orecchiabilmente ridicola, svuotandola completamente del suo significato originale? E' un argomento molto complesso questo, e a volte anche scivoloso: io ci penso continuamente, ritenendo doverosa una certa libertà creativa nel reinterpretare la tradizione con il sentire d'oggi – a meno che non si voglia e possa fare della etnomusicologia, invece che della musica. Ma come è doverosa la libertà, così lo è il rispetto e una certa (ma quale?) fedeltà al sentire della tradizione. Tradizione che di per sé, come dicevo prima, è poi sempre meticcia: perfetto esempio quello della favola del capretto, o del topolino, comprato per due soldi al mercato e poi mangiato dal gatto, che viene morso dal cane e così via. Branduardi, per quanto ne so, l'ha presa da una versione ebraica russa: e certamente è una canzone tradizionale ebraica, cantata alla fine della cena di Pesach con mille canti e lingue diverse, a seconda del luogo. Ma questa stessa filastrocca ebraica è, dicono gli studiosi, il riadattamento (in epoca medievale) di una filastrocca non ebraica preesistente. E ce ne sono versioni diverse in quasi tutte le culture d'Europa. Insomma, dove si trae la linea fra il lecito e il non lecito nel riappropriarsi di materiale tradizionale? Io penso che la differenza la faccia anche l'onestà con cui la si dichiara, la provenienza: prendendo a prestito da un'altra arte (così come faceva anni fa Giorgio Van Straten in un suo bellissimo libro, “Il mio nome a memoria”) si può fare come quei restauratori d'opere antiche che ritoccano l'edificio (o l'affresco, o la statua) ma tenendo sempre visibile quale parte sia il frammento originale, e quale parte l'intervento contemporaneo. Si può raccontare la tradizione così come la si è conosciuta, e poi reinventarla secondo la propria sensibilità. Altra cosa, ovviamente, è il depredare di soppiatto dal “dominio pubblico” - per furbizia, pigrizia, o semplice ignoranza. – Dove potremo vederti e ascoltarti nei prossimi mesi? E' un'estate molto toscana questa, sebbene arrivi or ora da concerti in Croazia e in Corsica. Con l'Orchestra Multietnica di Arezzo siamo in concerto in alcune piazze dell'aretino il 3, il 12 e il 13 agosto, con ospite Cisco. Poi il 6 settembre, giornata della cultura ebraica, sarò in concerto la mattina a Firenze con la Homeless Wedding Orchestra, e il pomeriggio a Siena con Ensemble Lucidarium, un rispettabilissimo (nonostante la mia partecipazione) gruppo di musica antica con cui sono spesso in tournée in Europa e negli USA. Il 10 settembre porterò a Lugo di Romagna un altro spettacolo, “Via da Freedonia”, testo di Laura Forti, che per qualche aspetto è il “seguito” di Patrilineare; saremo in autunno con questo spettacolo anche a Roma. Tornando indietro, il 30 agosto saremo a Castelfranco, nel Valdarno, con “Canti Erranti”, un nuovo progetto di Materiali Sonori che riunisce sotto il comando di Giampiero Bigazzi vari interpreti di world music legati all'etichetta, impegnati a costruire qualcosa di comune e del tutto inaspettato. L'11 settembre riprendono i concerti “colti” con Lucidarium: siamo a Furth, in Baviera, con Ein Neue Lid, un programma dedicato ai primi esempi (cinquecenteschi) di musica legata al mondo “yiddish”, uno yiddish ancora molto giovane. E qui mi fermo, altrimenti ricomincio a descriverti tutti gli altri progetti... DISCOGRAFIA “Quasi Live”, Officine della Cultura/Materiali Sonori Associated 2009 “Anima Meticcia” Officine della Cultura/ Maxresearch 2009 “La Istoria de Purim” con Ensemble Lucidarium, K617 2006 “Il Ritorno alla fede del cantante di Jazz”, Materiali Sonori 2005 “Lokshen – Patrilineare”, le Vie dei Canti / Materiali Sonori 2000 “La Mutazione”, con Tacitevoci Ensemble e Naqqara Ensemble, 1998 “Black And Blue”, con i Jubilee Shouters, Arpa/Radio Popolare 1997 “Klezmer! Cronache di viaggi”, con i Klezmer Klowns e l'Orchestra Regionale della Toscana, Frame 1997 ======================================================== Various Artists – ZAUM vol.1 – Psychonavigation Records – 9/10//// “Nemo profeta in patria” recitava un'antica frase. In effetti è ben strano che una raccolta..e che raccolta! Dedicata al Pensiero Ambient italiano abbia trovato asilo in Irlanda. Lasciamo il quesito in sospeso ed immergiamoci subito dentro il suono contenuto in questa compilation voluta dai due illuminati cultori del silenzio che rispondono al nome di Enrico Coniglio ed Emanuele Errante. “Zaum” è termine coniato in Russia nei primi del '900. Sta ad indicare la possibilità di trasmettere il pensiero usando vie diverse dalle consuete. E' un cercare di connettersi attraverso l'utilizzo di sensibilità altre, attraverso un linguaggio totalmente lontano dall' usuale...futurismo si chiamava. Applichiamo quindi questo metodo e vediamo cosa succede...succede che la mappa virtuale del suono d'ambiente pian piano si delinea, tutta circoscritta all'interno dei confini della nostra penisola. Finalmente possiamo consultarla e capire fin dove siamo arrivati. E' un territorio vasto abitato da 'vecchi leoni' non ancora addomesticati e da nuove specie in evoluzione che molto possono dare a queste sonorità. Purtroppo lo spazio a disposizione non mi permette di elencare tutti gli abitanti del mondo silenzioso, ognuno con le sue caratteristiche e peculiarità. All'umile recensore non rimane quindi che inchinarsi davanti a queste visioni invitando tutti voi ad ammirarle con la consapevolezza che l'intelligenza e la grazia brillano anche in questo nostro devastato e triste Paese. Mirco Salvadori########## Cafeaudio – Electricut Symphony of Horror – Ginotonico Production 7/10//// Se andate sulla pagina Myspace della Ginotonico Production, delineata con un bianco e nero degno del miglior Berengo Gardin, vedrete due personaggi all'opera attorno ad un oggetto inanimato, il tutto permeato da un chiaroscuro che i due 'meccanici' hanno trascinato con loro all'interno delle tracce di questa Sinfonia dedicata ad un vecchio regista ed al film che lo rese immortale...come il suo protagonista: il Nosferatu di F. W. Murnau. Sembrerebbe una recensione dedicata a qualche sopravvissuta produzione dark o similari ma così non è: Cafeaudio è un duo che ha la metropoli con i suoi suoni ben impressi nel proprio dna. Ed è qui che nasce la curiosità, è nel capire come un soggetto così decadentemente cupo può esser descritto usando uno stile, passatemi il termine, moderno. Operazione rischiosa ma ben riuscita questa firmata dai due fantomatici Ginotonico & Sir Bob Cornelius Rifo, due meccanici che ben conoscono i meccanismi del suono di una metropoli illuminata da notti elettronicamente cadenzate su dosi massicce di trip-hop, downbeat e loops. Movimenti lenti per danze raffinate illuminate dalla luce di candele che nascondono, nel loro tremolio, lo sguardo di un vampiro da sempre assetato di nero vinile roteante su piatti di elettrico argento. Mirco Salvadori
Monday 12/10/2009 
Blog Chitarra e Dintorni Italian Website
Care Amiche e cari Amici, ho il piacere di continuare il discorso avviato sulle case discografiche e sul mercato della musica, dopo l'intervista con Marco Valente della Auand Records a con Pat Ferro per Improvvisatore Involontario, questa settimana il Blog incontrerà Mario Marino, Mirco Salvadori e Lorenzo Isacco, i responsabili della netlabel Laverna. Dopo gli incontri con delle case discografiche "tradizionali" approfondiremo ora anche il nuovo modo di fare musica tramite mp3 e downloads legali che internet ha messo a disposizione in questi anni.
Questa settimana dal 12 al 18 ottobre sul Blog Chitarra e Dintorni Italian Website:
 
Speciale Netlabel Laverna:
 
- Biografia
- Intervista con Mario Marino, Lorenzo Isacco e Mirco Salvadori di Empedocle70
- Galleria Fotografica
- Foto del Concerto di Elena Càsoli per la Biennale di Venezia del 3 ottobre 2009 di Empedocle70
 
Blog Chitarra e Dintorni English Website
 
Dear Friends, this week will be dedicated to the music, to the guitar music of Frank Zappa  
This Week from 12th to 18th october on Blog Chitarra e Dintorni English Website:
 
Shut Up 'nd Player Guitar: Frank Zappa 
 
- Article by Empedocle70 dedicated to the music of Frank Zappa
- Video by Frank Zappa
- Photos by Elena Càsoli in concert Venice's Biennale  3 october 2009 by Empedocle70
 
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http://chitarraedintorni.blogspot.com/ Italian Website
http://chitarraedintornienglish.blogspot.com/ English Website


Blog Chitarra e Dintorni Staff



Friday 02/10/2009 
:: Domenica 4 Ottobre h.18.oo DiserzioniVsNocturnal Emission presenta: “SoundClouds” @ www.sherwood.it o in FM sulle frequenze di Sherwood Radio-------------------------------------- ====================================================================== "SoundClouds" Scrutiamo il cielo in lontananza... Intorno a noi l'odore della pioggia si fa profumo... Guardiamo il cielo sopra di noi... Eccole arrivare... Sono foriere di tempesta e vorticoso abbattersi di suono... Qualcuno le chiama Soundclouds... Nuvole di suono... Dentro il loro vorticare torneremo a nascere... Sotto la loro pioggia ascolteremo il suono dell'autunno... libero!...finalmente. =Intro by The Infant T(h)ree--- Infinite Scale / Cells--- Halo XVI / Atalntean--- Massimo Berizzi / What remains in a breath--- Dakota suite / Second hand light ( emanuele errante remix)--- Aquadorsa / A pillow of clouds--- VVAA Zaum vol 1 / Con_cetta Vs Antartica – Thank You--- Geskia / Inneroots--- Access to Arasaka / Medway--- Port Royal / Balding generation ( losing hair as we lose hope )--- Port Royal / hva ( failed revolutions )--- Arc Lab / I wish i could tell you--- Kyte / Fake hand shame's smiles--- Conalred / Daughter ( for sara)--- Robin Guthrie / Delicate--- Robin Guthrie / Waiting by the carouse--- Dedo / Rain Snow in Mexico / Ride Cocteau Twins / The Spangle Maker
Thursday 17/09/2009 
RECENSIONI NET: HALO XVI - “The Sixteenth Hour” - Soft Phase (cc freedownload) 8/10 Il sogno ad occhi aperti iniziato sotto l'auspicio di Laverna net label diventa realtà in questo nuovo lavoro per Halo XVI uscito su Soft Phase, la nordica net label del buon Planet Boelex. Dietro il moniker Halo XVI normalmente si nasconde Giampaolo Diacci, musicista veneziano da sempre a cavallo dell'onda innovativa. In questo lavoro però Diacci si è fatto aiutare da un alchimista sonoro qual'è Giorgio Ricci, con il quale già militava nei disciolti (aimè n.d.r.) RAN e da Massimo Berizzi, trombettista trevigiano capace di un tocco a dir poco sublim(inar)e nell'espandere le note di uno strumento che sa trasformarsi in oscuro 'altro' da sé stesso. Sedici ore racchiuse in dieci tracce di meraviglioso viaggio interstellare ai confini dell'oscurità sonica. http://www.softphase.org/ Mirco Salvadori ##### NK/NINO LO BUE - "Sleep Spindles" – 51beats (cc freedownload) 8/10 In questi luoghi si ha la percezione che 'qualcosa di diverso' stia accadendo, le vibrazioni nell'aria sono diverse. Vado in random e alzo il volume in cuffia proprio mentre 'Dreyma' inizia il suo percorso: l'energia del post-rock si tuffa senza sbavature dentro gli accordi silenziosamente puliti di una acustica a sei corde dai vecchi riverberi cari a chi oramai difetta in età come il sottoscritto. Il lettore salta verso l'alto ed inizia a leggere la prima traccia: la poesia elettronica esplode in tutta la sua profondità spaziale, è visone cinematica di intenso piacere emotivo che cede d'impulso il sogno ad una chitarra dagli accordi elettricamente evocativi.C'è molto altro in questo lavoro e scoprirlo creerà gran piacere a chi non è abituato a soffermarsi sull'uscio del suono. http://www.51beats.net Mirco Salvadori##### ANDREA SCEVOLA - “O r n i t o l o g y “ - autoprodotto (cc freedownload) 7/10 ...o forse si dovrebbe solamente dire 'Ornitology', un lavoro firmato da Andrea Scevola con intenti diversi dai soliti, con una visione strutturale diversificata. In questo nuovo lavoro a farla da padrone è il noise, un rumore continuo che accompagna l'andare di ogni traccia. A ben guardare è proprio il gioco innescato dall'inserimento di 'mezzi estranei' all'interno del tema melodioso che trasporta l'ascolto in altre dimensioni. E' seguendo la progressione imperfetta della realtà algoritmica che il paesaggio prende forma e comincia a delinearsi come una visone dall'alto.“L'ornitologia ha un fascino particolare, una profondità di percezione che collega insieme il suolo nativo e l'infinito. Inoltre, è consacrata allo splendore e alla pienezza della vita” . In questa frase di E. Junger, inserita da Scevola nella sua pagina Myspace, è nasosto il segreto di Ornitology. Leggete e...volate alto. www.myspace.com/ornitology Mirco Salvadori##### VARIOUS ARTISTS - “More than Feelings” - Circlesandlines (cc freedownload) 7/10 Cos'è Ambient se non irrealtà concreta dell'immaginario. Lo devono aver capito bene i russi della Circlesandlines che dedicano l'intera discografia della loro net label a questo genere musicale. In questa compilation distendono sul tappeto dell'ascolto dieci brani di altrettanti artisti che si confrontano con il 'movimento lento' in termini maestosamente sconfinati. Deep Ambient, verrebbe da dire, dettata forse da un paesaggio fatto di steppe sconfinate e silenzioso freddo invernale.Una musica (scusate se uso termini desueti) che ha la facoltà di non stancare anche se ascoltata a lungo, perchè l'Ambient non è solo musica che scaturisce dalle casse, è anche visione somma di tranquillità interiore. http://www.circlesandlines.org Mirco Salvadori *************************************************************** *************************************************************** INTERVISTA A MARCO PANDIN (Stella Nera Rec./Rockgarage) “ DO IT YOURSELF, CREATE ANARCHY” : intervista a Marco Pandin di Mirco Salvadori Il tratto appenninico è il più devastante quando si deve partire da Venezia per arrivare a Firenze. Tanto più impegnativo quanto più lo si percorre con una Panda che vibra fuori tutto il suo odio per la strada in salita. Era uso andare a Firenze spesso negli anni '80, si faceva il carico di vinile e si incontravano personaggi che, magari a loro insaputa, avrebbero contribuito a creare la storia della musica indipendente italiana. Quando poi a guidare la Panda c'era Marco Pandin, gli incontri interessanti erano assicurati... - IL FRASTUNO DI QUEL MOTORE E' ANCORA VIVO E PRESENTE? LA PANDA CONTINUA IL PERCORSO O DAVANTI A SE' LA STRADA E' IRRIMEDIABILMENTE INTERROTTA? Mi hanno così tanto preso in giro per quella mia vecchia macchina… D’altra parte era impossibile non stare al gioco. E’ vero, con gli anni il mio motore è stato messo a dura prova. Tanti incidenti di percorso, salite ripide, curve e buche e interruzioni non segnalate, ingorghi sotto il sole e nella tempesta, gomme a terra, i tagliandi da fare… Di recente mi si è acceso davanti un semaforo che è rimasto fisso stabile sul rosso. Ma mi sono stancato di aspettare un verde che tanto non arriverà mai, così mi sono deciso a passare comunque, a disobbedire ancora: un’altra risata alla brutta faccia del destino. Un vecchio signore incontrato una volta in un ospedale mi ha detto che essere capaci di ridere è un segno di buona fortuna. – SCUSAMI SE INSISTO CON L'ESEMPIO FIAT MA LA PANDA E' SEMPRE STATO UN ESEMPIO DI AUTO ESSENZIALE, CHE NON SCENDEVA A COMPROMESSI, UNA MACCHINA CHE TI PORTAVA DOVE VOLEVI MA IN TEMPI E CON MODALITA' PER NULLA COMODE. QUESTO E' ANCORA IL TUO MODO DI 'VIAGGIARE' O IL TEMPO TI HA PORTATO A PREDILIGERE PIU' CONFORT E CILINDRATA. Sono andato a vivere altrove ma sono rimasto “veneziano” nel cuore: preferisco i mezzi pubblici e gli spostamenti a piedi. Ogni volta che posso piuttosto dell’auto prendo la mia vecchia Vespa, finché va avanti. Mi piace fermarmi a guardare e ad ascoltare, mi piace prendere tempo. Non ho mai avuto un mio “modo” di viaggiare, nel senso che non mi sono davvero mai organizzato né sono stato capace di impormi una disciplina o seguire degli insegnamenti. Ho avuto fortuna perché ho incontrato tante persone, perché ho tanti bravi compagni intorno, perché mi sono ritrovato in mezzo a tanti confronti e scambi che mi hanno arricchito. Certo, c’è stato qualche brutto incontro, che ha comunque contribuito a portarmi qui e a essere come sono. - ANDIAMO CON ORDINE MARCO: NEL CORSO DEL TUO ORAMAI LUNGO VIAGGIO, DICIAMO ALL'INIZIO, PENSI CHE NON VALE LA PENA STAR LI' A ROVINARSI DI DROGA E ALCOOL COME TANTA GENTE CHE HA VISSUTO “L'EPOPEA DEL '77”: GLI 'ORFANI DEL '68' PER CAPIRCI, PERSONE NATE COME ME E TE VERSO LA META' O LA FINE DEGLI ANNI '50 E CHE DA SEMPRE SI SENTONO 'ENTITA' DIVERSE', NON APPARTENENTI AL PASSATO E AL TEMPO STESSO DISSOCIATE RISPETTO AD UN PRESENTE DI DIFFICILE VIVIBILITA'. GLI ANNI '80 PICCHIANO DURO E TU DECIDI, CON ALTRI DUE AMICI, DI COSTRUIRE UN...'GARAGE ROCK'... Mi sono sentito tante volte a disagio come uno capitato nel posto sbagliato, dove c’era gente da trainare perché non aveva il coraggio della propria creatività. Su un volantino dei Crass c’era scritta una frase che qui dentro ha lasciato il segno: la creatività è la nostra arma più potente. Io non mi sono mai vergognato delle mie idee, forse per questo mi sono ritrovato spesso a essere un punto di riferimento. Proprio io che non ho l’istinto del leader, che non credo nei gruppi organizzati... E’ vero, come dici tu droga ed alcool erano l’alternativa che ci veniva offerta all’omologazione, fosse questa in chiesa o nel partito o nelle gabbie sociali di famiglia scuola caserma e fabbrica. Il casino fondamentale di chi come me aveva vent’anni negli anni Settanta è stato prendere coscienza che i confini del mondo si stavano allargando troppo velocemente per le nostre abitudini: il quartiere, il giro di amici, i compagni di scuola, il tuo gruppo musicale, i libri e i giornali che leggevi, i cineforum e le manifestazioni, tutto diventava troppo stretto, inadeguato alle tue aspirazioni, un orizzonte soffocante. Una velocità diversa di vivere e di ragionare a cui siamo stati costretti ad adeguarci. Eravamo incazzati di disorientamento e frustrazione: disorientati perché ci siamo accorti improvvisamente che il futuro non significava obbligatoriamente metter su famiglia e andare a lavorare come ci era stato insegnato, frustrati perché non eravamo abituati a ficcare il naso fuori della nostra zona, questo perché il territorio significava ancora qualcosa di importante. E i soldi che non c’erano: si aveva fame di letture e di musica ma libri e dischi costavano e non era sempre possibile rubarli, quindi ci si arrangiava in branco con acquisti collettivi e cassette copiate. E non sapevamo cosa succedeva, dove trovare informazioni attendibili: allora c’era solo la radiotelevisione di stato, non sempre si riusciva a risparmiare abbastanza per acquistare dei giornali e quando ci si riusciva tante volte si rimaneva sconcertati e delusi perché anche quelli che si ritenevano indipendenti o in qualche modo ”vicini” offrivano la voce del padrone, nuovo o vecchio che fosse, o la verità degli inserzionisti. Quei pochi che riuscivano ad andare da qualche parte quando poi ritornavano raccontavano cose che ci sembravano assurde, delle specie di fiabe moderne: le case occupate, i concerti gratuiti, il teatro in strada, l’erba, i cibi naturali, i vestiti a poco… A sentire queste storie la nostra disperazione, che già allo stato normale era in ebollizione, finiva sul punto di esplodere. La nostra esperienza diretta era misera: conoscevamo solo le strade dei nostri quartieri dormitorio, la speranza non si sapeva neanche cosa fosse perché era una parola che odorava di chiesa e in chiesa non ci si andava più, il “futuro” era una parola buia e troppo grossa che aveva i contorni sfumati come le chiazze di petrolio sull’acqua della laguna. Insomma, l’unica prospettiva di fuga dalla normalità era andarsene via chissà dove oppure finire come l’erba morta attorno agli stabilimenti. L’idea di “fare” una fanzine mi è venuta al ritorno dal mio primo viaggio a Londra, nel 1981: mi sembrava una risposta intelligente alle domande che mi si stavano accumulando dentro, o quantomeno un tentativo da fare, con una certa urgenza, per trovare altre strade, magari nuove, per crescere senza essere costretti ad ingoiare il grigiore. Era questo un malessere condiviso con alcuni altri amici e compagni di strada: tutti suonavamo e scrivevamo e facevamo disegni, così è stato naturale raggrupparci attorno alle nostre seghe mentali, con la frustrazione, la povertà e l’incazzatura a fare da collante. – PRIMA ANCORA PERO' C'E' STATA L'ESPERIENZA RADIOFONONICA: RICORDO ANCORA I MIEI POMERIGGI AGGRAPPATO SULLE FREQUENZE DI RADIO MESTRE 103 ASSIEME A DEMETRIO ED AI SUOI GORGHEGGI. CREDI ESISTA ANCORA UNA (PASSAMI IL TERMINE TERRIBILE) 'RADIO ANTAGONISTA'? Quella della radio per me è stata un’esperienza formativa. Ero molto giovane, primi anni delle superiori, credo che Radio Mestre 103 fosse addirittura uno dei primissimi tentativi di incrinare il monolite della comunicazione statale, il monopolio Rai. Avevo saputo di una tv via cavo sperimentale e di questa radio libera a scuola: a casa ho smanopolato fino a beccare la frequenza giusta e mi sono messo ad ascoltare. Poi mi sono fatto coraggio e ho telefonato: dall’altra parte c’era un tipo gentile che mi ha invitato a partecipare ad una trasmissione, potevo portare i miei dischi se volevo. Mi è stato subito offerto di condurre un programma “mio”, avrei potuto cominciare anche subito: pensa, un’opportunità enorme per un ragazzino. La redazione era formata in grande parte da gente anarchica della zona tra Venezia Padova e Treviso, un ambiente di fratelli e sorelle maggiori che mi hanno sempre trattato con grande rispetto senza farmi mai pesare la differenza d’età e di esperienza. Alla radio e tramite la radio ho potuto conoscere persone che condividevano alcuni dei miei stessi sogni, erano questi anarchici con cui mi trovavo bene a parlare perché mi stavano ad ascoltare e non mi volevano mai convincere né vendere qualcosa. Insomma è stato importante accorgermi di non essere solo. In radio mi sono state svelate musiche di cui non sospettavo neanche l’esistenza: tra i collaboratori c’erano dei girovaghi che periodicamente portavano dei nuovi dischi dai loro viaggi: grazie a loro ho ascoltato per la prima volta Jan Garbarek, John Fahey, gli Henry Cow. Eravamo alla metà degli anni Settanta, avevo sedici-diciassette anni e quegli ascolti di allora hanno segnato i miei gusti e il mio orientamento: è stata una spinta a essere curioso, a non fermarmi alla superficie, a rispettare e non consumare la musica. Col tempo però quell’idea di “fare” radio s’é andata trasformando sino a scomparire: le esigenze di stabilità e di sopravvivenza si sono scontrate in maniera sempre più violenta con quella programmazione precaria, con la spontaneità e l’improvvisazione. Oggi ci sono radio private, non radio libere. Penso che siano cose radicalmente differenti: una radio privata ha una direzione, una linea editoriale, un’organizzazione che determinano un orientamento preciso per ogni scelta, dalle notizie da dare o da tacere alle liste nere dei dischi da non far ascoltare. Una radio libera invece era uno strumento sociale, un polo di aggregazione capace di catalizzare la tensione e i fermenti, un diffusore e amplificatore in grado di raccogliere idee e dare allo stesso tempo delle indicazioni strategiche per i ragionamenti. Negli anni Settanta le radio libere erano strutture nuove che si ponevano come alternative sempre più credibili all’informazione ufficiale. Strutture flessibili e svincolate da modelli che, diffondendosi ed organizzandosi, costituivano un grosso problema sociale e politico per chi teneva in mano il potere: è ovvio che il sistema abbia reagito regolamentandole e costringendole alla chiusura o al riciclaggio in un qualche cosa di più facilmente identificabile e quindi controllabile. La rete oggi offre occasioni altrettanto buone per costruire una qualche aggregazione del dissenso, ma penso siano possibilità complessivamente meno pericolose perché basate su tecnologie a cui la gente comune ha ancora grosse difficoltà d’accesso (pensa ai problemi per avere un collegamento ADSL in zone appena fuori dai grossi centri cittadini) e sulle quali non può esercitare alcun controllo. Non mi ci vedo Berlusconi cacciato a colpi di Tweeter, sono convinto avrebbe più impatto nella vita del paese uno sciopero di protesta con i televisori spenti per sei mesi. – TORNIAMO A QUEL FAMOSO VIAGGIO: MUSICA E POLITICA ERANO IL PROPELLENTE CHE ALIMENTAVA QUEL MOTORE FABBRICATO VERSO LA FINE DEGLI ANNI '70: DOPO MIGLIAIA DI CHILOMETRI PERCORSI SENTI ANCORA IL BISOGNO DI RIFORNIRTI AL PROSSIMO DISTRIBUTORE O PREFERISCI ATTENDERE IL PRIMO AUTOBUS DI PASSAGGIO PER FARTI TRASPORTARE. Riepilogando il taccuino dei rifornimenti, direi che sono andato avanti a rabbocchi di 5-10 euro: il pieno sono riuscito a permettermelo solo di rado… Ho attraversato tempi in cui c’era una differente accessibilità alla musica, musica che è stata vissuta dapprima come fenomeno generazionale aggregante e poi in maniera individuale ed anonima, in due parole sono passato dall’esperienza diretta dei raduni e dei collettivi spontanei al download illegale. Ci sono dei fili rossi che tracciano il mio percorso, musiche che amavo trent’anni fa e che ascolto tuttora, da Robert Wyatt a Fabrizio de André, dai Crass a Charlie Haden per dirne qualcuno. Altri, che so, Frank Zappa, Franti, John Zorn, Leonard Cohen, Jon Hassell, Pat Metheny, Gang per i quali non so misurare il tempo che scorre, perché sono senza tempo. E’ per accumulo di esperienze e forse per un certo mio bisogno di conferme che continuo ad ascoltare le cose di ieri. Eppure, per quello che posso, mi piace ascoltare oggi cose che vengono pensate e realizzate oggi. Sì, ci sono bellissime storie di oggi che girano, da Egle Sommacal ai Giardini di Mirò a Will Oldham. E chissà che storie riserva il domani, sempre che arrivi. Sì, perché il piano del tempo può essere sconvolto, pensa a Mario Brunello che suona adesso Vivaldi rendendolo vivo e pulsante con un’aggressività che fa impallidire di spavento. La tecnologia abbordabile rende più facile l’accesso alla musica rispetto agli anni Settanta ed Ottanta, oggi si pone il problema della comprensione critica più che quello della scelta, dell’orientamento. Non sono convinto che acquistare trenta cd al mese mi renderebbe migliore di adesso che riesco a permettermene solo un paio: al mio spirito fa bene ascoltare anche un paio di minuti di musica nuova fatta con sincerità, dedizione ed amore. Mi fanno sorridere gli agitatori culturali di mestiere, che tutto già sanno e tutto hanno già sentito e che approfittano di qualsiasi palco per farneticare, a pancia piena, della creazione di nuove onde ideologiche e della scoperta di nuove e lontanissime frontiere. Il difficile è invece osservare e comprendere le cose che abbiamo a portata di mano: sono queste che possono influenzare i cambiamenti nella nostra vita. – COSA TI HA FATTO SALIRE COSI' IN ALTO TANTO DA RIUSCIRE A CARPIRE UNA “STELLA* NERA” AL CIELO E TRASFORMARLA IN FONTE ARTISTISTCA DI ESTREMA PUREZZA MUSICALE. SUONI 'LUCIDI', PRIVI DI COMPROMESSI, SCELTE EDITORIALI DIFFICILI DA RISCONTRARE IN ALTRE ETICHETTE INDIPENDENTI. Non è servito andare “in alto” né andare lontano, anzi. Direi che non sono andato da nessuna parte. Faccio fatica ad accostare stella*nera ad altre etichette discografiche indipendenti, innanzitutto perché non è un’etichetta discografica indipendente: è un ragionamento personale iniziato anni fa e portato avanti con calma, con lentezza, come ne sono stato capace. L’esperienza di Rockgarage per me è stata terribilmente istruttiva: stavamo trasformando un progetto collettivo senza padrone né scadenze in una piccola attività editoriale, e ci siamo messi in mano ad un distributore commerciale. Significa che tutti i risparmi accumulati tenendo in vita Rockgarage col volontariato sono andati persi in fretta in un gorgo di bugie, fatture non pagate, dischi in nero scomparsi, assegni scoperti e minacce di ritorsioni legali. Io volevo davvero mollare tutto, ne ho discusso con dei miei compagni inglesi che mi hanno invece convinto a tener duro e aiutato: nel 1984 ho pubblicato un libro di traduzioni dei Crass facendo praticamente tutto da solo. Il problema poi è stato farsi pagare dai distributori sedicenti “alternativi” e farsi consegnare il materiale offerto in scambio dai vari gruppi punk: la mia esperienza diretta è che i più politicizzati e visibili sono stati i più ladri e bugiardi. Io volevo andare avanti, ma come continuare? Da qualche tempo collaboravo con Rockerilla: su queste pagine nella prima metà degli anni Ottanta ho segnalato numerosi dischi di gruppi e musicisti anarchici, attirando l’attenzione della redazione di A/Rivista Anarchica che mi ha offerto amicizia e spazio. E’ stato così che nel 1986 ho curato e pubblicato “F/Ear this!”, un album doppio pensato proprio come un’iniziativa a sostegno di A, ricco di contributi sonori internazionali (Nurse With Wound, Embryo, Limpe Fuchs, Detonazione, Doctor Nerve, Franti, Possession ed altri) con l’aiuto di Vittore Baroni che si è occupato della parte grafica. L’album, invece che finire in vendita nei negozi, anche quelli indipendenti e alternativi, è girato essenzialmente per corrispondenza in cambio di una sottoscrizione. L’idea di stella*nera è una prosecuzione naturale di questa esperienza, finalmente svincolata da logiche di prezzo e dalla distribuzione commerciale: sembra un paradosso ma ho cominciato a “vendere” dischi proprio decidendo di non metterli in vendita. Alcuni titoli pubblicati sono stati stampati in poche centinaia di copie, altri sono stati ristampati più volte, ne sono state diffuse diverse migliaia. Negli anni Novanta ho curato e pubblicato tre volumi della raccolta “Les mystéres des Voix Vulgaires”, sempre a sostegno di A, raccogliendo contributi scritti, sonori e grafici in giro per il mondo: da Linton Kwesi Johnson a Jello Biafra, dai Kalahari Surfers agli Etron Fou Leloublan, da Lady June a Lawrence Ferlinghetti, un sacco di gente. Ancora, la A/Rivista ha ricevuto un grosso sostegno grazie a due uscite recenti di stella*nera, i “Mille” e i “Duemila papaveri rossi”, due raccolte di canzoni di Fabrizio de André interpretate da musicisti e gruppi estranei ai giri discografici industriali. Penso sia importante sottolineare che nessuno dei partecipanti ha preteso un soldo: a tutti è bastata qualche copia omaggio, molti hanno acquistato dischi e cd per diffonderli ai loro concerti e spargere la voce. Ho anche pubblicato i cd dei Franti, cercando di rispettare tutto di loro, quello che erano, quello che immaginavano, quello che desideravano: i nostri rapporti interpersonali sono ancora fraterni, penso sia la cosa migliore che avrei potuto chiedere e la testimonianza più concreta di come funzionano i “meccanismi” di stella*nera. Tutti i progetti che ho curato e pubblicato sono stati realizzati con la più completa disponibilità e collaborazione dei musicisti, che sono stati sempre informati della destinazione dei soldi raccolti: tolte le sole spese vive di realizzazione, va tutto a sostegno di A. Ho riservato per me un ruolo di attivista, non di operatore culturale o di intermediario. Con questi presupposti, va da sé che le scelte non sono musicali quanto di campo, ecco perché nel catalogo di stella*nera coesistono Detriti ed Eugene Chadbourne, i Crass e Roberto Dani, perché a un certo punto non è un problema di stile o di generi musicali, di progetti nuovi o ristampe di roba vecchia che non si trova più, ma di mettere in pratica un certo tipo di mentalità, di passare dai ragionamenti ai fatti. Ecco perché stella*nera non è un’etichetta come le altre: io non ho dischi da vendere, ho piuttosto delle idee in cui credo e che sono pronto a discutere, e ho delle storie da raccontare e condividere. – CONTINUIAMO IL NOSTRO FOLLE PERCORSO VIRTUALE AVANTI E INDIETRO NEL TEMPO APRENDO IL FILE “SCRITTURA”: PARECCHIE COLLABORAZIONI, PRIMA FRA TUTTE 'RIVISTA ANARCHICA' MA ANCHE LIBRI... E’ stata una storia cominciata per caso, che doveva essere una cosa e s’è via via trasformata in tutt’altro. C’era la trascrizione di una lunghissima conversazione fatta tra degli anarchici romagnoli e Stefano Giaccone dei Franti: i discorsi dentro si riteneva fossero sufficientemente interessanti da essere diffusi, così mi è stato chiesto di scriverne un’introduzione. Per mille motivi la cosa si è poi arenata, il progetto però secondo me era valido e, d’accordo con Stefano, l’ho preso in mano per modificarlo e trasformarlo in quell’ammasso di ritagli che è diventato “Nel cuore della bestia” (ed. Zero in Condotta, 1996). Il libro è stato davvero ben accolto ed è andato esaurito in poco tempo, non è più stato ristampato ma si può leggere sulle pagine web di stella*nera. – DA QUALCHE PARTE, NEL TUO CUORE, C'E' SCRITTO: “ DO IT YOURSELF, CREATE ANARCHY”. E' UNA FRASE CHE PULSA LENTA E COSTANTE, E' IDEALE CHE BRUCIA DI PUREZZA. MARCO PANDIN, IN QUALE TUO FUTURO TI ACCOMPAGNERA' QUESTA FRASE. Non ho certo alcuna pretesa di insegnare l’anarchia, perché io non l’ho imparata: sono uno che è cresciuto ascoltando musica per strada, ho letto qualche libro “giusto” ma il mio background letterario politico sono stati i testi delle canzoni, i volantini, le scritte sui muri. Ha ragione Bruce Springsteen quando dice che si impara di più da una canzone di tre minuti che sui banchi di scuola... La mia era una famiglia operaia, sono cresciuto in un quartiere disagiato della periferia che si trasformava velocemente da campagna a zona industriale: essere costantemente a corto di soldi mi ha permesso di allenare la fantasia. Non ho davvero idea di cosa arriverà domani: tanti anni fa Franti cantava “il mio futuro è già finito” ed io l’ho visto finire spesso. Solo che poi ricominciava, sempre diverso e sempre uguale. – ...E IN QUALE FUTURO TU ACCOMPAGNARAI NOI. Dicevo all’inizio che sono rimasto fermo per un bel po’ davanti a un semaforo rosso: le condizioni di salute di mia figlia si sono sempre più aggravate, fino a renderle impossibile la vita. Non so descrivere il senso di perdita, la mia tristezza, il mio disorientamento di questi mesi. Ancora una volta sono corsi in mio aiuto tanti cari amici e compagni, come pure tanta gente che non conosco di persona, che è venuta a sapere di questa mia situazione e si è sentita di esprimermi solidarietà e vicinanza. Tutto questo mi ha molto impressionato: mi sono reso conto che non posso abbandonare tutto perché significherebbe abbandonare tutti. Non sono ancora riuscito a tornare a un livello accettabile di concentrazione e di energia, ho deciso di sospendere i nuovi progetti per portare a termine quelli già iniziati o quasi completati. Attualmente mi sto occupando del libretto e della confezione del cd che Alessandro Monti ha realizzato con Kevin Hewick “The Venetian book of the Dead” e che uscirà a breve, un’opera contorta, oscura e assai sofferta ispirata alla vicenda delle vittime del Petrolchimico di Marghera. Le musiche dell’album sono state realizzate coinvolgendo alcuni musicisti dell’area veneziana come Bebo Baldan, Gigi Masin ed Alex Masi: con loro ed Alessandro siamo legati da un rapporto di amicizia profonda, ci conosciamo da tanti anni e questa è un’ulteriore testimonanza del tipo di persone con cui io posso “lavorare”. Un altro cd che sto per pubblicare contiene le registrazioni dal vivo dei Crass fatte da me al concerto di Nottingham il 2 maggio 1984, una serata a sostegno di Peace News. Sono state restaurate molto bene da Paul Harding e poi masterizzate da Marco Giaccaria, sto rifinendo in queste settimane le traduzioni dei testi e rivedendo le note storiche e critiche che ho scritto. La prima edizione conterrà un bonus cd con le registrazioni delle altre performance di quella sera: Annie Anxiety, D&V, Flux of Pink Indians. Ci sono poi alcune cose rimaste “ferme”: Kina, Joel Orchestra, Orsi Lucille, la ristampa in cd di “F/Ear this!”… In questi ultimi anni non ho davvero avuto testa a sufficienza per seguire tutto. Ho solo bisogno di tempo e di calma per ricominciare a fare …del mio peggio!
Thursday 10/09/2009 
Sunday the 4th October at 6pm (cet)
Diserzioni vs. Nocturnal Emission back on air @ www.sherwood.it.

STAY TUNED

Disermission Crew:
micromix
93max93
andyserzioni




 
Sunday 19/07/2009 
A new track on The Infant Three player: L'Infante
Let your comments, pls




Saturday 18/07/2009 
NET LABEL REVIEWS: Clouds and Shining Trees / Squinnancywort / Odland /Massimo Croce / VVAA-Format
ROCKERILLA N° 347/348 - LUG/SETT 09

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SONIC BANG REVIEWS: Se / Tapage / Dedo / Revglow

Se - Epiphora/Tympanik Audio=Tapage - Fallen Clouds/Tympanik Audio=Dedo - Solar Day/9.12Rec=Revglow - Liquid Pearls/

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'CLASSIC REVIEWS': Enrico Fink / Orchestra Multietnica di Arezzo

Enrico Fink L.I.G.H.T. Orchestra - Quasi Live/Off. della Cultura/Materiali Sonori = Rockerilla lug/sett 09
OMA-Orchesta Multietnica di Arezzo - Animameticcia - Off. della Cultura/Materiali Sonori


 
Saturday 11/07/2009 
Ospitato da:
micromix

Quando:
lunedì 13 luglio 2009

Dove:
www.myspace.com/micromixo

Descrizione:
'Un Futuribilke Pomeriggio di Inizio Estate" - interazioni immersive dentro l'immaginario elettronico - Sabato 16 maggio 2009 -Spazio Eventi Libreria Mondadori - San Marco/Venezia. Un'idea di Mirco Salvadori realizzata da Laverna crew. Realizzazione video: Pixel Group/Mestre (Ve)

Per vedere l'evento clicca qui
Thursday 09/07/2009 
A new demo appears now on my player. It's the first demo-track of a new artistic experiment by The Infant T(h)ree - www.myspace.com/theinfantthree -
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Thanx so much

mirco one of t:i:3
Sunday 05/07/2009 
Nasce il Progetto 'The Infant T(h)ree' da un'idea di Mirco Salvadori/Gigi Masin/Massimo Berizzi.

Un'idea nata dopo l'ottima performance nella LIbreria Mondadori a Venezia.


Suono, dj set, reading e video-arte.

Stay tuned, The Infant T(h)ree are coming...

micromix








http://www.myspace.com/theintt(h)ree
Thursday 25/06/2009 

Vieni più vicino e guarda
Vedi quelle splendide forme elevarsi dal mare?
vieni più vicino e ascolta
Senti quel dolce suono?

Mentre la potente luce del sole sull’acqua
vela l’orrizzonte con una leggera nebbiolina
inseguiamo quel miraggio
inseguiamo quel suono che pare una voce che sussura:
"Call me Fata Morgana"


Gigi Masin/Massimo Berizzi: Fata Morgana

ABSOLUTELY MIXED CORNER by micromix:
intro/impro by the sound of the calling man
Goldmund:...
Arca: on discernait un visage
Achid: alpha
The Beautiful Schizophonic: la lectrice
Dear Chechnya: my last night
Aaron Martin: piece 5
Marsen Jules: aile d’aigle
Sleepy Town Manufacture: seen er
Maps and Diagrams: stories about the earth
Johann Wlight: oneironautic recrudescence
Hecq: dayout
David Tagg: boardwalk
Underworld: best magmu ever
John Kannenberg: for Mark Rothko
Echo the Sirens (micromix mix)
Spooky: belong
David Sylvian: Naoshima
Sigur Ros: hafsol


Sunday 21/06/2009 

A Breath To Sunshine / “Kortavita Ep” - Musicaoltranza (free download) 7/10



Ricordo delle poesie bagnate di umido metropolitano, le cantava leggendo...o forse le leggeva cantando la bionda Anne Clark. Ricordo il buio della notte distesa sopra campi illuminati da una luna magicamente oscura sotto la quale il rito ancestrale si faceva suono di paura ed estasi, emozioni chiuse in vinili firmati Soul Invictus, Death in June, Current 93. Questo ed altro ancora dentro il sorprendente lavoro dei due Breathe di provenienza sarda. Creare un conflitto tra il 'flat' elettronico e il romanticismo che può scaturire dal suono di una voce sussurrata o dai tasti di un pianoforte: questo il loro intento, un'operazione forse riuscita a metà visto il reale impatto emotivo creato dai loro brani che di negativo hanno solo la durata...troppo maledettamente corti.


Mirco Salvadori


Konntinent / “If I Could Buy A Map of Hope”-Volume 2 – Phantomchannel (cc free ownload) 8/10


E' quando riesci a catturare un riverbero anche se proviene da lontano, lo segui e lui comincia a vibrare cambiando forma, è in quel preciso istante che ti ritrovi nel mezzo del suono e nulla al mondo può trascinarti lontano, quell'onda profonda formata da soundscapes, drone, field recording, frammenti vocali, elettronica minima oramai ti sta trasportando e l'unica preoccupazione è che non finisca troppo presto. Otto tracce dura il nuovo viaggio di Konntinent aka Antony J Harrison, un percorso iniziato in un altro album uscito a suo tempo per la tedesca Sonic Pieces ed approdato in terra inglese con la Phantomchannel di cui Harrison è anche curatore. Quello che impressiona è la dose massiccia di drones abbinata ad un uso magistrale dei campioni vocali:...fiabe per alieni tristi, costretti a vivere per sempre sul nostro inospitale pianeta.




Mirco Salvadori


Enrico Coniglio / “Radio Usaghi” field&hydrophonic recordings – (cc free download) 7/10


In questa rubrica non trattiamo solo mp3 provenienti da net labels ma anche di suono free download in genere. Ultimamente son parecchi gli artisti che aprono, all'interno dei loro siti, un angolo dedicato all'ascolto 'scaricabilmente libero'. Ha fatto così anche il veneziano Enrico Coniglio che all'interno del suo sito ha installato una postazione free download interamente dedicata al field&hydrophonic recordings. Un anno di registrazioni fatte sul territorio e rielaborate in studio cercando però di dare il massimo spazio a quella che è l'arte del field recording, ovvero riuscire a catturare i suoni dell'ambiente trasformando un semplice esercizio di registrazione in un'opera musicale vera e propria. A tal proposito magistrale ed impressionante è il lavoro eseguito in presa diretta ai Grandi Molini di Marghera...suono immersivo.




Mirco Salvadori
IAMBIC – Echos – Frisk Records / (free digital ep) 8/10

Guy Andrews, inglese di Brighton, inizia a suonare nel 2004 quando comincia a produrre musica con il moniker di Iambic. Nel 2007 esce il suo primo lp per Laridae Records a cui seguiranno altri lavori fino all'uscita di questo 'Echos', un EP che definirei a dir poco 'eccitante'. Dentro 'Echos' riverbera quanto di più generosamente bello abbiamo potuto ascoltare negli ultimi 10 anni passati a navigare nel suono. Non fatevi ingannare dalla scritta sull'home page del sito, qui di ambient ne troverete poca, troverete però echi di serate trascorse dentro il beat alcolico del nujazz (Suburbium) o vi ritroverete a cavalcare un trip acido ai confini del post-rock (Transitions). Gli arpeggi di chitarra e mandolino vi porteranno sulle spiagge tanto care al chill ma sarà cosa di un attimo: questo è suono che si veste di gentilezza ma che nasconde il furore elegante della passione.

www.iambicmusic.com

Mirco Salvadori

D-FRIED – Clouds leave no trace – Phonocake / (cc free download) 8/10

Cesellare la materia elettronica è tecnica rara che richiede un tocco particolare nel manipolare le sequenze, nell'introdurre il beat, nel decidere dove usare un noise piuttosto che abbandonarsi alla ruvidezza meravigliosa del glitch. E' da questo gioco lieve che nascono le impalpabili, sottili, fragili sonorità di D-Fried al secolo Jordi Saludes. La struttura minimale del suono nasconde profondissimi intrecci sonici che trasformano il segnale mp3 letto dal pc in nitide e sconfinate immagini di mondi in 3D dentro ai quali silenziosamente immergere il proprio ascolto. Minimal/Ambient (passatemi il termine pls) che trova sostegno se immerso completamente nel contenitore immaginativo che ognuno di noi si porta appresso.

http://phonocake.org/

Mirco Salvadori












Wednesday 27/05/2009 
Domenica 31.5.09 ore 18 @ www.sherwood.it

'Diserzioni vs Nocturnal Emission' presenta: 'Il Cubo e la Percezione dell'Alta Marea' - intervista ad Enrico Coniglio (Psychonavigation Records/Glacial Movements/Laverna) in concomitanza con l'uscita del suo ultimo lavoro, 'Glacial Lagoon', per Laverna net label.
www.laverna.net
www.enricoconiglio.com
www.myspace.com/enricoconiglio
Saturday 23/05/2009 
Ringrazio di cuore i Revglow (Francis&Lilium Purely) per avermi dato il permesso di pubblicare sul player una traccia tratta dal loro nuovo lavoro "Liquid Pearls".
Tutte le info sono contenute nei commenti al brano sul player.

...musica forse angelica, sicuramente cantata da un Angelo...

www.myspace.com/revglow


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mirco 'micromix' salvadori